domenica 11 ottobre 2015

Body art - Don DeLillo


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I Contenuti

Chi è lo sconosciuto dall'aspetto dolce e infantile per cui tempo, spazio e linguaggio non hanno senso? O almeno non lo stesso senso che hanno per noi. O per Lauren, la giovane body artist che se lo trova davanti all'improvviso in una delle tante stanze della vecchia casa sulla costa del Maine dove vive sola. Rey, suo marito da pochi mesi, si è suicidato, e lo sconosciuto parla con la sua voce, pronuncia frasi che Lauren è sicura di avere già sentito... 

La Recensione

“Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono, e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela. C'è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di lucentezza liquida sulla baia. In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, tu sai con maggiore sicurezza chi sei. Nel rumore del vento tra i pini, il mondo viene alla luce, in modo irreversibile, e il ragno resta attaccato alla regnatela agitata dal vento.”

E tu, che stai leggendo questa mia recensione, dici: "Wow!". Solo, ti devo avvertire, per me in verità è stato un grande "Yawn!".

Don DeLillo è tra gli scrittori americani più influenti, conosciuto per la sua produzione volta ad analizzare lo stile di vita e le nevrosi americane, un continuo amore e odio, passione e disfattismo, con buona parte di pessimismo "cosmico" che rende i suoi romanzi spesso senza sbocco, senza un futuro per i suoi protagonisti.

La storia (dalla trama molto semplice) ha i suoi protagonisti in Rey Robles, regista e poeta, e Laurene Hartke, body artist, felicemente sposati. L'inizio del romanzo descrive un tranquillo spaccato di vita familiare. Col dispiegarsi della narrazione, scopriamo che il regista si è suicidato nella casa della ex moglie a New York, e la donna è da sola nella loro casa del Maine a metabolizzare la perdita. Le conseguenze post-morte del compagno, vissute fin nel profondo delle viscere, fino ad arrivare a interagire con un'allucinazione che si muove dentro casa sua: un uomo deforme che parla in un linguaggio a tratti incomprensibile, dall'aspetto e i contorni vagamente irreali. Lo soprannomina Mr. Tuttle, come un suo insegnante di scienze del liceo. È come se Mr. Tuttle, fosse l'impersonificazione del suo lutto stesso.

I dialoghi sono a tratti minimali, il romanzo è molto intimista, minimalista, dai tratti fortemente psicologici e in alcuni punti del tutto surreale; Body Art pare procedere come un giallo psicologico che si consuma tra arte e dolore, il tutto concentrato sulla figura di lei e della sua particolare elaborazione del lutto.

Tutto molto bello ed accattivante? Non esattamente, per lo più, dopo le prime pagine subentra una certa noia e se non fosse per l'abile scrittura di DeLillo, stroncherei questo romanzo breve in poche righe. Ho trovato affascinante la primissima parte della storia, quello spaccato di vita famigliare così ben tratteggiato, intorno ad un tavolo da cucina per una colazione di tutti i giorni. Poi ho cominciato, piano piano a "scollarmi" dalle pagine, fino alla comparsa di Mr. Tuttle dove ho perso ogni contatto con la storia.

Sinceramente, non mi è piaciuto per niente e lo dimostra il tempo che ho impiegato per finirlo, praticamente un'era geologica per me. Non riuscivo proprio a riprenderlo ogni volta che lo mollavo e complice un periodo di stanca, mi ha fatto arenare anche nelle letture successive. Libro sbagliato, nel periodo sbagliato.


Voto: 2/5

    mercoledì 16 settembre 2015

    Il reggimento parte all'alba - Dino Buzzati


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    I Contenuti

    Una serie di quadri, brevi squarci di vita, dominati dall'ineluttabilità della morte, che negli ultimi scritti di Dino Buzzati viene rappresentata con il simbolo del «reggimento in partenza». Tutti, ci ammonisce l'Autore, apparteniamo a uno degli innumerevoli reggimenti che prima o poi ricevono l'ordine di «partire». L'avviso a ciascuno è imprevedibile, può assumere infinite forme: c'è chi si ostina a non vederlo, ma prima o poi è costretto a prenderne atto. Queste metafore, come scrisse Guido Piovene nel suo commento al testo, rappresentano una sorta di sintesi dell'opera di Buzzati, per il quale «la morte diventava un atto da inserire in un codice di disciplina universale», da cui nessuno può esentarsi. Un piccolo gioiello della letteratura italiana contemporanea, denso e profondo nella sua scabra essenzialità.

