sabato 28 gennaio 2012

Nelle vene del mare - Derek Walcott


 

I Contenuti

Nei Caraibi Walcott trova e rivela una babele genetica, una sorta di ombelico del mondo fra Africa, Europa, Asia e America, che tuttavia ha per lingua quella dell'impero: il suo vero strumento epico. Se modella i suoi versi sul ritmo dell'oceano - come diceva di fare Walt Whitman - come onde di marea, coagulandoli in un arcipelago di poesie, a differenza dell'americano, Walcott li contiene e trattiene in una prosodia e in una metrica formale. All'inizio parrebbe un poeta regionale, ma non lo è negli esiti, grazie al suo orecchio per la lingua, al suo vocabolario così personale nonostante il commercio con i grandi d'Europa, perfettamente consapevole dei modi e dei rischi del fare poesia, democratico ma mica tanto quando c'è di mezzo l'eccellenza.

La Recensione

Ormai sta diventando un appuntamento fisso quello della poesia nel week-end, grazie a questa iniziativa del Corriere della Sera, che sta stampando delle raccolte di versi dei maggiori poeti del novecento.

Amo leggere queste poesie alzandomi presto la mattina e tutto è silenzio in casa: devo dire che sto meravigliosamente scoprendo universi poetici che mai avrei immaginato e anche se ci sono numeri di questa collana che apprezzo e altri che mi lasciano quasi indifferente, (penso che la poesia debba toccare prima il cuore che la mente, e a volte non succede) trovo questa iniziativa dsempre più bella.

Dopo la raccolta su Pessoa che mi è piaciuto tantissimo, arriva questa di Walcott, a me sconosciuto, autore premio nobel che ha vissuto per lo più nelle Antille e le sue poesie sanno di salsedine e di mare, di popoli e di alcuni viaggi da lui fatti in Europa e in America.

Debbo dire che non mi ha entusiasmato molto e l'unica poesia che mi ha davvero ispirato è stata "Epiloghi", unica tra le molte anche se in altre ho trovato passagi di una bellezza rara, anche se nel generale non mi hanno convinto.

Ovviamente parlo sempre da profano della poesia, so di non avere gli strumenti giusti per fare delle vere recensioni, mi limito a dire quelle che mi arrivano al cuore, che usano un linguaggio a me comprensibile e dunque per qualsiasi altro queste raccolto posso avere significati e parei diametralmente opposti.



Voto: 2/5

    martedì 24 gennaio 2012

    Esecuzioni a distanza - William Langewiesche


     

    I Contenuti

    Gli omicidi e la solitudine di un tiratore scelto dell'esercito americano, e le giornate iperreali dei piloti che da un hangar vicino a Las Vegas guidano i droni sui loro bersagli nelle montagne afghane. Due volti gelidi e feroci di una guerra futura che si combatte già, e che nessuno prima di Langewiesche aveva raccontato.

    La Recensione

    Libercolo di 84 pagine che si legge in un paio d'orette.

    Le pagine raccolgono due reportage raccolti durante i conflitti in Iraq e Afghanistan, da parte di un cronista americano. Informandomi nei vari siti ho scoperto che l'autore è un cronista e saggista di guerra, che si sposta sui vari teatri d'azione per il mondo. Se devo essere sincero ho apprezzato di Langewiesche il suo verve da cronista, un po' meno quello di narratore.

    Infatti il saggio, o la storia se volete definirla così, fornisce delle informazioni interessanti come il fatto che durante la seconda guerra mondiale solo il 25% dei combattenti al fronte ha sparato un colpo, spiazzante rispetto all'idea che abbiamo noi del conflitto. O delle tonnellate di munizioni usate in Vietnam, numeri davvero impressionanti rispetto ai nemici uccisi.

    Ho trovato invece carente la parte in cui si voleva forse trasmettere l'emozioni di un cecchino o di un pilota di Predator, ma probabilmente il numero delle pagine non lo consentivano.

