venerdì 19 febbraio 2010

Il fine ultimo della creazione - Tim Willocks


 

I Contenuti

Texas, carcere di massima sicurezza di Green River. Duemilacinquecento detenuti rinchiusi in una gabbia di acciaio, granito e vetro, illuminata giorno e notte da una luce crudele. Una perfetta macchina punitiva che mette a nudo il colpevole in ogni momento della sua vita, facendo leva sulle sue fantasie paranoidi. Una concezione razionalista che dovrebbe garantire il funzionamento del potere, ma che non regge la prova dei fatti. Per questo, il direttore Hobbes decide nella sua coerente follia che è giunto il tempo di restituire la prigione ai suoi immondi abitanti, i quali, lasciati a se stessi, ristabiliranno una loro primaria morale. Ray Klein, medico condannato ingiustamente per lo stupro della fidanzata, da tre anni vive a Green River. È riuscito a sopravvivere alla violenza del penitenziario rimanendo fedele al motto: "Non sono cazzi tuoi". Poche parole scritte sullo specchio che rimanda la sua immagine ogni mattina. Da non dimenticare mai. Ed è riuscito a non impazzire lavorando nell'infermeria a fianco della psicologa Juliette Devlin. Ma il giorno in cui Klein ottiene la libertà vigilata, l'inferno di Green River prende fuoco. Il farneticante disegno del direttore sfocia in una rivolta di inaudita ferocia: assassini, rapinatori, stupratori bianchi scendono in guerra contro assassini, rapinatori, stupratori neri e latinos. Una lotta tribale di tutti contro tutti in nome della distruzione. Klein può rintanarsi nella sua cella e aspettare che l'apocalisse si consumi.

La Recensione

Non saprei esattamente, se me lo chiedessero, se consigliare o meno la lettura di questo libro. A tratti bello ed entusiasmante con l'ambientazione carceraria riprodotta molto bene, a tratti troppo prolisso e di scrittura ricercata che è al di fuori dell'ambientazione stessa e dunque e mal si mescola con la trama e a tratti decisamente fuori dalle righe per via: della profusione di sesso (quel troppo che stroppia e che risulta alla fine in alcuni personaggi come quello della dottoressa Devlin, inverosimile), linguaggio (mi sta bene che l'ambientazione lo impone, ma credo si sia esagerato) e la caraterizzazione del personaggio principale, che all'inizio pare anche troppo composto e alla fine sembra un'incarnazione di Rambo. Insomma l'dea e la storia del libro è da apprezzare, anche la chiusura finale, anche se prevedibile ci sta bene, ma sembra che si sia voluto cuocere un pezzo di carne con troppo fuoco e troppa paprika, rovinandone in superfcie tutto il gusto. Per ritrovarlo e riuscire ad apprezzare la storia bisogna insomma scartare quell'eccesso di scrittura che ha rovinato in parte quello che poteva essere un buon libro da quattro stellette. L'ambientazione carceraria è riprodotta e riportata al lettore davvero superbamente e i personaggi che ci vivono in costrizione sono pennellati molto bene e devo dire sono molto più gradevoli loro nell'insieme, che i due protagonisti principali, che a dire il vero sembrano troppo "sopra le righe" per risultare infine credibili o quanto meno simpatici al lettore. Un libro che può piacere ai fan di film come "Fuga da Alcatraz", "Le ali della libertà" e del filone carcerario, ma che per essere apprezzato appieno deve essere edulcorato da quel "troppo" di cui si accennava prima.


Voto: 2/5
 

    Cento sonetti d'amore - Pablo Neruda


     

    I Contenuti

    "I Cento sonetti d'amore" rappresentano lo sviluppo, in forme di accentuata originalità e autonomia, di un motivo che viene di lontano. Il filone da cui scaturisce quest'opera affonda non solo in Stravagario, ma anche e soprattutto nei Versi del Capitano, documento di un'epoca turbolenta in cui l'amore si manifesta in raffiche improvvise, appare dominato da accese note di passione, insidiato da furori e gelosie, agitato da rinunce e ritorni, da condanne e proteste disperate, fino alla definitiva affermazione. Matilde equivale, per Neruda, alla terra; il bacio dato alla donna rappresenta l'unione con il mondo. Per il poeta l'amore è elemento che ravviva il mondo, miracolo che si verifica attraverso la presenza della donna.Testo spagnolo a fronte.

    La Recensione

    Neruda è l'autore di poesie che amo non solo più di chiunque altro, ma che arrivo ad idolatrare, quando leggo (e rileggo e rileggo e ancora rileggo) i suoi versi. Fin da ragazzino tenevo sempre un suo libro, che avevo rubato dalla libreria di mia madre, come fonte di ispirazione e di sospiri sognanti, per le lettere d'amore che quando si è giovani tutti scriviamo al/la proprio/a amato/a. Facile farsi breccia nei cuori altrui usando ispirazioni come queste. Neruda fa dell'amore quello che l'amore stesso fa a tutti noi. Ci prende in un vortice d'emozione e di parole così calde da incenerirci il cuore e l'anima; certi versi scavano così profondamente in noi che i nostri occhi ne rimangano quasi feriti e il cuore sobbalza ad ogni fine di verso e rimaniamo in attesa di quel sospiro sognate che chiude la poesia. Alcune poesie sono capolavori che trasudano amore in ogni parola e che tinteggiano nella nostra mente le immagini che i versi stessi scrivono... "O la croce nera di una nave. Solo. A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima. Suona, risuona il mare lontano. Questo è un porto. Qui ti amo."... "A volte, come una moneta mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani."... "Saprai che non t'amo e che t'amo perché la vita è in due maniere, la parola è un'ala del silenzio, il fuoco ha una metà di freddo." Questi versi sono per me, l'apoteosi dell'amore fatta poesia.


    Voto: 5/5
     

      martedì 2 febbraio 2010

      Bar Sport - Stefano Benni


       

      I Contenuti

      Il Bar Sport è quello dove non può mancare un flipper, un telefono a gettoni e soprattutto la 'Luisona', la brioche paleolitica condannata ad un'esposizione perenne. Il Bar Sport è quello in cui passa il carabiniere, lo sparaballe, il professore, il tecnnico (con due n), che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il ragazzo tuttofare. Nel Bar Sport fioriscono le leggende, quelle del Piva (calciatore dal tiro portentoso), del Cenerutolo (il lavapiatti che sogna di fare il cameriere), e delle allucinazioni estive.

      La Recensione

      Il bar è sempre stato luogo per noi italiani di aggregazione, di amicizia, di scontri, di discussioni, di scherzi e di ritrovo, di caffè consumati mentre si decide per ore cosa fare, rendendosi poi conto che si è stati tutto il giorno al bar. Benni incarna il tipico spirito dell'italiano da bar in ogni suo clichè, facendo divertire talvolta con un sorriso, talvolta con una grossa risata e mentre si legge non possiamo non pensare a quei pomeriggi passati al tavolo d'angolo con gli amici, mentre suona il flipper, suona il juke box, suonano le risate. Questo è un buon libro, il mio terzo di Benni che leggo e devo dire che se non sempre è all'altezza del puro divertimento in ogni sua parte, anche questo scritto e godibilissimo e scorre via facilemte tra un sorriso più o meno marcato. Alcune situazioni, come i metodi per fuggire all'interrogazione di greco per fare un esempio, sono delle rare perle di umorismo puro. Consigliato a tutti.


      Voto: 4/5