lunedì 16 marzo 2015

Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico - Luis Sepúlveda




 

I Contenuti


A Monaco, Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix, con cui ha raggiunto un legame molto profondo. Raggiunta l'indipendenza dai genitori, Max va a vivere da solo portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e perdendo la vista, è costretto a passare lunghe ore in solitudine. Ma un giorno senta provenire dei rumori dalla dispensa e intuisce che dev'esserci un topo...

La Recensione

Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico è un romanzo di Luis Sepúlveda del 2012 ambientato nella città tedesca di Monaco di Baviera. È il racconto di come un’amicizia possa essere instaurata e mantenuta a dispetto del pregiudizio e della diversità.
Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix creando con lui un legame profondo e sincero. Max, raggiunta la maturità, va a vivere da solo, portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e sta perdendo la vista, è costretto a passare lunghe giornate in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa di casa e intuisce che lì si nasconde un topo... 
Già l'incipit fa pregustare questa sottile storia e ti mette in pace con il mondo: "Potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene"; qui si coglie una prosa leggera e fiabesca caratterizzata da un anelito di uguaglianza e di libertà. In poche frasi c'è tutto.
E' davvero molto bella questa storia che si legge in poco meno di un'oretta, è  spontanea e decisamente scorrevole. Piacevolissima lettura, e si sente l'amore per i gatti come lo stesso Sepúlveda spiega al termine del racconto. E poi si è effettivamente ispirato per questa storia al gatto, che si chiamava effettivamente Mix, di suo figlio Max. Così come nel racconto "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", nel quale i protagonisti sono un gruppo di gatti che allevano una gabbianella, l'autore anche in questo caso vuole affermare i valori dell'amicizia, della lealtà e della solidarietà e il rifiuto di ogni forma di discriminazione del diverso e del nemico. 
Oltre alla storia in sé, l'autore si sofferma anche sui paesaggi, sull'alternarsi delle stagioni con le sue meraviglie, per ricordarci che tutto ciò è sotto ai nostri occhi e che dobbiamo fermarci a guardarle, magari con lo sguardo sapeiente ed enigmatico tipico dei gatti. 
Il libro è affiancato anche da illustrazioni, create sempre da Simona Mulazzani,che ti fanno capire subito di essere di fronte a un libro di Sepùlveda e che fanno pensare di nuovo anche al gatto Zorba.
Insomma da leggere tutti, piccoli e grandi, per ricordarsi il vero valore di uno dei sentimenti più belli e sinceri che si possono creare tra persone e tra persona e animale: l'amicizia.


Voto: 4/5

    1Q84. Libro 1 e 2 aprile-settembre e libro 3 ottobre-dicembre - Haruki Murakami





    I Contenuti

    Tokyo, 1984. Aomame è un'assassina spietata e fragile. In minigonna e tacchi a spillo, vendica tutte le donne che subiscono violenza, con una tecnica micidiale e invisibile. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante, pericoloso come una profezia. Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quando Aomame vede sorgere in cielo una seconda luna, capisce che, forse, non potranno condividere neppure la stessa realtà...



    La Recensione

    1Q84 è un romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami, apparso originariamente in tre volumi: i primi due sono stati pubblicati nel maggio 2009 e solo nel primo mese è stato venduto più di un milione di copie. Il terzo volume è apparso nell'aprile 2010. Il titolo è un omaggio a 1984 dello scrittore inglese George Orwell; la lettera «Q» del titolo ha la stessa pronuncia del numero 9 (kyuu) in giapponese. La «Q» è anche un riferimento esplicito al "Question mark", in inglese “punto interrogativo”, come spiegato all'interno del libro.

    La sinossi è la seguente: Tokyo, 1984. Aomame è un'assassina spietata e fragile. In minigonna e tacchi a spillo, vendica tutte le donne che subiscono violenza, con una tecnica micidiale e invisibile. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante, pericoloso come una profezia. Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quando Aomame vede sorgere in cielo una seconda luna, capisce che, forse, non potranno condividere neppure la stessa realtà...

