mercoledì 30 dicembre 2009

L'eleganza del riccio - Muriel Barbery


 

I Contenuti

L'eleganza del riccio, una raffinata commedia francese, è stato il caso letterario del 2007 in Francia: ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie a un impressionante passaparola e ha vinto il Premio dei Librai assegnato dalle librerie.
Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Invece, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese.
Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del su tredicesimo compleanno, per l'esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre.
Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée e il suo antico, doloroso segreto.


La Recensione

Portinaia, o portinaia, perchè tu non hai fatto la lavandaia?
Io i portinai li ho sempre amati, adesso mi ritrovo ad averli odiati.

Bambina ricca e adolescente credi forse che io son demente?
Le tue domande tutti ce le siamo poste ma a nessun le abbiamo imposte.

E tu amico riccio, sull'asfalto bagnaticcio, giaci tutto spiaccicato, è il mio volante che non ha girato?



Voto: 1/5
 

    domenica 27 dicembre 2009

    Il paradiso degli orchi - Daniel Pennac (Malaussène #1)


     

    I Contenuti

    Un eroe, Malaussène, che come lavoro fa il "capro espiatorio". Una famiglia disneyana, senza mamme e babbi, con fratellini geniali, sorelle sensitive, una "zia" maschio protettrice di vecchietti, ladri e travestiti brasiliani, una "zia" femmina super-sexy, ritratto irresistibile del giornalismo alla Actuel, una misteriosa guardia notturna serba e un cane epilettico. Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie di oscuri attentati, sull'orrore nascosto nel Tempio del benessere, un Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli e un Babbo Natale assassino aspetta la prossima vittima.
    Un'altalena tra divertimento e suspence, tra una Parigi da Misteri di Sue e una Parigi post-moderna dove proliferano i piccoli e grandi "orchi" che qualcuno crede estinti.
    Degli orchi si può ridere o si può tremare. Uno scrittore d'invenzione, un talento fuori delle scuole come Pennac, non ha certo paura di affrontarli con l'arma che lui stesso così definisce nel libro: "l'umorismo, irriducibile espressione dell'etica".

     

    La Recensione

    Non ho mai avuto feeling con gli autori francesi. Sicuramente è una mia mancanza, un mio limite, un muro che non riesco a superare. Confesso che ho capito poco di questo libro e ammetto senza vergogna che non mi sono sforzato più che tanto, in quanto questo scritto mi ha annoiato dalla prima pagina all'ultima. Non ne ho capito il senso, non ho capito questo sforzo di "bel stile" applicato ad una storia... poliziesca... thriller... gialla? Mah. Personalmente non ho capito molto di questi personaggi fuori dalle righe "per forza" dal primo all'ultimo; se nel libro, per esempio, "Cent'anni di solitudine" ho amato tali iperbole di stranezze, qui mi hanno reso antipatica la lettura, che a sprazzi molto radi, mi ha fatto, lo ammetto, sorridere. Ma era come il sole d'inverno, esce poco e scalda ancora meno. Ma infine non ho certo rimpianto la chiusura della quarta di copertina. A me sembra che il sole continui a sorgere e a tramontare intorno alla Francia solo nella mente degli scrittori francesi, insomma i tempi di Luigi XIV sono finiti da un pezzo. O forse sono io a partire prevenuto, ciò non toglie che a volte insisto e infatti ho aperto da poco "L'eleganza del riccio" e mi sto odiando perchè mi si stanno rivoltando i neuoroni adibiti alla lettura, ancora una volta. Ma prima o poi... non si sa mai... Scusate se in questa recensione non ho praticamente analizzato personaggi, storia, ambientazione ed ho espresso esclusivamente i miei pensieri, ma proprio non ce l'ho fatta ad analizzare un libro che mi ha annoiato in maniera così totale.


    Voto:  2/5
     

      domenica 20 dicembre 2009

      Seta - Alessandro Baricco


       

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      La Francia, i viaggi per mare, il profumo dei gelsi a Lavilledieu, i treni a vapore, la voce di Hélène. Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita, come mai, nella sua vita, aveva fatto. "Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L'uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa."

      La Recensione

      Dopo aver finito giusto ieri "Oceano Mare", questa mattina mi sono messo tra le mani "Seta" con l'intento di finirlo prima di pranzo. Impresa riuscita, che poi tanto impresa non è stata visto che questo libricino ti scivola fra le mani come la miglior seta. Senza peso, leggero, come le onde di un lago placido che arrivano a riva, come la vita del protagonista. Bellissima novella anche questa, ma a mio modesto parere una spanna sotto ad "Oceano Mare", con buona pace da chi arrivando dal libro che sto recensendo ed accostandosi ad Oceano Mare pensa esattamene il contrario, ho visto che sono in molti a preferire questo ad O.M. Forse sarà l'ambientazione o i mitici personaggi della locanda Almayer, o le storie dentro le storie, che mi hanno affascinato di più di questo secondo libro di Baricco che leggo. Sinceramente se al primo darei sicuramente un dieci, a questo non potrei dare più che un otto. Di certo non per lo stile che è squisito o i personaggi disegnati a tratti distinti e commoventi, non saprei bene spiegare le differenze, forse il primo è dotato di un fascino più profondo, di segreti che si illuminano sulla scena pian piano. Ma certo anche questo libro è sicuramente da possedere tra gli scaffali del buon lettore, che troverà in questa vicenda un amore profondo e senza confini, con un finale che possiamo considerare in qualche modo "a sorpresa" come un buon giallo, anche se di certo qui parliamo di tutt'altro. Consigliatissimo anche visto l'esiguità della lettura, ma decisamente da anteporre ad Oceano Mare per chi scopre Baricco come me solo ora, giusto per il fatto che possiamo paragonarlo ad un ottimo antipasto prima del succulento primo.


