giovedì 22 gennaio 2009

Le benevole - Jonathan Littell


 

I Contenuti

Nato in Alsazia da padre tedesco e madre francese, Maximilien Aue dirige sotto falso nome una fabbrica di merletti nel nord della Francia. Svolge bene il suo lavoro, è un uomo preciso ed efficiente. Preciso ed efficiente, del resto, lo era stato anche negli anni del nazismo, quando, fra il 1937 e il 1945, aveva fatto carriera nelle SS in Germania. Pur essendo un nazionalsocialista convinto, il giovane e brillante giurista era entrato per caso nel corpo, punta di diamante del Reich hitleriano: fermato dalla polizia dopo un incontro omosessuale, aveva accettato di arruolarsi per evitare la denuncia, grazie anche all'intercessione di Thomas Hauser, un giovane ufficiale che in seguito sarà sempre al suo fianco nei momenti decisivi. Nel 1941 Max è sul fronte orientale, dove nell'ambito delle Einsatzgruppen dà il suo contributo al genocidio di ebrei, zingari e comunisti. Trasferito nel Caucaso e poi nella Stalingrado accerchiata dall'Armata rossa, sopravvive miracolosamente a una grave ferita alla testa. Durante la convalescenza ristabilisce per la prima volta dopo molti anni i contatti con la madre che vive in Costa Azzurra con il secondo marito, un uomo d'affari francese.


La Recensione

Un libro difficile. Ricco. Angosciante. Scorrevole. Esasperante. Perverso. Visionante. Puro. Sconvolgente.

Una storia coronata da una moltitudine di consensi che ha vinto innumerevoli premi e che è diventato un caso editoriale in tutti i paesi in cui è uscito. Littell propone un romanzo complicato e dalle mille sfaccettature, amalgamando storia e fantasia.

Un passaggio perverso che dalla fine ti porta all'inizio e viceversa, sotto la guida delle "Benevole" mitiche Eumenidi, cantate da Eschilo nell’Orestea che proteggono il personaggio principale, Maximilien Aue, uno dei più complessi che fosse mai uscito dalle pagine di un libro per entrarmi dentro e farmi soffocare dalla sua complessità, dalla sua malvagità, dalla sua cultura, dalle sue sfaccettature cangianti.

Gemello incestuoso, omosessuale, probabilmente matricida, preciso ed efficiente, politicamente convinto anche se non del tutto, persona di grande cultura: filosofo, amante della musica, letterato. Opera e vive
durante la Seconda Guerra mondiale in piena Shoah, in un clima distorto di allucinata criminalità, dove tutto è lecito e dove non pagherà nessuna delle sue colpe, riuscendo a far cadere nelle pieghe della storia ogni suo delitto. Narra dalla Francia dove dirige con successo una fabbrica di merletti e ripensa al suo passato di ufficiale delle SS nel periodo che parte dal 1937 al 1945.

Un'anima oscura, perversa, narcotizzata fino all'inumanità.

E la parte più dura per l'anima nella lettura arriva dall'incessante domanda che l'autore pone: "se tu lettore ti fossi trovato al mio posto, cosa avresti fatto?". Io sono sicuramente colpevole, ma se fossi stato al mio posto, in quel contesto, cosa avresti veramente fatto? Ti saresti comportato diversamente?

Un libro che ti lascia senza fiato, devo dire che il finale mi ha sconvolto come non mi succedeva da tempo e mi ha annichilito per la sua incredibile svolta. Un dramma a pagine aperte che vi colerà dentro piano piano, vi sommergerà fin quasi a farvi dubitare delle cose come sempre le avete pensate.

Non fatevi scoraggiare dai gradi tedeschi e da tutti i dipartimenti e gli acronimi di guerra, dallo spessore documentaristico eccelso, fidatevi andate avanti anche se diventerà arduo portarlo a termine perchè questo libro merita di essere letto.

Una libro che come dice l'autore "rischia di essere un po' lungo, in fondo sono successe tante cose, ma se per caso non andate troppo di fretta, con un po' di fortuna troverete il tempo. E poi vi riguarda: vedrete che vi riguarda."

Un capolavoro assoluto.


