sabato 1 maggio 2010

Cella 211 - Francisco Pérez Gandul


 

I Contenuti

Il giovane Juan Olivier, al suo primo incarico come secondino in un carcere di massima sicurezza, si presenta al lavoro con un giorno d’anticipo sul primo turno di guardia. Mentre visita il braccio che rinchiude i detenuti più pericolosi ha un mancamento. Nel tentativo di rianimarlo, le guardie lo distendono temporaneamente sulla brandina di una cella al momento vuota: la cella 211. Ma non hanno il tempo di aspettare che Juan si riprenda: il carismatico Malamadre, leader indiscusso dei detenuti più pericolosi, è riuscito ad assumere il controllo del braccio e a scatenare una sommossa. Alle guardie non resta che togliersi da lì al più presto e mettersi in salvo, abbandonando l’ignaro Juan al proprio destino in mezzo ai rivoltosi.
Un originale e raffinato thriller carcerario che si avvale di un tema di grande impatto, una trama piena di colpi di scena e un protagonista camaleontico confrontato a un tragico destino.

Da questo romanzo il film rivelazione di Daniel Monzón, grande successo di critica al Festival di Venezia 2009 e assoluto trionfatore in patria ai Premi Goya 2010.

La Recensione

Libro veloce, di facile trasportazione sul grande schermo come in effetti è avvenuto; storia semplice di genere carcerario. Tutta la vicenda si svolge all'interno di un carcere spagnolo, nel braccio 5 a regime speciale, dove sono reclusi i detenuti della peggiore specie e dove si ritroverà suo malgrado il protagonista che nell'arco di poche ore si vedrà completamente trasformato e cambiato nella sua visione della vita e nel suo carattere. Tutto nasce da una coincidenza, da un valore beffardo del destino, se vogliamo da un numero, un uomo viece catapultato all'interno di un cercere e dovrà affrontare una rivolta in piena regola con tanto di ostaggi, negoziatore, reparti speciali e altri personaggi di contorno. La storia è meritevole e la scrittura invoglia la lettura ma è a tratti un po' troppo veloce, poco descrittiva e le scene si esauriscono velocemente, immagino come possa essere stato relativamente semplice adattare questo scritto ad una sceneggiatura cinematografica. Sembra quasi scritto come un copione. Ci si affezziona quasi subito al personaggio di Juan o "Mutanda" come vorrà il regime carcerario e a "Malamadre", fino adesso indiscusso capo del braccio 5; ci si diverte abbastanza anche se si può intuire il finale già molto prima delle ultime pagine, insomma godibile ma non sicuramente eccelso. Credo che le tre stellette siano la giusta valutazione. Forse se la storia fosse stata più "introspettiva" o "meditativa" sarebbe risultata più meritevole e godibile al lettore, ma avrebbe perso quella velocità che credo contraddistingue il film, che al momento non ho visto. Consigliato agli appassioanti del genere.


Voto: 3/5
 

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