giovedì 20 marzo 2014

Condominio R39 - Fabio Deotto




 

I Contenuti

C'è qualcosa di vischioso nel Condominio R39. Un'aria viziata che toglie il respiro. Varcarne la soglia è come entrare in una gabbia di cui solo i bambini possiedono le chiavi.
In una tradizione narrativa che va da Ballard a Polanski, il vicino di casa è sempre stato una figura minacciosa. E con Deotto torna a fare paura. Un vecchio biologo infermo ossessionato dalla decomposizione. Una giovane che lavora in un night club e il suo fidanzato, dediti a pratiche erotico-esoteriche. Un'ex attrice di grandi speranze la cui mente è ora preda di fantasmi. Un ragazzino di dieci anni oppresso dall'affetto morboso della madre. Sono gli inquilini di una palazzina di Milano dove si consuma un atto violento e all'apparenza inspiegabile. Delle indagini è incaricato un commissario dal passato oscuro e dal presente tormentato. La realtà prende forma un tassello alla volta, in un'atmosfera che si fa sempre più tesa, fino a comporre un mosaico gotico che costringe i protagonisti a fare i conti con ciò che davvero sono.



La Recensione

“Condominio R39” è un romanzo edito dalla Einaudi Stile Libero dello scrittore esordiente Fabio Deotto, nato 30 anni fa a Vimercate che ha pubblicato vari racconti su Linus, Follelfo, Eleanore Rigby, Inchiostro, Carmillaonline, ha pubblicato anche articoli per le testate online Wired.it, Owni.eu, il Sole24Ore.it e Web-target.com; lavora come traduttore e giornalista freelance, scrive regolarmente per l’edizione web del magazine Wired e collabora con la sezione tech e scienza di Panorama.it. 

Il romanzo è un giallo a tinte noir che non si accontenta di rinfrescare le categorie di genere, la trama è originale, la scrittura scorrevole e spigliata, ambientato in una Milano che ricorda le atmosfere di Ballard e Vonnegut.

La trama prende le mosse da un interrogativo legato a un palazzo alla periferia di Milano: cosa è accaduto venerdì 22 marzo nel condominio R39, dove cinque persone sono state trovate in coma e un ragazzo in stato confusionale? Nello stabile, fatiscente e dall'aria opprimente, vivono personaggi strani, inquietanti. Un vecchio biologo infermo ossessionato dalla decomposizione. Una giovane che lavora in un night club e il suo fidanzato, dediti a pratiche erotico-esoteriche. Un’ex attrice di grandi speranze la cui mente è ora preda di fantasmi. Un ragazzino di dieci anni oppresso dall'affetto morboso della madre. In questa gabbia di personalità deviate, un atto violento e all'apparenza inspiegabile. Le indagini sono affidate a un commissario dal passato oscuro e dal presente tormentato. Che in un’atmosfera che si fa sempre più tesa, porterà i protagonisti a fare i conti con ciò che davvero sono.

Un libro con una forte ambientazione “giallo-crime” ma che strizza molto l’occhio alle tinte “noir” con una spruzzata di ”gotico”, Condominio R39 decisamente non annoia e lascia il lettore con ore di sana tensione, anche perché l’autore dosa sapientemente gli indizi mano a mano che si prosegue con la lettura, lasciando l’intuizione del colpevole nelle ultime pagine, anche se credo che questo non sia lo scopo finale di questo testo.

Sembra più spostare il peso della bilancia, più che sul giallo in sé, al groviglio di destini estremi, di vite in decomposizione, in un universo privato sconfitto, disastrato, disadattato, ambiguo o irrisolto, in cui fluttuano i vari personaggi, con le loro problematiche o le loro fobie spesso devastanti. 

Ogni personaggio ha la sua storia da raccontare, e Deotto è bravo a saltare tra un personaggio all’altro o tra un lasso temporale e l’altro e quest'ultima forse la trovata che più accentua la caratteristica originalità della storia. La narrazione, la trama, il linguaggio e la tecnica sono da professionista del genere e non da scrittore esordiente; è anche vero che in alcuni punti avrei apportato delle limature e la sensazione di voler insegnare al lettore i valori "buonisti" della vita, a volte pesano un po' troppo sulla trama.

L'autore è sicuramente da tenere d’occhio nei prossimi anni, Condominio R39 è un romanzo atipico, molto singolare in questo momento letterario banalmente seriale, stereotipato e dove le idee originale, sopratutto nei gialli e nel noir mancano inesorabilmente: questo libro appartiene all’isola felice delle narrazioni originali e sincere.

Da consigliare sicuramente.


Voto: 4/5

    lunedì 10 marzo 2014

    Mr Gwyn - Alessandro Baricco




     

    I Contenuti

    Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn. Alessandro Baricco entra nelle simmetrie segrete di questo mistero con il passo sicuro e sciolto di chi sa e ama i sentieri che percorre. Muove due formidabili personaggi che a metà romanzo si passano il testimone, e se a Mr Gwyn tocca mischiare le carte del mistero, la ragazza ha il compito di ricomporne la sequenza per arrivare a una ardita e luminosa evidenza.


