venerdì 29 giugno 2012

L'allegria / La terra promessa / Il taccuino del vecchio / Ungà - Giuseppe Ungaretti




 

I Contenuti

A un grande poeta formalista, a un grande poeta manierista corrispondono, perché no, tappe precise, riconoscibili, sempre cruciali: ogni tappa una maschera diversa, un diverso nome. Si potrebbe ricostruire questa vita, come Ungaretti stesso fece,attraverso la metafora dei suoi fiumi, pensando al fiume come metafora del tempo, pensando al tempo come durata, secondo la lezione di Bergson, e pensando alla durata sia come tempo domato, cioè abolito, sia come intensità permanente dell'accaduto, come memoria del presente o continuità dell'esperienza. l suoi fiumi: il Serchio degli avi, il Nilo della sua infanzia, la Senna della sua formazione, Pisonzo della sua perdizione e resurrezione, il Tietè dei suoi lutti, il Tevere della fatalità, della guerra, delle troppe perdite. Ma, meglio ancora, tra tutte le poesie opache, che pure vi sono, meglio sarebbe leggere quelle tanto semplici quanto memorabili che di volta in volta definiscono le diverse maschere di cui dicevamo e che, sempre, sono come scintille esplose dal gran corpo della storia d’una ricerca di vita e despressione, tutfaltro che orfica: storia di un'avanguardia perenne, ovvero d’una perenne possibilità di resurrezione.



La Recensione

Siamo arrivati al numero venti di questa bellissima iniziativa del Corriere della Sera, che porta un secolo di poesia nelle nostre case con le grandi voci del Novecento in una collezione di antologie inedite, con ricchi apparati e nuove introduzioni. Un appassionato racconto del mondo attraverso i versi dei più grandi poeti italiani e stranieri. 

Questo numero è dedicato a Giuseppe Ungaretti che è stato un poeta e scrittore italiano. La poesia di Ungaretti creò un certo disorientamento all'inizio. A fare la fortuna di questo poeta furono i sostenitori dell'ermetismo, che,riconobbero in lui il loro maestro e precursore. Da allora la poesia ungarettiana ha conosciuto una fortuna ininterrotta. A lui, assieme a Umberto Saba e Eugenio Montale, hanno guardato, come un imprescindibile punto di partenza, molti poeti del secondo Novecento.

Personalmente, come in verità mi capita spesso, amo le prime opere dei poeti che leggo, quando ancora l'ardore giovanile ha il sopravvento sulla forma e lo stile; di Ungaretti poi c'è da rimanere affascinati dalla sua vita, combatté volontario durante la Grande Guerra, visse gli orrori delle trincee, sul Carso, dove le notti non finivano mai e il giorno versava nuovi orrori sui nostri soldati. Visse per il mondo, perse un figlio e da qui i suoi versi toccarono le note più dolorose.

Ed ecco che le poesie che più mi sono piaciute sono proprio quelle scritte in guerra: "Silenzio", "Fratelli", "Sono una creatura", "San Martino del Carso", e la più bella in assoluto "Soldati":

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

Questi versi incarnano lo spirito triste che metaforizza la condizione umana alle foglie d'autunno sugli alberi, che possono essere spazzate via come niente dal primo refolo di vento freddo.

Uno dei maestri del novecento italiano.


Voto: 4/5

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