domenica 29 settembre 2013

Torrechiara - Il Castello, e la Badia Benedettina - Pier Paolo Mendogni



 

I Contenuti

Torrechiara è una frazione del comune di Langhirano, in provincia di Parma, nota per l'imponente castello eretto fra il 1448 ed il 1460 da Pier Maria II Rossi, conte di San Secondo, a dominio della val Parma, e per la Badia di Santa Maria della Neve, risalente al XV secolo. Il castello è stato luogo di riprese cinematografiche (vi sono stati girati i film Condottieri, 1937, e Ladyhawke, 1985). La badia si trova poco distante dal paese basso di Torrechiara, vicino al torrente Parma. Fu costruita nel 1471 su commissione di Pier Maria Rossi, probabilmente per il figlio naturale Ugolino, che allora era abate del monastero di San Giovanni Evangelista a Parma.


La Recensione

Libro comperato durante la visita al Castello di Torrechiara, eretto fra il 1448 ed il 1460 da Pier Maria II Rossi, conte di San Secondo, a dominio della val Parma; usato come guida turistica sul posto durante la bellissima visita guidata e riletto una volta arrivato a casa più approfonditamente.

Ripercorre la storia e l'architettura di questa famosa costruzione emiliana, che fu anche usato per le riprese del famosissimo film "Lady Hawke", attraverso anche l'ausilio di foto e illustrazioni. Contiene anche la storia della famiglia Rossi ricchissima famiglia nobile del quattrocento.

La fortezza dal cuore affrescato sorge "altiera et felice", costruita tra il 1448 e il 1460 dal Magnifico Pier Maria Rossi, esempio tra i più significativi e meglio conservati di architettura castellare italiana. 

Da rilevare la famosa e straordinaria "Camera d'Oro", attribuita a Benedetto Bembo, per celebrare, ad un tempo, la delicata storia d'amore tra Pier Maria e Bianca Pellegrini e la potenza del casato attraverso la raffigurazione di tutti i castelli del feudo.


Voto: 4/5

    Il Castello di Bardi in Valceno - Carlo Mazzera




     

    I Contenuti

    Arroccata da più di mille anni sopra uno sperone di diaspro rosso, alla confluenza dei torrenti Ceno e Noveglia, massimo esempio di architettura militare in Emilia, appartenne dalla metà del Duecento, e per oltre quattro secoli, ai Landi, principi rinascimentali che pure battevano moneta su licenza imperiale.




    La Recensione

    Libro comperato durante la visita al Castello di Bardi, costruito in posizione sopraelevata su uno sperone di diaspro rosso. La prima testimonianza scritta della presenza di un castello è data da una pergamena datata 869; usato come guida turistica sul posto durante la bellissima visita guidata e riletto una volta arrivato a casa più approfonditamente.

    Ripercorre la storia e l'architettura di questa famosa costruzione emiliana, attraverso anche l'ausilio di foto e illustrazioni. Contiene anche la storia della valle, cenni storici dele popolazioni e della flora e della fauna presente.

    Tutti da ammirare sono i camminamenti di ronda, le torri, la piazza d'armi, il cortile d'onore porticato, il pozzo, la ghiacciaia, i granai, le prigioni e le sale di tortura. Gli ex quartieri dei soldati ospitano il Museo della "Civiltà Valligiana". All’interno della Fortezza di Bardi potrete ammirare il Salone dei Principi recentemente restaurato, le 5 Sale Alpine “Cap. P. Cella” ed il nuovo Museo della Fauna e del Bracconaggio.


    Voto: 3/5

      La rocca di Castell'Arquato, una fortificazione viscontea in Emilia - Bruno Maraglio




       

      I Contenuti

      Strategicamente situato sulle prime alture della val d'Arda, il borgo medioevale è arroccato lungo la collina e domina il passaggio. Il centro storico resta sviluppato sulla riva sinistra del torrente Arda. Dista circa 30 km da Piacenza, capoluogo provinciale, 42 km da Cremona e 45 km da Parma.
      Il borgo è costruito secondo la struttura dei borghi medioevali e non ha subito negli anni modifiche degne di nota. È città d'arte. 



      La Recensione

      Libro comperato durante la visita al borgo di Castell'Arquato, eretto per volontà di Luchino Visconti tra il 1342 e il 1349, usato come guida turistica sul posto durante la bellissima visita guidata e riletto una volta arrivato a casa più approfonditamente.

