mercoledì 11 dicembre 2013

Le avventure di Pinocchio - Carlo Collodi






 

I Contenuti

Quando il suo amico Mastro Ciliegia gli regala un pezzo di legno che piange e ride come un bambino, Geppetto non sta più nella pelle dalla felicità: lo trasformerà in un burattino eccezionale, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali! Ma Pinocchio, malgrado i consigli del Grillo parlante e della Fata dai capelli turchini, darà del filo da torcere al simpatico falegname e ne combinerà di cotte e di crude... Un grande classico della letteratura italiana, amato da grandi e piccini, che ha commosso e incantato i lettori di tutto il mondo. Pubblicato per la prima volta nel 1883, il libro è stato tradotto con successo in numerose lingue.




La Recensione

"Le avventure di Pinocchio" è un romanzo scritto da Carlo Collodi, uscì per la prima volta a Firenze nel 1881 e fu pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi con le illustrazioni di Enrico Mazzanti; l'accoglienza riservata al libro non fu delle migliori: il perbenismo dell'epoca ne sconsigliò, addirittura, la lettura ai ragazzi "di buona famiglia" per i quali poteva trattarsi di una potenziale fonte d'imitazione. Addirittura le istituzioni vedendo i carabinieri coinvolti in un'opera di fantasia reagirono ricercando eventuali motivazioni per il sequestro del libro, scoprendo però che non ve ne era alcuna. Come evidente, il libro incontrò invece un successo popolare di difficile paragone.

Si tratta di un classico della cosiddetta "letteratura per ragazzi", vanta innumerevoli trasposizioni: cinematografiche, teatrali, fumettistiche, serie televisive, serie animate e forse il più famoso di tutti è il cartone animato della Disney, che è anche il meno attinente con la storia originale. Oramai il monello Pinocchio è rientrato a pieno titolo nella letteratura mondiale; è un classico che bisogna leggere insieme a tutti gli altri "grandi" del novecento.

Il romanzo, di 36 capitoli, ha come protagonista appunto Pinocchio e le sue famosissime avventure, l'autore lo chiama burattino, anche se è più simile a una marionetta, forgiato da un ciocco di legno durissimo, «che piangeva e rideva come un bambino» che parla, cammina e si muove come un vero bambino e si rivela subito un autentico discolo: la prima cosa che fa è quello di scacciare il Grillo Parlante, di cui non gradisce i saggi consigli, vende l'abbecedario, che il poverissimo Geppetto gli ha comprato sacrificando la sua casacca, per andare al teatro dei burattini; ivi il burattinaio Mangiafoco, prima lo minaccia, poi gli regala cinque monete d'oro. Ma Pinocchio, invece di portarle a Geppetto, si lascia abbindolare dal Gatto e dalla Volpe nella speranza di vedere moltiplicate le monete grazie all'albero degli zecchini; i due non solo lo derubano ma lo impiccano anche; lo salva la Fata dai Capelli Turchini. Dopo essersi fatto di nuovo derubare dal Gatto e dalla Volpe e aver subito altre disavventure ritrova la Fata e sembra voler mettere giudizio. Nel susseguirsi della storia Pinocchio corre il rischio di finire nuovamente in prigione e poi di venir fritto in padella da un pescatore; parte in seguito col suo amico Lucignolo per il Paese dei Balocchi: qui, passati cinque mesi di continua baldoria, si trasforma in asino, come accade a tutti i bambini che vanno nel Paese dei Balocchi. Viene allora comprato dal direttore di una compagnia di pagliacci; azzoppatesi durante uno spettacolo, è venduto a un uomo che vorrebbe fare con la sua pelle un tamburo: tenta perciò di annegarlo, ma i pesci divorano l'involucro asinino e Pinocchio, tornato burattino, fugge a nuoto. In mare viene inghiottito dal pescecane, nel cui ventre incontra Geppetto, il quale, messosi in viaggio per cercarlo, aveva fatto naufragio ed era stato a sua volta inghiottito parecchio tempo prima. I due fuggono dalla bocca spalancata del pescecane e si mettono in salvo. Ammaestrato dalle sue esperienze, Pinocchio mette giudizio, comincia a lavorare per mantenere Geppetto e si mette anche a studiare: ormai è diventato buono, e la conclusione è che una bella mattina si sveglia trasformato in un ragazzo in carne ed ossa.

Nelle intenzioni di Carlo Collodi pare non vi fosse quella di creare un racconto per l'infanzia: nella prima versione, infatti, il burattino moriva impiccato a causa dei suoi innumerevoli errori. Solo nelle versioni successive, pubblicate a puntate su un quotidiano, la storia venne prolungata anche dopo la sequenza dell'impiccagione, giungendo al classico finale che oggi si conosce, con il burattino che assume le fattezze di un ragazzo in carne ed ossa.

Vale sicuramente la pena di leggere questo romanzo, sia per puro divertimento nel leggere una storia che indubbiamente è piena di spunti avventurosi e umoristici e se non altro per la saggezza popolare che trabocca da ogni pagina, che rimane attuale anche ai nostri tempi, gli insegnamenti che ne può trarre un bambino o anche una persona adulta fanno capo a quei principi basilari su cui dovrebbe fondare una società, qualsiasi tipo di società.


Voto: 3/5

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