sabato 30 giugno 2012

La Crisi della Realtà. Volume 4: Contrattacco - Peter F. Hamilton




 

I Contenuti

Il mistero dell'Anello delle Rovine, la caduta dell'antica civiltà dei Laymil... Cosa ha provocato la scomparsa, oltre venti secoli fa, di quella cultura inumana? Ione Saldana crede di saperlo. E' una di coloro che hanno dedicato la vita alla soluzione di quell'angoscioso enigma spaziale e sa che non si tratta di un problema squisitamente archeologico. Perchè ci sono le prove che la sparizione dei Laymil è collegata con il mistero dei "virus d'energia" che stanno attaccando il tessuto stesso dell'universo. L'allarme è partito da un pianeta remoto, ma ora l'intera galassia sta lottando per sopravvivere. Per Joshua Calvert, Dexter e gli altri si avvicina la battaglia finale.


La Recensione

L'alba della notte (The Night's Dawn Trilogy) è una trilogia di romanzi di fantascienza di Peter F. Hamilton.
La serie è composta dai romanzi, che qui in Italia sono stati pubblicati separandoli in 11 volumi:

La crisi della realtà (1996, pubblicato in quattro volumi su Urania)

La crisi della realtà 1: Emergenza!
La crisi della realtà 2: Attacco!
La crisi della realtà 3: Potere totale
La crisi della realtà 4: Contrattacco

L'alchimista delle stelle (1997, pubblicato in quattro volumi su Urania)

L'alchimista delle stelle 1: I morti contro i vivi
L'alchimista delle stelle 2: Il nemico
L'alchimista delle stelle 3: Collasso
L'alchimista delle stelle 4: Il grande conflitto

Il dio nudo (1999, pubblicato in due volumi su Urania)

Il dio nudo: prima parte
Il dio nudo: seconda parte

Non si capisce bene come mai una fantascienza così di qualità non venga poi pubblicata per un più ampio pubblico di cultori, che sicuramente può apprezzare questa trilogia; ma questo è un argomento che più volte ho trattato e non mi dilungherò oltre sulle incomprensibili scelte editoriali.

Quello che recensirò qui è il primo libro della trilogia "La crisi della realtà", storia che diciamolo subito è partita alla grande e stabilitasi a livelli più che accettabili nel corso del proseguimento della storia ha secondo me peccato un po' nel finale, che tra l'altro (essendo il primo della trilogia) è una chiusa parziale della storia.

Nel ventisettesimo secolo l'umanità, divisa tra Edenisti (che vivono in strutture bitek senzenti e biotecnologicamente avanzati) e Adamisti (religiosi sviluppatori di nanotecnologie che rifiutano l'uso delle tecnologie bitek) è ormai sparsa su centinaia di pianeti, riuniti nella Confederazione, tra cui troviamo anche delle razze Xeno (extraterrestri) e nonostante alcune guerre, il momento è prospero e la colonizzazione continua. Personaggio principale di questa space opera è il capitano Joshua Calvert che fa una scoperta eccezionale su una civiltà xeno misteriosamente scomparsa secoli prima, i Laymill, mentre una misteriosa arma viaggia nello spazio e in un mondo appena colonizzato un depò (rifiuti dell'umanità che vengono espulsi dalla Terra su pianeti appena colonizzati) darà inizio ad un'invasione devastante di entità aliene da un altro continium temporale.

Quello che sorprende in questa storia sono le idee di Peter F. Hamilton e i posti fantastici scaturiti dalla sua penna, davvero una ventata di originalità in un contesto come quello della sci-fi dove molto è già stato scritto. Dal primo volume vengono delineate le sottotrame che si svolgeranno lungo tutta la saga, introducendo i personaggi principali. Probabilmente nel secondo volume della trilogia, tali aspetti verranno ampliati e poi chiusi.

Tra le idee indubbiamente più interessanti, c'è il concetto della molteplicità dell'habitat bitek degli Edenisti, uomini modificati geneticamente che, grazie al gene dell'affinità oltre a essere sempre in contatto l'uno con gli altri e con l'ambiente in cui vivono, dopo la morte fisica trasferiscono i loro ricordi nello strato neurale di un habitat, divenendo la somma di singoli Edenisti, una personalità globale. Altra chicca sono i "spaziofalchi" e i fratelli oscuri "nerofalchi", creature del vuoto interstellare, astonavi vive e senziente che si accoppiano nei vuoti stellari per poi essere assegnati ai capitani che le comanderanno per tutta la vita.
Non mancano gli spettacolari scontri tra le astronavi armate. 