      Voto: 4/5
       

        sabato 19 dicembre 2009

        Oceano mare - Alessandro Baricco


         

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        Oceano mare racconta del naufragio di una fregata della marina francese, molto tempo fa, in un oceano. Gli uomini a bordo cercheranno di salvarsi su una zattera. Sul mare si incontreranno le vicende di strani personaggi. Come il professore Bartleboom che cerca di stabilire dove finisce il mare, o il pittore Plasson che dipinge solo con acqua marina, e tanti altri individui in cerca di sé, sospesi sul bordo dell'oceano, col destino segnato dal mare. E sul mare si affaccia anche la locanda AI mayer, dove le tante storie confluiscono. Usando il mare come metafora esistenziale, Baricco narra dei suoi surreali personaggi, spaziando in vari registri stilistici, con una scrittura suggestiva, immaginifica e musicale.

        La Recensione

        Un libro che come un'onda d'improvviso viene a bagnarti i piedi mentre sei lì a fissare il mare. Ma questo è un mare infinito e tu sei su una spiaggia aspra con un vento che sempre soffia da Nord. Tutti mi dicono che Baricco o lo si odia o lo si ama, forse probabilmente il fatto sta che non tutti possiedono un particolare animo per capirlo, o forse per chi lo critica aspramente, non era quello il momento per leggerlo o forse certe letture non sono per tutti. Perchè questa storia non può non piacere, non può non far sognare, non può non incantarti e trasportarti alla locanda Almayer, dove i confini sono labili, ma le storie e sopratutto i personaggi che ci abitano sono così intensi da prenderti come solo il mare in burrasca sa prenderti. Ci sono fra tutti due personaggi che solo per leggere del loro, bisognerebbe leggere questa storia: il pittore Plasson che cerca di dipingere il mare con l'acqua stessa del mare, ma soprattutto Bartleboom, uno scienziato che cerca di capire dove il mare effettivamente finisce. Ma anche le altre figure sono meravigliose e le fiabe che raccontano in questo libricino che sembra sì sottile, ma che in verità riempie con la sua forza narrativa un intero mondo così bellamente affrescato da lasciare stupiti ad ogni giro di pagina. Mi avevavno anche detto che Baricco sembra scrivere più per fare una esercizio di stile che per altro, ma io in verità non ho potuto che apprezzare questo suo esercizio, perchè mi ha fatto sforzare di dipingere come Plasson stesso, tutte queste descrizioni nella mia mente. Tutto coninvolge: le parole, le punteggiature, gli accostamenti delle frasi producono vera musica per gli occhi. Questa è poesia, emozione pura. Oceano Mare è affascinante e travolgente. Spesso mi è capitato di interrompere la lettura cercando di farmi entrare per bene le parole nell'anima, cercando di metabolizzare, lasciarle cadere a fondo, sedimentare. Accostatevi a questo puro piacere per la mente con una sensibilità particolare e vedrete che non potrete non apprezzarlo. "La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi straziati, la sesta la fame, la settima l' orrore, l' ottava i fantasmi della follia, la nona è la carne e la decima è un uomo che mi guarda e non mi uccide. L' ultima è una vela. Bianca. All' orizzonte."


        Voto: 5/5
         

          lunedì 14 dicembre 2009

          1984 - George Orwell


           

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          L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza "sovversiva". Scritto nel 1949, il libro è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo.

          La Recensione

          Quando si cerca di fare una recensione ad un classico come 1984 di Orwell non è che si può inventarsi di certo qualcosa di nuovo o di illuminante che già non sia stato detto in precedenza. Per conto mio posso solo affermare che sono stato contento di aver colmato questa grave lacuna grazie al suggerimento di una persona che mi ha spronato nella lettura.

          Il libro è davvero bello e visto che molti prima di me hanno già analizzato e recensito tale scritto sotto gli aspetti sociali/politici/psicologici, mi limiterò a dare un giudizio sulla storia pura e semplice che ho trovato più di tutt'altro avvincente e affascinante.

          Mi è piaciuto più di qualsiasi altra cosa e si fa davvero fatica a trovare qualcosa che non convince in 1984, l'epilogo, che ho trovato superbo. Una degna nota finale per un libro che non può certo mancare nel bagaglio di un bravo lettore.

          I personaggi sono eccelsi, non ne trovo uno che non sia all'altezza della storia, anche l'ambientazione dell'intera vicenda è costruita nei minimi dettagli e rende perfettamente l'idea di quel totalitarismo crudele e perverso presente nella storia.

          Davvero un classico da non perdere, anche se non si vuole ma non ne si potrà fare a meno, andare ad analizzarne in toto i risvolti sociali e politici di un tale scritto.


          Voto: 4/5
           

            lunedì 7 dicembre 2009

            Vendetta a freddo - Lee Child (Jack Reacher #11)


             

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            Obiettivo: contattare urgentemente Jack Reacher. Problema: Reacher non ha fissa dimora. Molto controvoglia, dopo l'11 settembre è stato costretto ad ancorarsi alla civiltà per lo meno con un documento d'identità e un conto in banca, ma lui continua la sua esistenza nomade in difesa della verità e della giustizia. Soluzione: un versamento di 1030 dollari sul suo conto corrente. Una cifra che è anche un codice che solo Reacher può decifrare. È così che Frances Neagley, ex collega di Jack nella squadra speciale, lo contatta dopo anni di silenzio, e c'è una buona ragione per compiere questo tuffo nel passato: la giustizia. E soprattutto la vendetta: spietata e senza esclusione di colpi. Frances vuole riunire la squadra di un tempo perché qualcuno ha ucciso barbaramente uno di loro, Calvin Franz. Ed è così che la vecchia squadra si ritrova, solo per scoprire che Franz non è l'unico che manca all'appello. Chi sta uccidendo i vecchi compagni di Reacher, e perché? Per Jack, Frances e altri due ex commilitoni l'indagine si rivelerà davvero complessa, anche perché c'è qualcuno molto vicino a loro pronto a tradire... Ma la squadra aveva un motto: "Guai a pestare i piedi agli investigatori speciali". E guai, soprattutto, a pestare i piedi a Jack Reacher...