    Un ultimo pensiero che fa una certa impressione: immaginare dei piloti che manovrano un drone su cieli afghani da un hangar vicino a Las Vegas e terminata la missione assegnata, escono dalla cabina di pilotaggio per entrare in quella della loro auto che li condurrà sulle strade di tutti i giorni alla loro casa.


    Voto: 3/5
     

      domenica 22 gennaio 2012

      Nei giorni di luce perfetta - Fernando Pessoa


       

      I Contenuti

      La meraviglia del continente Pessoa è questa: dar vita a coscienze che sentono in autonomia e si influenzano a vicenda in un coro rivolto alle cose. Ognuno di loro è Fernando Pessoa e nessuno di loro lo è: "Quanto a me, ringrazio di avere occhi solo per vedere, / io vedo assenza di significato in tutte le cose; lo vedo e mi amo, perchè essere una cosa è non significare". La sottrazione è l'unico gesto che si avvera nella realtà e nella poesia, sentire senza disturbare, e riportare con l'immaginazione.

      La Recensione

      Quarto appuntamento con la nuova raccolta del Corriere della Sera "Un secolo di poesia".

      Devo dire che rispetto agli ultimi due numeri che non mi sono piaciuti, questo con protagonista il poeta Fernando Pessoa, mi è davvero piaciuto tantissimo. Una scoperta davvero piacevole, soprattutto per la peculiarità dei suoi scritti utilizzando dei poeti fittizi in una sorta di "schizofrenia poetica", che gli consentiva di triplicare la sua produzione diversificandola nei temi, nei modi, nelle caratteristiche.

      Devo dire che comunque le poesie che più ho apprezzato sono le stesse firmate con il nome vero del poeta e cito: "Abdicazione", "Rubaiyat", "Dopo la fiera".

      Sono sempre più entusiasta di questa raccolta, anche se i precedenti due numeri non mi avevano particolarmente convinto, ma la poesia è davvero soggettiva, più di qualsiasi altro romanzo.

      Pessoa entra davvero di prepotenza tra i miei poeti preferiti, sono davvero ansioso di scoprire nuovi orizzonti poetici con le prossime uscite di questa raccolta che consiglio davvero a tutti.


      Voto: 4/5 
       

        domenica 15 gennaio 2012

        Tra le labbra e la voce - Pablo Neruda


         

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        Personaggio di un noir, di una commedia sentimentale, di biografie romanzate che vanno a curiosare fra i suoi tanti amori, Neruda continua a occupare l'immaginario. Con la duplice valenza di cantore della lotta contro i fascismi e di autore del più bel canzoniere d'amore del Novecento. Con in più il fatto di essere stato il primo a dar voce a un continente intero, l'America del Sud, protagonista assoluta del suo poema Canto generale.

        La Recensione

        Solo tre stelle al mio autore di poesie preferite. Perchè?

        Perchè ci sono raccolte che non mi piacciono, tipo questa. Possiedo altre tre antologie di Neruda, che amo e sono sempre sotto mano per leggere qualche poesia a caso. Acquistate perchè considero questo poeta letteralmente un cantore d'amore.


        Ed è per questo che questa raccolta, non so se dettata dai diritti d'autore visto che le mie possedute sono dell'editore Passigli, non mi ha convinto molto. Neruda è universalmente considerato un poeta che parla d'amore e qui ce ne sono pochissime di queste; sono state pubblicate per lo più quelle che cantano il suo amore per il Cile, sua terra natia. Io avrei agito, nella scelta di quali pubblicare, diversamente.


        Ma Neruda rimane comunque e sotto ogni aspetto un poeta indiscusso, premio Nobel, che ha cercato di fare dell'amore in ogni sua forma una chiave di vita. Anche qui traspare il suo essere in contatto con la profondità dell'animo umano, ma per me non arriva a quelle profondità che raggiunge quando canta d'amore.