Voto: 5/5
 

    Omero, Iliade - Alessandro Baricco


     

    I Contenuti

    L'Iliade di Omero continua a cantare dal fondo dei secoli. Canta cinquantun giorni dell'ultimo anno di una guerra che porta, dopo un decennio, alla conquista e alla distruzione della città di Troia. Canta dei, uomini ed eroi, memorabili nell'ira e nell'ambizione, nell'audacia e nell'astuzia, dentro i confini di un eterno campo di battaglia. Guidato dall'idea di adattare il testo per una lettura pubblica, Alessandro Baricco rilegge e riscrive l' Iliade di Omero come se dovessimo tornare là a Omero, nell'Iliade, a contemplare uno dei più maestosi paesaggi del nostro destino.
    Lavorando sulla traduzione di Maria Grazia Ciani, monta il materiale originario in un concentrato di ventuno voci (l'ultima è quella di Demòdoco, un aedo che, sulla scorta dell'Odissea e di altre fonti, narra la fine di Troia); i personaggi omerici sono chiamati in scena - gli dei lasciati sullo sfondo - a raccontare, con voce vicinissima alla nostra, la loro storia di passioni e di sangue, la loro grande guerra, la loro grande avventura.


    La Recensione

    Io ci ho provato anche in questa forma ma... proprio l'Iliade non riesco a digerirla in qualunque forma dai tempi della scuola al contrario dell'Odissea che mi è sempre piaciuta; soprattutto in questa forma e versione che è stata slavata dalla prosa Omerica e dalle influenze divine per una sorta di "ammodernamento", che sarà stata bellissima inscenata a teatro ma che per me lettore è stata un supplizio, per fortuna durato poche ore solamente.

    Sicuramente sono io in difetto ma proprio questa versione non mi ha convinto anche amettendo la mia particolare indolenza verso l'Iliade originale.

    In ogni caso Baricco qui ha proprio toppato alla grande, non solo ha ridotto un'opera che piacendo o meno è un grande classico ed è monumentale, riducendola ad un bignamino di 150 pagine l'ha mutilata eliminando gli Déi, facendo risaltare, parole sue "la vera impalcatura laica" (?). Parlare di laicità nel mondo greco, mi sembra davvero una cosa senza senso.

    Dunque il mio consiglio è se volete leggere l'Iliade, leggetevi l'originale, quella di Omero che sarà sicuramente una lettua migliore di questo bignami venuto malissimo.


    Voto: 1/5
     

      martedì 20 gennaio 2009

      I fiori blu - Raymond Queneau


       

      I Contenuti

      Un personaggio, il Duca d'Auge, che attraversa l'intero evo moderno, ricomparendo nel romanzo ogni 175 anni; un altro, Cidrolin, che negli anni Sessanta del XX secolo vive nella più totale inattività su un barcone ancorato nei pressi di Parigi; e poi due cavalli parlanti, Sten e Stef, e campeggiatori che si esprimono invece in una lingua inesistente, e alchimisti, e abati che studiano graffiti preistorici... Alla sua quinta comparsa, il Duca s'imbatte proprio in Cidrolin, e lo strano sodalizio che si crea fra i due li indurrà infine a salpare in una sorta di nuovo diluvio universale, alla fine del quale il barcone andrà ad arenarsi sulla cima di una torre.
      Romanzo sul sogno, e fatto di sogni, I fiori blu spiazza continuamente il lettore con una fantasmagorica girandola di situazioni improbabili e irrelate, che trascorrono l'una nell'altra come in un grande caleidoscopio onirico, sostenute da una scrittura freschissima e scattante - perfettamente resa dalla splendida traduzione di Italo Calvino - che fa largo uso di giochi di parole.



      La Recensione

      Ed è solo l'Inconscio che ha preso coscienza di se stesso attraverso i sogni che può sbloccare la barca e guidarla attraverso il recupero dell'innocenza... questa tra le tante è l'intepretazione finale al libro che più ho trovato appropriata tra le molteplici che sono state date a questo scritto surreale che vanta la traduzione di Italo Calvino, un lavoro impervio ma appassionante, come da lui stesso dichiarato, che è riuscito a trasporre non solo tutti i giochi di parole e i molteplici sottintesi presenti, ma a dargli quell'esatta malinconia, comicità e surrealismo voluto dall'autore.

      Anche il titolo che compare solo un paio di volte all'interno del libro, ma che riesce a spiegare così propriamente ciò che racchiude ossia il romanticismo, l'idealismo e la purezza perduta è una chicca da gustare a lettura finita.