            La Recensione

            Sembrava che gli ultimi due libri fossero tornati in carreggiata. Reacher era tornato ad essere il meglio di sempre, le storie erano tornate a essere non proprio quelle dei primi libri (veloci come una testata che ti colpiva sul naso) ma dignitose e adesso un altro colpo ad un fan accanito del "vagabondo duro" per eccellenza. Una trama che definire noiosa è fare un complimento, il solitario per eccellenza che torna a fare gruppo con la sua vecchia squadra (di cui noi per fortuna fino ad ora non abbiamo letto nulla) è un colpo troppo duro per qualsiasi estimatore di Jack Reacher, è come mettere troppi attori sullo stesso palco che si rubano i riflettori a vicenda; solo che qui ne fanno le spese tutti, ma soprattutto noi alle prese con queste pagine davvero difficile da digerire. 

            In quanto i comprimari sono troppo stereotipati e risultano scadenti come spalle, scontata all'inverosimile la notte passata insieme con una donna del gruppo e messa lì solo per fare cornice o per dovere da Jack Reacher. 

            Il libro non decolla praticamente mai e il protagonista sembra essere la macchia sbiadita di se stesso, sembra che l'autore ormai debba scrivere con una certa scadenza e non riesce a produrre storie lontanamente appassionanti come le prime, ma neanche con il binocolo a infrarossi. 

            Noia, noia e noia.


            Voto: 2/5
             

              sabato 21 novembre 2009

              The dome - Stephen King


               

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              È una tiepida mattina d'autunno a Chester's Mill, nel Maine, una mattina come tante altre. All'improvviso, una specie di cilindro trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro: cose, animali, persone. Come se dal cielo fosse scesa la lama di una ghigliottina invisibile. Gli aerei si schiantano contro la misteriosa, impenetrabile lastra di vetro ed esplodono in mille pezzi, l'intera area - con i suoi duemila abitanti - resta intrappolata all'interno, isolata dal resto del mondo. L'ex marine Dale Barbara, soprannominato Barbie, fa parte dell'intrepido gruppo di cittadini che vuole trovare una via di scampo prima che quella cosa che hanno chiamato la Cupola faccia fare a tutti loro una morte orribile. Al suo fianco, la proprietaria del giornale locale, un paramedico, una consigliera comunale e tre ragazzi coraggiosi. Nessuno all'esterno può aiutarli, la barriera è inaccessibile. Ma un'altra separazione, altrettanto invisibile e letale, si insinua come un gas velenoso nel microcosmo che la Cupola ha isolato: quella fra gli onesti e i malvagi. Tutti loro, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la Cupola stessa, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Ormai il tempo rimasto è poco, anzi sta proprio finendo, come l'aria...

              La Recensione

              Quanto è stato pesante portare avanti la lettura, altro che imprigionamento da Cupola, qui si è trattato di imprigionamento da pagine!

              Quanto deprimente era stare sotto questa dannata Cupola, ogni volta che dovevo riprendere in mano questo tomo mi sembrava di respirare la stessa feccia d'aria che si respirava a Chester's Mill, non ce la facevo più a trascinarmi avanti in questa trama. E dicevo: "o Dio mandami un po' di quelle anfetamine che si cuoceva lo Chef!"

              Ogni volta per cercare di farmi coraggio mi dicevo: "questo libro è del Re", "è uno degli autori che più ti piacciono", "non puoi mollare" e avanti così; ma è stata una fatica davvero da giganti portarlo a termine. L'unico aspetto che davvero mi è piaciuto è stato il riferimento in un paio di paginette a Jack Reacher, protagonista dei libri di Lee Child, dove King lo fa comparire come autore di una telefonata per "raccomandare" una persona a Chester's Mill. E questo la dice lunga su quanto di bello c'è all'interno del libro.

              Mentre proseguivo con la lettura pensavo: "qui sì che vi vorrebbe uno come Reacher, non questo stoccafisso di Baaaaarbie Barbara". Lento, lento e stagnante, si salvava a sprazzi come il comparire del sole in una giornata nebbiosa, solo che si capiva che stavamo a Novembre e il sole non è che appare poi tanto in questa stagione. E poi luoghi e nomi e altri nomi e altri luoghi, sì abbiamo capito che ti piace scrivere di comunità in difficoltà, ma ti prego risparmiaci un po' mio Buon Re, o almeno fai sì che il tutto scorra un po' più velocemente perchè qui si sta ad annaspare come i tuoi protagonisti... e poi il finale... miei Dei il finale... pietà vi prego esseri che giocate con la Cupola.

              Forse se da un libro da mille pagine ne fosse uscito uno da trecento, molti di noi avremmo gradito infinitamente e ci saremmo messi a cantarne le lodi. E non perchè non gradisco i libri corposi (cioè ridatemi "L'Ombra dello Scorpione" e tutta la "Saga di Roland"), ma perchè proprio potevi tagliare a man bassa la maggior parte dei capitoli.

              Mio Buon Re, quando mi ridarai un libro come "Pet Semetary"? Con affetto, un Tuo Fedele Lettore.


              Voto: 1/5
               

                mercoledì 11 novembre 2009

                aNobii. Il tarlo della lettura - AA.VV., Barbara Sgarzi


                 

                I Contenuti

                Il tarlo della lettura raccoglie il meglio del meglio di aNobii, il social network esclusivamente dedicato alla lettura: 600 recensioni scritte da 333 autori diversi; i cento libri più votati dagli utenti con le cinque recensioni più votate per ciascuno, e poi le playlist dei recensori, cento bonus track e tantissime «rotte per i naviganti» per attraversare questo libro in molti modi, viaggiando tra le pagine un po' come si naviga nel web. Per scoprire così autori nuovi o nuovi punti di vista su libri che conosciamo (o credevamo di conoscere) da una vita. Qui leggerete cose arbitrarie e urticanti, del tutto personali, talvolta folgoranti nella loro immediatezza: così è la vita, così sono i libri, e i Lettori. A proposito: troverete, soprattutto, cose che si capiscono, dette con una voce in cui il parlare è davvero "sì, sì, no, no", perché il di più, per gli aNobiani militanti, viene dal Maligno.

                La Recensione

                Poteva mancare il libro di aNobii ad un aNobiano DOC? Certo che no.

