venerdì 24 febbraio 2012

2001: Odissea nello spazio - Arthur C. Clarke


2001: Odissea nello spazio (Odissea nello spazio, #1)

 

I Contenuti

Un enigmatico monolito viene trovato sepolto sotto la polvere della luna, gli scienziati scoprono con stupore che risale ad almeno tre milioni di anni. Una volta dissotterrato, l'oggetto comincia a emettere un potente segnale verso Saturno. Un'astronave pilotata da uomini, la Discovery, viene mandata a indagare. I membri dell'equipaggio sono uomini ben addestrati, ad assisterli c'è un computer autocosciente e ultra-sofisticato HAL 9000. La programmazione di HAL rispecchia la mente umana: è capace di senso di colpa, di nevrosi, perfino di uccidere. Quando HAL si rende conto che la missione va al di là dell'umana comprensione, comincia a uccidere a uno a uno gli uomini e a sabotare l'astronave per impedirle di procedere verso l'ignota destinazione.


La Recensione

Libro maestoso, autentico mostro sacro della fantascienza. Non si può essere appassionati di questo genere di lettura se non si è mai letto "2001: Odissea nello spazio".

Tutto comincia tre milioni di anni fa con l'apparizione inquietante di un monolito sulla Terra, struttura aliena dotata di straordinari poteri che accese la scintilla dell'intelligenza nelle scimmie trasformandole in esseri umani. All'alba del ventunesimo secolo all'apice delle conquiste spaziali terrestri un identico monolito nero viene trovato sulla Luna. Questo segna l'inizio dell'avventura del comandante Dave Bowman, del suo vice Frank Poole e del supercomputer Hal a bordo dell'astronave Discovery. 

Scritto negli anni 1964-1968, vero precursore dei tempi, ricordiamo che ancora l'uomo non aveva allunato è pieno di dettagli tecnici e di invenzioni stupefacenti: realisticamente è costruito in maniera perfetta; in contemporanea con la lavorazione dell'omonimo film di Stanley Kubrick e giunto sugli scaffali mentre il film usciva nelle sale, da vita a quasi due storie diverse. E' impossibile credo, parlare di questa storia e scindere la pellicola dal libro. Clarke più legato alla realtà, ai dettagli tecnici, Kubrick al simbolismo e al misticismo.

Se ovviamente Clarke ha abbondato di dettagli tecnici ha di contro lesinato un poco sulla caratterizzazione dei personaggi, ma perché probabilmente non era questo quanto ci si prefiggeva. Tanto più scarsa è la descrizione dei personaggi umani, quanto è più meravigliosa e costruita eccellentemente quella del supercomputer HAL, meraviglia umana di 'intelligenza artificiale, che cadrà poi nella totale nevrosi e follia. 

Un libro davvero eccezionale, dilatato nel tempo e quasi privo di dialoghi per dare spazio ad argomenti come le chiavi dell'esistenza umana, la scoperta dell'ignoto e forse il conflitto con Dio: un viaggio che comincia nel passato remoto di tre milioni di anni fa e finisce con un viaggio interstellare, nel tempo, e all'interno della stessa mente umana.

Bello come sola certa fantascienza di classe sa essere, anche se perde un qualcosa nel finale, che mi ha lasciato un po' perplesso, o forse immaginavo qualcosa di diverso come degna conclusione del viaggio della Discovery. Sicuramente da consigliare con in accoppiata con il film di Kubrick, per gustarsi a 360 gradi questa meraviglia. E per guardare nell'occhio rosso di Hal 9000. 


