lunedì 28 gennaio 2013

Il canto della rivolta - Suzanne Collins




 

I Contenuti

Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all'Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno... Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l'Arena sembrerà una passeggiata.



La Recensione

Hunger Games - Il canto della rivolta (Mockingjay) è un romanzo di fantascienza del 2010 scritto da Suzanne Collins, il terzo della trilogia degli Hunger Games, in cui prosegue il racconto di Katniss Everdeen e la futuristica nazione di Panem.

Dopo aver letto il primo capitolo della trilogia, "Hunger Games" ed averlo apprezzato molto e il secondo, "La ragazza di fuoco" ed averlo apprezzato meno, ho concluso in una carrellata continua anche il terzo e finale capitolo della trilogia. Mi è piaciuto? No, assolutamente. Questa trilogia è un classico esempio di come si ha una bellissima idea, una bella ambientazione e dei buoni personaggi (non ottimi, ma buoni) e buttare alle ortiche il tutto strada facendo.

La lunga via che da "Ghiandaia Imitatrice" porta ad Oca Padovana, è stato breve, o lungo a seconda dei canoni di ritmi di lettura di ognuno; ma lungo o breve che sia, il percorso è stato compiuto fino in fondo e dalle penne nere e bianche si è arrivati dritti dritti alle piante palmate. Sì perché un buon conto è tratteggiare più umanamente possibile il carattere della Everdeen: vanno bene le insicurezze propriamente adolescenziali, vanno benissimo le titubanze, le angosce e il panico dovuti dall'affrontare eventi molto più grandi di te, ma arrivare a non fare nulla per le prime duecento pagine di libro è un po' troppo. E non parliamo della pappa scaldata ancora una volta dell'arena dei giochi, idea bellissima nel primo libro, ricotta nel secondo e trasformata e riproposta con il sugo sopra per nasconderla anche nel terzo, e basta!

E alla fine cosa esce dal forno? Dopo un primo libro ben riuscito, a dadi lanciati, a giochi fatti, è soltanto una delle tante saghe e trilogie, tipicamente adolescenziali che non esce dagli stessi stereotipi di tutte le altre, sembra che i ragazzi d'oggi non riescano che leggere e farsi piacere, storie come queste.

Vogliamo parlare dell'inettitudine dei protagonisti? Dello scempio subito di alcuni? Dell'idiozia di altri? Della trama che negli ultimi due libri è sempre sotto lo stesso filo conduttore? E vogliamo davvero parlare di un finale così banale che al confronto qualsiasi telenovella di terza categoria si sarebbe evitata?

Insomma arrivato all'ennesimo ricovero di Katniss in ospedale, che da sola contribuisce all'intera spesa pubblica della sanità di Panem, direi che se ne può avere abbastanza di Ghiandaie per tutta la vita. Ti assale un senso di disturbo grave che fa a gara con quello dei protagonisti e sfiora la paranoia. Altro che gli incubi notturni di Katniss, non sono niente se paragonati a quelli del lettore.

Indigesto finale, di una trilogia che sembrava un successo alla fine del primo libro, ha cominciato a morire nel secondo ed è arrivata a deludere tutte le aspettative, cadendo nel banale assoluto nel terzo.


Voto: 1/5

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