                Per due ragioni semplicissime: la prima è che per una volta da lettore sono diventato scrittore (ci sono nove mie recensioni -sai Lode agli Dei-), ehi gente questo è il mio momento di Gloria, la seconda è che a parte tutto il libro è davvero fatto bene, soprattutto la parte grafica e i "percorsi di lettura" inclusi i Bonus Track. E non dimentichiamoci lo scopo umanitario del progetto.

                Ho potuto ritrovare con un sorriso anche tanti amici aNobiani e ho potuto leggere le loro recensioni che magari mi erano sfuggite qui sul Web e tutto considerato io credo che noi Lettori dal Basso siamo i veri recensori dei libri, con buona pace di chi lo fa per lavoro.

                L'unico forse piccolo neo, la piccola parte dei libri presenti nelle librerie dei recensori, prese molte volte come i primi presenti e dunque tanti "AA.VV." e negli altri casi poco danno idea delle vere librerie presenti su aNobii. Io credo che questo sia proprio un bel regalo di Natale, perchè trasmette il nostro amore per i libri, che alla fine di tutto è quello che ci fa palpitare il cuore... l'odore della carta, il sentimento che si prova quando stiamo per aprire la prima pagina del libro che abbiamo appena comperato e ci buttiamo in una nuova storia, in un nuovo viaggio e il libro che diventa traghettatore di mondi.

                Speriamo in un "Tarlo 2", la vendetta.


                Voto: 5/5
                 

                  L’isola della paura - Dennis Lehane


                   

                  I Contenuti

                  1954. L'agente federale Teddy Daniels viene inviato sull'isola di Shutter, per ritrovare Rachel Solando, scomparsa dall'Ashecliffe Hospital, istituto per la detenzione e la cura dei criminali psicopatici. Ma su quell'isola, che un uragano travolge impedendo qualunque collegamento con al terra ferma, niente è davvero quello che sembra: cosa succede veramente in quell'ospedale? E cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta inspiegabilmente scomparsa, oppure le prove che all'Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani? Forse, invece è qualcosa di torbido che lo tocca più nel profondo, e che riguarda i fantasmi che da anni lo tormentano. E quanto più Teddy si avvicina alla verità, tanto più la morsa si stringe intorno a lui. Fino al magistrale colpo di scena, che lascerà il lettore con il fiato sospeso anche dopo aver divorato l'ultima pagina.

                  La Recensione

                  Un buon libro che scende in gola come un bel bicchiere d'acqua fresca in una giornata assolata.

                  La storia scorre apparentemente veloce in prima lettura verso il finale decisamente a sorpresa, e quando intendo finale dico proprio l'ultima paginetta, che vi farà correre indietro per tutto il libro a cercare e a reinterpretare dialoghi, situazioni, azioni per arrivare a capire ciò che effettivamente sia successo e a dubitarne in ogni caso tutte le volte che ci ripenserete e cercherete di focalizzare su quanto avvenuto.

                  Dunque alla fine un thriller che si dimostra superbo, infatti cosa c'è di meglio da chiedere ad una buona trama che un finale completamente spazziante? Decisamente azzeccata l'ambientazione claustofobica, un'isola posta davanti alle sponde di Boston negli anni subito successivi alla seconda guerra mondiale, dove sorge un complesso per i criminali violenti e disturbati mentalmente. Aggravante di ciò una tempesta che confinerà il protagonista all'interno di queste sponde per quattro giorni e lo lascerà alle prese con una serie di situazioni mentali e fisiche che lo porteranno allo stremo e verso lo sconvolgente finale.

                  Mi sono piaciute tutte le figure del libro che anche se abbozzate rispetto al protagonista e al co-protagonista, risultano vividi e credibili, dando spessore alla trama e annebbiando piano piano il lettore per celare le verità nascoste e rivelate solo in conclusione.

                  Questo è il primo libro che leggo di Lehane, ma credo che rimedierò presto a questa mancanza e non vedo l'ora di gustarmi il film "Shutter Island" tratto da questo romanzo che uscirà a Marzo 2010.


                  Voto: 4/5
                   

                    venerdì 30 ottobre 2009

                    Il simbolo perduto - Dan Brown (Robert Langdon #3)


                     

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                    Robert Langdon, professore di simbologia ad Harvard, è in viaggio per Washington. È stato convocato d'urgenza dall'amico Peter Solomon, uomo potentissimo affiliato alla massoneria, nonché filantropo, scienziato e storico, per tenere una conferenza al Campidoglio sulle origini esoteriche della capitale americana. Ad attenderlo c'è però un inquietante fanatico che vuole servirsi di lui per svelare un segreto millenario. Langdon intuisce qual è la posta in gioco quando all'interno della Rotonda del Campidoglio viene ritrovato un agghiacciante messaggio: una mano mozzata col pollice e l'indice rivolti verso l'alto. L'anello istoriato con emblemi massonici all'anulare non lascia ombra di dubbio: è la mano destra di Solomon. Langdon scopre di avere solamente poche ore per ritrovare l'amico. Viene così proiettato in un labirinto di tunnel e oscuri templi, dove si perpetuano antichi riti iniziatici. La sua corsa contro il tempo lo costringe a dar fondo a tutta la propria sapienza per decifrare i simboli che i padri fondatori hanno nascosto tra le architetture della città. Fino al sorprendente finale. Un nuovo capitolo de "Il Codice da Vinci", un thriller dalla trama mozzafiato, che si snoda a ritmo incalzante in una selva di simboli occulti, codici enigmatici e luoghi misteriosi.

                    La Recensione

                    Ho appena finito di digerire, anzi forse è meglio dire metabolizzare, il tomo da 600 pagine, il libro più lungo che Dan Brown ha scritto fino adesso.

                    Il primo impatto è: bello, mi è piaciuto. Devo dire che mi è anche più garbato del Codice e sicuramente più di Angeli e Demoni, che secondo me non era proprio un degno seguito del Codice. Se andiamo a guardare devo dire che Dan Brown sta migliorando scrivendo, invece che peggiorando come molti scrittori alle prese con lo stesso personaggio in più libri. Non so quanto questo sia dovuto al team che probabilmente ora collabora con lui e lo supporta nelle ricerche e nelle scritture. Ma sinceramente poco importa se il risultato è un bel thriller pieno di simbologia mistica e occulta che ti invoglia a proseguire con la lettura e cosa forse più importante a "cerchicchiare" qua e la su Google, immagini, dipinti, storie. Perchè forse questo è la cosa che mi ha sempre più affascinato dei libri di Brown, la voglia che mi mette addosso di cercare un luogo dove si svolge la parte di una trama, un riferimento misterioso o un quadro citato.