    Il tema centrale di 1Q84 è infatti la storia d'amore tra Tengo e Aomame, vissuta prevalentemente nell'intrecciarsi e nel rincorrersi dei ricordi dei due protagonisti. Motivi come la lontananza, la sparizione e la ricerca sono tra loro strettamente interconnessi; tutti i personaggi principali si cercano, anche se tale quest avviene su diversi piani simbolici come il sogno, la premonizione, il ricordo. Altri temi sono: la morte, la storia, la religione, la violenza, la famiglia. La struttura narrativa si basa, come per molti romanzi di Murakami, su due plot che avanzano in parallelo, con rimandi e connessioni incrociate; spesso gli eventi di una trama hanno una ripercussione immediata nell'altra. 

    E dopo questa presentazione con un’analisi della struttura e dei contenuti andiamo alle considerazione personali: ho letto molto Murakami, apprezzando sempre e molto la sua parte "onirica" che sempre viene associata all'autore e non si può farne a meno leggendo molti dei suoi racconti, che siano brevi o siano romanzi. Nulla è cambiato neanche riguardo allo stile tipico di Murakami come sempre preciso nel descrivere gli stati d'animo e nel comunicarli al lettore, lo stile di scrittura è pieno e trascina il lettore in una stanza buia dove sullo schermo dell’immaginazione proietta la storia, i personaggi e le emozioni. Ma.

    Ma questo libro è una enorme cloaca a cielo aperto. Un immondezzaio puzzolente, una delusione. Direi che la metà delle pagine si possano eliminare, così senza battere ciglio, senza che la storia ne risenta minimamente, e un editor serio lo avrebbe fatto anche se davanti c’era Murakami. Anzi possiamo tranquillamente prendere spunto dal libro stesso e così come "Tengo" riscrive il libro a "Fukaeri", qualcuno doveva riscrivere il libro all'autore. Un totale di 1100 pagine di noia, di personaggi al limite del ridicolo come i “Little People” (che addirittura cantano Oh-oh-oh, come i sette nani di biancaneve) e vogliamo parlare di Gargamella/santone che stupra bambine/puffette? Vogliamo aggiungerci “mother”, “daughter”, “perciever”, “reciever”? I continui riassunti messi nelle pagine iniziali nei capitoli per ragguagliarci a che punto siamo nella storia? I personaggi sembrano usciti da un manga porno a sfondo sessuale, soprattutto quando indugia in gratuite e superflue descrizioni sessualmente esplicite (in ciò rivelandosi molto "giapponese" soprattutto per la morbosa attrazione che in tale cultura giocano le "lolite") che però e qui è davvero da ridere fa da contraltare all’amore assoluto nato a nove anni in una classe elementare dopo una stretta di mano tra due bambini; vogliamo metterci i continui riferimenti alla grande narrativa russa a cui spesso si fa riferimento ma che manca assolutamente della loro potenza morale? Spesso mi sono ritrovato a pensare che mancavano solo i marziani con le antennine verdi. Davvero ridicolo.

    Come sempre buona la difficile traduzione dal giapponese, un valore aggiunto per un libro davvero sciatto e privo di valore letterario. 

    Direi che siamo ai confini della genialità dove però sconfiniamo nella confusione: sembra una favola per bambini pruriginosi, banale, perché davvero i fatti non ci sono o non hanno senso alcuno, i colpi di scena tantomeno, le invenzioni narrative sono scontate. Leggerlo è come leggere una cosa di cui non ti interessa, ma lo fai per dovere all’autore che hai sempre apprezzato: “Aomame” quella che dovrebbe essere "un killer che in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e impalpabile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza, “Tengo” sembra una specie di “Rian Man” ma grosso come un lottatore, la vecchia signora ricca che sembra reclutata nella Spectre, la guardia del corpo gay che legge “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust, etc… etc… etc…

    In definitiva, secondo me, leggetevi “Norvegian Wood” o “After Dark”. Questa è stata solo una notevole fatica e perdita di tempo per arrivare in fondo.