Voto: 4/5

    giovedì 16 febbraio 2012

    Fahrenheit 451 - Ray Bradbury


    Fahrenheit 451

     

    I Contenuti

    In una indeterminata e supertecnologica civiltà del futuro, un regine totalitario inteso a garantire la "felicità" dei suoi sudditi vieta severamente di detenere e di leggere libri; chiunque ne sia trovato in possesso viene arrestato, e i libri e la sua casa bruciati da Vigili del Fuoco demandati, anziché a spegnere, ad appiccare incendi. Il protagonista Montag, dapprima zelante esecutore, comincia a poco a poco a nutrire dei dubbi sul suo lavoro, anche perché una giovane apparentemente "pazza" incontrata per caso turba profondamente le sue convinzioni.
    Alla morte della cultura corrisponde nel romanzo il trionfo della distruzione, prima delle menti e poi dei corpi, fino all'apocalisse di una guerra insensata e incomprensibile che cancella ogni insediamento umano. La dura denuncia di un pericolo mortale che aleggia sulla civiltà occidentale acquista in tal modo i tratti di una terrorizzante profezia, la cui cupezza è appena mitigata dall'afflato di palingenetica speranza che erompe, sommessamente, dal finale.

    La Recensione

    Capolavoro della letteratura. Uno di quei libri che non possono mancare nella vita di un lettore e infatti mi sembrava strano non averlo letto e giustamente durante la stessa mi sono ravveduto di averla intrapresa molto tempo fa.

    La cosa grave mi sembra che sia l'averlo dimenticato a tal punto da scordarmi di averlo già letto; grave perchè è l'indice di quanto mi sia piaciuto e in effetti anche in questa seconda lettura non mi ha entusiasmato. E' veramente di una lentezza spaventosa, anche se la trama e il contesto sono sicuramente entusiasmanti.

    Fahrenheit 451 è la temperatura a cui la carta brucia per autocombustione. Un mondo futuristico, in cui le guerre scoppiano e durano pochi attimi, dove il governo totalitario manipola le menti dei cittadini tramite dei televisori avveniristici: una società diventata completamente apatica e conformista. In più esistono i vigili del fuoco, che invece di domare gli incendi, li appiccano nelle case in cui sono conservati dei volumi, ovviamente diventati illegali. Questo ha portato gli uomini a vivere in uno stato di vegetarismo sentimentale, dove la morte, l'amore non praticamente hanno perso di significato.

    Se vogliamo fare un paragone con un altro libro simile in cui viene descritta una società futuristica così alienata, possiamo farlo con 1984 di Orwell e a mio parere quest'ultimo è molto migliore. Personalmente non amo propriamente i libri in cui le riflessioni strabordano cos' invasivamente sulle azioni e Montag (il protagonista principale) per metà buono del libro non fa assolutamente nulla e quando ci si mette, sono più gli antagonisti a prendere in mano la situazione. Mi sarebbe sicuramente piaciuto di più di leggere di personaggi come Faber e Beatty, mentre ho trovato insopportabili Clarisse e Mildred.

    Ovviamente è bello vedere il cambiamento di Montag e la parte finale del libro è di gran lunga migliore di quella iniziale, forse perchè comincia a succedere veramente qualcosa. L'ambientazione è buona, ma non eccelsa, ma giustamente si puntava sui risvolti sociologici della vicenda.

    Il libro rimane comunque una lettura da fare perchè insegna e fa capire l'importanza dei libri, della lettura, delle divergenze delle idee. Ed è scritto divinamente. Una società senza una cultura, senza una storia tramandata attraverso i libri, è una società morta e perdente in partenza. Ma rimane comunque un libro che io ho trovato troppo lento e anche se comunque lo consiglierei, non va più in là di tre stellette.


    Voto: 3/5

      domenica 12 febbraio 2012

      Nuda canta la notte - Federico García Lorca


      Nuda canta la notte

       

      I Contenuti

      L'evoluzione della poesia di García Lorca, che Carlo Bo così bene descrive in un percorso che iniza nel periodo giovanile con le e il , si fortifica nel , si irrobustisce passando dal canto alla canzone, e infine passa , è, possiamo dirlo, un'evoluzione formale: amore e morte - coi loro segreti nascosti nel paesaggio incandescente, nei volti e nella carne, nelle immagini riconoscibili di una tradizione terrena antica profondamente intrisa di anima, spirito, mente - sono la fonte dolorosa dalla quale i versi sgorgano fin dal principio.