                    Devo anche dire che sono rimasto piacevolmente colpito anche dal fatto che molti passaggi di questo libro siano sconfinati in un noir più che un thriller e qualche spezzone mi ha ricordato in qualche modo anche la serie cinematografica di Saw.

                    Certo il dipanarsi della storia è sempre stata uguale nei tre libri con al centro la figura del professore Robert Langdon, mistero da risolvere, personaggio malvagio, ambientazione avventurosa e molta, tanta simbologia. Come già  ho detto per il Codice in passato, credo che questa sia da leggere non come un compendio di sapere (anche se può esserci effettivamente qualche spunto su cui riflettere) ma semplicemente come un buon thriller a sfondo simbolico mistico. Mi piace il personaggio di Langdon, mi piace la simbologia che trovo in questi libri, mi piace lo stile di scrittura non tra i più raffinati,  ma non è che stiamo cercando di leggere Proust e mi piace la curiosità  che suscitano in me questi libri.

                    E' un mix coinvolgente come un buon cocktail che non si può certo dire che non sia stato sapientemente mescolato. Aspetterò anche il film, sicuramente già  in fase di "produzione".


                    Voto: 4/5
                     

                      giovedì 22 ottobre 2009

                      Il grande tempo - Fritz Leiber (Change War)


                       

                      I Contenuti

                      Soldati provenienti da tutte le epoche della storia si danno appuntamento in un saloon extratemporale che si trova al di fuori dell’universo, e in cui affascinanti entraîneuse pensano a ristorare il morale della truppa. È in corso il più radicale e apocalittico dei conflitti, la Guerra del Cambio, e le due misteriose fazioni dei Ragni e dei Serpenti non si danno tregua, modificando la realtà di battaglia in battaglia.
                      Il capolavoro di Fritz Leiber, un gioiello della fantascienza.



                      La Recensione

                      Non so, probabilmente non l'ho capito io, ma questo libro non mi è piaciuto per nulla.

                      L'unico aspetto di questa storia che mi è risultato gradevole e che stava alla base della scelta delle lettura di questa storia è l'ambientazione, o meglio il mondo "fuori dal tempo" in cui si svolge il racconto. Un locale fuori dal tempo in cui si ritrovano vari soldati reduci da un combattimento e pronti per il prossimo dopo l'intrattenimento del locale.

                      Ripeto probabilmente non ho capito io il senso del libro e i suoi molteplici spaccati interpretativi e sicuramente scende ad un livello di comprensione molto più profondo della mia interpretazione, mi sarebbe piaciuto anche seguirlo verso queste profondità di comprensione se solo mi avesse un po' più "divertito" ed entusiasmato, cosa che non è successa affatto.


                      Voto: 1/5

                        L'ultima equazione - Mark Alpert


                         

                        I Contenuti

                        David Swift, docente di storia della scienza alla Columbia University, viene chiamato d’urgenza al St. Luke’s Hospital di New York: Hans Kleinman, il suo vecchio professore di fisica, è stato aggredito e torturato da uno sconosciuto e adesso è in bilico tra la vita e la morte. L’uomo che David trova è ben diverso da quello che, cinquant’anni prima, era considerato uno dei più brillanti assistenti di Albert Einstein e che poi era diventato uno scienziato ammirato da tutti. Kleinman è in stato confusionale e ripete in maniera ossessiva due termini tedeschi – Einheitliche Feldtheorie – e una serie di cifre. David intuisce quale significato dare a quelle parole: il professore si sta riferendo alla «teoria unitaria dei campi», quella che spiegherebbe tutte le forze della natura, dalla gravità all’elettricità alla potenza nucleare. E sa pure che Einstein ha dedicato gran parte della vita a formularla, ma senza riuscirci. O forse no?

                        La Recensione

                        Da quando ho la mia biblioteca su Goodreads e da quando scrivo le recensioni nel mio blog, nel mentre che leggo un libro penso sempre a come verrà la recensione che ne scriverò, trovo molto utili quelle degli altri e voglio che anche le mie possono essere d'aiuto per chi cerca di farsi un'idea del libro in oggetto.

                        Con questo mi trovo in grande imbarazzo perchè veramente non mi viene in mente nulla da dire se non che: questo libro è orribile. Proprio è inutile che mi metto in qualsiasi modo a descrivere qualche personaggio, la storia... non ci riesco proprio, figuriamoci ad esaltarlo ma neanche a difenderlo.

                        L'autore è un giornalista divulgatore scientifico, ma diamine amico mio perchè non continui a fare quello che fai? Voglio dire non ho letto niente di tuo, ma posso immaginare che qualsiasi articolo scientifico tu abbia scritto sia migliore di questo collage di schifezze. Ascoltami bene ti prego, non è che devi per forza scrivere un thriller per esporre ai più delle teorie scientifiche affascinanti, magari avrai meno pubblico, una cerchia più ristretta che acquista solo saggi scientifici, ma se scrivi queste nefandezze secondo me perdi gli uni e gli altri.

                        Per amore degli scrittori, lascia perdere i thriller, ok?