    La Recensione

    Mr Gwyn è un romanzo di Alessandro Baricco edito da Feltrinelli nel 2011. Posso affermare sicuramente e senza ombra di dubbio che Baricco rientra tra i miei autori preferiti: “Oceano mare”, “Novecento”, “Seta”, sono romanzi che ho apprezzato al di là del bene e del male e ancora oggi a distanza di molto tempo li ricordo con piacere, ma, come già altri lettori di questo autore, comincio a pensare che mi stia paraculando parecchio.

    La trama, estremamente sottile è più o meno questa: Jasper Gwyn è uno scrittore di successo nazionale ed internazionale. Decide all'età di 43 anni di smettere di scrivere. Pubblicherà così d’improvviso una lista di cinquanta cose che non farà mai più e si ritira dalle scene. Si troverà a dover escogitare un modo per poter continuare a vivere di scrittura tenendo sempre fede alla promessa fatta di smettere coi libri. Decide così di diventare un copista, cioè farà ritratti di persone attraverso le parole, senza dipingere.

    L’idea di base è fantasiosa quanto basta ad intrigare, lo stile di scrittura è comunque uno dei punti di forza dell’autore, ma sebbene si parta molto bene con l’inizio della storia, comincio ad avvertire le prime avvisaglie di paraculaggine (ovvero come ti infiocchetto le stesse medesime cose altisonanti, come la ricerca del significato della vita, per tutti i libri che scrivo) che si mischiano ad una noia velata e una sorta di fastidio nelle descrizioni delle pratiche dei ritratti ai vari clienti.

    Insomma al bagliore geniale dell'inizio, segue il nulla o quasi per poi arrivare ad un finale che sembra un breve necrologio di un giornale di provincia. Insomma di Mr. Gwyn si può dire che è un libro che non lascia traccia alcuna o ne lascia molto poche, appena accennate, e al di là di una certa piacevolezza estetica e di un’idea geniale che poi male viene applicata, i personaggi rimangono accennati, ricchi di una grande potenziale narrativo, ma rimangono sfumati. Chapeau, invece per il personaggio dell'artigiano delle lampadine. Decisamente il più riuscito.

    Anche il colpo di scena a tre quarti del libro risulta facilmente intuibile e diventa un po’ banale e scontato. Insomma “potevo essere grande” e invece “sono rimasto piccolino”. Se siete alle prime armi con Baricco, consiglio di iniziare da altri libri, se siete sui fans e non avvertite il fastidio di essere paraculati, buona lettura.


    Voto: 2/5

      domenica 9 marzo 2014

      Le voci del bosco - Mauro Corona




       

      I Contenuti

      "Le pagine di questo libro non contengono un trattato di botanica e nemmeno parole di assoluta verità. Ciò che in esse vi si potrà leggere sono 'verità personali' suscitate da riflessioni indotte da oltre quarant'anni di vita nei boschi e dialoghi con le piante. Durante questo lungo tempo ho capito che tutto, in natura, ha un proprio carattere, una personalità, un linguaggio, un destino. Osservando e ascoltando con attenzione il creato, è possibile udire la sua voce..."


      La Recensione

      Le voci del bosco è un libro dello scrittore, scultore, alpinista friulano Mauro Corona, pubblicato nel 1998 per le edizioni Biblioteca dell'immagine, ha già avuto venti ristampe. Per quest'opera l'autore ha vinto il Premio letterario Nazionale Carnia nel 1998 e il Premio Letterario Nazionale Majella nel 2002. Il libro è anche illustrato dall'autore.

      Questo è il mio terzo libro di Corona, avevo letto “La fine del mondo storto” nel 2010, stroncandolo in maniera assoluta e completa. Avevo così deciso di chiudere con quest'autore e andare davanti, poi mi sono rimangiato la parola un giorno che ero in montagna e non avendo niente da leggere ed essendo le librerie del luogo piene dei romanzi dell’autore ho deciso di prendere “Il volo della martora”, e devo dire che mi è piaciuto davvero molto; a questo punto attingo dai suoi libri per le mie letture in vetta e questo è il mio terzo romanzo.

      La trama è molto semplice: attraverso i ricordi e gli insegnamenti del nonno boscaiolo e dei vecchi amici, il protagonista esamina gli alberi della sua terra ci illustra che come noi persone anche gli alberi hanno ognuno la propria personalità. Abete, acero, maggiociondolo, l'autore parla degli alberi e con gli alberi. La sua esperienza di artigiano prima e di scultore in seguito gli dà modo di comprendere ognuno di loro tra aneddoti e leggende svelandone i pregi e difetti, che assumono personalità proprie.

      Devo dire che Corona, anche senza uno stile impeccabile e con un semplicissimo ritmo di scrittura, coinvolge il lettore restituendo i colori e gli odori del bosco, si percepisce fino in fondo che l’autore è un profondo conoscitore della natura ma anche dell’animo umano. Non bisogna tralasciare la raccolta di disegni dell’autore, dove traspare il suo essere scultore oltre che amante dei boschi e della natura.
      Pagine piacevoli da leggersi camminando per i sentieri dei boschi.


