giovedì 26 luglio 2012

Tra noi e la libertà - Slavomir Rawicz




 

I Contenuti

Catturato con l'accusa di essere una spia nel 1939, il ventiquattrenne tenente Slavomir Rawicz della cavalleria polacca viene incarcerato dai russi. Al processo, dopo un anno di durissimo carcere, viene condannato a venticinque anni di lavori forzati in Siberia. Riuscirà a fuggire con altri sei prigionieri e con loro affronterà 6.500 chilometri di marcia estenuante attraverso deserti e montagne. Tra i pochi a sopravvivere, arriverà fino in Tibet dove verrà accolto e curato insieme ai suoi compagni inglesi.


La Recensione

Questo libro, da cui è stato tratto recentemente anche un film, è un mistero nell'avventura stessa. Come sempre incuriosito dalla vita di uomini straordinari che compiono imprese che vanno al di là dell'incredibile, ho scoperto parecchie cose interessanti. Ma cominciamo dall'inizio...

Sławomir Rawicz, autore di questo libro, morto nell'aprile del 2004, era un tenente polacco, imprigionato dai sovietici dopo l'invasione tedesco-sovietica della Polonia. Lo scrittore racconta la sua prigionia e la sua fuga in questo libro: ha affermato che nel 1941 lui e altri sei compagni sono fuggiti da un Gulag siberiano il campo 303 che era di a 650 km dal Circolo Polare Artico e a piedi compì un viaggio di oltre 6.500 km. verso sud, attraverso il deserto del Gobi, il Tibet, e l'Himalaya fino a raggiungere l'India nell'inverno del 1942. 

The Long Walk, titolo originale del libro, fece scalpore quando uscì nel 1956. 18 mesi e 6500 Km, probabilmente la più lunga e la più dura fuga mai effettuata a piedi. Slavomir Rawicz venne salutato come un eroe quando il libro è uscito. Ma era una storia vera? Già perché qui sta il mistero: nel 2006, la BBC ha pubblicato un rapporto sulla base di precedenti incartamenti sovietici, tra cui "dichiarazioni" che sarebbero state scritte da Rawicz stesso, dove si dimostra che Rawicz era stato rilasciato nel 1942 per un'amnistia generale dei polacchi in Unione Sovietica e successivamente trasportato attraverso il Mar Caspio ad un campo profughi in Iran e che la sua fuga in India in realtà non è mai stata compiuta. In primo luogo, è stato rivelato che Rawicz aveva firmato un documento attestante che egli era stato liberato in Russia, è andato in Persia, e non era mai stato in India. In secondo luogo, è stato dimostrato che Rawicz era stato liberato dal campo gulag sovietico nel 1942, quando presumibilmente stava facendo la "Lunga Marcia".

Molti poi hanno notato molte incongruenze circa le distanze indicate. Tanti hanno definito il libro una bufala. Tuttavia, Rawicz ha incontrato i suoi avversari più difficili in una conferenza a Londra dove parlava del suo libro per un gruppo di ex-militari polacchi per una raccolta fondi. Mentre parlava, molti uomini balzarono in piedi e sostenevano che avevano conosciuto l'autore prima e durante la guerra, che era stato nella fanteria e non un ufficiale di cavalleria e che la sua storia non era altro che una menzogna. Rawicz non ha mai parlato di nuovo di fronte ai suoi connazionali. Egli ha sempre sostenuto che tali disturbatori erano tutti agenti comunisti.

Dunque tutto un falso? Forse no, perchè probabilmente la "Lunga Marcia" è stata effettivamente compiuta ma da un'altra persona, tale Witold Glinski, che ha detto ai giornalisti di essere fuggito dal gulag, nel febbraio 1941. Secondo il suo racconto, aveva diciassette anni quando si recò in India britannica con il suo gruppo in undici mesi. Glinski è sempre risultato più "veritiero" nei suoi racconti rispetto a Rawicz e dove quest'ultimo è sempre stato lacunoso, l'altro ha fornito dettagli inconfutabili. Sembra dunque che Rawicz abbia trovato la storia in degli incartamenti dopo la liberazione e se ne sia appropriato.

Ma questo libro dunque vale la pena di leggerlo? Personalmente direi di sì, che sia stato inventato o copiato, rimane comunque una bella storia anche se la prima parte e l'ultima stentano a reggere una parte centrale un po' noiosa. Consigliato agli amanti delle fughe rocambolesche.

Voto: 3/5

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