sabato 20 marzo 2010

Il barone rampante - Italo Calvino


 

I Contenuti

Il narratore ripercorre la lunga vicenda del fratello, Cosimo di Rondò, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo a Ombrosa, in Liguria. Cosimo, per sfuggire a una punizione inflittagli dai suoi educatori, decide di salire su un albero per non ridiscendere mai più. Cosimo si costruisce un mondo aereo dove diversi personaggi della cultura e della politica (Napoleone compreso) lo vanno a trovare, testimoniandogli la loro ammirazione. Vive anche una tormentata storia d'amore con la volubile Viola. Cosimo muore vecchio, senza mai discendere in terra: ammalato, in punto di morte, si aggrappa alla fune di una mongolfiera e scompare mentre attraversa, così appeso, il mare.

La Recensione

Mano a mano che leggevo il libro mi sono ricordato di averlo letto in età scolare, troppe immagini mi tornavano alla mente per essere solo frutto del sentito dire; stranamente mi ero scordato di questa lettura o forse è stata un'amnesia volontaria, in quanto il libro non mi ha entusiasmato molto, soprattutto se paragonato a libri dello stesso autore come "Marcovaldo" per esempio, altra lettura affrontata durante gli studi e ripresa anche in età adulta con lo stesso entusiasmo. Niente da dire sulla scrittura di Calvino, più che di parole possiamo parlare di pennellate di descrizioni e pensieri che non possono non farci amare l'autore; devo dire che è la storia che mi ha un po' lasciato con un retrogusto amaro, alcune situazioni sono umoristicamente parlando dei piccoli capolavori, altre sono tristemente meravigliose, ma alcuni passaggi devo confessare che mi hanno annoiato. Probabilmente non condivido semplicemente l'idea di passare la mia vita su un albero, considerando anche l'esperienza in senso metaforico. Di sicuro non sono riuscito a cogliere appieno quello che l'autore voleva comunicarmi, o probabilmente il mio dissenso sta tutto nel fatto di non aver digerito la prima lettura e averla dimenticata e lo stesso "odore" nel piatto mi ha rinfrescato la memoria. Insomma un libro che mi ha convinto poco e adesso spero che la mia mente non abbia buttato nell'oblio anche gli altri due libri facenti parte di questa "trilogia" ossia "Il cavaliere inesistente" e "Il visconte dimezzato". In ogni caso sono letture che non dovrebbero mancare a nessuno e non potrei comunque non consigliarlo anche se fosse per lo stile di scrittura.


Voto: 3/5
 

    domenica 14 marzo 2010

    Dalia nera - James Ellroy (L.A. Quartet #1)


     

    I Contenuti

    Dalia Nera è il soprannome di un'aspirante attrice, giovane, bella e assai disponibile, che viene trovata morta, uccisa, anzi massacrata, in modo atroce ed efferato. Le indagini sono affidate a due poliziotti, Dwight e Lee, i quali vivono nella stessa casa insieme a Kay, ragazza dal passato alquanto burrascoso. Saranno indagini complesse, difficili e non indolori, visto che diverranno causa di altro sangue versato, e che si trascineranno punteggiate sempre più marcatamente dai problemi personali dei due investigatori e della loro convivente: al punto che quando l'assassino sarà finalmente trovato, la fine dell'investigazione sancirà più una sconfitta che una vittoria.

