venerdì 6 giugno 2014

Le intermittenze della morte - José Saramago




 

I Contenuti

Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l'eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell'umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c'è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono tanti e complessi. Ma la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all'impegno di rinnovamento dell'umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.


La Recensione

Le intermittenze della morte è un romanzo di José Saramago, che è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, scritto a Lisbona nel 2005.

La scrittura di Saramago è veramente particolare: tende a scrivere frasi molto lunghe, usando la punteggiatura in un modo anticonvenzionale. Ad esempio, non usa le virgolette per delimitare i dialoghi, non segna le domande col punto interrogativo; i periodi possono essere lunghi anche più di una pagina e interrotti solo da virgole dove la maggior parte degli scrittori userebbe dei punti. Questo all'inizio, e per chi entra per la prima volta in contatto con l'autore, rende la lettura un po' difficile, ma ben presto ci si abitua.

Come l'altro libro che ho letto "Cecità" e molti altri la storia iniziano con un avvenimento inaspettato, surreale o impossibile, che si verifica in un luogo imprecisato. Non ci si deve domandare come sia potuto accadere: è successo, punto e basta. Da questo avvenimento scaturisce poi una storia complessa, occasione per studiare le mille forme del comportamento e del pensiero umano. I protagonisti (spesso senza nomi propri) devono cercare con le loro sole forze di uscire dalla situazione che si è venuta a creare.

In questa storia in un paese senza nome, allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre nessuno muore più. All'inizio la gioia è grande, ma ben presto molti problemi cominceranno ad affiorare in un paese dove nessuno più muore: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito; la chiesa, ora che non c'è più lo spauracchio della morte e non serve più nessuna resurrezione sarà in discussione. Dopo sette mesi però la morte annuncia che sta per riprendere il suo usuale lavoro, affidando però a delle lettere consegnate per posta, una settimana prima dello sfortunato evento, l'annunciazione della futura dipartita ai diretti interessati.

Anche qui è frequente l'uso dell'ironia: ai personaggi non vengono risparmiate critiche per i loro comportamenti, spesso discutibili, ma profondamente umani. La lettura non è semplice anche se non siamo davanti ad una riflessione sul senso della vita o quello della morte, ma semplicemente uno studio dell'animo umano, delle dinamiche sociali, una critica alla società. Siamo di fronte ad una storia intelligente, piacevole, audace e barocca e sebbene la parte centrale sia la più ostica, il finale merita molto.

L'unico peccato è aver letto prima di questo "Cecità" e dunque non potere affibbiare a questo le cinque stellette, perché questo per me è un gradino sotto al primo.


Voto: 4/5

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