                        Voto: 1/5
                         

                          venerdì 16 ottobre 2009

                          I sussurri della morte - Simon Beckett (David Hunter #3)


                           

                          I Contenuti

                          All'interno del bungalow, la vittima giace nuda, supina su un tavolo, legata mani e piedi, con evidenti ferite d'arma da taglio, inferte quando, forse, era ancora in vita. La temperatura all'interno dell'edificio supera i 43 gradi. Una sedia davanti al corpo fa pensare che l'assassino abbia assistito allo spettacolo degli ultimi attimi di vita della vittima. Ma un particolare risulta incoerente: l'avanzato stato di decomposizione del corpo induce a pensare che il decesso sia avvenuto da almeno 6 giorni. Eppure il bungalow risulta affittato solo da 4 giorni. Le uniche impronte sulla scena, inoltre, risalgono a un certo Dexter, morto sei mesi prima. Almeno così registra l'anagrafe. È chiaro che l'assassino non solo è molto astuto e non lascia tracce; non solo è molto cattivo; è anche, scientificamente, molto preparato. Dopo La chimica della morte e Scritto nelle ossa, continua la saga di David Hunter. Stavolta lo scenario è la Body Farm di Knoxville, nel Tennessee, l'unico laboratorio al mondo dove si utilizzano autentici cadaveri umani per studiarne il processo di decomposizione all'aperto. E stavolta Hunter conduce l'indagine con il suo maestro, Tom Lieberman. Insieme affrontano una nuova, sconcertante avventura nel regno del male e della scienza.


                          La Recensione

                          Questa opera terza di questo nuovo autore che ci porta all'interno di storie thriller attraverso gli occhi del protagonista David Hunter, antropologo forense (che si occupa di risalire attraverso l'analisi dei cadaveri vittime di omicidi, all'omicida stesso) mi è parsa sottotono rispetto ai due folgoranti libri precedenti, di cui soprattutto ho apprezzato il secondo.

                          Spero sia solo un intermezzo e non un calare di cui soffrono molti autori dopo le prime prove. Come nei precedenti anche in questa storia troviamo dei degni colpi di scena che si avvicendano nel dipanarsi della trama, ma manca quel qualcosa che ha reso davvero avvincenti gli altri libri. Insomma come se fosse una prova intermedia per qualcosa di più grande che deve ancora avvenire.

                          Ho trovato anche molto più convincenti e da atmosfera gli scenari inglesi che questi americani, forse più adatti al personaggio e alle storie stesse. Una prova che delude un poco anche se la scrittura rimane sempre bella e scorrevole, anche i personaggi di contorno sono come sempre ben delineati e caratterizzati.

                          Credo che le due stelle siano un apprezzamento più che adeguato a questo romanzo, che non si capisce bene se è un'opera intermedia venuta non troppo bene o se è l'inizio di un declino.

                          Speriamo nella prossima avventura di David Hunter.


                          Voto: 2/5
                           

                            sabato 10 ottobre 2009

                            La prova decisiva - Lee Child (Jack Reacher #9)


                             

                            I Contenuti

                            Venerdì, le cinque del pomeriggio. Sei spari esplodono improvvisi in una cittadina di provincia dell'Indiana. Sei colpi di fucile su una folla inerme, in una piazza del centro. Persone qualsiasi, gente che va a far spese o che sta tornando a casa per godersi il week-end. A terra cinque corpi senza vita: quattro uomini e una donna. Chi è stato? Perché? Domande che sembrano trovare risposta quando, poche ore dopo, viene arrestato un ex cecchino dell'esercito, James Barr. Le prove contro di lui sono schiaccianti, inequivocabili, eppure lui sostiene che abbiano preso la persona sbagliata, e chiede una sola cosa: "Trovatemi Jack Reacher". Ma Jack Reacher è un uomo molto difficile da trovare. Dal giorno del congedo, l'ex maggiore della polizia militare vagabonda per il Paese, fedele solo a verità e giustizia. All'insaputa di tutti, però, dalle spiagge di Miami è già partito per l'Indiana: non tanto per aiutare James Barr, ma per onorare una promessa fatta quattordici anni prima e inchiodarlo definitivamente.


                            La Recensione

                            Dopo il tonfo di un paio di libri fa, ho scoperto in seguito che in effetti quel libro era stato stampato qui in Italia molto tempo dopo la sua pubblicazione originale e dunque lo stile di scrittura e il personaggio risultavano ancora acerbi (non comprenderò mai certe scelte editoriali), mi sono catapultato ancora una volta nell'ennesima avventura del ex maggiore della polizia militare dell'esercito degli Stati Uniti.

                            Come sempre Reacher non si smentisce, raccoglie ancora una tessera del mosaico della sua vita da vagabondo, con il suo stile duro e ironico che lo contraddistingue da sempre. La storia come sempre è ben congegnata e piano piano si dipana tra killer veri o presunti tali, mafiosi russi, persone corrotte e belle donne, che non guasta mai in un buon action thriller.

                            Bella la scena dove Reacher spacca qualche naso fuori da un bar che mi ha ricordato tanto il primo meraviglioso action-thriller dell'autore. La trama è complessa e molto buona, Child ancora una volta riesce a tenere inchiodato il lettore fino alla fine, divertendolo e facendo apprezzare ancora una volta il carattere del protagonista Jack Reacher, un duro paragonabile solo a Nick Stone, altro bellissimo personaggio scaturito dalla penna di Andy McNab (anche se un po' appannato negli ultimi libri).

                            Consigliato agli amanti del genere.


                            Voto:  3/5
                             

                              martedì 22 settembre 2009

                              Fuga di mezzanotte - Billy Hayes, William Hoffer


                               

                              I Contenuti

                              Una breve vacanza si trasforma in un incubo quando, all'aeroporto di Istanbul,il giovane americano Billy Hayes viene beccato con due chili di hashishincollati al corpo. Il console statunitense interviene immediatamente epresto anche i genitori di Billy arrivano nella capitale turca percercare di aiutare il figlio. Tutto è inutile: il governo turco vuolemandare un segnale forte contro gli spacciatori di droga e Billy vienecondannato all'ergastolo. Basato su una storia vera, "Fuga di mezzanotte"è il libro da cui è stato tratto l'omonimo film di Alan Parker.


                              La Recensione

                              Ho sempre adorato il film "Fuga di Mezzanotte", è uno dei miei film preferiti, quelli che riguardo ogni tanto per rispolverare i ricordi che ne ho. Non per niente ha vinto due Oscar e tra le varie firme si può leggere Oliver Stone, insomma non stiamo parlando dell'ultimo "Vacanze di Natale".