    La Recensione

    "Il reggimento parte all'alba" è una raccolta di racconti di Dino Buzzati pubblicata postuma per la prima volta nel 1985. Alcuni degli scritti presenti apparvero in precedenza su giornali quotidiani nazionali. Gli ultimi racconti in particolare sono brevissimi, sono pensieri, riflessioni, piccoli istanti di vita e di morte.

    La raccolta trae il titolo dal primo racconto e dall'importanza simbolica del "reggimento". Infatti l'unico filo conduttore dei racconti presenti, scritti durante gli ultimi mesi di vita di Buzzati, è la morte, un pensiero fisso che si ritrova anche in tutti i suoi scritti precedenti, ma che essendo ora imminente anche per l'autore, si fa più insistente. 

    Tutti appartengono ad uno degli innumerevoli reggimenti che devono partire ma a nessuno è dato sapere quale sia il proprio e dove esso sia. Nessuno pensa mai che morirà, gli uomini credono sempre di essere immortali, ma la chiamata non risparmia nessuno, neanche i bambini. Ogni racconto pur avendo come trama lo stesso argomento, offre sempre nuovi spunti di riflessione.

    Il racconto "Stefano Caberlot, scrittore", altri non è che lo stesso Buzzati, che si accorge che le bugie dette dal suo medico per nascondergli la sua morte imminente, sono le stesse che egli stesso aveva fatto dire ad un medico di un suo racconto. I dottori minimizzano la gravità della situazione, ma lui sa.

    La scrittura di Buzzati è come sempre un misto di ritmo e musicalità con una punteggiatura sempre molto particolare (ad esempio l’omissione del punto esclamativo o l’uso inconsueto della parentesi) e lo studio davvero minuzioso e attento della sintassi, una scrittura che per me rimane irraggiungibile nel suo libro più famoso, ovvero "Il deserto dei tartari"; qui se devo essere sincero non mi ha entusiasmato non tanto lo stile e nemmeno la simbologia con tutte le storie narrate, ma forse la scelta del racconto breve, che personalmente non ho mai amato.

    Consiglio la lettura, come corollario all'opera dell'autore.


    Voto: 2/5

      mercoledì 2 settembre 2015

      Open: La mia storia - Andre Agassi


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      I Contenuti

      Se colpisci 2500 palle al giorno, cioè 17500 la settimana, cioè un milione di palle l'anno, non potrai che diventare il numero uno. Questo è quello che il padre-padrone di Agassi ripeteva ad Andre bambino, costringendolo ad allenamenti disumani nel cortile di casa, contro una sorta di macchinario sputapalle di sua invenzione. Un padre dispotico e ossessivo che con i suoi metodi brutali diede l'avvio a una delle carriere sportive più sfolgoranti e anche controverse di tutti i tempi. Perché Andre Agassi, con i suoi capelli ossigenati, l'orecchino e le tenute sportive più da musicista punk che da tennista, ha sconvolto l'austero mondo del tennis. Dei suoi 21 anni di carriera e di alcuni dei più incredibili match giocati, dei rivali di varie generazioni, da Jimmy Connors a Pete Sampras a Roger Federer, dei suoi matrimoni da rotocalco e di molto altro, Andre Agassi racconta in questo libro. Mettendo in luce, con sorprendente franchezza e onestà, un lato umano del tutto inedito.

      La Recensione

      Non avevo mai letto un libro che era un'autobiografia di uno sportivo. Non che ci fosse un motivo particolare, forse, inconsciamente pensavo che uno sportivo non aveva una storia interessante da raccontare, che l'uomo dietro l'atleta aveva poco da dire, probabilmente credevo che uno sciolinare continuo di risultati sportivi mi avrebbe tediato, annoiato a morte.

      Open è l'autobiografia di Andre Agassi, pubblicata nel 2011 da Einaudi nella collana "Stile Libero". Alla stesura ha contribuito in modo sostanziale J. R. Moehringer, giornalista premio Pulitzer. Costretto ad allenarsi fin da quando aveva quattro anni da un padre dispotico ma determinato a farne un campione a qualunque costo, Andre Agassi cresce con un sentimento fortissimo: l'odio smisurato per il tennis. Contemporaneamente però prende piede in lui anche la consapevolezza di possedere un talento eccezionale. Ed è proprio in bilico tra una pulsione verso l'autodistruzione e la ricerca della perfezione che si svolgerà la sua carriera sportiva. Con i capelli ossigenati, l'orecchino e una tenuta più da musicista punk che da tennista, Agassi ha sconvolto l'austero mondo del tennis, raggiungendo una serie di successi mai vista prima.

