sabato 1 febbraio 2014

Il Maestro e Margherita - Mikhail Bulgakov





 

I Contenuti

Pubblicato postumo nel 1966, a oltre vent'anni dalla morte dell'autore, e senza mai aver ricevuto una versione definitiva, "Il Maestro e Margherita" venne subito salutato come uno dei classici irrinunciabili del Novecento. Romanzo assolutamente atipico e dalle infinite chiavi di lettura, in cui si intrecciano, come negli incastri di scatole magiche, una feroce satira delle 'anime morte' della grigia burocrazia moscovita degli anni '20, le ultime ore dell'esistenza di Cristo nel racconto di Pilato e l'amore tra il Maestro e Margherita, il capolavoro di Bulgakov è uno di quei rari libri in cui la densità di significati è pari soltanto alla sfrenata libertà dell'immaginazione. Meditazione sul rapporto e la lotta tra il bene e il male, sulla responsabilità individuale, sul significato della creazione artistica, "Il Maestro e Margherita" trascende ognuno di questi aspetti per fonderli in un'opera di sovrana ambiguità che è la celebrazione della potenza creatrice della Fantasia e dell'Arte.


La Recensione

Il Maestro e Margherita è un romanzo di Michail Bulgakov pubblicato tra il 1966 e il 1967, in verità Bulgakov inizia a scrivere il romanzo nel 1928, ma la prima versione va distrutta (bruciata in una stufa) nel marzo del 1930, quando Bulgakov viene informato dell'imminente censura che sarebbe spettata alla sua opera. Ripreso più volte negli anni, smetterà di lavorare all’opera solo quattro settimane prima della sua morte, nel 1940, e così il romanzo verrà ultimato dalla moglie nel 1941. Uscirà a puntate una versione censurata del romanzo nel 1966 sulla rivista «Moskva». Sarà solo nel 1967 che a Francoforte verrà messa sul mercato una versione completa dell'opera.

La trama è incentrata sulle persecuzioni politiche subite da uno scrittore e drammaturgo (definito il Maestro) da parte delle autorità sovietiche degli anni trenta, sul suo amore con Margherita Nikolaevna, e sul suo riscatto grazie a una visita del Diavolo nell'Unione Sovietica atea di quel tempo; alla sua storia s'intreccia parallela quella del processo evangelico al Messia e di Ponzio Pilato, vicende che sono anche oggetto di un contestato lavoro teatrale del Maestro. Tutto il romanzo si svolge su due principali piani narrativi, ai quali corrispondono due differenti ambientazioni. La prima di queste è la Mosca degli anni trenta del Novecento, in cui si trova in visita Satana nei panni di Woland, un misterioso professore straniero, esperto di magia nera, attorniato da una cricca di personaggi alquanto particolari: il valletto Korov'ev, il gatto Behemot, il sicario Azazziello, il pallido e la strega Hella. L'arrivo del gruppo porterà scompiglio, non solo tra i due personaggi principali del libro (il Maestro e Margherita), ma in tutta Mosca.

Le chiavi di lettura del libro sono molteplici: in parte commedia nera (alcune delle scene con il gatto Behemot sono davvero esilaranti), in parte profonda allegoria mistico-religiosa (la storia è piena di riferimenti al Cristianesimo e ne viene sostenuta una versione tutt'altro che ortodossa), in parte mordente satira socio-politica non solo della Russia Sovietica ma anche della superficialità e vanità della vita moderna in generale (percepiamo le critiche verso l’élite letteraria dell'epoca, immortalata nei membri della Massolit come un gruppo di poeti mediocri). In ultimo il romanzo tratta del rapporto tra bene e male, innocenza e colpa, razionale ed irrazionale, illusione e verità e in ultimo la libertà dello spirito in un mondo non libero.

Sicuramente quest'opera è uno dei più grandi capolavori della letteratura russa del Novecento. E io mi domando seriamente cosa esattamente dovessero mangiare in Russia nel novecento, perché ogni libro che leggo di autori come Dostoevskij, Tolstoj, Čechov e in ultimo Bulgakov è una rivelazione, un ottimo rapporto calibrato di genio e perfezione di scrittura.

Il maestro e margherita è un capolavoro unico. E’ un’opera nella quale si mescola sempre il genio della trama, la sottile e costante ironia e uno stile di scrittura cristallino e virtuosa (mai in queste quattrocento pagine, lascia a desiderare) che trascinano il lettore attraverso una vicenda fantastica e onirica che parla direttamente all’anima del lettore. Il libro viene giustamente definito da Montale “un miracolo che ognuno deve salutare con commozione”, non è, ovviamente, una lettura rilassante e semplice, ma non vi lascerà sicuramente indifferenti. La narrazione è ironica, tragica, potente, barocca e spettacolare, ma la concatenazione delle vicende procede con un ritmo mozzafiato e quasi cinematografico.

Sicuramente in questo libro uno dei personaggi che entrerà a far parte da oggi, tra i più belli di tutte le mie letture: il formidabile ed ineguagliabile gatto Behemoth, al seguito di Satana. Le sue pagine, le sue peripezie, i suoi interventi tra queste pagine sono tutti amalgamati deliziosamente con straordinaria ironia e drammaticità. 

Leggetelo, leggetelo, leggetelo!

E ricordate sempre che "i manoscritti non bruciano". 


Voto: 5/5

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