    Voto: 1/5

      mercoledì 28 gennaio 2015

      Lo scheletro impossibile - James P. Hogan



       

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      Una rossa tuta d'astronauta con dentro uno scheletro umano. Non sarebbe poi una scoperta così sensazionale, perché sulla Luna c'è una grossa base spaziale, con decine di scienziati che vanno, vengono, esplorano, frugano, e che possono avere incidenti. Ma questa volta non si segnala nessun incidente, nessun uomo è mancante. E la tuta è di un materiale ignoto, contiene strumenti mai visti e un giornale di bordo scritto in un alfabeto indecifrabile. Un extraterrestre, allora? Attorno all'enigma di "Charlie" come viene battezzato lo scheletro, si scatena un'appassionante controversia internazionale dove tutti i rami della scienza, dalla paleontologia alla chimica, dalla crittografia alla fisica, sono coinvolti. Ogni teoria, ogni soluzione, appare plausibile e valida finché non viene drammaticamente smentita dalla successiva. Ma tutte concordano su un punto: lo scheletro di Charlie è un'assoluta impossibilità. Fantascienza pura, così Isaac Asimov ha definito questo romanzo in cui, una volta tanto, l'accento principale cade sui fatti, le idee, le possibilità e gli uomini della scienza d'oggi.


      La Recensione

      Lo scheletro impossibile è un romanzo di fantascienza di James Patrick Hogan, scritto nel 1977, ed è il primo di cinque episodi della serie chiamata "Ciclo dei giganti". Solo tre di questi sono stati pubblicati in Italia e tutti nella collana Urania edita da Mondadori e distribuita solo nelle edicole.

      L'idea e la trama del libro sono davvero entusiasmanti: nel XXII secolo (ricordiamo che il libro è stato scritto negli anni settanta), una squadra di scienziati in missione sulla Luna scopre casualmente una tuta spaziale contenente uno scheletro umano risalente a 50000 anni fa. Analizzando i resti biologici e gli oggetti che il misterioso individuo aveva con sé, i protagonisti scoprono una serie di indizi che sconvolgeranno ogni teoria precedente sull'origine della razza umana.

      A volte dei libri o delle storie più in generale, si apprezza moltissimo l'idea che li genera piuttosto che lo sviluppo o l'evolversi della stessa nel proseguo della lettura. Direi che è questo il caso, se lasciamo da parte certe teorie scientifiche ormai superate, le informazioni divulgate e inserite come dialoghi tra i vari personaggi talvolta un po' troppo pesanti, e una certa ingenuità di base... otteniamo una storia tutto sommato rilassante, piacevole e divertente.

      Dopo un inizio alquanto misterioso e il continuo inserimento di elementi e dati all'apparenza del tutto scollegati tra loro, la vicenda prende corpo e, sfruttando teorie scientifiche quasi plausibili, il lettore è attirato sempre più all'interno della storia con la curiosità di andare a vedere come tutto verrà alla fine spiegato: ovviamente con un bel finale "a sorpresa", ben congegnato e servito al momento giusto.

      Messo tutto insieme otteniamo una bella scenografia per un'avventura fantascientifica non da lode assoluta, ma sicuramente intrigante quanto basta.



      Voto: 3/5

        giovedì 22 gennaio 2015

        Scatola nera - Jennifer Egan



         

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        Dall’autrice Premio Pulitzer di Il tempo è un bastardo, arriva un intrigante esperimento letterario: un’originalissima spystory scritta per essere pubblicata su Twitter, ossia scandita in brevi porzioni di testo non più lunghe di 140 caratteri. In un futuro non troppo lontano, la lotta al terrorismo ha cambiato volto. A difendere gli Stati Uniti non sono più corpi speciali di agenti segreti, ma comuni cittadini che si offrono volontari per singole missioni. E così l’eroina del racconto, una professionista borghese felicemente sposata, si ritrova a infiltrarsi nell’harem di un misterioso miliardario dedito al crimine organizzato internazionale, con l’incarico di sottrargli dei dati di enorme importanza; riuscirà a uscire viva dall’incantevole isola del Mediterraneo in cui si svolge l’operazione in incognito? Sotto una storia che ha il ritmo e la suspense dei migliori film d’azione, e che trova nel susseguirsi conciso dei tweet la sua forma espressiva perfetta, Scatola nera nasconde una profonda riflessione sul rapporto fra immagine e interiorità, fra individuo e comunità, fra tecnologia e sfera emotiva nel mondo contemporaneo.


