giovedì 18 ottobre 2012

L'amico americano - Patricia Highsmith




 

I Contenuti

Jonathan Trevanny è un uomo comune con una moglie e un figlio e un lavoro che ama ma economicamente poco soddisfacente. Quando scopre di essere affetto da una terribile malattia, cerca di continuare la sua esistenza nella normalità più assoluta. Ma un giorno viene avvicinato da uno sconosciuto che, venuto a conoscenza delle sue condizioni, gli offre un'ingente somma di denaro per uccidere due uomini. Jonathan rifiuta, ma quella proposta lo turba profondamente. Comincia a pensare che quei soldi garantirebbero alla sua famiglia la tranquillità economica dopo il suo trapasso. Accetta, quindi, entrando così a contatto con un mondo inquietante che però lo fa sentire di nuovo padrone della sua vita. Attraverso la scrittura puntuale della Highsmith osserviamo, come in un trattato di psicologia, i mutamenti che avvengono, prima impercettibili poi sempre più evidenti, nella coscienza esaltata di Trevanny, facendo di un uomo comune un killer spietato. Da questo libro è stato tratto l'omonimo film di Wim Wenders.



La Recensione

Tom Ripley si è perso. Si è spento. Ne danno triste annuncio i lettori attoniti. Non nel senso che sia morto come personaggio creato dalla Highsmith (questo è il terzo volume incentrato sulla sua figura, dei cinque scritti), è morto parte del suo fascino.

Il Ripley di questo libro è diventato all'improvviso piatto e quasi insignificante, quasi una comparsa di sfondo che agisce per benevolenza verso il prossimo. Lui, che era l'egocentrismo fatto personaggio. Lontanissimo, radicalmente all'opposto dal personaggio del primo e del secondo. La complessità del suo personaggio è diventata una pianura sconfinata. Soprattutto nel primo libro si sentiva il delitto posto sulla bilancia della colpa, qui l'omicidio è quasi banale, privo di significato, addirittura giustificato dal fatto che si uccidono dei mafiosi e dunque dei buoni che uccidono dei cattivi. Quale misero piattume.

Si faticherà a riconoscere, in questo Ripley, lo stesso uomo del primo libro; nella prima storia uccideva per la ricchezza, nel secondo perchè d'improvviso poteva perderla e qui perchè aiuta il vero protagonista di questa storia, come un buon samaritano (misericordia e pure sigh): Jonathan Trevanny, malato di una grave forma di leucemia, che accetta di diventare un assassino per poter guadagnare dei soldi con i quali garantire una qualche stabilità economica alla moglie e al figlio prima che avvenga la sua dipartita.

No, non ci siamo. Non si può creare un personaggio come Ripley e poi ridurlo a questo, a tratti sembra lui stesso voler manifestare il suo disappunto dalle pagine di questo libro, tornando in brevissimi sprazzi a essere quello di un tempo, una cosa come: "ehi Patricia, ma non è che qui si sta sbagliando qualcosa?!"

Da questo libro sono stati tratti due film, il più famoso "L'amico americano" è del 1977 diretto da Wim Wenders, che non ho visto, ma di cui leggo buone recensioni. Probabilmente migliori di questo libro.


Voto: 2/5

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