      Il libro è stato inserito da Alessandro Baricco tra le cinquanta migliori letture degli ultimi dieci anni, e Baricco non è il primo che passa per strada.

      Quando ho cominciato a leggere la storia di Agassi, dietro consiglio del mio maestro di tennis, è stata una sensazione come quando alzi la pallina per aria e stai per battere un servizio, non sai veramente dove ti può portare quel colpo, se sarà "in" o "out", se il tuo avversario la respingerà restituendola con forza decuplicata, oppure se sarà un "ace"... decisamente questa lettura è stata un "ace" spettacolare.

      Mentre le ore passano, i giorni pure, e le pagine scorrono fino all'ultima, ti rendi conto improvvisamente che sei arrivato a leggere i ringraziamenti, li leggi due volte e ti accorgi che stai cercando di non finirlo, non vuoi che finisca, non posso averlo finito, no. Ed è allora che t'invade la malinconia che si prova "la domenica sera dopo un fine settimana idilliaco.". Bello, bellissimo, una storia scritta bene e coinvolgente e piena, spessa. Assolutamente ironico e al tempo stesso profondo... ammetto che in certi passaggi mi ha commosso.

      Una vita intensa, spettacolare, costellata di amori, successi, tremende cadute e... rinascite. Un testo che si può leggere anche interattivamente: su YouTube sono presenti, in tutto o in parte, tutti gli incontri più importanti descritti nel libro.

      Un libro che cattura ed avvince al pari di un thriller ben scritto. Lo consiglio assolutamente anche ai non amanti del tennis e ringrazio profondamente il mio maestro che mi ha consigliato di leggerlo.


      Voto: 5/5

        sabato 29 agosto 2015

        Qualcuno volò sul nido del cuculo - Ken Kesey


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        I Contenuti

        Miss Ratched governa con pugno di ferro e un soave sorriso il suo reparto, in un ospedale psichiatrico dell'Oregon. All'improvviso arriva McMurphy, un irlandese cocciuto, spavaldo, allegro e ribelle. Fra lui e la Grande Infermiera inizia subito un duello all'ultimo sangue. McMurphy risveglia gli altri pazienti ormai svuotati e avviliti dalle "terapie" e riesce a portare una ventata di umanità e calore. Da questo romanzo è stato tratto l'omonimo film di Milos Forman interpretato da Jack Nicholson, Will Sampson e Danny De Vito.

        La Recensione

        Qualcuno volò sul nido del cuculo è un romanzo di Ken Kesey, scritto nel 1959 e pubblicato a New York nel 1962, ambientato in un ospedale psichiatrico dell'Oregon. Il settimanale "TIME" l'ha inserito nella classifica dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005. Nel 1975 Miloš Forman vi trasse il celebre film omonimo, vincitore di cinque Premi Oscar 1976.

        Ho letto questo capolavoro solo oggi dopo aver visto e apprezzato l'ottima e indimenticabile riproduzione cinematografica, vista e rivista più volte. Non apprezzare questo romanzo è impossibile, come impossibile è leggerlo e non pensare a Jack Nichlson nei panni di McMurphy. Le parti di racconto narrativo sono molto fluide, un po' meno quelle con le riflessioni, così come le continue allucinazioni di cui soffre all'interno della clinica e i ricordi del nostro narratore pellerossa, il capo Bromden, che rallentano un poco la lettura.

        E' un libro che si legge veramente bene, ansioso di leggerne l'epilogo (pur conoscendolo già), ma pregando che potesse in qualche modo cambiare, consiglio la lettura a chi ha visto il film per poterne gustare meglio i contorni, che secondo me rimane comunque un gradino superiore al libro da cui è stato tratto. 


