martedì 18 dicembre 2012

La caduta dei giganti - Ken Follett




 

I Contenuti

I destini di cinque famiglie si intrecciano inesorabilmente attraverso due continenti sullo sfondo dei drammatici eventi scatenati dallo scoppio della Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione russa. Tutto ha inizio nel 1911, il giorno dell'incoronazione di Giorgio V nell'abbazia di Westminster a Londra. Quello stesso 22 giugno ad Aberowen, in Galles, Billy Williams compie tredici anni e inizia a lavorare in miniera. La sua vita sembrerebbe segnata. Amore e inimicizia legano la sua famiglia agli aristocratici Fitzherbert, proprietari della miniera e tra le famiglie più ricche d'Inghilterra. Lady Maud Fitzherbert, appassionata e battagliera sostenitrice del diritto di voto alle donne, si innamora dell'affascinante Walter von Ulrich, spia tedesca all'ambasciata di Londra. Le loro strade incrociano quella di Gus Dewar, giovane assistente del presidente americano Wilson. Ed è proprio in America che due orfani russi, i fratelli Grigorij e Lev Pevkov, progettano di emigrare, ostacolati però dallo scoppio della guerra e della rivoluzione. Dalle miniere di carbone ai candelabri scintillanti di palazzi sontuosi, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e intrighi internazionali. Ne sono protagonisti ricchi aristocratici, poveri ambiziosi, donne coraggiose e volitive e sopra tutto e tutti le conseguenze della guerra per chi la fa e per chi resta a casa.


La Recensione

Più che alla caduta dei giganti, assistiamo alla caduta, impietosa, del gigante. Mi è sempre piaciuto Ken Follett, ho letto tutti i suoi libri di spionaggio ambientati durante il secondo conflitto mondiale (da "La cruna dell’ago" a "Il volo del calabrone", per intenderci) e li ho divorati; ho letto i suoi thriller contemporanei, stile "Il terzo gemello" e mi sono piaciuti. Un capitolo a parte meriterebbero gli infiniti, monumentali e bellissimi "I pilastri della terra" e "Mondo senza fine".

Tra molti alti e qualche basso, quest'autore mi è sempre piaciuto e dunque mi sono accostato con entusiasmo e un sacco di aspettative a questo romanzo, che purtroppo si è rivelato uno scritto pruriginoso per vergini collegiali dai sani appetiti sessuali, con un contorno storico, peraltro ricostruito molto bene grazie alle ricerche storiche come sempre accurate. Ora, questo vuole essere l’inizio di una nuova monumentale saga che ripercorre gli eventi del XX secolo attraverso gli occhi di cinque famiglie. Guerre mondiali, cambiamento sociale e progressi tecnologici e artistici con quella dose di thriller e suspense che in Follett dovrebbe essere una garanzia. Ma non lo è affatto.

Sì perchè sembra di leggere una soap soft-core, quelli degli Harmony più spinti per intenderci, più che un romanzo storico, con personaggi che se da una parte sono veramente stereotipati: il lord pieno di arroganza e ricco che s'ingroppa la servitù, l'ingroppata che si farà strada nella vita, il russo che dalla povertà, grazie alla rivoluzione acquisirà il potere per poi pentirsene, due grandi amori spezzati dalla guerra e via così... dall'altra gli stessi protagonisti per giustificare il fatto di essere sempre al centro degli avvenimenti storici narrati, vengono impiegati in una girandola di ruoli altamente improbabili.

Il fatto è questi personaggi, a parte le trombate, sono di una noiosità estrema nelle loro improbabili vicissitudini; nessuna empatia, nessun patos e tanta voglia di interrompere la lettura se non che la ricostruzione storica è accurata e gli appassionati di storia sono invogliati a leggere in una luce romanzata i passaggi fondamentali della nostra storia del primo novecento.

