mercoledì 7 maggio 2014

Lo straniero - Albert Camus




 

I Contenuti

Pubblicato nel 1942, "Lo straniero", un classico della letteratura contemporanea, sembra tradurre in immagini quel concetto dell'assurdo che Albert Camus andava allora delineando e che troverà teorizzazione nel coevo "Il mito di Sisifo". Protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto - il processo e la condanna a morte - senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Come Sisifo, Meursault è un eroe "assurdo": la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e di sentire. "E una verità ancora negativa," ebbe a scrivere Camus in una prefazione per un'edizione americana dello "Straniero", "senza la quale però nessuna conquista di sé e del mondo sarà mai possibile."


La Recensione


Lo straniero, un classico della letteratura contemporanea, è un romanzo dello scrittore e filosofo francese Albert Camus, vincitore del Premio Nobel del 1957, pubblicato nel 1942, questo libro è conosciuto per le sue tematiche che molti critici considerano esistenzialiste, come l'assurdità della vita e l'indifferenza del mondo. Camus però non si considerò mai un esistenzialista.

Protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto - il processo e la condanna a morte - senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. 

Camus, dopo la lettura di questo libro, di questo unico libro, arriva sicuramente ad essere uno dei miei autori preferiti, e anche se ne seguiranno certamente altri che non saprò quanto e se mi piaceranno, non cambierò il mio giudizio; perché le folgorazioni accadono e raramente mi succede di essere così fortemente catturato da una storia, o dal metodo di scrittura come in questo caso.

Leggendo questo meraviglioso di romanzo si avverte costantemente il desiderio di indugiare sopra ogni frase, rileggerla e rileggerla, un incipit che è forse uno dei più belli della letteratura:
“Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio:
"Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti."
Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L'ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l'autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l'aria contenta. Gli ho persino detto: "Non è colpa mia."

Oppure passi come “Ora il sole mi bruciava anche le guance e ho sentito delle gocce di sudore accumularsi nelle sopracciglia. Era lo stesso sole di quel giorno che avevo sotterrato la mamma e, come allora, era la fronte che mi faceva più soffrire: tutte le vene mi battevano insieme sotto la pelle. A causa di quel bruciore che non potevo più sopportare ho fatto un movimento in avanti. Sapevo che era stupido, che non mi sarei liberato dal sole spostandomi di un passo. Ma ho fatto un passo, un solo passo in avanti. E questa volta, senza alzarsi, l'arabo ha estratto il coltello e me l'ha presentato nel sole. La luce ha balenato sull'acciaio e fu come una lunga lama scintillante che mi colpisse alla fronte. In quello stesso momento, il sudore dalle mie sopracciglia è colato di colpo giù sulle palpebre e le ha ricoperte di un velo tepido e denso. Non sentivo più altro che il risuonar del sole sulla mia fronte e, indistintamente, la sciabola sfolgorante sprizzata dal coltello che mi era sempre di fronte. Quella spada ardente mi corrodeva le ciglia e frugava nei miei occhi doloranti. è allora che tutto ha vacillato. Dal mare è rimontato un soffio denso e bruciante. Mi è parso che il cielo si aprisse in tutta la sua larghezza per lasciar piovere fuoco. Tutta la mia persona si è tesa e ho contratto la mano sulla rivoltella. Il grilletto ha ceduto, ho toccato il ventre liscio dell'impugnatura e è là, in quel rumore secco e insieme assordante, che tutto è cominciato. Mi sono scrollato via il sudore ed il sole.
Ho capito che avevo distrutto l'equilibrio del giorno, lo straordinario silenzio di una spiaggia dove ero stato felice. Allora ho sparato quattro volte su un corpo inerte dove i proiettili si insaccavano senza lasciare traccia. E furono come quattro colpi secchi che battevo sulla porta della sventura." 

"Lo Straniero" è un romanzo fondamentale, imperdibile ed attuale. Alienazione ed esistenzialismo: queste le due parole chiavi. Da non confondere con l'apatia, qui troviamo quasi una volontà di estraneità, da qualsiasi cosa, un silenzio per tutto il libro dove quasi non è il protagonista a parlare, ma la Natura che lo circonda (quella calda e soleggiata del Mediterraneo) rotto soltanto dai quattro colpi di pistola e dal grido finale.

Erano anni che non leggevo un libro del genere. Un capolavoro fin dalla prima frase, una scrittura disarmante.


Voto: 5/5

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