venerdì 23 settembre 2011

Il miglio verde - Stephen King





I Contenuti


Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come "Il Miglio Verde", i detenuti come lo psicopatico "Billy the Kid" Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri?
 

La Recensione

Credo proprio di essere un fan Kingiano del tutto atipico.
Non si spiegherebbe altrimenti il fatto di come mi sia innamorato de "L'ombra dello scorpione" e abbia trovato pesantissimo "It", di come mi abbiano entusiasmato tutti i libri firmati "Bachman", o l'odiato dai molti "Cell" e abbia trovato lentissimo questo Miglio Verde, tralascio la saga di Roland che è umanamente apprezzata da tutti.
Altro che miglio, qui mi è sembrato di fare la maratona di New York.
Le prime parti del libro sono davvero di una lentezza esasperante e solo il finale mi fa aggiungere una stelletta alla mia recensione che altrimenti sarebbe stata una stroncatura piena. Avevo già fatto fatica con il film, ma di solito i libri sono meglio... di solito appunto. C'è sempre un'eccezzione che conferma la regola.
King è bravissimo anche a scrivere racconti, ecco questo l'avrei visto benissimo come un racconto, magari un racconto lungo, tagliando a piedi uniti molte parti, soprattutto quelle di lui invecchiato all'ospizio o quelle di contorno "d'ambito famigliare", davvero troppo indigeste, troppo inutili al contesto.
Mi sembra del tutto superfluo scrivere un riassunto della trama, chi non ha ancora letto il libro avrà sicuramente visto il film, decisamente più passabile, per lo meno quello in un'ora e mezza lo fai fuori.
Non so veramente cosa scrivere di più, non mi è piaciuto, neanche lontanamente e non ci posso fare nulla. Quello che mi ha più infastidito è stato tutto quel continuo richiamo ai miracoli, a Dio, alle preghiere, certo posso capire il contesto culturale del 1930, ma io proprio non lo sopportavo.
Anche i personaggi li ho trovati tediosi all'inverosimile, dal gigante Coffey al Capo Edgecombe, passando per tutte le altre piattole e soprattutto il topo. Per non parlare delle mogli.
E' brutto a scriversi ma i personaggi più negativi erano i più accettabili ai miei occhi, forse perchè almeno loro facevano qualcosa, segno che se un assassino diventa più accattivante agli occhi di un lettore di tutta la ciurma buona, siamo poco al di sopra della cosidetta "frutta".
Accetto il fatto che detesto i libri di King più amati dai suoi fan e letteralmente impazzisco per quelli più odiati.
E va bhe, pace e amen.



Voto: 2/5

Nessun commento:

Posta un commento