sabato 17 settembre 2011

L'uomo di Berlino - Dan Vyleta





I Contenuti


Berlino, inverno 1946. La guerra è appena terminata e la città mostra al mondo tutte le sue ferite. Non c’è quasi edificio che sia rimasto in piedi e gli abitanti si aggirano come spettri, in attesa che il cielo plumbeo si apra e accada qualche miracolo che permetta loro di sopravvivere. Anche Pavel Richter non possiede quasi nulla, a parte i tanti libri che tappezzano le pareti del suo appartamento. Con lui c’è Anders, un orfanello che traffica nel mercato nero e procura a Pavel la penicillina di cui ha bisogno per una brutta infezione ai reni. In cambio, Pavel cerca di fare da padre e da insegnante al ragazzino.
Al piano di sopra abita Sonia, una donna che come tante altre ha un solo bene da offrire in cambio di ciò che le serve per non morire di stenti: il proprio corpo. Che cosa la unisce a Pavel? Ma soprattutto, chi è veramente, Pavel Richter? Ha il passaporto americano e parla alla perfezione quattro lingue, compreso il russo; legge Dickens ad alta voce e cita a memoria Dostoevskij, ma non batte ciglio quando il suo migliore amico, Boyd White, di professione magnaccia, si presenta alla sua porta con una strana consegna: un cadavere...

 

La Recensione

A volte si fanno strani e piacevoli incontri in libreria e non mi riferisco all'opposto sesso per dispensare consigli di lettura che portano ad uscite conviviali.
Mi riferisco a quei libri che non vengono esposti nelle vetrine, nei tavoli all'ingresso o negli espositori messi apposta tra i passi del lettore che entra in libreria. A volte spulciando negli scaffali, si trovano delle chicche che non vengono spinte dalle case editrici senza nessun motivo apparente.
In particolare questo "L'Uomo di Berlino", che si svolge appena dopo la fine della seconda guerra mondiale, in una Berlino occupata e divisa tra le varie forze di occupazione, i liberatori dell'oppressione nazista: i russi, i francesi, gli inglesi... padroni di una città distrutta, prostrata dalla fame, dalle bombe, dai soprusi dei cosidetti "liberatori".
Berlino è una città incurabile dalle profonde ferite. Molti edifici sono crollati, quelli che rimangono in piedi sono a metà, come ubriachi che si appoggiano al cielo. Gli abitanti ormai sono gusci vuoti che vagano senza dimora tra i relitti della loro splendida città, vendendo quello che possiedono, molte volte il loro stesso corpo, per un pezzo di pane.
Anche a Pavel Richter non resta più nulla, a parte i suoi libri, un ragazzino orfano, il suo passaporto americano, la sua intelligenza e una brutta infezione ai reni; Pavel è un uomo che nasconde probabilmente uno strano passato e quando il suo migliore amico busserà alla porta con un cadavere in una valigia, scopriremo che non tutto quello sembra, è, in realtà.
Segreti e misteri si rincorrono tra queste pagine dense di emozioni e suspense che segnano l’esordio di questo nuovo autore, anche se ho visto che dai nostri amici americani su Gr è presente un altro suo libro (che attenderò con ansia nella sua traduzione); autore che coinvince, diverte, emoziona e getta luce su un periodo, quello della liberazione, che non fu per tutti la parola fine alla miserie della guerra.
Consigliato a tutti.

 

Voto: 4/5

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