        La Recensione

        "Scatola nera" è un’originalissima spy story scritta dall’autrice Premio Pulitzer di "Il tempo è un bastardo", Jennifer Egan. E' una storia nata per essere pubblicata su Twitter, ossia scandita in brevi porzioni di testo non più lunghe di 140 caratteri. Minimum Fax, attraverso il proprio account, twitta il libro della Egan, tradotto dal bravissimo Matteo Colombo (un impresa tutt'altro che facile la sua), al ritmo di un cinguettio al minuto; razioni di testo tornano ad avvicendarsi negli spazi ristretti del social network fino al 31 ottobre.Poi il tutto viene digitalizzato e pubblicato dalla stessa casa editrice.

        Scatola nera è un intrigante esperimento letterario con una trama da perfetta spy story: in un futuro non troppo lontano, la lotta al terrorismo cambia le regole e a difendere gli Stati Uniti non sono più corpi speciali di agenti segreti, ma comuni cittadini che si offrono volontari per singole missioni. E così l’eroina del racconto si ritrova a infiltrarsi nell’harem di un misterioso miliardario dedito al crimine internazionale, per sottrargli dei dati di enorme importanza.

        "Scatola nera" è una specie di manuale di istruzioni per spie, che però si dipana contemporaneamente all'operazione. «Se una persona ti ha sparato mancandoti, neutralizzala prima che possa sparare di nuovo». Non sappiamo chi sia a dare le istruzioni, non sappiamo dove la storia si svolga, sappiamo che è in un futuro prossimo, dove c'è la possibilità di usare la tecnologia per migliorare il proprio corpo come avere connessioni nascoste sotto pelle tra le dita dei piedi, la possibilità di usare il corpo come luogo dove scaricare i dati sottratti, poter registrare conversazioni con l'udito o scattare fotografie con il flash con gli occhi.

        I periodi, limitati dal limite dei 140 caratteri in puro stile Twitter sono incisivi e diretti, ognuno è un frammento a sé, ogni frase, ed ha un valore puro e finito nella sua dimensione, ma collegati con tutti gli altri. Il tutto, sembra strano, funziona e convince davvero, rendendo questo micro libro una storia di spionaggio intensa, accattivante, lineare e coerente.

        “Scatola nera” è un piccolo capolavoro che merita di essere letto perchè sapra sorprendervi e inchiodarvi alla poltrona per quel poco tempo che ci metterete a finirlo.



        Voto: 4/5

          lunedì 19 gennaio 2015

          Relic- Douglas Preston




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          New York, Museo di Storia naturale: durante l’allestimento di una importante mostra, alcuni visitatori vengono uccisi barbaramente nei bui corridoi dell’edificio. A nulla vale il presidio di ogni sala da parte di polizia e FBI: all’approssimarsi dell’inaugurazione, nuove inquietanti sparizioni turbano i lavori. La serie di omicidi è in realtà cominciata molto tempo prima, ma è sempre stata coperta per difendere l’immagine dell’istituzione. Le indagini degli agenti, tra cui il brillante Aloysius Pendergast, riconducono a una spedizione effettuata anni prima nella foresta amazzonica. Che cosa avevano scoperto i ricercatori del Museo? E chi – o che cosa – si nasconde nei suoi sotterranei?


          La Recensione

          Relic è un romanzo del 1995 di Lincoln Child e Douglas Preston. È in ordine cronologico la prima avventura che ha per protagonista l'agente dell'FBI Aloysius Pendergast, che ha dato inizio alla lunga serie di romanzi con protagonista questo speciale agente del FBI.

          Il libro è ambientato all'interno del museo di Storia Naturale di New York, dove la ricercatrice Margo Green sta aiutando il dottor Frock ad organizzare "Superstizione", una grande mostra per incrementare le esigue finanze dello stesso. Pochi giorni prima dell’inaugurazione, all'interno del museo vengono trovati i corpi orribilmente mutilati di due bambini e, solo qualche giorno dopo, viene uccisa una guardia. Il tenente D’Agosta e l’agente speciale Pendergast dovranno indagare insieme per trovare il colpevole e salvare il museo da quella che potrebbe essere la sua fine. 