        Voto: 3/5

          giovedì 13 agosto 2015

          I fantasmi del mare e altre storie maledette - Giancarlo Costa


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          I Contenuti

          L’Autore per lunghi anni e durante numerosi viaggi in ogni parte del mondo ha raccolto e ordinato una serie di racconti «fantastici» che riguardano il mare, le navi, il mondo marino e sottomarino, una messe di leggende curiose, misteriose o inquietanti, che tanto interesse suscitavano nei racconti fatti dagli stessi marinai ai compagni nelle lunghe ore di veglia al timone di notte, nei tardi pomeriggi nel pozzetto, o in qualche trattoria di porto, la sera, dopo molti giorni di navigazione e dopo... molti bicchieri. Dopo aver espunto le numerose leggende senza interesse o di recentissima invenzione, l’Autore, non soddisfatto dei dati acquisiti, è andato a controllarli in varie biblioteche, sui giornali dell’epoca e sugli antichi libri e, in molti casi, è potuto risalire ai fatti e alle illustrazioni originali. Questo testo è dunque un’antologia di quanto si è detto e scritto sul «mare delle tenebre». Vi sì troveranno racconti celebri e altri meno noti in cui l’elemento mitico e soprannaturale domina interamente la scena. Esso vede la luce proprio mentre in un altro grande ambiente, la metropoli, nascono e si sviluppano le cosiddette «leggende metropolitane». Molti di questi racconti formano un patrimonio di miti e leggende, un corpus di racconti «neri» nei quali ricorrono sovente i fantasmi: gran parte di queste annotazioni risalgono al secolo scorso, quando la loro esistenza era ritenuta reale, specialmente nel mondo anglosassone, ed è sorprendente scoprire che ancor oggi vi siano navi ritenute «maledette». Gli spettri non solo si aggirano a bordo, ma esistono persino navi fantasma che periodicamente appaiono ai naviganti.
          Non mancano le leggende sulle polene, le sculture che ornavano il tagliamare delle navi del passato, né i fantasmi della costa che infestano isole, scogli e fari. Il libro si chiude con i racconti di un altro affascinante mito: quello dell’isola scomparsa, Atlantide.

          La Recensione

          I fantasmi del mare e altre storie maledette di Giancarlo Costa è una raccolta di storie, racconti brevi, su fantasmi e superstizioni che gravitano intorno al mare e ai marinai: fantasmi principalmente, qualche mostro marino e luoghi, per lo più isole cariche di mistero e teatro di avvenimenti tragici come i naufragi. Il libro è corredato da immagini che accompagnano le varie leggende a cui l'autore si riferisce.

          Sinceramente dal titolo mi aspettavo molto di più, alla fine il testo si rivela essere una raccolta concatenata di leggende legate ai viaggi sul mare del novecento, senza un filo logico o una suddivisione precisa tematica: l'ho trovato molto confusionario, le storie troppo brevi e nella raccolta ce ne sono molte per lo più simili dove sembra cambiare solo il nome della nave o dei personaggi; arrivati a metà libro si ha un senso di pesantezza, di ripetizione continua che stanca il lettore.

          Non lo consiglio in quanto non mi entusiasmato per nulla.


          Voto: 1/5

            mercoledì 15 luglio 2015

            Verderame - Michele Mari


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            I Contenuti

            La memoria di Felice si sta sbriciolando: per tutta la vita si è occupato della grande casa di campagna dove Michelino trascorre le sue vacanze, dell'orto, del verderame da spargere sull'uva, dei conigli da ingrassare, poi uccidere e scuoiare. Ma adesso qualcosa sembra non funzionare più. I suoi ricordi riaffiorano sfalsati e contraddittori, componendo una geografia mentale sempre più inaffidabile. Felice all'improvviso si mette a raccontare una balzana storia di esuli russi, di francesi che parlano sottoterra, di scheletri in divisa nazista: e le lumache che appestano l'orto si trasformano in nemici invincibili, sentinelle di un mondo ctonio e minaccioso. Quale sfida migliore, per un ragazzino che si annoia, di un «viaggio al centro della testa» di quest'orco bonario che da sempre accende la sua immaginazione? Così Michelino si ritrova, come un piccolo Sancho Panza, scudiero nella lotta di Felice contro il mulinare impazzito della sua memoria, consigliere e compagno nella battaglia disperata che l'uomo sta combattendo dentro di sé. Giocando con la tradizione del romanzo d'avventura - e innestando nell'immaginario di Stevenson le ossessioni di Edgar Allan Poe - Michele Mari conduce il lettore lungo un percorso imprevedibile alla scoperta dei propri demoni. Con una passione affabulatoria mai così divertita e travolgente, illumina ancora una volta la natura «sanguinosa» dei ricordi d'infanzia. E riesce così a sfiorare un territorio altro, una zona d'ombra dove ciascuno di noi ha un doppio che lo attende, e poco importa se non sappiamo dargli un nome, «perché non ci dobbiamo preoccupare della storia delle cose e delle parole, dobbiamo usarle solo per il nostro comodo».