    La Recensione

    Questo libro è un "noir", così almeno è scritto nella quarta di copertina ed è generalmente accettato da tutti, ma etichettare con un solo genere un libro così bello mi risulta difficile perché questo trascende qualsiasi tipo di definizione. Per prima cosa bisogna dire che questo non è un libro che si digerisce in fretta, ma ha bisogno di molte ore di sedimentazione per sentirne tutti i vari gusti e profumi: beninteso parliamo di gusti forti, agghiaccianti, raccapriccianti, non adatti forse a palati troppo fini ma proprio per questa ragione, questo diventa il “Romanzo”, icona del genere noir poliziesco, che mi fa sembrare vecchio e stantio quanto letto da me antecedentemente. La storia è complessa, infarcita di violenza, assolutamente avvincente e strutturata in modo perfetto e parte da un avvenimento di cronaca nera realmente accaduto nel gennaio del 1947 ad Hollywood, un caso mai risolto: l’assassinio di Elizabeth Short, detta la Dalia Nera per l’abbigliamento con cui si calava nell’unico personaggio che le riusciva bene da aspirante attrice mancata, per andare con il maggior numero di uomini che le riusciva. Una ragazza di provincia giunta a Hollywood con il sogno del cinema e che si ritrova a fare i conti solo con lo squallore. I protagonisti sono due ex pugili, poliziotti, soci e infine amici: Bucky (Ghiaccio) e Lee (Fuoco). Tutti e due finiranno per perdersi, trascinati dall’ossessione per la Dalia. Il libro è scritto con uno stile rapido e lirico insieme, e vi porterà a fare un’immersione nella malvagità umana, dove tutto è menzogna, autodistruzione, violenza, sesso, perversioni, disperazione, nichilismo totale e sarà difficile per voi come per i protagonisti riuscire a riemergere da tutta questa solitudine; sarà difficile dimenticare il volto e le azioni di Elizabeth che sullo sfondo della storia vi chiamerà ad essa come una sirena della perdizione. Sarete storditi, ossessionati e angosciati, vivrete questo libro come i protagonisti perché Ellroy è un mostro di bravura. Voi lettori verrete travolti da queste pagine in modo totale e completo. Perché pochi libri sono scritti così bene che non potrete apprezzarlo e lasciarvi condurre nella città nera di Los Angeles descritta da Ellroy.


    Voto: 5/5
     

      mercoledì 3 marzo 2010

      Castelli di rabbia - Alessandro Baricco



      I Contenuti

      Una piccola galassia di storie che si intrecciano in una cittadina immaginaria, Quinnipak, che consente ai suoi abitanti di esprimersi al meglio delle loro possibilità, inseguendo ciascuno i suoi sogni, le sue aspirazioni, i suoi desideri di infinito in un'atmosfera ottocentesca esultante di inventività tecnico-scientifica e insieme artistica.

      La Recensione

      Quando chiesero a Baricco il perchè di questo libro, lui rispose: "Perchè questo è il romanzo che volevo leggere e che non trovavo in libreria". Una frase un po' costruita e volutamente ad effetto, ma decisamente veritiera; difficile trovare un libro così in libreria. Baricco continua a piacermi visceralmente, ogni suo testo che leggo mi entra con forza dentro e mi scalda l'anima (tralasciamo la trasposizione dell'Iliade, che proprio non c'azzecca niente con il resto). Le sue storie sono sempre bellissime, fantastiche nel termine proprio del "fantastico", dello stupire in continuazione; il linguaggio che usa di frasi brevissime, con dialoghi stretti e di poche righe, molte ripetizioni inutili al testo ma meravigliose a leggersi e il susseguirsi di piccoli episodi all'interno del libro che diventano ognuno il protagonista principale, fa di ogni suo scritto una perla. Ritrovo sempre in Baricco un po' la tragedia italiana ma scritta come un autore americano. Ogni suo libro racchiude in esso tante storie meravigliose che affascinano e la sua scrittura che molti trovano rindondante e prolissa, io la trovo sublime perchè mi cattura e mi fa sognare. Rimango dell'idea che "Oceano Mare" sia in assoluto il suo più bel romanzo, ma questo "Castelli di rabbia" si piazza di diritto in seconda posizione con tutti i suoi personaggi dipinti in maniera così vivace e particolare con colori strani, speciali, pieni di vita, di amore e follia, così unici come si diceva all'inizio, che è difficile ritrovarli in libreria. Sembra che l'autore attinga alla tavolozza della vita i colori più brillanti e cominci a dipingere storie che prendono vita: esemplare secondo me è l'episodio all'interno del libro dove le due bande che partono a suonare dai due lati opposti del paese si incontrano a metà strada con le loro musiche completamente diverse, un quadro epico che racchiude tutto il senso della vita.


      Voto: 4/5