giovedì 1 gennaio 2009

Novecento: un monólogo - Alessandro Baricco


 

I Contenuti

Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.

In forma di monologo, il primo testo teatrale di Alessandro Baricco.



La Recensione

Un libricino che si legge in un'ora, ma che ti lascia dentro tanto, tantissimo. Una magica melodia che accompagna la narrazione, un'emozione profonda e uno scenario insolito e coinvolgente allo stesso tempo.

Sali sul piroscafo 'Virginian' e parti con il più bravo pianista al mondo, che ti accompagnerà in questo viaggio verso l'America, con miliardari, povera gente emigrante e tanta altre persone; dicono che non sia mai sceso dal Virginian... ma potrai sentire la sua storia dal suo più fedele amico. Una storia che ti tocca il cuore, che può insegnarti tanto anche in una sola oretta di lettura.

Un bambino nasce su un transatlantico e suonandovi a bordo diventa il più grande pianista del mondo, che invecchia e muore sul suo piroscafo senza mai mettere piede a terra.

Uno dei passaggi che più mi ha colpito è questo: "A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. [...] È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.

Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran.

Consigliatissimo.


Voto: 4/5

    Nessun commento:

    Posta un commento