      Un piccolo grande capolavoro, che si legge in poco tempo ma che consente al lettore attento di rileggere intere frasi o capoversi per entrare meglio nei mille significati ed interpretazioni che si possono dare alle vicende narrate. Bellissimi tutti i personaggi a partire dai due cavalli parlanti, per finire con lo stesso Duca d'Auge. Qualsiasi interpretazione gli si voglia dare, rimangono indubbiamente dei capolavori di scrittura sperimentale.

      Per citare solo un paio, ma ce ne sarebbero tantissime, due passaggi geniali di scrittura: quelli dei giocatori del Totip (gioco che consiste nel puntare sulle corse dei cavalli, una variante del Totocalcio, ndr), che il Duca vede come moderni alchimisti, per il fatto di cercare di trasformare i cavalli in oro; oppure quella della figura del Passante, che si sente interpellato e in dovere di rispondere ad ogni qualsiasi discussione fatta fra sè e sè dal protagonista.

      Insomma un libro che contiene molti spazi di lettura e molte interpretazioni, ma che diverte, stupisce e conquista ad ogni pagina.

      Consigliatissimo.


      Voto: 4/5
       

        mercoledì 7 gennaio 2009

        L'inseguitore - Matt Hilton (Joe Hunter #1)


         

        I Contenuti

        Un uomo in fuga. John è un uomo alla deriva e anche se cerca di scappare dal suo passato, non riesce a stare lontano dai guai. E stavolta, l'errore che ha commesso rischia di essergli fatale: si trova al centro del mirino di un vero pazzo criminale. Un uomo uccide. Tubai Cain è il killer più prolifico d'America: è un assassino scaltro, imprevedibile, sfrontato. Non c'è niente cui tenga di più che la collezione di coltelli di cui si serve per ricavare agghiaccianti souvenir dai corpi delle sue vittime. Ma quando gli viene sottratta la sua lama preferita, Cain inizia una caccia all'uomo spietata, perché intravede nell'accaduto le tracce di un disegno ancora più ambizioso... Un uomo vuole giustizia. Non è un poliziotto, non è un cacciatore di taglie, non è un investigatore privato. Joe Hunter, ex agente dei corpi speciali, è semplicemente un uomo d'azione con un fortissimo senso etico. Non teme lo scontro: non esita a sparare né a lottare a mani nude, ma solo per fare giustizia. Nessuno di loro si fermerà. Joe Hunter deve interrompere la fuga del fratello, John. Per trovarlo, però, dovrà scovare Tubai Cain. Ma chi è l'inseguitore e chi l'inseguito? Dopo una caccia all'uomo da brividi, da un capo all'altro degli USA, i tre protagonisti si ritroveranno per la resa dei conti finale in un luogo talmente desolato che la polvere del deserto e quella delle ossa delle vittime sono diventate una cosa sola.


        La Recensione

        Tiro su con il naso prima di cominciare. Chiedo scusa, ma in questa mirabolante opera letteraria, ogni circa un paio di capitoli qualche personaggio tira su con il naso, non si sa bene perchè, forse l'influenza suina ha colpito il mio libro e ne sono stato contagiato, scusate, tiro su con il naso.

        Mi ricordo un'altra opera stratosferica "I libri di Luca" dove i personaggi ogni venti pagine scrocchiavano le dita, insomma sembra che ultimamente negli autori anglosassoni i tic si sprecano, che siano artrite o raffreddori. Tiro su con il naso e mi domando come abbia fatto (se è vero) ad avere questo esordio sfolgorante questo autore nel Regno Unito che addirittura gli ha fatto vendere anche i diritti dei prossimi cinque libri con lo stesso personaggio (se nel frattempo non sia morto per l'influenza); se è vero come il fatto che orde di fan hanno preso d'assedio il suo sito web (ad ora il contatore mi dice 8267 visite in sei mesi) stiamo belli che freschi, il mio blog in meno tempo ne ha quasi il doppio.

        Tiro su con il naso per dire che siamo di fronte all'ennesimo autore che cerca di copiare capostipiti del genere di Lee Child o Andy Mcnab e come sempre gli viene accostato dicendo che entra nell'olimpo del genere action-thriller, ovviamente non si avvicina neanche lontanamente alle pendice del monte dimora degli Dei.