            La Recensione

            Verderame è il primo libro di Michele Mari che leggo e devo dire che è stata una folgorazione sulla via per Damasco, ma andiamo con ordine perchè questo è davvero un bel libro, una storia italiana, lombarda, che arriva dalla nostra cultura popolare, dalle nostre radici, ben strutturata, scritta divinamente e arricchita da un lessico fuori dall'ordinario.

            La storia si svolge in un paesino del varesotto sul Lago Maggiore ed è il racconto di Felice, un vecchio custode tuttofare, e Michelino, un ragazzino curioso e sveglio relegato dai nonni per le sue vacanze estive in una villa ormai consumata dagli anni che aiuterà l'amico a ritrovare la memoria colpita dalla vecchiaia, scavando tra i ricordi della casa e del paese. 

            La perdita di memoria del Felice è al centro della vicenda e porterà il piccolo protagonista attraverso prima a collegamenti mnemonici di significato, poi a ripescare la storia dell'uomo che vuole ricordare la figura del padre ormai dimenticata.

            E' un libro che appassiona: è struggente, forte, ricco, nel lessico, nella trama, nella forma. E' colto e lieve, denso e stupito, fermo in una noiosissima casa di campagna eppure roboante come la più sognante delle avventure, tutto racchiuso in un rapporto fra due protagonisti, arricchito dal dialetto e insieme alto nello stile e nella lingua.

            La storia dei due, così diversi e distanti per età, esperienza e cultura ha in comune invece una solitudine che solo l'interesse e il bisogno di un dialogo schietto e giocoso possono sedare, sconfiggere. L'attrazione per l'altro traccia una via da percorrere e il fatto che accada fra un ragazzino perspicace, quanto solo e annoiato in questa villa decadente, e un uomo provato nella mente rende ancora più forte e preziosa la relazione; più misteriosa la trama che dipana dal libro. La stessa storia di Felice che avrà un finale davvero misterioso.

            Dunque alla fine come definire questo libro? E' un mistery? Una specie. Un noir? Be', anche. Un horror dalle tinte fosche? Una E' semplicemente "Verderame", per me uno dei più bei romanzi italiani degli ultimi anni... Grande Mari, davvero un eccelso scrittore italiano contemporaneo.

            Voto: 5/5

              lunedì 8 giugno 2015

              Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer


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              I Contenuti

              Oskar, un newyorkese di nove anni a suo modo geniale, ama inventare singolari dispositivi. Inventa camicie di becchime per farsi trasportare in volo dagli uccelli in caso di emergenza, inventa un sistema di tubi collegato ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversarle nel laghetto del Central Park e mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città. A Oskar capita di piangere sul cuscino, da quando suo padre, complice di tanti giochi e invenzioni, è morto nell’attacco alle Torri Gemelle. Un giorno, non troppo per caso, in un vaso azzurro trovato nell’armadio del padre scopre una busta che contiene una chiave. Sul retro della busta c’è una scritta: «Black». Che serratura apre quella chiave? E se Black è un nome, chi è Black? Per scoprirlo Oskar intende bussare alla porta di tutti i Mr e Mrs Black della città: forse uno di loro sa qualcosa, conosce un segreto che può farlo sentire più vicino al padre. E se il suo viaggio per i distretti di New York non gli riporterà chi se n’è andato per sempre, forse gli recherà altri doni, di certo gli restituirà inaspettatamente un passato lontano che ha sconvolto la vita dei suoi nonni paterni e di un’intera generazione: il passato dell’Europa devastata dalla seconda guerra mondiale.

              La Recensione

              "Molto forte, incredibilmente vicino" è il secondo romanzo di Jonathan Safran Foer, pubblicato nel 2005. È stato uno dei primi romanzi ad affrontare il tema degli attacchi terroristici dell'11 settembre.

              Il libro interseca sostanzialmente due storie che si alternano: quella di Oskar Schell un ragazzino di nove anni e dei suoi nonni paterni. Oskar ha un dolore incolmabile: ha perso il padre adorato, nell'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre 2001. Frugando nel ripostiglio del padre, dentro ad un vaso trova una chiave con una scritta: "Black" e si metterà a cercare tutti i Black di New York per sapere a chi appartenga e cosa apra. 