      Voto: 3/5

        domenica 2 marzo 2014

        La paura e altri racconti della Grande Guerra - Federico De Roberto




         

        I Contenuti

        La paura è un capolavoro assoluto. E’ una storia semplicissima e proprio per questo una devastante accusa contro la guerra. Un gruppo di soldati italiani provenienti da varie regioni è bloccato in una trincea sotto il tiro micidiale di un cecchino austriaco che impedisce loro di uscire allo scoperto. L’ufficiale, un uomo sensibile ai sentimenti e alle paure dei suoi soldati, deve però mandarne fuori uno alla volta per raggiungere un posto di vedetta sguarnito. Vediamo così sfilare e morire uno ad uno i suoi uomini. Ognuno di loro racconta in dialetto il proprio terrore. Nel Rifugio la storia di un disertore e della sua fucilazione viene raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori del soldato fucilato. La retata è invece una divertente parodia delle agiografie belliche. Un soldato racconta in romanesco (tutti i fanti dei racconti di de Roberto parlano in dialetto, dando realismo e vivacità alle vicende raccontate) di come, caduto nelle mani del nemico, riuscì a sua volta a catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito, secondo lui, il “rancio” delle truppe italiane. Gli austriaci, increduli all’inizio, si fanno via via sedurre dal racconto straordinario dell’italiano, fino a decidere di disertare e di seguirlo. Nell’Ultimo voto il capitano Tancredi ha per missione di informare una bella contessa del decesso del suo eroico marito. Dopo solo poche settimane apprenderà con amarezza del matrimonio tra la vedova allegra e un imboscato. Questo racconto ben rappresenta la contraddizione, evidenziata da De Roberto, tra etica del sacrificio e opportunismo.



        La Recensione

        La paura e altri racconti della Grande Guerra è un libro di racconti di Federico De Roberto che è stato uno scrittore italiano del novecento, famoso soprattutto per la sua opera “I Vicerè”; questa particolare edizione è stata data alle stampe per l’avvicinarsi al centenario dello scoppio della prima guerra mondiale.

        Quattro i racconti di guerra proposti, scelti tra quanti, fra il 1919 e il 1923, lo scrittore affidò a giornali e riviste: “La paura”, “Rifugio”, “La retata” e “Ultimo voto”. Il primo è il più corposo e famoso, gli altri sono stati scelti a mio parere per presentare in forma diversa tutti gli aspetti dell’eroismo e della crudeltà di quella che fu la prima guerra mondiale, che provocò nove milioni di vittime tra i soldati e sette tra i civili. 

        La paura è una storia semplicissima e una devastante accusa contro la guerra: un gruppo di soldati italiani provenienti da varie regioni è bloccato in una trincea sotto il tiro micidiale di un cecchino austriaco che impedisce loro di uscire allo scoperto. L’ufficiale al comando non può però lasciare sguarnita un posto di vedetta e deve mandare fuori uno alla volta i suoi uomini per raggiungerla. Moriranno così insensatamente uno ad uno. Nel Rifugio la storia di un disertore e della sua fucilazione viene raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori del soldato fucilato. La retata è invece una divertente parodia delle agiografie belliche. Un soldato racconta in romanesco di come, caduto nelle mani del nemico, riuscì a sua volta a catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito, secondo lui, il “rancio” delle truppe italiane. Gli austriaci, si fanno sedurre dal racconto dell’italiano, fino a decidere di disertare. Nell’Ultimo voto il capitano Tancredi ha per missione di informare una bella ma completamente insensibile contessa del decesso del suo eroico marito. Dopo solo poche settimane apprenderà con amarezza del matrimonio tra lei e un imboscato incontrato in licenza a Roma che lo accompagnerà a dare la triste notizia.

        Lo stile dei racconti è molto altisonante, tipico di quei tempi, curiosa l’alternanza tra l’italiano e una miriade di dialetti, che segna una linea di demarcazione tra il linguaggio degli ufficiali e quello dei subalterni; per tutti i quattro racconti traspare il pensiero dell’autore che denuncia le menzogne e le ipocrisie della guerra, ma non manca mai il rispetto per chi ha fatto il proprio dovere.
        Ho letto svariati libri su questo conflitto, molti saggi e qualche romanzo di notevole caratura, nella lettura dunque di questi racconti, quasi nulla mi era nuovo, e se devo dire la verità non mi ha entusiasmato moltissimo, ci sono letture sicuramente migliori e dei quattro racconti mi è piaciuto di più l’ultimo che non il primo che dovrebbe essere la colonna portante dell’intero libro; se, visto l’approssimarsi del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, volete cominciare a leggere sull’argomento, non posso che consigliarvi l’ottimo “Niente di nuovo sul fronte occidentale” (per citarne il più conosciuto) e poi indirizzarvi verso quelle piccole case editrici che riempiono gli scaffali delle librerie montane, dove potete trovare delle autentiche perle.


        Voto: 3/5