        Tiro su con il naso, il cattivo è davvero troppo cattivo per essere anche solo lontanamente credibile, il buono è troppo buono, il fratello inguaiato è troppo scemo e l'amico del cuore del protagonista che si getta in questa avventura non si capisce neanche bene perchè lo faccia visto che all'inizio del libro sembrava pure che non si sentivano da decenni.

        E poi certo c'è la CIA, l'FBI, l'USSS, il CCCP, il CUS, il DDT, il PRC e insomma ci sta proprio tutto messo dentro un frullatore e lasciato girare all'impazzata per troppo tempo. Prevedibile come non mai anche il finale, tiro su con il naso, che lo si aspetta come una fine alle torture inflittami da questa lettura come una benedizione suprema.

        C'è da dire che l'autore non scrive poi malaccio, la lettura in qualche modo scorre non ci si sofferma troppo sull'insulsità della storia e dei personaggi stereotipati.

        Bha, cosa devo dire... tiriamo su con il naso e passiamo oltre...


        Voto: 1/5
         

          Il turista - Olen Steinhauer (The Tourist #1)


           

          I Contenuti

          Milo Weaver ha trascorso anni a guardarsi intorno sospettoso come un corriere della droga paranoico, anni a ingollare anfetamine e a osservare il tremito continuo delle sue mani, e a sentire Grainger, il suo ex capo, declamare incipit di capolavori letterari per comunicare in codice il contenuto di nuove missioni. Una vita fatta di un incessante susseguirsi di città, camere d’albergo, volti minacciosi e cupe ossessioni, come l’interminabile caccia alla Tigre, un killer dal soprannome stupido ma capace di uccidere come, se non addirittura meglio di lui.
          Milo Weaver era, infatti, un turista. Uno di quelli che, secondo il Libro nero del turismo - la bibbia, il Sacro Graal dei turisti, il loro manuale di sopravvivenza esistente soltanto in introvabili ventuno copie - è pronto a eliminare chiunque senza pietà, in ogni istante e in ogni parte del mondo.
          Nessuno conosce il Libro nero del turismo. Nessuno sa chi siano i turisti, poiché i turisti non appartengono all’intelligence, ai servizi segreti ufficiali di Stati e governi. Non si troverà mai un turista tra le spie, i burocrati, gli informatori che si esibiscono ogni giorno sulle pagine dei media di mezzo mondo.
          I turisti non si vedono, non si dichiarano, non si conoscono, non parlano. Eppure sono la più organizzata, potente, feroce agenzia segreta che si conosca. Si muovono solo per le operazioni più oscure e gli scopi più inconfessabili, solo quando è in gioco davvero il potere e i delitti esigono veri, spietati professionisti.
          Milo Weaver era uno di loro. Apparteneva a questo mondo oscuro del quale pensava di essersi definitivamente liberato, ma nessuno può liberarsi del turismo.
          Grainger lo ha scovato di nuovo e gli ha ordinato di partire per la Francia per una sporca missione: trovare Angela, sua vecchia compagna di avventure che sta facendo il doppio gioco…



          La Recensione

          Devo ammettere che ho apprezzato molto di più "Il ponte dei sospiri", primo romanzo di una serie (che in Italia non viene pubblicata a parte il primo titolo) avente protagonista un agente della milizia e ambientato in un paese dell'Europa dell'est, per il periodo che va dal 1948 alla caduta del muro di Berlino.

          Questo titolo mi ha lasciato un po' perplesso, non tanto per la storia in sè o per il protagonista principale che è solido e ben strutturato, ma alla fine della lettura e durante di essa non mi ha comunicato quella suspense o quell'azione tipica dei romanzi di spionaggio scritti da altri (Ludlum, Le Carrè, Forsyth, etc..). Mi è sembrato come avere in mano un sacco di premesse che alla fine non si sono realizzate.

          La lettura scorre velocemente e la storia è ben congegnata, anche i vari protagonisti che si affacciano alla storia sono ben caratterizzati e rendono perfettamente il loro ruolo; il tutto è anche scritto bene, come d'altra parte avevo già apprezzato nel primo e purtroppo ultimo libro che è arrivato in Italia di questo scrittore della serie da me prima citata, l'unica "pecca" è che abbiamo di fronte un bel temino scritto bene, come un compitino in classe ben fatto ma con poco pathos e poca personalità.

