mercoledì 21 luglio 2010

L'arciere di Azincourt - Bernard Cornwell


 

I Contenuti

Può, chi nasce sotto una cattiva stella, sfidare la sorte e vincere? Può, un solo uomo, tener testa a un intero esercito e cambiare l'esito di una guerra? Quella di Azincourt è una delle battaglie più famose della storia, teatro di uno scontro disperato tra l'esercito inglese e quello francese. Era il 25 ottobre 1415. Per gli inglesi rappresentò una straordinaria vittoria, che assunse dimensioni epiche molto prima che Shakespeare la immortalasse nel suo Enrico V... Nicholas Hook è un arciere inglese di umili origini che, per salvarsi da una condanna a morte, parte come mercenario per difendere Soissons, la città in mano al duca di Borgogna. Le informazioni che riporta in patria sulle atrocità dell'assedio, unite alla sua abilità nel combattere, gli fanno guadagnare credito presso re Enrico V, che lo vuole con sé nella campagna diretta alla conquista della corona francese. Là, sulla piana di Azincourt, i nemici, in netta superiorità numerica, verranno sconfitti in una battaglia nella quale Hook avrà un ruolo cruciale. Dal maestro del romanzo storico Bernard Cornwell, un'opera che rappresenta un unicum nella sua produzione: una vicenda costruita su una rigorosa documentazione, capace di far rivivere in tutta la sua realtà una delle battaglie più drammatiche della storia.

La Recensione

Cornwell è per me uno di quegli autori che si comprano a scatola chiusa. Perché i suoi libri mi sono sempre piaciuti, soprattutto quelli del filone medievale. Quest'ultimo però mi ha deluso parecchio. Ho trovato la storia priva di veri colpi di scena e suspance a cui ero abituato ed un incremento di maciullamenti e sangue che secondo me vanno a rovinare un po' troppo la cornice del libro. Ci mancherebbe nessuno mette in dubbio che le battaglie della Guerra dei Cent'anni siano state così cruente, Cornwell è un vero storico e si documenta in maniera precisa quando scrive un romanzo, ma ho trovato eccessive la cacofonia di descrizione dei vari sbudellamenti, schiacciamenti, evirazioni e chi più ne ha più ne metta che hanno alterato il gusto del libro. Trovo inoltre che questo libro sia una versione edulcorata della trilogia dell'arciere anche se si svolge un secolo dopo dalla sopra citata. Edulcorata perchè sembra appunto una versione sbiadita della trilogia in versione pulp. Più sangue, meno storia insomma. La descrizione degli scontri, degli stati d'animo dei soldati, del campo di battaglia sono perfette e ricostruite in maniera eccelsa e infatti il libro sembra vivere in costante attesa delle due battaglie che si svolgono all'interno e il resto fa da contorno. I personaggi, per i fan dell'autore, sono fotocopiati dagli altri libri, le ambientazioni anche per non parlare della storia che è trita e ritrita: personaggio principale inguiato e infangato ma con tanta forza morale, peripezie varie del suddetto con affiancamento di giovane pulzella, cattivo di turno che ce l'ha a morte con tutti e due, riscatto finale e vissero felici e contenti). Insomma niente di nuovo sotto il sole. Aggiungo anche la mia fastidiosissima sensazione di disagio nel leggere che un santo continua per tutto il libro a parlare con il protagonista principale, indicandogli anche quando agire e come fare nel farlo. Questa volta non posso neanche dare la sufficienza a Cornwell e me ne dispiaccio molto.


Voto: 1/5

    martedì 13 luglio 2010

    Come Dio comanda - Niccolò Ammaniti


     

    I Contenuti

    In una landa ai margini di tutto vivono un padre e un figlio, Rino e Cristiano Zena, uniti da un amore viscerale che si nutre di sopraffazione e violenza. Tirano avanti un'esistenza orgogliosa insieme a un paio di balordi. Un giorno decidono che è arrivato il momento di dare una svolta alle loro vite. Il piano è semplice: scassinare un bancomat. I protagonisti di questa fiaba apocalittica si ritrovano così in una notte di tempesta, affollata di fantasmi e rimorsi, in cui i fiumi straripano e il fango sembra seppellire ogni speranza. Ma dalle tenebre emerge una ragazzina bionda che sprigiona una forza oscura e finisce per cambiare per sempre i loro destini. "Come Dio comanda" è una sinfonia in cui la più cupa tragedia e lo humour più scatenato si fondono, dando vita a un grande affresco sociale.


    La Recensione

    Come si misura la bellezza di un libro? Certo ci sono molti modi: la storia, i personaggi, la scrittura, l'ambientazione e così via, tutte cose certo importanti... forse però basta un unico fattore che va a misurare esattamente la qualità di un libro: la voglia che si ha di riprendere la lettura dopo averla interrotta. Se il metro di valutazione che adottiamo è questo possiamo sicuramente affermare che questa storia da dipendenza, o per lo meno, questo è quello che è capitato a me. A parte i vari aspetti che abbiamo prima citato, è proprio la voglia della lettura che ti instilla questo libro che fa la differenza, la voglia di vedere come andrà a finire. Questo è il primo libro che leggo di Ammaniti e ultimamente scopro tra gli autori italiani delle vere chicche che fino ad ora mi ero perso; gli italiani e io per primo siamo un popolo di esterofili e cerchiamo sempre delle emozioni nelle letture tipicamente anglosassoni, ma forse dobbiamo proprio ricrederci, quando abbiamo in casa degli autori così bravi. Se poi vogliamo andare a considerare i vari aspetti di questo capolavoro possiamo dire che il libro è crudo, bello, intenso, duro e ben scritto, infarcito di brutture, violenza, solitudine, e disperato bisogno d'amore e di comprensione. Rino e Cristiano Zena, Quattro Formaggi, Danilo Aprea e Beppe Trecca, personaggi ai margini della società degradata, insensibile ed indifferente in una vita di provincia che non ha più valori in cui credere, in cui non esiste futuro, scenari cupi e opachi pennellati a tinte fosche. Terra di confine tra la povertà e la ricchezza, dove la violenza, i falsi miti della televisione, la droga, la bruttura, la cattiveria, la lotta per l’esistenza ne sono dominatrici. Il legame tra Rino e Cristiano, padre e figlio in una delle storie più belle e dure che abbia mai letto. Ogni personaggio un dramma atroce che ti colpisce allo stomaco e ti fa mancare il fiato. La narrazione è ricca di colpi di scena, il ritmo è incalzante, veloce e su tutto la sempre presente cupezza e drammaticità come un drappo steso su una macchina velocissima: psicolabili, adolescenti buttati, assistenti sociali in una vita troppo stretta e inadeguati, piccoli borghesi sventolanti Suv con mogli depresse imbottite di sonniferi e imbroglioni. Veramente un capolavoro, da leggere in un fiato. Seguiranno di sicuro gli altri libri di Ammaniti tra le mie letture. Un ultimo suggerimento doveroso, se finito il libro avete in mente di recuperarvi il film, non fatelo. Se avete visto il film e per questo avete deciso di non leggere il libro, ricredetevi.


    Voto: 5/5