        Si poteva fare meglio nella scelta delle poesie da includere in questa antologia, e consiglio a chi vuole conoscere questo poeta del novecento di iniziare per esempio con "Venti poesie d'amore e una canzone disperata" o con "Cento sonetti d'amore". Non ve ne pentirete di certo.


        Voto:  3/5
         

          domenica 8 gennaio 2012

          La memoria e la passione - Costantino Kavafis


           

          I Contenuti

          Kvafis vota il suo ingegno e la sua anima a indagare l'essenza della precarietà: la precarietà di un regno ellenistico come quella del piacere goduto la notte scorsa, la precarietà dell'impero bizantino come quella della borghesia fin-de-siécle, la precarietà degli ideali ellenici come quella della poesia che si scrive, la precarietà di Marco Antonio, l'ultima sera ad Alessandria, come quella della nostra vita, delle nostre candele ancora provvisoriamente accese.

          La Recensione

          Per quanto mi riguarda decisamente non mi è piaciuto questo secondo appunamento con la nuova iniziativa del Corriere della Sera "Un secolo di Poesia". Il poeta Kavafis, non fa per me.

          Credo che la lettura della poesia sia una questione molto personale, anche più della lettura di un libro, in quanto tutta la narrazione è concentrata in pochi versi, che riescono a colpire l'anima del lettore oppure no.


          Direi che di questa raccolta mi sono piaciute solo due poesie: "Candele", bellisima metafora della vacchiaia e "Seconda Odissea", dove un ipotetico Ulisse tornato ad Itaca si rende conto di soffrire il mal di terra e si sentirà felice solo sul mare in nuove avventure, una coincidenza vuole che queste sono proprio le due poesie che aprono il libro.


          Ho trovato particolarmente poco sulle mie corde i versi che celebravano momenti storici ellenici e bizantini, forse perchè mi manca un adeguato background culturale; ho trovato poi poco interessanti i versi che decantavano l'amore omosessuale del poeta stesso. Non vorrei per questo venir tacciato come omofobo, assolutamente no, solo che proprio non mi sono piaciute anche se fossero state rivolte verso una donna.


          Spero nel terzo volume, dopo un primo brillantissimo, che mi ha fatto scoprire una poetessa bravissima come la Szymborska.



          Voto: 1/5
           

            venerdì 6 gennaio 2012

            Elogio dei sogni - Wisława Szymborska


             

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            Sorprendente, crescente successo della sua opera, ora pressoché interamente tradotta nelle principali lingue del mondo. Tale opera travalica anzi i normali circuiti della poesia, e si allarga in più vasti, spesso imprevedibili, territori. Ormai gli estimatori della Szymborska sono decine di migliaia e "le sue letture affollate come i concerti delle rockstar".

            Dall'Introduzione di Pietro Marchesani


            La Recensione

            Bellissima iniziativa queste del Corriere della Sera, che porta un secolo di poesia nelle nostre case con le grandi voci del Novecento in una collezione di antologie inedite, con ricchi apparati e nuove introduzioni. Un appassionato racconto del mondo attraverso i versi dei più grandi poeti italiani e stranieri.

            E non si poteva iniziare meglio con questo primo numero che mi fa conoscere una poetessa di cui non conoscevo le opere: Wisława Szymborska, autrice polacca premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, che è generalmente considerata la più importante poetessa polacca vivente.

            Confesso la mia ignoranza su alcune prose, che non ho ben capito e dunque non le posso di certo giudicare, le altre sempre nel mio semplice occhio estimatore e non certo profondo conoscitore della metrica, mi sono piaciute tantissime, alcune sono dei veri gioielli.

            Ho apprezzato moltissimo, solo per citarne qualcuna: "Vestiario" che parla della paura della malattia in un modo molto particolare, "Foglietto illustrativo", storia di un tranquillante, "Le quattro del mattino", e di altre mi sono segnato molti passaggi che ho trovato evocativi e mi hanno toccato il cuore.

            "Quando lui non mi guarda, cerco la mia immagine sul muro. E vedo solo un chiodo, senza il quadro."


            Voto: 4/5