mercoledì 19 novembre 2014

Fuga dal campo 14 - Blaine Harden




I Contenuti

Shin Dong-hyuk è l'unico uomo nato in un campo di prigionia della Corea del Nord ad essere riuscito a scappare. La sua fuga e il libro che la racconta sono diventati un caso internazionale, che ha convinto le Nazioni Unite a costituire una commissione d'indagine sui campi di prigionia nordcoreani. Il Campo 14 è grande quanto Los Angeles, ed è visibile su Google Maps: eppure resta invisibile agli occhi del mondo. Il crimine che Shin ha commesso è avere uno zio che negli anni cinquanta fuggì in Corea del Sud; nasce quindi nel 1982 dietro il filo spinato del campo, dove la sua famiglia è stata rinchiusa da decenni. Non sa che esiste il mondo esterno, ed è a tutti gli effetti uno schiavo. Solo a ventitré anni riuscirà a fuggire, grazie all'aiuto di un compagno che tenterà la fuga con lui, e ad arrivare a piedi e con vestiti di fortuna in Cina, e da lì in America. Questa è la sua storia.

La Recensione

Fuga dal campo 14 è un romanzo di Shin Dong-hyuk, che è un esule nordcoreano residente in Corea del Sud. Si tratta dell'unica persona conosciuta che sia riuscita a fuggire da un campo di concentramento del suo Paese e sia sopravvissuta per raccontarlo. Si crede che sia anche l'unica persona nata in un campo di prigionia riuscita a lasciare la Corea del Nord e questo libro è la sua testimonianza autobiografica.

Il romanzo è scritto a quattro mani, o meglio è un'elaborazione delle interviste durate mesi da parte del giornalista statunitense Blaine Harden. Shin, spesso accompagnato da Harden, è stato relatore nell'ambito di conferenze in tutto il mondo per parlare della sua vita nel Campo 14, del totalitarismo nordcoreano e di diritti umani, in modo da sensibilizzare le persone riguardo alla situazione dei prigionieri in Corea del Nord.

Shin, prigioniero perchè uno zio scappò in Corea del Sud, durante gli anni cinquanta, è nato nel campo di internamento di Kaechon (Campo 14): si tratta di un campo di lavoro forzato dove i prigionieri scontano condanne a vita e in cui la durata media della vita è di 45 anni. Nato da due prigionieri che erano stati autorizzati a dormire insieme per un paio di notti all'anno come ricompensa per il buon lavoro, Shin visse con la madre, fino all'età di 12 anni e vide in poche occasioni il padre.Impara a sopravvivere con ogni mezzo, anche mangiando rane, ratti e insetti e segnalando la cattiva condotta di altri prigionieri in cambio di premi da parte delle guardie. All'età di 13 anni sente la madre e il fratello pianificare un tentativo di evasione: Shin riferirà il fatto, così come gli era stato insegnato sin dalla tenera età e li vedrà morire entrambi, odiandoli, dopo essere stato torturato lui stesso. Shin poi conoscerà un prigioniero politico quarantenne di Pyongyang che gli racconterà la verità sul mondo al di fuori del Paese. Deciderà così di scappare e dopo aver attraversato il confine con la Cina, approderà al mondo libero.

Dovendo dare un giudizio a questo libro, credo bisogna scindere quest'ultimo in due parti: una prima che riguarda il romanzo in sè, ovvero la storia di Shin e la sua fuga (che non è poi così di primo aspetto nel romanzo stesso), e la seconda inerente l'inchiesta che sta dietro ai campi di prigionia in Nord Corea (infarcita di dati a riguardo). Diciamo che come strumento di conoscenza, di reportage degli orrori di questi campi, do una valutazione più che ottima, per il romanzo in sé il giudizio non può essere così positivo, la storia è appunto un susseguirsi di trascrizioni dei ricordi di Shin, intervallati da molto altro, e in più il tutto è raccontato in terza persona, che a mio parere impoverisce un po' la storia.

Sebbene questo libro porta a conoscenza dei più, o almeno a chi abbia voglia di informarsi leggendolo, una delle più grandi tragedie umane che si perpetrano anche in questo momento senza che nessuno faccia niente, di per sé il romanzo mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmato per le ragioni sopra descritte. Bellissimo come libro reportage/inchiesta, molto meno come romanzo.

Voto: 3/5

    giovedì 6 novembre 2014

    Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? - Johan Harstad




     