          Sembra mancare forse un po' troppo di originalità, tutto sa di già visto e letto ed è questa probabilmente la pecca maggiore che si può muovere a questa storia.

          Preferirei di gran lunga tornare a leggere i suoi libri ambientati nell'Europa dell'est del dopo guerra.

          Rimandato.


          Voto: 2/5

            domenica 4 gennaio 2009

            L'Arte della guerra - Sun Tzu


             

            I Contenuti

            Composto in Cina ben trecento anni prima della nascita di Cristo, l'Arte della guerra è uno dei più antichi trattati di strategia militare; il suo autore è noto col nome di Sun Tzu, ma si tratta in realtà di più filosofi che hanno rielaborato un testo frutto probabilmente di un'unica mano. Il contenuto di quest'opera ha influenzato ampiamente nei secoli la filosofia orientale, ma non solo, tanto che essa viene utilizzata nelle scuole di management in tutto il mondo. Perché Sun Tzu non si limita a dare precetti per sconfiggere i nemici sul campo di battaglia, ma ci insegna a gestire i conflitti in modo profondo e non distruttivo: anche nella nostra vita quotidiana, infatti, la miglior battaglia è quella che vinciamo senza combattere. L'Arte della guerra è un capolavoro assoluto del pensiero, ora disponibile per il pubblico occidentale in questa nuova, scrupolosissima edizione a cur di un gruppo di esperti orientalisti.


            La Recensione

            Il libro è sicuramente interessante e degno dio lettura, ma per chi come me non è un poco studioso o informato di filosofia cinese troverà, alcune lacune di comprensione nella lettura.

            Se teniamo conto che questo libro è stato scritto duemilacinquecento anni fa, possiamo renderci conto del valore di questo testo che è ancora letto tutt'oggi. Quanti lo sono?

            La narrazione si presta a varie interpretazioni, sia ad un livello di base, che tratta sistematicamente di tecniche militari, sia ad un livello più metaforico ed ampio che è il pensiero di Sun Tzu di come affrontare la vita di tutti i giorni.

            In questo livello di lettura si possono trarre "numerose pillole di vita", ma probabilmente l'insegnamento principe è che "la miglior battaglia è quella che vinciamo senza combattere".

            Da leggere, ma per una vera comprensione del testo, occorre una bella infarinatura di filosofia orientale.


            Voto: 3/5
             

              sabato 3 gennaio 2009

              Doppio sogno - Arthur Schnitzler


               

              I Contenuti

              Un giovane medico e sua moglie, belli, innamorati e felici, al ritorno da una festa in maschera prendono a raccontarsi episodi - non si sa se realmente accaduti o se frutto di fantasia - che fino a quel momento non si erano reciprocamente confessati. Si innesca in tal modo per ambedue, quasi al di là della loro volontà o coscienza, una spirale visionaria fatta di maschere sommamente inquietanti, di ambienti misteriosi e segreti, di desideri repressi venuti improvvisamente alla luce, di tensioni erotiche rimaste per tanto tempo sotterranee: una spirale che raggiunge il suo acme in una notte in cui la verità delle proprie pulsioni non può più essere dissimulata, e che perciò cambierà profondamente la vita dei due coniugi. Sigmund Freud aveva esitato a lungo prima di incontrare Arthur Schnitzler per una sorta di «timore del sosia». E in effetti forse mai scrittore è riuscito a rappresentare con maggior evidenza e tangibilità i fantasmi dell’inconscio, forse mai narratore è arrivato tanto in profondità nel far emergere il “rimosso” e farne materia quasi esclusiva di racconto. Doppio sogno trova in questa difficile impresa una misura e un equilibrio espressivo pressoché perfetti: nonostante le ridotte dimensioni, resta un classico novecentesco fra i più importanti e coinvolgenti, certo uno degli esiti più alti e maturi della grande civiltà letteraria mitteleuropea.


              La Recensione

              Libretto da cento pagine che leggi velocemente in un paio d'ore se proprio ci tieni a fare una lettura attenta del racconto.

