domenica 18 marzo 2012

La gioia degli angeli - Rainer Maria Rilke


La gioia degli angeli

 

I Contenuti

L'accettazione della propria fragilità e della morte dona all'uomo quella consapevolezza e sicurezza che prima, travolto dall'impressionismo delle cose, egli ignorava. la fragilità non significa nullità: anche le cose più umili - le funi del cordaio di Roma, le anfore del vasaio sul Nilo - acquistando valore perchè dall'uomo vivificate. Ora si possono cogliere e nominare le cose in attimi di pura e completa gioia orfica: <>, dice uno dei Sonetti a Orfeo (I, XIX), a cui fa eco un verso della Settima Elegia: <>.

La Recensione

Bellissima iniziativa questa del Corriere della Sera, che porta un secolo di poesia nelle nostre case con le grandi voci del Novecento in una collezione di antologie inedite, con ricchi apparati e nuove introduzioni. Un appassionato racconto del mondo attraverso i versi dei più grandi poeti italiani e stranieri. 

Siamo qui al decimo autore, Rainer Maria Rilke e purtroppo devo dire che non mi è piaciuto affatto. Qui è presentato con le sue due opere maggiori: i Sonetti a Orfeo e le Elegie di Duino. L'autore ha scritto sia in versi e sia in una prosa altamente lirica. Le sue immagini ossessionanti tendono a concentrarsi sulla difficoltà di comunione con l'ineffabile in un'epoca di incredulità, solitudine e un ansia profonda, temi che tendono a posizionarsi come una transizione tra la poesia tradizionale e i poeti modernisti.

Purtroppo non sono riuscito ad entrare in sintonia con i versi del poeta sia dall'inizio e la lettura si è davvero protratta penosamente. Quando ho finito di leggere questa antologia mi ha lasciato solo con un senso di vuoto pretenzioso, che come lo stesso poeta ha dichiarato più volte non sapeva bene che cosa voleva dire; non so probabilmente letto in lingua originale il tutto avrebbe assunto altri significati.

Mi sento frustrato con alcuni poeti che usano il loro oscurantismo, per me inutile che da vero profano della poesia, per me nasconde solo il fatto che stanno in realtà scrivendo del nulla, nel nulla e il nulla.

Preferisco decisamente una poesia diretta, che tocca le corde dell'anima con le sue parole dirette, senza nasconderle dietro ad altre: preferisco infinitamente i Pessoa, le Szymborska ed i Neruda, sicuramente un mio limite dettato dalla mia ignoranza, ma così è.


Voto: 1/5

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