sabato 2 marzo 2013

Lettera di una sconosciuta - Stefan Zweig




 

I Contenuti

«A te, che mai mi hai conosciuta»: è questa l'intestazione della lettera che, nel giorno del suo compleanno, riceve un romanziere viennese, un quarantenne di bell'aspetto a cui la vita ha offerto i suoi doni più ambìti: la ricchezza, la fama e un fascino «morbido e caldo». «Ieri il mio bambino è morto» esordisce la misteriosa donna, e prosegue: «adesso mi sei rimasto solo tu al mondo, solo tu che di me nulla sai». Quando lui leggerà quelle righe, lei sarà già morta: per questo concede a se stessa di raccontargli la propria vita - la vita di una creatura che per più di quindici anni gli ha votato, «con tutta l'abnegazione di una schiava, di un cane», un amore «disperato, umile, sottomesso, attento e appassionato», senza mai rivelargli il proprio nome, senza mai chiedere nulla, portandosi dentro un unico, struggente desiderio: che incontrandola, almeno una volta, lui la riconosca. Ma quasi sempre per l'uomo il volto di una donna rappresenta «rispecchia solo una passione, un gesto infantile, un moto di stanchezza, e svanisce con la stessa facilità di un'immagine allo specchio». Zweig ci trascina nel labirinto di un amore assoluto, offrendoci il ritratto di una donna ardente e viva, e al tempo stesso immateriale come «una musica lontana».


La Recensione

Lettera di una sconosciuta (Brief einer Unbekannten) è il titolo di questo racconto dello scrittore austriaco Stefan Zweig pubblicato nel 1922 in tedesco e tradotto per la prima volta in lingua italiana nel 1932.

La trama del libro, o per meglio dire, di questa lettera disperata narra di R., un famoso scrittore viennese, di ritorno da un viaggio di tre giorni in montagna che nel giorno del suo quarantunesimo compleanno riceve una lunga lettera priva dell'indirizzo del mittente. Nella lettera una donna che non rivela il suo nome descrive la propria vita, che è stata segnata dall'amore non corrisposto per lo scrittore destinatario.

"A te solo voglio parlare, per la prima volta ti dirò tutto: dovrai conoscere tutta la mia vita, che è sempre stata la tua e di cui tu non hai mai saputo nulla. Ma conoscerai il mio segreto solo quando io sarò morta e tu non dovrai più darmi risposte." 

Com'è, cosa esprime, questo amore descritto in questa lunga lettera da parte di una sconosciuta? Toccante e lacerante, di una tristezza infinita; un amore che si sublima nel sacrificio, nell’attesa infinita di interminabili ore che diventano ere e nella rinuncia, nell'annichilimento della propria vita per un amore che non sarà mai riconosciuto dall'altro; con termini e modi che razionalmente appaiono incredibili: ma non esiste raziocinio in amore, in questo amore. 

Zwieg, ancora una volta, descrive un sentimento così totalizzante da non lasciare spazio ad altro, da annullare, in chi lo vive, qualunque altra realtà. Se non, probabilmente, al frutto fortuito di questo amore, ma che non esprime il conseguimento di esso, ma quasi la sostituzione di uno per l'altro.

Direi che i cardini principali di questa lettera di una sconosciuta sono due: l'amore puro e imperituro che diventa ossessione e che supera perfino le conseguenze della morte, e la morte stessa, che è presente incessantemente ed ossessivamente fin dalle prime pagine. La purezza stilistica, il taglio magistrale e il peso specifico di ogni singola riga, hanno le caratteristiche proprie di un romanzo che si fa capolavoro. E lo fa in maniera vibrante, intensa e profonda, trascinando chi legge dentro l'animo umano, in un vortice di emozioni. 

Una lettura breve, ma così impetuosa e travolgente da togliere il fiato… in poche pagine, Zweig delinea una storia di grande spessore e profondità.

"E non c'è nulla di più terribile che essere soli in mezzo alla gente".


Voto: 5/5

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