          La trama è un miscuglio tra indagini e scienza (fantascienza per lo più), leggende e superstizioni, un thriller a sfondo horror che strizza l'occhio anche allo stile avventuroso dove l'assassino è una belva feroce, ultimo superstite di una specie estinta. Diciamo che molte parti appaiono leggendole oggi molto superate (descrizioni pc, reti informatiche, etc...) e altri concetti scientifici sono tirati per le orecchie, ma lo stile è divertente, i personaggi credibili e Pendergast è eccentrico al punto giusto da risultare simpatico e accattivante.

          I punti di forza del romanzo sono: l'ambientazione, con l'inserimento delle tante citazioni che spaziano dall'antropologia alla botanica alla paleontologia senza però annoiare il lettore, il nemico da fronteggiare e la figura dell'agente speciale Pendergast, “eroe” non nuovo in sé, ma innovativo nel suo rapporto col contesto in cui si muove, ovvero quello dell’FBI, solitamente popolato da melodrammatici personaggi alle prese con i vari serial killer. Anche il finale, piuttosto inaspettato, sorprende e getta le basi per il successivo romanzo "Reliquary".

          Esistono però dei punti di debolezza come l'impianto narrativo in alcune parti piuttosto grezzo, forse in quanto opera prima, e il fatto che non sempre si riesce a tenere sul chi vive il lettore, che rischia in alcuni punti di annoiarsi un po'. 

          Un thriller che esce dai soliti canoni e che apre la strada alla lunga serie di romanzi di Preston e Child con protagonista l'agente speciale Pendergast che sebbene pecchi in alcuni punti e non convince fino in fondo, sicuramente invoglia il lettore a cercare e al leggere i successivi.



          Voto: 3/5

            mercoledì 7 gennaio 2015

            Ultime lettere da Stalingrado - Franz Schneider



             

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            Queste lettere furono scritte da soldati tedeschi assediati nella sacca di Stalingrado nel dicembre 1942 e partirono con l'ultimo l'aereo per la Germania.Non arrivarono mai alle famiglie: Hitler le fece sequestrare dalla censura militare per un sondaggio sul morale delle truppe. Furono ritrovate dopo la fine della guerra negli archivi dell'esercito, e ne è stato tratto questo libro: l'emozione che esso ha suscitato al suo apparire è tuttora viva, e non solo in Germania, ma nell'intera Europa. E' un libro unico, in cui l'interesse storico-politico è largamente superato dal valore di testimonianza umana: parlano uomini votati alla morte, che prendono drammaticamente coscienza di se stessi, e tracciano con una laconica eloquenza, come di epigrafi definitive, un'immagine delle proprie vite e dei propri destini.Non si può aggiungere un'altra lettera a queste trentanove: esse, che sembrano contenere e rivelare ogni esperienza umana, costituiscono una perfetta unità morale.


            La Recensione

            "Ultime lettere di Stalingrado" è una raccolta di 39 lettere scritte dai soldati tedeschi nell'ultimo periodo della battaglia di Stalingrado nel dicembre 1942, partite con l'ultimo volo dalla sacca dove combattevano gli ultimi uomini della sesta armata tedesca prima di venire completamente accerchiati dalle forze russe in avanzata. Gli scritti non giungeranno mai a destinazione perché censurate dai comandi tedeschi con l'intento di conoscere lo stato d'animo della fortezza di Stalingrado; la raccolta di tali scritti doveva offrire materiale al fine di una pubblicazione sulla battaglia ma l'ufficio della propaganda, ne vietò la divulgazione in quanto "insopportabile per il popolo tedesco" e ne ordinò la distruzione.

            La battaglia di Stalingrado con oltre 1 milione di perdite totali tra morti, dispersi e prigionieri definisce i duri combattimenti svoltisi durante la seconda guerra mondiale che, tra l'estate del 1942 ed il 2 febbraio 1943, opposero i soldati dell'Armata Rossa alle forze tedesche, italiane, rumene ed ungheresi per il controllo della regione strategica tra il Don e il Volga e dell'importante centro politico ed economico di Stalingrado (oggi Volgograd), sul fronte orientale.

