mercoledì 11 giugno 2014

Il settimo sigillo - Ingmar Bergman




 

I Contenuti

Sulle rive di un inquieto mare incolore, il Cavaliere gioca a scacchi con la Morte. L’ha incontrata al ritorno dalla Crociata in Terra Santa, dove aveva creduto di poter trovare uno scopo alla sua vita nell’azione eroica al servizio di Dio. È tornato amaro e disilluso, con il cuore vuoto, tormentato dalle stesse domande con cui era partito. Per questo ha chiesto una dilazione, sfidando la Morte a una partita che sa di perdere, ma che gli lascerà forse ancora un’occasione per capire, per compiere almeno un’unica azione che ha un senso. È la sospensione il tempo di questa sorta di “Leggenda di Ognuno”, la stessa di quel “silenzio di circa mezz’ora” che avvolge il cielo nell’Apocalisse all’apertura del settimo sigillo: l’attesa di una rivelazione. I vari personaggi, il Cavaliere, il quasi falstaffiano scudiero Jöns, l’attore Skatt, il fabbro Plog e la moglie Lisa, il farabutto Rayal, la Strega-bambina condannata al rogo, vanno incontro al loro destino sullo sfondo di quello scontro tra bianco e nero, luce e tenebre, bene e male, da sempre simbolo della storia umana. Soli superstiti Mia e Jof, la felice coppia di giocolieri, e il loro bambino, che incarnano quell’amore, quella semplicità delle piccole cose, quel frammento di serenità che il Cavaliere riesce a sottrarre alla Morte. Scrivendo una sceneggiatura, dice Bergman, si vorrebbe avere a che fare, invece che con le parole, con qualcosa che somigli a delle note, si sogna una sorta di partitura che possa conservare il ritmo, il tono, ogni minima sfumatura di quelle visioni che sono la vera sostanza da cui nascono i film. Ed è proprio l’inadeguatezza delle parole, la resistenza che offrono a tradursi in immagini, la loro provvisorietà rispetto alle soluzioni poi adottate, che rendono la sceneggiatura del Settimo Sigillo indipendente dalla realizzazione scenica, restituendoci quella parte delle visioni che il cinema non può dare: i profumi, gli odori, i sapori o la malinconia del sole “che rotola sul mare nebbioso come un pesce gonfio d’acqua”.


La Recensione


Il settimo sigillo, di cui questo libro è la sceneggiatura originale, è un film svedese del 1957 diretto da Ingmar Bergman, trasposizione cinematografica della pièce teatrale Pittura su legno che lo stesso Bergman aveva scritto nel 1955 per la sua compagnia di attori teatrali.

In una Scandinavia dove imperversano peste e disperazione torna dalle crociate in Terra Santa il nobile cavaliere Antonius Block. Sulla spiaggia, al suo arrivo, trova ad attenderlo la Morte, che ha scelto quel momento per portarlo via. Il cavaliere decide di sfidarla a scacchi. La partita si svolge nel corso di vari incontri tra Block e la Morte.

Durante la partita, Antonius ed il suo scudiero Jons, attraversando la Scandinavia, incontrano molte persone, le quali, prese dalla paura della morte, si sottopongono a violente pratiche per l'espiazione dei propri peccati, ed altri che inseguono gli ultimi piaceri prima della fine. Alla fine la morte non vincerà la partita con il cavaliere ad armi pari sarà infatti Antonius che lascia la possibilità alla morte di modificare la disposizione dei pezzi sulla scacchiera, tutto ciò per lasciare la possibilità ad una famiglia incontrata durante il viaggio di poter scappare e così poter compiere prima di morire, l'unico atto che probabilmente sarà importante per lui.

I temi del libro e del film, sono molteplici: la morte e la paura di morire, il riscatto, lo scetticismo nei confronti della fede con un Dio lontano e nascosto, la morale comunque è sempre la stessa... che dalla morte non si può fuggire anche ingannandola un poco e tentando di guadagnare tempo, il momento arriva per tutti. Ma è anche una riflessione della bellezza delle piccole cose, come una semplice scodella di fragole con il latte appena munto.

I personaggi sono magistrali, il cavaliere pieno di dubbi religiosi e filosofici che gioca a scacchi con la morte è pura poesia tragica, il fido scudiero noncurante di tutto ciò che accade, come se prendesse in giro tutto e tutti è la sua giusta contrapposizione. I dialoghi forti e pregni di significato, Bergman riesce davvero a realizzare un pietra miliare nel mondo del cinema.

Da leggere il libro o da vedere il film, o entrambi, come più vi aggrada.



Voto: 4/5

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