      La rocca passa nel 1404 agli Scotti, poi a Filippo Visconti. Nel 1466 entra nel patrimonio degli Sforza che la tengono sino al 1707, anno nel quale viene inglobata nel Ducato di Parma e Piacenza. Ancora oggi domina, con le sue torri, il borgo e la Val d'Arda. L'edificio, tutto in laterizio, comprende due parti collegate tra loro: un recinto inferiore di forma rettangolare, più ampio, disposto su due gradoni e uno minore, posizionato più in alto. Sovrasta l'intero complesso il mastio, un tempo isolato, perno della difesa urbana e del sistema di sorveglianza dell'intera vallata.

      Ripercorre la storia e l'architettura di questo famoso borgo, attraverso anche l'ausilio di foto e illustrazioni. Contiene anche vari aspetti della vita militare e quotidiana medievale.

      Girando per il borgo e leggendo il libro potrete ammirare
      Il palazzo del Podestà, voluta da Alberto Scoto nel 1292, il torrione Farnese fatto erigere tra il 1527 e il 1535 da Bosia II di santa Fiora, e ultimato nel 1570 da Sforza Sforza. Il battistero di San Giovanni, l'ospedale di S. Spirito e il Palazzo del duca.


      Voto: 4/5

        Castelli del Ducato di Parma e Piacenza - Daniela Guerrieri





        I Contenuti

        Questo libro è una raccolta di splendide immagini carpite da tre abili fotografi, patrimonio formato da maestosi castelli, stupefacenti complessi architettonici; le immagini sono affiancate da informazioni sull'arte e sull'architettura dei fortilizi senza trascurare una traccia storica comprendente gli avvenimenti più significativi.


        La Recensione


        Libro comperato durante la visita al Castello di Rivalta, che comprende splendide immagini carpite da tre abili fotografi, patrimonio formato da maestosi castelli, stupefacenti complessi architettonici; le immagini sono affiancate da informazioni sull'arte e sull'architettura dei fortilizi senza trascurare una traccia storica comprendente gli avvenimenti più significativi.


        Il territorio delle province di Parma e Piacenza, anticamente Ducato di Parma e Piacenza, è stato nei secoli governato da dinastie nobili come i Farnese, i Borbone, i Pallavicino, i Visconti, i Meli Lupi, i Gonzaga, i Rossi, i Sanvitale, gli Sforza, i Landi e i Malaspina. Queste famiglie hanno lasciato un segno indelebile sulla storia locale e nazionale. La traccia più tangibile è ancora oggi costituita dalle antiche dimore, castelli, rocche e ville che testimoniano il passato importante di queste terre.

        I castelli descritti nel libro sono: 

        In Provincia di Parma:

        Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense
        Castello di Bardi
        Reggia di Colorno
        Castello di Compiano
        Rocca Sanvitale di Fontanellato
        Rocca Sanvitale di Sala Baganza
        Castello di Montechiarugolo
        Rocca dei Rossi di San Secondo
        Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino
        Rocca Meli Lupi di Soragna
        Castello di Torrechiara
        Castello di Roccabianca

        In Provincia di Piacenza:

        Rocca e Castello di Agazzano
        Castello Malaspina Dal Verme di Bobbio
        Rocca Viscontea di Castell’Arquato
        Castello di Gropparello
        Rocca d'Olgisio
        Castello di Paderna
        Castello di Rivalta
        Castello di Sarmato
        Castello di San Pietro in Cerro
        Mastio e Borgo di Vigoleno

        Il libro è veramente ben fatto, le foto che accompagnano la storia di queste dimore stupende, sono meravigliose cogliendo i castelli nel tramonto, nelle stagioni autunnali e invernali, quando l'immaginazione ci fa cogliere uno scorcio di torce accese sulle merlature, cavalieri erranti, pellegrini e dame sontuosamente vestite; e ancora assedi, guerre, prigioni e carestie. Il tutto fa di questo libro di grande formato uno dei migliori libri fotografici che possiedo. 



        Voto: 5/5

          giovedì 19 settembre 2013

          Racconti - Anton Chekhov





           

          I Contenuti

          L'animo umano è un paesaggio eterogeneo ed enigmatico. Anton Cechov è stato capace di raccontarlo in decine e decine di racconti, tra cui una parte viene presentata tra queste pagine. In ogni racconto vengono indagatati gli abissi e le increspature di ogni personaggio, andandone a recuperare il nucleo di mistero più nascosto. Il grande narratore russo registra gli ultimi sussulti della borghesia del suo paese, costruendo un affresco unitario e nitido.



          La Recensione

          Questo libro è una selezione della raccolta di racconti di Anton Čechov che è stato uno scrittore, drammaturgo e medico russo, vissuto nell'ottocento russo, tempo in cui in Russia imperversava la reazione, e la vita intellettuale e letteraria attraversava una fase di ristagno. Il nome di Cechov non è mai stato legato a nessuna scuola o movimento. Fu uno scrittore ferocemente introverso.