              In ogni caso, personalmente, ci ho messo cinque minuti per dimenticarmene e passare ad altro. Probabilmente non l'ho capito ma non mi ha neanche invogliato a mettermi d'impegno per una lettura più attenta; ad essere sincero ho trovato più ad "effetto" la transposizione cinematografica [Eyes Wide Shut] di Kubrick.

              Trovo sinceramente un po' pretenzioso che da un sogno erotico e da una discussione possa nascere un vortice di eventi che porti alla crisi di un rapporto. Ma tutto ci sta. Credo sia implicito negli animi umani e nei rapporti di coppia, un'evasione onirica senza che questo possa turbare la convivenza reciproca.

              Superfluo.



              Voto: 1/5
               

                Notizie sul giocatore Rubasov - Carl-Johan Vallgren


                 

                I Contenuti

                San Pietroburgo, 31 dicembre 1899. Nella sua camera in affitto il giovane Rubasov riceve una visita da lui spesso sollecitata: quella del Demonio, pronto a fargli sottoscrivere il classico contratto per la cessione dell'anima. Però l'unico desiderio di Rubasov, giocatore incallito, è fare una partita a carte con il signore delle tenebre. Il brivido del rischio sarà la sua ricompensa. Lui perde e il Diavolo se ne va, ma l'alba del nuovo secolo ha in serbo una sorpresa per l'ancora confuso protagonista: il foglio firmato la sera precedente si rivela indistruttibile. Ha inizio così una serie di eventi che portano Rubasov all'apice del successo e poi, inevitabilmente, in rovina... ma senza poter morire.


                La Recensione

                Bellissimo davvero questo libro con protagonista un giocatore d'azzardo di nome Rubasov che in una notte del finire del 1800 per il solo piacere del brivido fa la massima puntata con il giocatore migliore che potrà mai incontrare... il diavolo... e ovviamente perde, perde la sua anima e all'inferno non c'è più posto e così Rubasov come altri prima di lui dovrà vagare nella sala d'attesa delle anime, il mondo, per l'eternità.

                Prigioniero suo malgrado diventa immortale e così lo vediamo attraversare, insieme a volte a personaggi davvero fantastici e descritti perfettamente, il secolo buio del novecento attraverso le due guerre mondiali, la guerra dell'Ira, la guerra in Bosnia fino ad arrivare consunto nel corpo e nello spirito in quella stessa stanza dove si giocò tutto e dove forse la partita non è ancora finita.

                Scritto divinamente, personaggi meravigliosi, intreccio delicato e storie commoventi fanno di questo libro una perla davvero rara. Bellissima soprattutto la parte che avrà Rubasov nel ghetto berlinese dove la malvagità umana non può essere superata neanche dal peggior inferno, una storia che fa riflettere e che tocca dentro. Un libro dove scopriamo che probabilmente gli inferi sono in terra e neanche le nostri peggiori fantasie possono dipingere un luogo così tetro e triste.

                Sublime.


                Voto: 4/5

                  venerdì 2 gennaio 2009

                  Contraccolpo - Andy McNab (Nick Stone #9)


                   

                  I Contenuti

                  L'ex agente del SAS britannico Nick Stone si è ritirato in Svizzera e sta meditando di sposare Silky, che ignora la sua vera identità. Ma anche lui non sa molte cose di lei. All'improvviso, Silky scompare. Qualche ricerca, e Nick scopre che è andata in Congo al seguito di un'organizzazione umanitaria per aiutare le vittime dei massacri che avvengono in quel Paese. Nick c'è già stato nel 1985 per addestrare le truppe di Mobutu contro i ribelli e conosce la ferocia di cui quegli uomini sono capaci. Adesso la situazione è ancora più drammatica: da un anno l'Esercito di resistenza del Signore (LRA), in cui sono stati arruolati anche dei bambini, terrorizza e uccide la popolazione per impadronirsi delle miniere e nessuno sembra riuscire a fermare l'eccidio. Nick non può far finta di niente: parte per raggiungere Silky. E questa volta non dovrà affrontare soltanto i pericoli e le insidie di una nuova missione: dovrà fare i conti con il proprio passato, con gli innocenti che molti anni prima non è riuscito a salvare e il cui ricordo, come un tormento, bussa alla porta della sua coscienza. Ma perché Silky è andata proprio in Congo? Chi si nasconde dietro questa realtà che impedisce ai bambini di restare bambini? Chi vuole mettere le mani sul metallo più quotato alla Borsa di Londra? Purtroppo nulla è come sembra, e Nick scoprirà gente spietata e corrotta, disposta a tutto per il dio denaro.