              Molto più complesso l'intreccio della storia dei nonni. Il nonno paterno non l'ha mai conosciuto così come il papà di Oskar non aveva mai conosciuto suo padre. La nonna di Oskar era emigrata in America dalla Germania poco dopo la fine della seconda guerra mondiale e qualche mese dopo il trasferimento aveva incontrato il fidanzato della sorella Anna morta a Dresda in un bombardamento. La donna gli chiederà insistentemente di sposarla ma lui è riluttante per via della sorella di lei mai dimenticata e acconsentirà stabilendo rigide regole di convivenza. Alla fine lei rimane incinta, lui non regge e fugge. Ma decenni dopo quando troverà tra l'elenco delle vittime delle torri, il nome del figlio, si ripresenta alla porta della moglie.

              Nel romanzo "Molto forte, incredibilmente vicino" vengono affrontati temi come il lutto, i rapporti familiari e i traumi. Il fattore scatenante è la tragica morte del padre che provoca sia la distruzione della famiglia di Oskar sia il riavvicinamento alla stessa famiglia da parte del nonno di Oskar.

              Il romanzo è bello, commovente, davvero ben scritto, con uno stile davvero particolare anche nell'uso di fotogrammi, pagine vuote, scritte di una frase sola su una pagina intera. Un insolito modo di affrontare la tragedia dell' 11/9, senza nemmeno accennare al terrorismo se non nelle paure del bambino Oskar, pieno di fobie. E'una scrittura che a tratti tralascia la parola stessa e diventa immagini, pensieri. Un libro che contiene molte storie: un figlio alla ricerca del padre o, meglio, alla ricerca di in ricordo del padre che ne plachi il dolore della scomparsa; un padre che scrive le lettere al figlio che non ha mai conosciuto; una nonna che scrive al nipote della sua vita, il suo incontro col nonno, il suo amore per la sorella. 

              Un libro che diverte, appassiona, commuove: parte dalla tragedia dell'11 settembre per avvolgere e legare tutte le morti civili (le torri gemelle, Dresda, Hiroshima) della guerra, di tutte le persone che la guerra ha separato per sempre.

              Una New York affascinante, sebbene ferita e il piccolo/grande Oskar protagonista insieme alla figura del nonno paterno, con le sue invenzioni, la sua solitudine, le sue bugie, la sua singolare elaborazione del lutto per un romanzo che appassiona e commuove.


              Voto: 3/5

                martedì 26 maggio 2015

                Sette brevi lezioni di fisica - Carlo Rovelli


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                I Contenuti

                «Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato». Tale è il presupposto di queste «brevi lezioni», che ci guidano, con ammirevole trasparenza, attraverso alcune tappe inevitabili della rivoluzione che ha scosso la fisica nel secolo XX e la scuote tuttora: a partire dalla teoria della relatività generale di Einstein e della meccanica quantistica fino alle questioni aperte sulla architettura del cosmo, sulle particelle elementari, sulla gravità quantistica, sulla natura del tempo e della mente.

                La Recensione

                Per recensire questo "saggio scientifico", cito direttamente l'autore in un passaggio del libro:

                "Chiaro?"

                "No. Moltissimo rimane da capire."

                Queste due frasi dovrebbero essere la quarta di copertina, sintesi perfetta di queste "lezioni" di fisica.

                Un minuto di silenzio per i poveri studenti che devono seguire lezioni simili, e per i lettori che attirati dal tamtam mediatico si ritrovano a spendere i loro soldini (ben 10 euro per le scarse 88 pagine) con entusiasmo per acquistare questo libretto.

                Non capisco l'entusiasmo mostrato dalle classifiche italiane, da chi me lo ha consigliato, dal domenicale del Sole24Ore che ha pubblicato in parte queste lezioni. Il libro presenta alcuni argomenti fondamentali di fisica a livello divulgativo ma è poco chiaro e non si capisce effettivamente quale sia l'obiettivo che si voleva raggiungere. Oltretutto presenta varie inesattezze, e dove non ci sono quelle gli altri argomenti potevano essere descritti in modo più preciso e comprensibile, così come si poteva fare a meno di riportare l'equazioni, senza spiegazioni sui simboli usati; giusto così, perchè ci stava bene in un libro che parla di fisica.

                In aggiunta, se questo voleva essere un esperimento volto ad incentivare la curiosità delle persone verso argomenti complessi come la fisica quantistica, si è sbagliato due volte perchè di accattivante non ha proprio niente, se non il personale amore dell'autore verso questa materia scientifica, che non si può negare traspare da tutto il testo.

                Complessivamente, un testo divulgativo di cui si può fare a meno. Se volete leggere di fisica, anche in maniera divulgativa, ci sono testi molto ma molto più validi di questo.