La prima guerra mondiale, la rivoluzione russa, la storia americana ed inglese di questo periodo storico è uno scenario davvero complesso, forse troppo per essere tratteggiato in un unico libro e l'ambiziosità dell'autore, è probabilmente troppa e la parte romanzata è davvero scadente. Follet cerca di mettere sul tavolo le due sue doti migliori: la ricostruzione storica e gli intrecci narrativi, ma se dalla prima qualcosa arriva, dalla seconda ci si annoia notevolmente.

D’accordo probabilmente si dovrebbe sapere a cosa si va incontro leggendo Follett, ma solitamente ci si diverte nelle sue finzioni, la lettura scorre, ma tutte queste situazioni inverosimili in cui si muovono i personaggi creati fanno storcere il naso e non poco, non convincendo, non coinvolgendo che è anche peggio. Ho portato avanti la lettura annoiandomi in parecchie pagine e dunque il mio giudizio non può essere positivo. Davvero una delusione che rimanderà sicuramente la lettura degli altri capitoli di questa trilogia. 


Voto: 2/5

    lunedì 10 dicembre 2012

    Favole e saghe del Sudtirolo - Marianne Ilmer Ebnicher




     

    I Contenuti

    Il Sudtirolo vanta una ricca tradizione di racconti fantasiosi di tempi remoti. Con favole e saghe tramandate verbalmente di generazione in generazione, i nostri antenati solevano passare il tempo nelle lunghe sere d’inverno. Marianne Ilmer Ebnicher ha selezionato, ora, alcuni dei racconti i più suggestivi, riproponendoli in un linguaggio più consono ai tempi nostri. Moltisono ormai introvabili ed ecco che questa preziosa raccolta di favole e saghe sudtirolesi assume un valore inestimabile per la famiglia intera. Bambini e adulti possono così esplorare il prodigioso mondo del passato e incontrarvi figure misteriose: streghe e draghi, il gigante Ortler, la Pachler Zottl della Val Sarentino, personaggio storicamente documentato, Laurino il Re degli Gnomi e altri ancora. I disegni eloquenti ed espressivi, accuratamente realizzati dall’artista tirolese Jakob Kirchmayr, sanno catturare l’attenzione dell’osservatore ed arricchiscono ulteriormente questo libro con la loro plastica vitalità.


    La Recensione

    Bellissime leggende e fiabe raccolte in questo libro scovato negli scaffali di una piccola libreria a Brunico. Non ho saputo resistere all'acquisto malgrado la mia età sia ben lontana da quella proposta dalla lettura.
    Le vicende del popolo ladino che abita le terre delle valli dolomitiche fino a qualche anno fa erano poco note e, comunque, ricoperte da una patina leggendaria che le collocava in uno spazio particolare, nel quale era difficile tracciare un solco netto tra la storia e la leggenda, tra il mistero e la realtà. Le origini della gente ladina si perdono infatti nella notte dei tempi. Perpetuando nei secoli un rapporto vitale tra l'uomo e la sua terra, la popolazione ladina ha tuttavia saputo conservare pressoché intatti sia il patrimonio ambientale che quello linguistico culturale. 
    Parte integrale del patrimonio linguistico – culturale sono fiabe, leggende e racconti, storie immaginarie di fatti veri che forniscono verità, modelli per l’ordine di tutte le cose, danno un nome al destino, uno spazio alla speranza e un senso alla sofferenza. Fiabe e leggende non raccontano certo fatti veri, ma forniscono verità, modelli per l’ordine di tutte le cose, per dare un nome al destino, per dare spazio alla speranza e un senso alla sofferenza. I ladini delle Dolomiti non distinguono tra “fiaba” e “leggenda”, ma raccontano semplicemente “contìe”: storie vere.