      La Recensione

      Settimo numero di questa bellissima iniziativa questa del Corriere della Sera, che porta un secolo di poesia nelle nostre case con le grandi voci del Novecento in una collezione di antologie inedite, con ricchi apparati e nuove introduzioni. Un appassionato racconto del mondo attraverso i versi dei più grandi poeti italiani e stranieri.

      Fino ad ora non ho mai parlato della veste di questa collana, che trovo meravigliosa: gli acuqrelli che disegnano le copertine, la scelta della carta ruvida dei frontespizi, il formato e la qualità della carta delle raccolte. Splendide scatole, per splendide parole.

      Questo numero è dedicato a Federico García Lorca, autore conosciutissimo, ma di cui io a parte qualche poesia non avevo mai letto una sua raccolta completa. Mi ha entusiasmato davvero molto, soprattutto la parte iniziale del libro che contengono gli scritti giovanili, un po' meno la parte finale dove si nota la maturità del poeta ma l'ermetismo prevarica sul canto dei sentimenti e della natura.

      Le poesie che più mi sono piaciute sono state: "Canzone autunnale", "Cicala!", "Madrigale d'estate", "Madrigale", "Vento di notturno", "Grafico della petenera", "Morì all'albeggiare" e "La sposa infedele" (forse la più bella).

      Noto ancora che il poeta anche in questo caso ha vita tormentata, altalenarsi di successi e abbattimenti con una convivenza con una omosessualità con cui non riesce a vivere, esule e assassinato… questa inquietudine sfocia in canto per chi lo vuole stare a sentire; sofferenze, paure, amore e tormento si trasformano in parole delicate, squisite e superbe.

      "Per un sentiero va la morte, incoronata, di zigare appassite. Canta e canta una canzone con la chitarra bianca, e canta e canta e canta."


      Voto: 3/5

        sabato 11 febbraio 2012

        La macchina della morte. Notizie da un mondo in cui le persone sanno di che morte morire - Ryan North, Matthew Bennardo, David Malki


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        I Contenuti

        La macchina è stata inventata quasi per caso qualche anno fa. Con un semplice esame del sangue sa predire il modo in cui lasceremo questo mondo. Nessuna data. Nessun dettaglio. Solo un foglietto di carta con poche parole, insieme precise e insopportabilmente vaghe. Un oracolo infallibile, criptico e beffardo. Spaziando dall'umorismo alla fantascienza, dall'horror all'avventura, trentaquattro racconti di autori diversi immaginano mondi in cui il fatale responso della Macchina della Morte diviene il fondamento di una nuova gerarchia sociale o una semplice voce del curriculum, un mostro pervasivo contro cui lottare o una moda passeggera, il dato che può bruciare la carriera di un politico o il centro di nuovi giochi di società. Trentaquattro voci diverse per indagare come cambierebbero i rapporti umani e il lavoro, gli ospedali e le scuole, la giustizia e il crimine. Saremmo più liberi o vivremmo incatenati a quella sentenza ineluttabile, condizionati in ogni scelta da un destino che può materializzarsi in qualsiasi momento? Saremmo morbosamente attratti da ciò che ci ucciderà o cercheremmo di fingere con noi stessi di non sapere nulla? Sfideremmo la macchina per smentire il suo verdetto o cambieremmo la nostra vita nel tentativo di allontanare il più possibile un finale già scritto? Da un'idea nata sul web, un libro che può sembrare un gioco, ma che è anche un modo per riflettere sulla nostra ossessione di voler sapere tutto, di svelare anche l'ultimo mistero.


        La Recensione

        L'idea che sta alla base di questo libro e cioè l'invenzione di una macchina che con un semplice esame del sangue sa predire il modo in cui moriremo, è in qualche modo geniale. 

        Se poi specifichiamo che la macchina non stampa nessuna data, nessun dettaglio ma solo poche parole, oltretutto molto vaghe e di facile ambiguità (vecchiaia potrebbe voler dire morire molto in là con gli anni, ma anche che un simpatico vecchietto ti stiri con la macchina), raggiungiamo davvero l'originalità e la genialità.