            I viveri ed i rifornimenti sono sempre più scarsi, i feriti non possono essere più curati ne evacuati, cominciano i primi tentativi di diserzione ed i primi casi di suicidio. In quello che i soldati tedeschi chiamano "il calderone" c'è chi riesce ancora a scrivere a casa cercando un conforto od anche semplicemente un addio ai propri cari in Germania. Il libro contiene 39 lettere, o frammenti di lettere, che i soldati scrissero nei momenti di pausa della battaglia. Sono scritti in cui tra le righe si riesce a leggere non solo la diversità degli uomini ma anche del loro stato d'animo e del loro carattere: si va dal figlio dell'ufficiale di stato maggiore che non capisce più il perché dell'azione militare al giovane padre di un bambino appena nato con la paura di non vederlo mai; dal figlio di un Pastore protestante che non trova Dio nell'orrore che lo circonda al soldato che ha perso la speranza e che aspetta la morte con consapevole rassegnazione.

            Non tutte le lettere sono complete o leggibili (alcune sono state ritrovate danneggiate) ma forniscono in ogni caso una forte ed autentica testimonianza di uno degli avvenimenti più tragici della storia moderna.

            Fa un certo effetto leggere a distanza di più di sessant'anni parole scritte da giovani uomini destinati consapevolmente alla morte che non fa differenze in base a colori delle divise, ideologie giuste o sbagliate, buoni o cattivi; lei falcia indistintamente e non sorprende più di tanto come i pensieri e le parole di quei votati al disastro siano verso i sentimenti più semplici come l'amore per una donna, per una mamma, per un gatto, di come ci si preoccupi di lasciare tutto in ordine e a posto e si pensi alle piccolezze della vita di tutti i giorni di fronte alla fine eterna.

            Un altro commovente e prezioso tassello che si aggiunge alla mia parte di libreria dedicata agli orrori e alla stupidità della guerra, che per qualsiasi cosa si combatta è comunque una sconfitta già in partenza.
             



            Voto: 3/5

              domenica 21 dicembre 2014

              La peste - Albert Camus



               

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              Orano è colpita da un'epidemia inesorabile e tremenda. Isolata con un cordone sanitario dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da esperimento per le passioni di un'umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l'edonismo di chi non crede alle astrazioni, ma neppure è capace di "essere felice da solo", il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l'indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l'egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, "La peste" è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.


              La Recensione

              "La peste" è un romanzo dello scrittore francese Albert Camus del 1947. Appena pubblicata, l'opera riscosse un grande successo (oltre 160.000 copie vendute nei primi due anni), ottenendo tra l'altro il Prix de la Critique. La peste rientra nella produzione di Camus definita "ciclo dell'assurdo", che include anche un'altra celebre opera dello scrittore francese, "Lo straniero".

              La città algerina di Orano è colpita da un'epidemia inesorabile e tremenda: la peste. Dopo la chiusura delle porte si troverà isolata dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, diventerà una bolgia infernale un banco di prova per tutti gli animi umani. La fede religiosa, l'edonismo di chi non crede alle astrazioni, ma neppure è capace di "essere felice da solo", il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda insieme ai personaggi quali il dottor Rieux, Tarrou e Rambert. Narratori con le loro vicende dell'inabissarsi di una città intera verso il fondo della ragione.

              Camus, come gia' fatto nello "Straniero", mette in un mostra tutta la sua maestria nell'arte dello scrivere. Con un bisturi molto affilato seziona lo squallore, la disperazione e la rassegnazione, ma anche il valore e il coraggio dei singoli. La peste è il male che ci attanaglia, come epidemia nella nostra storia (come altre epidemie) e nell'esistenza di ognuno di noi: è il dolore che combattiamo ogni giorno, pur sapendo che ogni vittoria ottenuta non è mai completamente capace di debellarlo. 

              In ogni caso, personalmente ho trovato questo romanzo inferiore a "Lo straniero", forse per via della scrittura più lenta, di un ritmo poco serrato che mi ha rallentato nella lettura, anche se sono rimasto anche questa volta profondamente affascinato dalla scrittura di Camus.



              Voto: 3/5