                              Quest'estate ero in Svizzera, gironzolavo tra le bancarelle di Lugano e da lontano ho visto la copertina di questo libro, non sapevo neanche che prima del film ci fu il libro, potevo immaginarlo certamente, ma ci sono delle cose che dai per scontato e basta. Ammetto che ho tenuto da parte questo libro per un po' perchè avevo una paura folle che mi offuscasse uno dei miei film preferiti. Ma come ormai è regola poteva essere il libro inferiore al film? Certo che no, perchè se il film è maraviglioso, il libro è stupendo e ci sono voluti solo due giorni per leggerlo.

                              Siamo ai livelli di Papillon; anche questo è una storia vera: William Hayes, uno studente americano, cercò di contrabbandare hashish fuori dalla Turchia nel 1970. Condannato a quattro anni e 2 mesi prima e all'ergastolo poi, nel durissimo carcere di Sagmacilar, riuscì a scappare nel 1975 in Grecia per poi fare ritorno a casa.

                              Una storia incredibile, il libro trasuda di amicizia, disperazione, luridume, pazzia, torture, giovinezza, oppressione e voglia, tanta voglia di libertà, di quanto a volte diamo per scontato il sole che ci batte sulla testa, del fatto che possiamo prendere la porta di casa e cominciare a camminare senza fermarci, senza trovarci di fronte ad un muro dopo pochi passi. E' la storia di uomini imprigionati che sono costretti a sopravvivere nonostante tutte le angherie, le privazioni, le torture e il sistema legale della Turchia negli anni settanta.

                              Questo è un libro che ti colpisce duro e tu sei lì che ad un certo punto gridi "dai Billy, non mollare, il confine è lì, dai ancora un poco e ce la fai...". Storie di vite vissute al limite estremo della sopportazione, parole e pagine che ti entrano dentro e cominciano a sedimentare, ti danno consapevolezza, perchè sai che è vero quello che stai leggendo, quasi non ci credi, ma lo sai che è vero.

                              Memorabili, certi libri sono davvero così, senza ma e senza se.


                              Voto: 5/5
                               

                                sabato 19 settembre 2009

                                Scritto nelle ossa - Simon Beckett (David Hunter #2)


                                 

                                I Contenuti

                                Anche i morti raccontano storie... David Hunter arriva nella minuscola isola di Runa per valutare se i resti inceneriti di un cadavere siano frutto di un casuale incendio, un fenomeno paranormale di autocombustione - come la piccola comunità già inizia a vociferare - o l'esito di un orrendo delitto. Hunter, grazie alla competenza scientifica di cui dispone, non ha dubbi: si tratta di un omicidio e col fuoco se ne volevano solo mascherare le tracce. Il caso viene così ufficialmente affidato all'ispettore in pensione Brody, che ha trovato il cadavere; ma le indagini della polizia non risolvono nulla e si rivelano più macchinose del previsto: una serie di incidenti apparentemente casuali rallenta le ricerche e, via via, la serie di potenziali testimoni viene eliminata con efferatezza e un gusto macabro e lucidissimo per la violenza. Hunter, esaminando i resti della prima vittima, scopre che appartengono a una prostituta, Janice Donaldson, che ha avuto relazioni con la figlia di un miliardario che controlla l'isola. Fra traffici sporchi, sesso, droga, scienza forense, la curiosità spingerà Hunter nel cuore del mistero. A rischio della vita.


                                La Recensione

                                Secondo appuntamento con il Dottor Hunter, quanto mai gradito in un genere, il thriller, dove molto è stato scritto e ormai ci si riesce raramente a "stupirsi".

                                Con questo secondo libro di Beckett invece riusciamo ad avere ancora quei colpi di scena caratteristici più di un giallo che di un thriller, ma che abbinati sapientemente con una buona storia, una bellissima ambientazione (un isola delle Ebridi esterne in Gran Bretagana) e degli ottimi personaggi, il tutto miscelato con delle scene da thriller di ottima efficacia, rendono davvero meravigliosa la lettura di questo libro.

                                Ricordo per chi si fosse perso il primo (La chimica della morte, ndr) che il protagonista principale è il dottor David Hunter, antropologo forense, disciplina che analizza le prove sui cadaveri da omicidio e tenta di dare un volto agli assassini tramite le prove raccolte dagli stessi.

                                Sorprendono e divertono molto i vari colpi di scena finali, che lasciano un ottimo retrogusto al lettore, invogliando sicuramente l'acquisto del terzo della serie.


                                Voto: 3/5
                                 

                                  martedì 8 settembre 2009

                                  L'ala del drago - Margaret Weis, Tracy Hickman (The Death Gate Cycle #1)


                                   

                                  I Contenuti

                                  Sono ormai passati diversi millenni da quando i potenti esseri primordiali plasmarono i misteriosi quattro segni del mondo: acqua, fuoco, cielo e pietra, e gli uomini che vivono in ognuno di essi si sono ridotti a conoscere solo il proprio, ignorando tutti gli altri. Ad Arianus, il regno dell'aria, gli uomini sono costretti a combattere per difendere le proprie riserve d'acqua dagli elfi e dagli gnomi. Nel corso di questa guerra si muovono strani personaggi, come lo spietato assassino Hugh Manolesta, un astuto mercenario pronto a servire qualsiasi padrone e ad eseguiure qualsiasi incarico. Questa volta però la vittima designata è il figlio di un re e Hugh, per eseguire la sua micidiale missione, sarà costretto a varcare tutti i confini conosciuti dal suo popolo e a penetrare in nuovi misteriosi universi…


                                  La Recensione

                                  Il mondo è bello, soprattutto quello abitato dai lettori,  perchè si possono trovare pareri talmente contrastanti sullo stesso libro che molte volte ci si domanda se si è letta la stessa opera.

                                  Quasi tutti i lettori e fans dell'accoppiata Weis-Hickman, trovano il ciclo di DeathGate migliore di quello di Dragonlance; per me non è così, Dragonlance rimmarrà sempre al di sopra di tutto, soprattutto dopo aver letto questo primo capitolo di DeathGate. Sarà perchè letta (Dragonlance) durante l'adolescenza dove gli occhi e la mente sono più aperti verso il fantastico, sarà per i personaggi che non mi sono mai usciti dalla mente (Raistlin su tutti), questo DG non mi sembra affatto migliore di DL.