Quello che meno mi è piaciuto e che ha diversificato il voto tra i primi due volumi e i restanti due è la parte dell'invasione dall'aldilà dei morti di tutti millenni che ritornano da questa parte dell'universo mediante la possessione forzata degli uomini che vivono in questa realtà. Sembrerà che un prete abbia il potere di esorcizzare tale potere nefando. Ecco ho trovato questa parte la più debole, almeno personalmente, ho trovato questa idea decisamente poco originale.

Tutto sommato questi primi quattro volumi sono decisamente da non lasciarsi sfuggire ad ogni appassionato di fantascienza, andando a cercare i volumi nelle bancarelle dell'usato o più semplicemente cercandoli in rete. Dopo una pausa con altre letture, sicuramente porterò avanti questa trilogia.

Consigliato.


Voto: 3/5

    venerdì 29 giugno 2012

    L'allegria / La terra promessa / Il taccuino del vecchio / Ungà - Giuseppe Ungaretti




     

    I Contenuti

    A un grande poeta formalista, a un grande poeta manierista corrispondono, perché no, tappe precise, riconoscibili, sempre cruciali: ogni tappa una maschera diversa, un diverso nome. Si potrebbe ricostruire questa vita, come Ungaretti stesso fece,attraverso la metafora dei suoi fiumi, pensando al fiume come metafora del tempo, pensando al tempo come durata, secondo la lezione di Bergson, e pensando alla durata sia come tempo domato, cioè abolito, sia come intensità permanente dell'accaduto, come memoria del presente o continuità dell'esperienza. l suoi fiumi: il Serchio degli avi, il Nilo della sua infanzia, la Senna della sua formazione, Pisonzo della sua perdizione e resurrezione, il Tietè dei suoi lutti, il Tevere della fatalità, della guerra, delle troppe perdite. Ma, meglio ancora, tra tutte le poesie opache, che pure vi sono, meglio sarebbe leggere quelle tanto semplici quanto memorabili che di volta in volta definiscono le diverse maschere di cui dicevamo e che, sempre, sono come scintille esplose dal gran corpo della storia d’una ricerca di vita e despressione, tutfaltro che orfica: storia di un'avanguardia perenne, ovvero d’una perenne possibilità di resurrezione.



    La Recensione

    Siamo arrivati al numero venti di questa bellissima iniziativa del Corriere della Sera, che porta un secolo di poesia nelle nostre case con le grandi voci del Novecento in una collezione di antologie inedite, con ricchi apparati e nuove introduzioni. Un appassionato racconto del mondo attraverso i versi dei più grandi poeti italiani e stranieri. 

    Questo numero è dedicato a Giuseppe Ungaretti che è stato un poeta e scrittore italiano. La poesia di Ungaretti creò un certo disorientamento all'inizio. A fare la fortuna di questo poeta furono i sostenitori dell'ermetismo, che,riconobbero in lui il loro maestro e precursore. Da allora la poesia ungarettiana ha conosciuto una fortuna ininterrotta. A lui, assieme a Umberto Saba e Eugenio Montale, hanno guardato, come un imprescindibile punto di partenza, molti poeti del secondo Novecento.

    Personalmente, come in verità mi capita spesso, amo le prime opere dei poeti che leggo, quando ancora l'ardore giovanile ha il sopravvento sulla forma e lo stile; di Ungaretti poi c'è da rimanere affascinati dalla sua vita, combatté volontario durante la Grande Guerra, visse gli orrori delle trincee, sul Carso, dove le notti non finivano mai e il giorno versava nuovi orrori sui nostri soldati. Visse per il mondo, perse un figlio e da qui i suoi versi toccarono le note più dolorose.

    Ed ecco che le poesie che più mi sono piaciute sono proprio quelle scritte in guerra: "Silenzio", "Fratelli", "Sono una creatura", "San Martino del Carso", e la più bella in assoluto "Soldati":

    Si sta come
    d'autunno
    sugli alberi
    le foglie

    Questi versi incarnano lo spirito triste che metaforizza la condizione umana alle foglie d'autunno sugli alberi, che possono essere spazzate via come niente dal primo refolo di vento freddo.

    Uno dei maestri del novecento italiano.


    Voto: 4/5