                Voto: 1/5

                  venerdì 22 maggio 2015

                  Perché i gatti si fanno di erba e noi siamo pazzi di loro - Monica Marelli


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                  I Contenuti

                  Perché i gatti ''fanno la pasta''? Cosa comunicano con le fusa? E' vero che amano la musica? E perché perdono la testa per l'erba gatta? Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sui gatti, per comprenderli e amarli senza impazzire (o quasi) di fronte ai loro comportamenti bizzarri.

                  La Recensione

                  Finalmente una lettura diversa e molto divertente, con un sacco di informazioni utili e curiose sui nostri amici pelosi a quattro zampe. Devo dire che ero parecchio scoraggiato e amareggiato di un settore di manualistica che riportava sempre le stesse nozioni trite e ritrite, con lo stesso stile poco accattivante.

                  Il libro mi ha piacevolmente sorpreso, perchè oltre a presentare nozioni già più volte incontrate nei molti libri da me letti e che sono l'infarinatura base per conoscere questi magnifici felini, ha saputo sorprendermi con curiosità e informazioni utili che ho letto per la prima volta; utile anche l'inserimento di collegamenti con siti web per un'approfondimento immediato (nel caso di una lettura su un ebook reader come me) delle tematiche affrontate.

                  Oltre ai contenuti, ho trovato piacevolissimo e molto divertente il modo di scrivere dell'autrice, una ventata di amore e ironia che accompagna molto piacevolmente la lettura.

                  Veramente consigliato a tutti i bipedi resi schiavi dai loro mici. Per poter imparare come ubbidire meglio alle loro volontà. :)


                  Voto: 4/5

                    venerdì 15 maggio 2015

                    Quello che i gatti non dicono - Nina Merian


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                    I Contenuti


                    «Con zampe felpate il gatto si insinua nel cuore di grandi e piccini. Un animale enigmatico, dallo sguardo impenetrabile. Ma quando lo si capisce, può diventare l’amico più tenero e affettuoso.» 
                    Un manuale accurato e divertente, ricco di consigli pratici per comprendere che cosa pensa, sente e desidera il vostro micio.

                    La Recensione

                    Ennesimo libro che leggo sui gatti, quando ne trovo uno non so resistere e comincio a leggerlo, ma purtroppo ennesima ripetizione in ridondanza degli stessi concetti e consigli comuni a tutti questi libri. Ok, l'argomento è quello ma ci si aspetta sempre qualcosa di nuovo, detto in maniera migliore o semplicemente riportare concetti in una forma allegra e simpatica.

                    La mia idea dopo averne letti quattro è la seguente: limitatevi a comperarne uno, tipo "Cats for Dummies", il migliore secondo me e poi imparate ad osservare il vostro micio, interagite con lui e solo l'esperienza diretta della vostra vita vissuta insieme a lui potrà farvi da maestro per tutte le gioie e i problemi che affronterete insieme.

                    Esistono anche, incredibile a dirsi, luoghi dove i libri non possono arrivare.


                    Voto: 1/5

                      martedì 12 maggio 2015

                      Nelle terre estreme - Jon Krakauer


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                      I Contenuti

                      Nell'aprile del 1992 Chris McCandless si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell'Alaska. Due anni prima, terminati gli studi, aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato i suoi risparmi in beneficenza: voleva lasciare la civiltà per immergersi nella natura. Non adeguatamente equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, venne ritrovato morto da un cacciatore, quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley. Accanto al cadavere fu rinvenuto un diario che Chris aveva inaugurato al suo arrivo in Alaska e che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane. Jon Krakauer si imbattè quasi per caso in questa vicenda, rimanendone quasi ossessionato, e scrisse un lungo articolo sulla rivista "Outside", che suscitò enorme interesse. In seguito, con l'aiuto della famiglia di Chris, si è dedicato alla ricostruzione del lungo viaggio del ragazzo: due anni attraverso l'America all'inseguimento di un sogno. Questo libro, in cui Krakauer cerca di capire cosa può aver spinto Chris a ricercare uno stato di purezza assoluta a contatto con una natura incontaminata, è il risultato di tre anni di ricerche. 

                      La Recensione

                      Nelle terre estreme è un libro di Jon Krakauer, pubblicato nel 1997, che racconta la vita del nomade statunitense Christopher McCandless, tramite gli scritti del suo diario e i racconti delle persone che l'hanno conosciuto durante il suo viaggio verso l'Alaska.

