domenica 13 marzo 2011

L'ultimo inverno - Paul Harding


 

I Contenuti

Fino a pochi decenni fa esisteva un mondo popolato di oggetti semplici, ingegnosi, meccanici, oggetti che alcuni uomini, sempre in giro con i loro carretti ricolmi di ogni tipo di merce, sapevano riparare grazia a un’arte destinata a pochi. Da questo mondo proviene George Washington Crosby. Giunto quasi al termine della sua vita, Gorge ricorda con stupore infantile la vita del padre, da cui ha ereditato fin da bambino la passione per gli ingranaggi, gli orologi e le piccole cose da curare e aggiustare. Lo rivede mettersi in viaggio per le gelide campagne del Maine su un carro trainato da muli, pronto ad arrangiarsi col minimo indispensabile per mantenere quattro figli e una moglie sempre più delusa dal suo continuo girovagare. È un padre diverso da tutti, preferisce le lunghe passeggiate in mezzo alla natura al commercio del sapone e dei generi alimentari, è capace di strappare un dente a un eremita e d’estate ama odorare l’erica e improvvisare canzoni davanti agli occhi affamati e sgranati dei compratori rimasti senza scorte. George, sdraiato su un letto improvvisato nel mezzo del salotto di casa, sogna quest’uomo che pare un veggente, amante della vita e delle sue storie, ma segnato da una malattia misteriosa e incurabile, l’epilessia. Ed era stata la malattia a condannarlo al suo instancabile vagabondare: in un giorno di intensità e dolore memorabile, durante un attacco, il padre aveva morso la magno del figlio, e la moglie lo aveva allontanato da casa. Un incidente rimasto come un’ossessione nella coscienza di Gorge, che per rimediare a quel trauma ha scelto di dedicarsi con passione, rispetto e meraviglia ai delicati meccanismi degli orologi, e infine si è lasciato travolgere dai suoi ricordi, da quel personaggio sognante e poetico troppe volte considerato solo un folle e inutile venditore ambulante, e che George, con la sua fantasia onirica e potente, riesce a incontrare e ad amare di nuovo.
 

La Recensione

Premio Pulitzer? Bha. Davvero di basso livello questa storia.
Scritto in maniera altamente poetico, aulico e descrittivo, con molte metafore davvero belle, storia commovente a tratti (solo a tratti purtroppo) e... e... niente di più. Il resto non pervenuto.
Un bel piatto decorato con all'interno niente da mangiare.
Rimango sempre più convinto che intorno all'assegnazione dei premi letterari, valgono più i poteri degli editori che il valore degli autori.
Potete, se volete, perdere un paio di giorni e leggere delle descrizioni sicuramente di grande impatto, molto ben pitturate e altamente ben rese, ma potete anche pensare di leggere qualcosa dai contenuti più "tastabili", soprattutto una storia molto meglio sviluppata (questo mi sembra più un racconto lungo dal finale raffazzonato) e non farvi convincere come me dalla "pecetta" rossa Premio Pulitzer ben in vista sulla copertina; perchè l'unico premio che potrebbe vincere per quanto mi riguarda, è quello della noia.



Voto: 2/5

 

    Nessun commento:

    Posta un commento