    Voto: 4/5

      sabato 8 dicembre 2012

      Leggende del Sudtirolo narrate ai bambini - Marianne Ilmer Ebnicher




       

      I Contenuti

      Le leggende sono la poesia del popolo; emergono dall'intima profondità dell'antica anima umana ed abbracciano l'immenso cosmo della sua vita intrinseca ed estrinseca. Poiché nel campo delle leggende la fantasia trova un campo d'azione pressoché illimitato, esse affascinano soprattutto i bambini, ma anche le persone rimasti giovani nel cuore; Venti storie emozionanti raccontano le vicende di un re dei nani infelice, di un gigante pietrificato, di uno gnomo servizievole, di una strega malvagia, di un a giovane liberata dall'incantesimo e di molte altre figure immaginarie. Le azioni si svolgono in ambienti magici, in città scomparse o dove affiorano dal sottosuolo tesori nascosti; le illustrazioni integrano efficacemente le narrazioni. Età di lettura: da 3 anni.


      La Recensione

      Bellissime leggende e fiabe raccolte in questo libro scovato negli scaffali di una piccola libreria a Brunico. Non ho saputo resistere all'acquisto malgrado la mia età sia ben lontana da quella proposta dalla lettura.
      Le vicende del popolo ladino che abita le terre delle valli dolomitiche fino a qualche anno fa erano poco note e, comunque, ricoperte da una patina leggendaria che le collocava in uno spazio particolare, nel quale era difficile tracciare un solco netto tra la storia e la leggenda, tra il mistero e la realtà. Le origini della gente ladina si perdono infatti nella notte dei tempi. Perpetuando nei secoli un rapporto vitale tra l'uomo e la sua terra, la popolazione ladina ha tuttavia saputo conservare pressoché intatti sia il patrimonio ambientale che quello linguistico culturale. 
      Parte integrale del patrimonio linguistico – culturale sono fiabe, leggende e racconti, storie immaginarie di fatti veri che forniscono verità, modelli per l’ordine di tutte le cose, danno un nome al destino, uno spazio alla speranza e un senso alla sofferenza. Fiabe e leggende non raccontano certo fatti veri, ma forniscono verità, modelli per l’ordine di tutte le cose, per dare un nome al destino, per dare spazio alla speranza e un senso alla sofferenza. I ladini delle Dolomiti non distinguono tra “fiaba” e “leggenda”, ma raccontano semplicemente “contìe”: storie vere.


      Voto: 4/5

        venerdì 7 dicembre 2012

        Rose of the Dolomities The Legends. Miti e leggende delle Dolomiti - Brunamaria Dal Lago Veneri




         

        I Contenuti

        Miti e leggende delle Dolomiti. Loacker ha il piacere di offrirvi tutto il gusto di una selezione dei migliori racconti provenienti dalle montagne. per vivere la magia dell'Alto Adige.


        La Recensione

        Bellissime leggende e fiabe raccolte in questo libricino scovato nello spaccio della Loacker in Austria: una vera sorpresa in mezzo a tente delizie, anche le figure che lo animano sono stupende. Non ho saputo resistere ad aggiungere questo libro nella sacca dei dolci e si è rivelato una bellissima sorpresa.
        Le vicende del popolo ladino che abita le terre delle valli dolomitiche fino a qualche anno fa erano poco note e, comunque, ricoperte da una patina leggendaria che le collocava in uno spazio particolare, nel quale era difficile tracciare un solco netto tra la storia e la leggenda, tra il mistero e la realtà. Le origini della gente ladina si perdono infatti nella notte dei tempi. Perpetuando nei secoli un rapporto vitale tra l'uomo e la sua terra, la popolazione ladina ha tuttavia saputo conservare pressoché intatti sia il patrimonio ambientale che quello linguistico culturale. 
        Parte integrale del patrimonio linguistico – culturale sono fiabe, leggende e racconti, storie immaginarie di fatti veri che forniscono verità, modelli per l’ordine di tutte le cose, danno un nome al destino, uno spazio alla speranza e un senso alla sofferenza. Fiabe e leggende non raccontano certo fatti veri, ma forniscono verità, modelli per l’ordine di tutte le cose, per dare un nome al destino, per dare spazio alla speranza e un senso alla sofferenza. I ladini delle Dolomiti non distinguono tra “fiaba” e “leggenda”, ma raccontano semplicemente “contìe”: storie vere.


        Voto: 4/5