        L'idea nasce dal web, viene pubblicata una vignetta che illustra la trovata della "Macchina della Morte". Viene passata la palla ai lettori ed ecco arrivare 675 racconti, da cui gli autori ne sceglieranno questi 30 e ne aggiungeranno loro altri 4. Ed è qui secondo me che perde tutto il fascino di questo libro: sono davvero troppi e così un'idea molto originale si dilata all'inverosimile in una ridondanza dello stesso concetto, che anche se differenziato in qualche sfumatura rimane sempre uguale.

        Bellissimo esperimento sociologico: non è possibile conoscere il futuro, nemmeno in minima parte, ed è questa la fortuna dell'uomo, dunque come potrebbe evolversi una società in cui si sa, anche se con i limiti esposti prima, in cui si sa come si morirà? Saremmo più liberi o viceversa incatenati alla sentenza? Cercheremmo di cambiarla o ci adegueremo ad essa formando gruppi con morte simile alle nostre? Delle nuove caste in cui gli "annegati" avranno ragione sui "suicidi"?
        Eviteremmo per sempre dopo aver letto "incidente aereo" di volare per poi morire nel nostro letto mentre un jumbo ci atterra sul soffitto?

        Come vedete l'idea era perfetta, soprattutto spaziando tra i molti generi, dalla fantascienza all'horror al fantasy all'umorismo, ma i racconti non affatto all'altezza delle idee espresse. Probabilmente perchè scritti da persone che scrittori non sono. E poi la ridondanza tra le storie è molta, troppa. Probabilmente se fossero stati la metà, sarebbero raddoppiate anche le mie stelle.

        Un esperimento geniale, finito male.


        Voto: 2/5

          lunedì 6 febbraio 2012

          Il canto ferito - Alda Merini


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          I Contenuti

          Tutti quei riflettori (non sempre rispettosi), tutte quelle luci perennemente accese su di lei da un lato hanno permesso alla sua poesia di raggiungere migliaia di non addetti ai lavori poetici, e all'affetto del pubblico di raggiungere lei, che di crediti ne aveva non pochi ("ho mille tramonti alle mie spalle"); dall'altro, trasformando maldestramente in poesie e libretti ogni sua parola, hanno inquinato il campo e accresciuto la già malcelate diffidenza degli intellettuali nei suo confronti: ogni animale all'incontro con una specie anche leggermente diversa arretra di un passo, diffida.


          La Recensione

          Altro volume sulla poesia del novecento della raccolta del "Corriere della Sera", questa volta la monografia è sulla figura di Alda Merini, poetessa milanese che ebbe una vita a dir poco tormentata.

          Il suo tormento e la sua disperazione, seguita dagli anni in manicomio, si percepisce in tutta la sua forza nelle poesie, come negli scritti, in tutte le sue opere; ho trovato alcune davvero disarmanti, altre più ermetiche e di difficile comprensione, ho trovato toccanti le pagine di diario in fondo a questo volume.

          Le sue poesie sono tantissime, quelle che ho più apprezzato in questa raccolta sono state: "Il gobbo", "Canzone triste", "Sorgente", "I poeti lavorano di notte" e "Rendimi i miei capelli".

          La vita di questa poetessa è stata davvero incredibile, ricca di dolore, sempre alla costante ricerca di equilibrio tra follia e normalità. Così come le sue poesie, anche un profano come me lo può capire scorrendo queste pagine.


