mercoledì 1 maggio 2013

Il più grande uomo scimmia del Pleistocene - Roy Lewis




 

I Contenuti

«Il libro che avete fra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni» ha scritto Terry Pratchett. È vero, tanto tempo è passato, da quando vissero Ernest, il narratore di questo libro, con la sua ingegnosa famiglia, dal padre Edward, che fu senza dubbio «il più grande uomo scimmia del Pleistocene», a quell’amabile reazionario di zio Vania, che tornava sempre a vivere sugli alberi, a quel viaggiatore incallito dello zio Ian, per non parlare delle ragazze. Un curioso gruppetto, che si trovò, sotto la guida del grande Edward, nella delicata situazione di chi dà all’evoluzione una spinta che non si riequilibrerà mai: la spinta da cui siamo nati tutti noi. Ragionando con impeccabile acume scientifico, nonché un delizioso humour freddo, Edward e i suoi scoprirono «alcune delle cose più potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e così via», sempre sulla base di una elementare esigenza: quella di «cucinare senza essere cucinati e mangiare senza essere mangiati». E naturalmente non mancarono le dispute e i crucci, perché ogni volta si poteva discutere se quelle nuove invenzioni erano davvero buone o cattive, se non rischiavano di sfuggire al controllo e soprattutto se non andavano un po’ troppo contro la natura. Mah...
Pubblicato per la prima volta nel 1960, e poi ripreso più volte sotto vari titoli, questo libro si è fatto strada silenziosamente fra i classici della fantascienza a ritroso. Ma in realtà è un libro inclassificabile: una riflessione romanzesca, acutissima e leggera, su tutta la storia dell’umanità, contrassegnata in ogni dettaglio da quella limpidezza e da quell’ironia che appartengono alla migliore tradizione letteraria e scientifica inglese. Quando Théodore Monod lesse questo libro, segnalò all’autore uno o due errori tecnici, subito aggiungendo «che non importavano un accidente, perché la lettura del libro l’aveva fatto ridere tanto che era caduto da un cammello nel bel mezzo del Sahara».



La Recensione

"Il più grande uomo scimmia del Pleistocene" è un romanzo del 1960, che come dice Pratchett, è di difficile collocazione come genere letterario, dato che tratta argomenti che vanno dalla storia primitiva, all'anacronismo, alla fantascienza, all'humour all'inglese; scritto dal giornalista inglese Roy Lewis, narra le vicende di un gruppo di cavernicoli dell'Africa centrale del tardo Pleistocene, le loro lotte per sopravvivere ed evolversi. Esposto in modo umoristico, si prende spunto per scherzare su argomenti attuali che il lettore vede trasportati nell'Africa preistorica, come la contrapposizione tra le generazioni, i primi amori, gli scontri matrimoniali.

La trama narra le vicende di un branco di uomini primitivi, un'orda, e si svolge in un luogo non precisato nell’Africa centrale della fine del Pleistocene, circa 3 milioni di anni fa. Il romanzo è narrato in prima persona dal figlio di Edward, Ernest. Edward, è un novello Leonardo da Vinci preistorico, incoraggia gli altri a scendere dagli alberi, scopre come procurarsi il fuoco, insiste perché tutti abbiano una corretta posizione eretta, inventa nuove armi e trappole per la caccia, scopre come cuocere i cibi. Inoltre, obbliga i figli a sposare donne che appartengono ad un altro clan. A contrapporsi a lui, sarà lo zio Vania, che invece pensa che tutte queste invenzioni, faranno solo danni allo sviluppo dell'orda. Da qui nascono i dialoghi divertenti.

Se possiamo essere d'accordo con Pratchett quando afferma che il libro è di difficile collocazione, non possiamo fare altrettanto quando afferma che "Il libro che avete tra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni." Non trovo questo romanzo così geniale e divertente come lui e altri hanno ritenuto; il libro scorre ed è ironico, in alcuni punti anche divertente. Definirlo comico mi pare esagerato, ma l'intelligenza e l'acume dell'autore sono fuori discussione. Da apprezzare anche l'uso di anacronie a scopo comico. 

Un modo singolare e simpatico di ragionare sulle nostre origini e se volete qualche ora di piacevole svago, potete certamente cimentarvi nella lettura di questo libro.


Voto: 3/5

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