                  La Recensione

                  Sembra che la "stanca" degli autori sia un virus micidiale che colpisce a destra e a manca, per ora solo pochi di quelli che seguo nelle loro pubblicazioni non ne sono stati contagiati. Il problema è che probabilmente cavalcare troppo un genere od un personaggio, ad un certo momento comincia a lisarsi e stiracchiarsi troppo e se non s'inventa qualcosa di nuovo, alla lunga il lettore si disaffeziona.

                  Anche McNab, uno dei miei autori preferiti di action thriller, si è preso una bella influenza. Lontanissimi i fasti di "Dark Winter", "Crisi Quattro" o "Controllo a Distanza" questa opera segna ancor più il declino del personaggio meraviglioso che era Nick Stone.

                  La storia sembra messa insieme con la fretta e con i piedi e le pagine scorrono solamente tra descrizioni di armi e azioni che alla lunga sono noiose e complesse (che prima occupavano, una piccola parte della storia e non davano mai fastidio, ma interessavano) senza la benchè minima traccia di una vera trama che susciti interesse.

                  Se lo scopo poi era "sensibilizzare" il lettore alle tragedie di alcuni popoli africani si è sbagliato tempi, luoghi e contesti. Si sono perse le trame avvincenti, si è perso il personaggio ridotto a macchietta di se stesso, si sono persi i luoghi e le "operazioni" che distinguevano questi romanzi.

                  Da starci alla larga, purtroppo.


                  Voto: 1/5
                   

                    giovedì 1 gennaio 2009

                    Le grandi dimore reali - Marcello Morelli


                     

                    I Contenuti

                    Lo status dei palazzi reali è in Europa e nel mondo assai vario e complesso, sia dal punto di vista giuridico, sia da quello dell’uso e della destinazione. Vi sono infatti palazzi che fanno parte della dotazione della Corona, palazzi che appartengono a Fondazioni o che sono passate alle amministrazioni statali; vi sono palazzi esclusivamente abitati dalla famiglia reale, palazzi abitati ma parzialmente o saltuariamente aperti al pubblico, palazzi divenuti esclusivamente musei; e vi sono palazzi gestiti direttamente da organismi di Corte, altri alla cui gestione manutenzione concorrono diversi organismi sia interni che esterni alla Corte, e non solo statali.

                     

                    La Recensione

                    Bellissimo libro fotografico sulle dimore che furono di Re e Regine di tutto il mondo. Descrizioni precise e puntuali.

                    Mentre lo leggi e sfogli queste pagine patinate non puoi fare a meno di sognare com'era vivere in questi fantastici palazzi e castelli e immaginare di essere uno di queste persone che vivevano in questi contesti bellissimi.

                    Bellissime le foto e le descrizioni con le piantine delle dimore.

                    Un excursus perfetto tra queste stanze meravigliose... quant'era dura durante la lettura, alzare gli occhi e ritrovarsi fra le quattro mura domestiche!


                    Voto: 4/5

                      Novecento: un monólogo - Alessandro Baricco


                       

                      I Contenuti

                      Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.

                      In forma di monologo, il primo testo teatrale di Alessandro Baricco.



                      La Recensione

                      Un libricino che si legge in un'ora, ma che ti lascia dentro tanto, tantissimo. Una magica melodia che accompagna la narrazione, un'emozione profonda e uno scenario insolito e coinvolgente allo stesso tempo.

                      Sali sul piroscafo 'Virginian' e parti con il più bravo pianista al mondo, che ti accompagnerà in questo viaggio verso l'America, con miliardari, povera gente emigrante e tanta altre persone; dicono che non sia mai sceso dal Virginian... ma potrai sentire la sua storia dal suo più fedele amico. Una storia che ti tocca il cuore, che può insegnarti tanto anche in una sola oretta di lettura.

                      Un bambino nasce su un transatlantico e suonandovi a bordo diventa il più grande pianista del mondo, che invecchia e muore sul suo piroscafo senza mai mettere piede a terra.

                      Uno dei passaggi che più mi ha colpito è questo: "A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. [...] È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.

                      Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran.

                      Consigliatissimo.


                      Voto: 4/5