          Nei racconti dell'autore il tema che ricorre è quasi sempre l'aspirazione dell'uomo umile o modesto come impiegati, medici, contadini, poveri, attori, vedove, studenti o malati ad un'esistenza migliore, sia essa intesa come elevazione da una condizione miserabile e abbrutente, sia come fuga da una quotidianità meschina e opprimente. Il tutto immerso nella quotidianità, con i suoi gesti e le azioni, le parole di ogni giorno.

          Spesso la sua narrativa e il suo teatro sono anche un accorato atto di accusa contro la società del suo tempo, che con uno stile semplice e sobrio, è modellato sul tragico quotidiano, cioè sulle tante pene dell'esistenza umana.

          I racconti più incisivi di questa raccolta sono sicuramente "La corsia n.6" e "Il monaco nero", che hanno protagonisti persone malate mentalmente, in particolare "La corsia n.6" ha anche un'ambientazione claustrofobica, che ho trovato geniali ed inquietanti. Gli altri mi sono piaciuti meno e complessivamente direi che Cechov non rientra tra i miei autori russi preferiti, malgrado la scrittura molto fluente ed attuale anche per i nostri tempi.


          Voto: 3/5

            venerdì 6 settembre 2013

            Il volo della martora - Mauro Corona




             

            I Contenuti

            I racconti qui contenuti hanno l'autorità della favola, in cui il meraviglioso si impone con assoluta semplicità e con l'evidenza del quotidiano. In tutti c'è comunione con la natura, col fluire nascosto e incessante della vita. Questi racconti sono la voce di uno schietto, intenso artista e insegnano un giusto modo di vivere.



            La Recensione

            Il volo della martora è una raccolta di ventisei racconti dello scrittore, scultore, alpinista friulano Mauro Corona, pubblicato nel 1997, alcuni dei quali però erano già stati pubblicati in date diverse su Il Gazzettino di Pordenone.

            Precedentemente, sempre di Corona, avevo letto “La fine del mondo storto” nel 2010, stroncandolo in maniera assoluta e completa. Avevo così deciso di chiudere con quest'autore e andare davanti, ignorando completamente qualsiasi richiamo dagli scaffali di montagna che visito spesso e sono quasi tappa d'obbligo nelle librerie montane. Fatto sta, che essendo appassionato di vette, qualcuno decide di comperarmi i primi libri scritti dall'autore.

            Essendo che ero già in montagna, il libricino è corto e in più suddiviso in tanti racconti si adattava benissimo ad una lettura poco impegnativa e saltuaria e così eccomi nella recensione di questo libro che mi ha sorpreso in maniera positiva e non dico di essermi ricreduto su quanto detto in precedenza sull'altro libro, ma mi ha riconfermato la regola che degli stessi autori possono scrivere storie bellissime o storie da dimenticare completamente. Forse questo, essendo il primo, aveva quella freschezza e innocenza che poi è andata persa nei libri successivi.

            I personaggi di questo libro sono parenti, amici o semplici conoscenti dell'autore che vengono descritti a volte con sottile ironia, a volte con cruda verità quando la miseria porta le persone a comportamenti molto dubbi. Quello che è certo è che emerge in ogni pagina il profondo rispetto per la montagna intesa nella sua integrità, dal sasso all'albero, dagli animali al povero montanaro costretto a vivere in un paese scomodo, misto al pentimento di chi ha ferito la natura a causa di un'educazione spartana ed insensibile.

            Il libro parte dai ricordi d'infanzia di Corona, e segue una strada ben delineata, secondo un filo logico che li concatena, fino al tragico evento del 9 ottobre 1963, la caduta del monte Toc nella diga del Vajont, che provocherà non solo la tragica morte di migliaia di persone, ma anche la perdita di una realtà fatta da anni di vita legati alla terra, alle tradizioni e alla cultura di quelle valli.

            L'autore ci fa partecipi del suo mondo e ci comunica con estrema semplicità ma con tanta profondità, dei valori ormai dimenticati, ci ricorda che la vita era dura per tutti, anche per i più piccoli, soggetti a privazioni e angherie, alla conquista del cibo e dei modi (anche i più scorretti) per vivere. Gli inverni freddi, le fate, i pascoli e le interminabili bevute di cui parla l’autore sono echi lontani di universi arcaici spazzati via in pochi decenni dall’arrogante forza della modernità.

            Insomma se chi legge si porta dentro nell'anima anche un poco di montagna, questi racconti non possono che far vibrare certe corde che portano ad emozioni dure, ma di un fascino inconfutabile. Consigliato agli amanti della vita semplice ma dura, a chi si abbandona ai ricordi e a chi non può fare a meno di respirare l'aria dei monti.


            Voto: 4/5