          Voto: 3/5

            domenica 5 febbraio 2012

            Tutti i figli di Dio danzano - Haruki Murakami


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            I Contenuti

            Sei incontri che possono cambiare il corso di un'esistenza, o che promettono una via d'uscita dal dolore, la cura di una ferita, la decifrazione di un mistero, o addirittura la salvezza di una città intera. Un uomo abbandonato dalla moglie parte per l'isola di Hokkaido per consegnare un pacchetto alla sorella di un collega. Cosa contiene il pacchetto? Forse il vuoto che sente dentro, quella "bolla d'aria" per cui la moglie lo ha lasciato. In una località di mare una ragazza stringe amicizia con un pittore la cui unica vera passione è accendere falò sulla spiaggia. Qual è la forma del fuoco? Quale il modo di ottenere un fuoco veramente libero?


            La Recensione

            Di questo autore ho letto solo alcuni dei suoi romanzi sino ad ora, questa era la prima raccolta di racconti che leggevo, anche se so che ne ha scritte altre. Folgorato dai romanzi, rimango un po' deluso da questi racconti. 

            La mia opinione è che Murakami, nonostante la sua incredibile originalità che esce prepotente anche in questi racconti, non renda allo stesso modo che come nel romanzo. I racconti mi sembrano troppo brevi per poter dare respiro al suo stile. 

            Alcuni testi nel libro mi sono piaciuti più di altri, primo fra tutti l'ultimo "Torte al mele": tre amici, due giovani studenti e una ragazza, tutti innamorati, ma di chi veramente? Altri li ho graditi decisamente meno su tutti quello del lombrico gigante; filo conduttore fra tutti un terremoto che colpisce una regione del Giappone, tutte le storie in qualche modo richiamano tale evento o lo fa da sfondo. 

            Lettura scorrevole e carina, ma decisamente ho preferito i suoi romanzi. Da rivalutare alla prossima raccolta di racconti.


            Voto: 2/5

              mercoledì 1 febbraio 2012

              Auschwitz. Ero il numero 220543 - Denis Avey


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              I Contenuti

              Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri. Durante il giorno si trova a lavorare insieme ai detenuti del campo vicino chiamato Auschwitz. Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui. Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager. Quando milioni di persone avrebbero dato qualsiasi cosa per uscirne, lui, coraggiosamente, vi fece ingresso, per testimoniare un giorno la verità. La storia è stata resa pubblica per la prima volta da un giornalista della BBC, Rob Broomby, nel novembre 2009. Grazie a lui Denis ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che salvò dal campo. Nel marzo del 2010, con una cerimonia presso la residenza del Primo ministro del Regno Unito, è stato insignito della medaglia come "eroe dell'Olocausto".

              La Recensione

              Prima di tutto una precisazione: questo è solo parzialmente un libro che parla di Auschwitz, diciamo la parte centrale, il resto del libro parla di guerra e di prigionia, non espressamente di campi di concentramento.
              La scelta dell'entrata volontaria nel campo di Auschwitz in effetti poi si riduce a poche paginette, che descrivono le solo due notti passate dall'autore nel distaccamento del campo di Monowitz. Dunque non so bene come valutare la scelta del titolo: pura scelta commerciale/editoriale?

              Chiarito questo, possiamo dire che il libro è bello, molto coinvolgente e scritto bene, racconta della vita di un soldato inglese, arruolato volontario durante la seconda guerra mondiale e mandato a prestare servizio in Africa e tutta la prima parte del libro è focalizzata su questo: battaglie, vita da caserma, etc. e devo dire che questa parte è piuttosto lenta.

              Poi arriva la prima fuga e la prigionia in Italia e successivamente si entra nel vivo dei ricordi di Denis, con la deportazione ad Auschwitz, ovviamente essendo un prigioniero combattente alleato e non ebreo, viene internato nelle baracche dei soldati, non nel vero campo di sterminio, questa parte del libro è la più interessante, la più veloce.

              Infine arriva la parte forse meno interessante e poco piacevole da leggere, cioè la dopo prigionia, la ricerca di alcuni superstiti e le varie attività dell'autore per salvaguardare la memoria dei campi di sterminio.

              Una vita decisamente appassionante, avvincente e notevole; forse il libro non è esattamente paritario alla vita dell'autore e non ho gradito molto la furbata del titolo, rispetto a tutto il contesto della trama.


              Voto: 3/5