sabato 5 novembre 2011

Il peso della farfalla - Erri De Luca





I Contenuti


Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l'odore dell'uomo, dell'assassino di sua madre. Anche l'uomo, quell'uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell'uomo porta, impropriamente, il nome di "re dei camosci" - per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l'abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l'imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l'immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l'attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. "In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove," dice De Luca. E qui si racconta, per l'appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.
 

La Recensione

Romanzo, che è più racconto. Lieve come un peso di farfalla. A volte determinante.
Primo libro di questo scrittore che affronto, ho visto in libreria che tutti i suoi romanzi sono piuttosto succinti o appunto lievi e considerate le vendite e l’apprezzamento di questo autore ho pensato che come in molti altri settori, non è il peso che determina la qualità; scorse velocemente le varie trame ho scelto questo suo scritto per iniziare a leggere le sue opere.
Quello che mi ha attirato è stata indubbiamente l’ambientazione, io amo la montagna in ogni sua veste e caratteristica e poi l’ubicazione nelle Dolomiti, le mie montagne del cuore, hanno dato la spinta definitiva all’acquisto.
Soldi spesi bene? Sì, di sicuro. La scrittura è notevole, arriva direttamente a quelle corde sensibili che stanno in ognuno di noi, non stancano, anche se in tutto il romanzo non esiste un dialogo; dunque più fiaba che storia? Forse, la definizione giusta è quella di parabola, scritta da un laico, dunque di ancor maggior pregio o curiosità.
Un giorno perfetto che delimita l’autunno con l’inverno, un inverno in montagna dove il silenzio può davvero chiamarsi in tal modo, quando la neve ricopre il tutto. Dunque il tempo della svolta, il tempo dei duelli, prima del lungo riposo.
Due Re contrapposti sotto l’occhio del "padrone di tutto, che si lasciava togliere, ma teneva il conto”: L’uomo, solitario che ha rifiutato ogni presente, e assassino per scelta di uomini e camosci; la bestia, Re dei Camosci, cresciuto solitario, rimasto solitario, ma richiamato al branco come la Natura comanda.
Cosa sarà determinante nello scontro? Ma certo, il peso di una farfalla.
Non voglio scrivere della trama per non rovinare la magia del racconto, che è struggente, ricco di simboli e di parabole sul significato della natura, della vita, della montagna.
Infine, anche se la scrittura e la struttura narrativa è semplice, si deve leggere questo libro attenzione, se non con concentrazione come è giusto che sia durante un arrampicata in montagna e l’esempio non è certo casuale: anche qui richiamo simbolico. E, arrivati in cima, si gode il panorama della conoscenza e il senso di conquista, che solo la lettura e la montagna possono dare.
Consigliatissimo.



Voto: 5/5

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