lunedì 10 settembre 2012

Se questo è un uomo - Primo Levi




 

I Contenuti

Scritto fra la fine del 1945 e l’inizio del 1947, quindi immediatamente a ridosso dei fatti narrati, Se questo è un uomo è prima di tutto il resoconto minuzioso e asciutto, la cronaca sommessa e a volte volutamente dimessa, di un’esperienza estrema: un anno trascorso da Primo Levi nel lager di Auschwitz, vittima e testimone della massima quota di orrore che il XX secolo abbia prodotto. Ed è un orrore che risalta in tutta la sua evidenza “naturale”, proprio per il fermo rifiuto da parte dell’autore di ogni forma di amplificazione retorica, di ogni pur legittima “finzione” letteraria; un orrore nudo e crudo, e totalmente autentico: tanto più, perciò, terrorizzante, tanto più ineludibile e non esorcizzabile. E’ una testimonianza, in definitiva, sulla condizione umana, sui suoi limiti e sulle sue insospettabili risorse, sulla sua capacità caparbia di concepire il bene e sulla fragilità delle sue difese di fronte alla suggestione del male: non è tanto il rapporto carnefice-vittima ciò che interessa a Levi (i carnefici compaiono raramente nel libro, lontani e assenti, rinchiusi in una dimensione quasi aliena), bensì quello che si crea fra vittima e vittima, nelle assurde gerarchie interne, nelle ingenue collusioni col potere e nelle altrettanto ingenue speranze in una sopravvivente umanità, nel dileggio degli “anziani” nei confronti delle “reclute”, o di alcuni gruppi etnici nei confronti di altri. Ed è nella lucida registrazione del terribile snaturamento cui tutti, nessuno escluso, vengono sottoposti nell'universo del lager, il messaggio di più alta e sofferta eticità contenuto in Se questo è un uomo. Il giudizio morale, naturalmente, non cancella né ignora le responsabilità individuali e collettive, ma riesce sempre e comunque a valutarle sulla base semplicissima eppure difficilissima della coscienza umana: l’inappellabile tribunale dei giusti che giace nel fondo di ognuno di noi, e che Primo Levi sa interamente e miracolosamente esporre alla luce del sole.



La Recensione

Se questo è un uomo è un romanzo testimonianza di Primo Levi scritto tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947, ma come dice l'autore stesso, il romanzo cominciò e prese forma già dal primo giorno di prigionia. Rappresenta, la forse più coinvolgente, testimonianza di quanto fu vissuto nel campo di concentramento di Auschwitz da centinaia di migliaia di persone. Levi ebbe la fortuna, o la forza, di sopravvivere alla deportazione nel campo di Monowitz - lager satellite del complesso di Auschwitz.

L'autore, partigiano antifascista, nel 1943 venne catturato dai nazifascisti e quindi, nel febbraio dell'anno successivo, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo (pensò di rivelare di essere ebreo, piuttosto che dichiararsi partigiano e venire fucilato). Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei vennero stipati su un treno merci (oltre 50 individui per vagone) e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi fu qui registrato (con il numero 174.517) e subito condotto al campo di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III, dove rimase fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa, avvenuta il 27 gennaio 1945. 

Scampato al lager, tornò avventurosamente in Italia (questa storia è raccontata nel libro "La tregua"), dove si dedicò al compito di raccontare le atrocità viste o subite. Il suo romanzo più famoso, questo, racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista, ed è considerato un classico della letteratura mondiale.

Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo e Levi attribuì la sua sopravvivenza a una serie di incontri e coincidenze fortunate. La più fortunata di tutte quella di essere stato internato solo nel 1944, periodo in cui le condizioni dei prigionieri erano ormai migliorate.

Il libro è asciutto, descrittivo, sintetico e permette al lettore di immedesimarsi da subito con il protagonista ed affiancarlo nella sua tragica ed inumana esperienza. In nessuna delle pagine del libro, si troverà una condanna o del rancore verso il nazismo; l'intenzione dell'autore era quella di mantenere un approccio razionale, assumendo il ruolo del testimone e lasciando al lettore il compito di formarsi un'opinione sull'accaduto.

Da sottolineare come Levi pone gli accenti sulla società che si era formata nel Lager, funzionante secondo regole complesse ed incomprensibili nella loro geometrica, precisa e lucida follia; viene ritratto un fervido e puntuale spaccato sulla psicologia e sulle dinamiche del gruppo dei detenuti, dando un ruolo di primo piano agli stratagemmi ed i sotterfugi necessari per appartenere al gruppo dei privilegiati che sopravviveranno.

Questa diretta testimonianza è un manifesto crudo sulla follia dei campi di sterminio. Ho letto molti altri libri su quello che sono stati i lager nazisti e ho avuto la "sfortuna" di visitarne uno, non so perchè ho lasciato per ultimo questo, il più importante, ma certamente è una lettura che non si dimentica. Mai. 

Mai più. 


Voto: 5/5

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