                                  Fatto è che credo interromperò la lettura dei sette libri che compongono la saga a partire da questo. Non mi ha preso, non mi ha coinvolto e sebbene i mondi e i personaggi creati non possono essere certo considerati manchevoli di nulla, quel "pathos" che serve per affrontare una lunga saga fantasy non mi è salito. Incredibilmente per me oltretutto, la lettura mi è costata quasi due mesi di tempo, considerando che sono sulla media di quattro libri al mese mi viene da domandarmi quanto ciò sia imputabile al libro stesso e dunque ad un impaltamento cerebrale o alle lunghe giornate estive passate all'aperto.

                                  Passo volentieri la palla agli estimatori di DeathGate, io mi tengo DragonLance per tutta la vita, senza per questo declassare due dei miei autori fantasy preferiti!


                                  Voto: 1/5
                                   

                                    mercoledì 12 agosto 2009

                                    Il Castello Estense di Ferrara - Marco Borella


                                     

                                    I Contenuti

                                    Il volume rappresenta indubbiamente un ricco affresco ed il più ampio atlante sino ad ora redatto dell'edificio simbolo del rinascimento Estense e testimone di seicento anni di storia del territorio. Una continua ricerca ha impegnato autori e ricercatori nel valorizzare il significato storico e artistico di un monumento che ha contenuto tra le sue mura opere d'arte che sono oggi degno orgoglio dei più grandi musei d'Europa.


                                    La Recensione

                                    Il Castello Estense, o Castello di San Michele, è il monumento più rappresentativo della città di Ferrara.

                                    Questo libro, molto completo, ne ripercorre la storia (con sezioni ben curate) e da al lettore anche uno strumento molto validop per poterlo visitare con cognizione di causa.

                                    Il Castello Estense sorse nel 1385 come strumento di controllo politico e militare. La prima pietra fu posata simbolicamente il 29 settembre, giorno di San Michele, protettore di porte e rocche urbiche.

                                    Anche la sezione fotografica è ben curata, anche se le foto risultano un po' datate.

                                    Direi che è un valido aiuto per avere un'infarinatura sul castello, ma se si cercano informazioni più dettagliate e curate, sicuramente esistono in circolazine libri ai altro spessore storico e artistico.


                                    Voto: 3/5

                                      sabato 1 agosto 2009

                                      Alta Pusteria - Guida dell'escursionista - Arti Grafiche Tezzele


                                       

                                      I Contenuti

                                      Raccolta, corredata da mappe e da consigli utili dei vari sentieri dell'Alta Pusteria (Dolomiti - Alto Adige - Italia). Corredato da fotografie e apposito riquadro per l'apposizione dei vari timbri dei rifugi presenti sul territorio.


                                      La Recensione

                                      Guida fatta molto bene con tutte le e i consigli utili dei vari sentieri dell'Alta Pusteria, nel cuore delle Dolomiti.

                                      All'interno le fotografie dei rifugi, gli orari di apertura e i contatti telefonici degli stessi.

                                      Molto bella la possibilità di mettere nei riquadri i timbri dei rifugi che si è visitato, come giusto coronamento alle fatiche delle lunghe camminate.


                                      Voto: 4/5
                                       

                                        venerdì 17 luglio 2009

                                        Fragment - Warren Fahy


                                         

                                        I Contenuti

                                        Uno sperduto, minuscolo lembo di terra, frammento transfuga di un antichissimo super-continente, ha visto passare le ere geologiche nel cuore del Pacifico mentre le placche tettoniche lo trituravano inesorabili fino a ridurlo alle dimensioni di un atollo. Qui, nel totale isolamento da ogni altro ecosistema, animali e vegetali hanno compiuto per cinquecento milioni di anni un cammino evolutivo diverso rispetto al resto del pianeta. Qui la vita è ciò che avrebbe potuto essere e non è stata. Qui la feroce, incessante lotta per la sopravvivenza ha selezionato specie pressoché immortali che, se dovessero migrare in un altro ecosistema, innescherebbero la distruzione di ogni altra forma di vita terrestre. Fortunatamente l'isola di Henders è persa in mezzo all'oceano, circondata in ogni direzione da duemila chilometri di deserto acquatico, lontano da tutte le rotte. Dopo che nel 1791 il suo casuale scopritore, il capitano di vascello della Marina britannica Ambrose Spencer Henders, toccò con mano di cosa erano capaci gli esemplari autoctoni, decise saggiamente di tenerla nascosta all'umanità come un insignificante scoglio non meritevole di una deviazione. Ma che cosa succede se la drammatica "riscoperta" di questa bomba biologica a orologeria avviene durante la puntata da record d'ascolti di un reality show oceanografico? In diretta, davanti agli occhi di mezzo mondo?


                                        La Recensione

                                        Solitamente mi sforzo di essere sempre accurato nelle mie recensioni ai libri che leggo, mi piace essere d'aiuto a chi vuole farsi un'idea del libro.

                                        Questa volta però lo SFORZO di arrivare alla fine di questo guazzabuglio orrendo, pieno delle più pessime trovate da B-Movie di pseudo-fantascienza (senza offendere la pseudo-fantascienza), mi è costato troppo e proprio non ce la faccio a scrivere alcunché, mi dispiace.

                                        Credo di aver mollato il colpo con l'entrata in gioco dell'essere cuccioloso dai colori sgargianti. Posso cercare però di ipotizzare tre casistiche per chi ha dato tre/quattro stelle a questo libro:

                                        1. E' il primo libro che abbia mai letto e il fatto di vedersi materializzare delle parole su un foglio di carta ha inebriato così tanto i suoi sensi da votare così.
                                        2. Non ha mai letto un libro di avventure. Qualsiasi libro di avventure, ci metto dentro anche gli Harmony a sfondo storico/avventuroso.
                                        3. E' l'autore stesso (creando falsi account virtuali), o suoi amici o parenti, che hanno votato.

                                        Non fatevi del male, risparmiate i vostri soldi.


                                        Voto:  1/5