lunedì 9 dicembre 2013

La notte - Elie Wiesel





 

I Contenuti

Ciò che affermo è che questa testimonianza, che viene dopo tante altre e che descrive un abominio del quale potremmo credere che nulla ci è ormai sconosciuto, è tuttavia differente, singolare, unica. (...) Il ragazzo che ci racconta qui la sua storia era un eletto di Dio. Non viveva dal risveglio della sua coscienza che per Dio, nutrito di Talmud, desideroso di essere iniziato alla Cabala, consacrato all'Eterno. Abbiamo mai pensato a questa conseguenza di un orrore meno visibile, meno impressionante di altri abomini, ma tuttavia la peggiore di tutte per noi che possediamo la fede: la morte di Dio in quell'anima di bambino che scopre tutto a un tratto il male assoluto? (dalla Prefazione di F. Mauriac).


La Recensione

La notte è un romanzo autobiografico di Elie Wiesel che racconta le sue esperienze di ragazzo quindicenne ebreo, deportato insieme alla famiglia nei campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald negli anni 1944-1945, al culmine dell'Olocausto, fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Quando fù pubblicato nel 1958 ci vollero tre anni perché fossero vendute le prime 3000 copie. Il libro vendette 1046 copie nei successivi 18 mesi e fece parlare di sé solo fra i critici letterari; poi nel 1997 il libro vendette negli Stati Uniti 300 000 copie e nel 2011 sei milioni, ed era disponibile in 30 lingue. Le vendite incrementarono nel gennaio 2006 quando fu scelto dall'Oprah's Book Club e vendette due milioni di copie, diventando così il terzo bestseller tra i 70 libri del Club.

A distanza di cinquanta anni il libro è stato tradotto in 30 lingue, ed è considerato, accanto a "Se questo è un uomo di Primo Levi" e al "Diario di Anna Frank", come uno dei capolavori della letteratura sull’Olocausto.

L'impatto molto forte del libro sul lettore deriva molto probabilmente dalla sua costruzione. Il suo linguaggio è semplice, ma ogni frase sembra pesata e cauta, ogni episodio attentamente scelto e raccontato, arrivando su chi legge in maniera molto amplificata.

In poco più di 100 pagine di narrazione frammentaria Wiesel, che prima di essere deportato passava le giornate e le notti a pregare e a leggere il "Talmud", descrive come l'orrore vissuto nei campi di concentramento e di sterminio lo abbia portato a perdere la fede in Dio e nell'umanità; lacerante anche il rapporto con il padre poiché egli, da adolescente, dovrà badare a lui, scoprendo dentro sé stesso in che modo tutti i valori umani e fraterni possano essere distrutti in condizioni estreme e miserrime come queste: "Se solo potessi sbarazzarmi di questo peso morto [...] Immediatamente mi vergognai di me stesso, per sempre" e ancora: "Qui non ci sono padri, fratelli, amici", gli disse un Kapo. "Ognuno vive e muore in solitudine".

Wiesel aveva 16 anni quando Buchenwald venne liberata dagli Alleati nell'aprile 1945, troppo tardi per suo padre, che era morto a causa delle percosse subite, mentre egli assisteva impotente e silenzioso nel letto a castello per paura di essere a sua volta colpito.

Libro straziante, che testimonia ancora una volta, quella che è stata una delle più grandi tragedie del ventesimo secolo: l'olocausto. E' una lettura semplice per via della scrittura dell'autore, ma difficile, incredibilmente impegnativa, perchè queste semplici parole riescono a ascavare dentro di noi e tracciano solchi di incredibile orrore; la narrazione di Wiesel riesce a metterci davanti all'abisso di malvagità che l'uomo ha dentro di sé. Ma parimenti, anche con la nostra forza, la resistenza e la voglia di libertà.


Voto: 4/5

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