    I Contenuti

    Che ne è stato di Buzz Aldrin? Chi si ricorda del secondo uomo che ha messo piede sulla luna dopo Neil Armstrong? Per Mattias, nato in quella mitica notte del 20 luglio 1969, il capitano Edwin “Buzz” Aldrin è un idolo, simbolo di tutti coloro che svolgono il loro compito e spariscono nella folla, contenti di fare la loro parte, essere una ruota dell’ingranaggio. Non tutti vogliono essere il numero uno, e Mattias si è ostinatamente votato all’invisibilità: How to disappear completely, dice una canzone dei Radiohead amata dall’autore. Così ha sempre tenuto nascosto il suo talento per il canto, tranne un’unica volta: quando l’ha fatto esplodere al ballo del liceo per conquistare l’amore di Helle. E anche se l’amico Jørn l’ha sempre pregato di cantare nella sua band, Mattias resta lontano dai riflettori: lavora in un vivaio e coltiva il suo giardino, una vita felicemente normale. Ma anche un ingranaggio ben funzionante rischia di incepparsi e da un momento all’altro si può essere sbalzati fuori dalla sicurezza della propria orbita, in assenza di gravità. Mentre tutto gli crolla attorno, Mattias segue la band di Jørn per un concerto alle isole Faroe e sbarca nella magnifica desolazione del loro paesaggio lunare: forse è in questo luogo dimenticato che vanno a finire le cose perdute, forse è qui che Mattias può ritrovare se stesso, affrontare i propri fantasmi e scoprire che non si può fluttuare nello spazio della propria solitudine, che l’amicizia e l’amore ci impediscono di sparire completamente. Una scrittura pulsante come una colonna sonora che macina rock e cultura pop in un crescendo di immagini sorprendenti, nitide e intrise di una poesia lieve e malinconica. Un inno al non apparire che è una salutare provocazione in una società ossessionata dal protagonismo.


    La Recensione

    "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?" è il primo romanzo di Johan Harstad, pubblicato in Norvegia nel 2005 ed in Italia nel 2008, dalla Iperborea di Milano, la nota casa editrice che porta presso di noi moltissimi autori del nord europa. È stato un libro di grande successo, tradotto in numerose lingue e pubblicato in molti paesi del mondo. A me è stato consigliato come sempre dalle ragazze dell'Iperborea durante la mia visita annuale al Salone del Libro di Torino; anche questa volta, consiglio azzeccato.

    La trama è molto particolare e parte in maniera caleidoscopica: Che ne è stato di Buzz Aldrin? Chi si ricorda del secondo uomo che ha messo piede sulla luna dopo Neil Armstrong? Per Mattias, nato in quella mitica notte del 20 luglio 1969, il capitano Edwin “Buzz” Aldrin è un idolo, simbolo di tutti coloro che svolgono il loro compito e spariscono nella folla, contenti di fare la loro parte, essere una ruota dell’ingranaggio. Non a tutti piace essere i primi, non tutti vogliono dirigere un'azienda, andare in tv, diventare famosi. A qualcuno piace essere invisibile, qualcuno vuole essere la segretaria che resta fuori dalle porte della riunione. Qualcuno vuole vedere il film, non esserci dentro. 

    Mattias non è ad Armstrong che guarda, ma a Buzz Aldrin, il secondo uomo, quello che tutti dimenticano, quello che vuole farsi dimenticare, e sparisce nella folla. La vita di Mattias sta crollando, le sue sicurezze vengono meno e, per una serie di eventi, egli si ritrova a vivere alle Isole Fær Øer, un posto dal quale tutti fuggono, insieme ad alcuni ex pazienti psichiatrici. Lì, ai confini del mondo, ci accompagnerà nel suo intimo percorso di crescita e di evoluzione.

    Credo che solo l'ambientazione di questo romanzo meriterebbe una recensione a parte, le isole Faroe: natura incontaminata e cultura autentica, il baluardo più a Nord della Danimarca, immerse nell'Oceano Nord Atlantico, tra paesaggi mozzafiato e pittoreschi villaggi di pescatori. Formate da 18 isole montagnose e abitate da appena 50.000 persone, le affascinanti Isole Faroe sono un vero e proprio paradiso naturalistico, popolato da innumerevoli specie di uccelli e ricchi greggi di pecore. Montagne e fiordi, per un'isola dove neanche gli alberi crescono.

    Il romanzo è molto bello e pieno di sensibilità, la scrittura elegante e avvincente, nonostante la storia da raccontare non sia proprio semplice: disagio mentale e sociale, si parla di disperazione e sensi di vuoto, della fragilità degli esseri umani, di come il tempo e gli eventi possano consumare tutte le sicurezze e portarci via ciò che ci è più caro, di come a volte neanche nascondersi dalla vita può salvarci, di come insomma vivere può essere duro, del mare che può salire, sfondare le finestre e soffocarci. 

    Se proprio vogliamo trovare qualcosa di negativo, possiamo dire che la parte centrale stenta un poco, si allunga un po' troppo, ma poi si riprende in fretta e ad ogni modo il tutto scorre via velocemente.

    Mattias, rappresenta quello che in molti siamo: eterni secondi, magari con un talento nascosto che non vogliamo o non siamo capaci di mostrare, consci delle proprie capacità e molte volte inadatti a combattere per la supremazia. Per essere i primi bisogna dare una spinta ad Armstrong. Aldrin ci pensa, ma non lo fa. Mattias lo sa e per non farlo si ritira nella solitudine col desiderio di scomparire. Molti si accontentano di essere semplici ingranaggi che girano, facendo il loro lavoro ottimamente, costruendo una famiglia amorevole, avendo pochi e selezionati amici.

    Un inno al non apparire in una società ossessionata dal protagonismo. Consigliato.


    Voto: 4/5