                      La storia è ormai tristemente famosa, soprattutto dopo il film di Sean Penn (che ancora non ho guardato), ma che a detta di molti è uno dei pochi casi dove la pellicola supera la cellulosa: nell'aprile del 1992 il protagonista si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell'Alaska. Due anni prima, terminati gli studi, aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato i suoi risparmi in beneficenza: voleva lasciare la civiltà per immergersi nella natura. Non adeguatamente equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, venne ritrovato morto da un cacciatore, quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley.

                      Il libro, che più di essere una storia, è un lungo reportage dove si riporta la storia di Chris dalla nascita alla sua ultima triste avventura è a opera di Jon Krakauer, alpinista e scrittore reso celebre per il suo romanzo "Aria sottile" frutto di tre anni di ricerche e si basa su uno striminzito diario che McCandless tenne nelle sue lunghe peregrinazioni di due anni prima nell'ovest americano e poi in Alaska e con l'incontro con le varie persone che l'avevano conosciuto.

                      Krakauer cerca di capire cosa può aver spinto Chris a ricercare uno stato di purezza assoluta a contatto con una natura incontaminata e per farlo lo infarcisce con esperienze personali e altri esempi famosi di persone che abbandonano tutto per provare a vivere nella natura e della natura; purtroppo in molte pagine del libro il risultato della scrittura non riesce veramente a toccare il cuore del lettore. L'autore si destreggia a ricostruire la narrazione basandosi su un diario ermetico del protagonista e i frammenti di ricordi delle persone coinvolte e ci mette molto del suo e questo si sente molto nelle pagine del resoconto. Non è stato certo un lavoro facile e le continue divagazioni rallentano piuttosto la lettura.

                      Un' indagine concreta e dettagliata per una storia estrema e reale. La ricerca di se stessi al di fuori di se, prima nella famiglia, poi nello studio e nel lavoro e infine nell'illusoria natura selvaggia. Un ragazzo lucido e intelligente anche se spavaldamente incauto con alle spalle un'adolescenza in una famiglia con un padre oppressivo e con punti oscuri con una madre molto diafana. Ha scelto di andarsene ad inseguire i suoi sogni e i suoi ideali, contrariamente a chi affoga i suoi dispiaceri in una routine monotona e conformista, ha camminato, ha conosciuto, ha voluto bene senza stabilire legami, ha affrontato tutto da solo misurando i suoi limiti, e alla fine superandoli, sbagliando.

                      Non è un grandissimo romanzo, proprio perché non è un romanzo, anche perché l'autore è più un alpinista che uno scrittore e alla fine il libro è un insieme di storie affascinanti di persone che hanno cercato nella natura, esplorandola con pochi mezzi e vivendola in pieno, di dare una risposta all'esistenza. Non voglio giudicare queste persone e neanche Chris in particolare, ognuno cerca di dare una risposta ai suoi interrogativi personali come meglio può, il libro si fa leggere ma non entusiasma e voglio vedere come viene raccontata nel film, perché per me Penn è una certezza e credo che in questo caso la visione sarà meglio della lettura.


                      Voto: 3/5

                        lunedì 27 aprile 2015

                        La peste dell'anno uno - Andrea Tomaselli


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                        I Contenuti

                        “Il Mondo, M maiuscola, là fuori, è andato. Niente più telefoni cellulari, auto, internet, etc. Doveva accadere, un giorno o l’altro, e alla fine è accaduto. Niente più Homo sapiens sapiens. O qualsivoglia imitazione del medesimo. Apocalisse pandemica: ben oltre AIDS, SARS, Ebola e ben al di là di qualsiasi catastrofica escatologia. A tutti gli effetti, la Sesta Estinzione è già una realtà, forse lo è sempre stata.
                        Eppure qualcuno, rintanato tra meandri di tenebra, continua a combattere una guerra senza fine. Un padre duro come l’acciaio, una figlia incerta come il giunco. In questo rapporto inevitabilmente claustrofobico, intrinsecamente in bilico, non cessano di riflettersi tutte le contraddizioni della nostra (non)società. Una società che, semplicemente, ha cessato di esistere.
                        Almeno fino quando, in una feroce e ferale ossessione di sopravvivenza, attraverso una Gehenna tutta spirituale, specchio oscuro dell’apocalisse cosmica, non arriva a insinuarsi una diversa peste, molto più distruttiva, molto più letale. La peste del dubbio.
                        Un apologo allucinato e allucinatorio, nero come l’inferno sotterraneo che strangola i due protagonisti. La ricerca disperata di una via di uscita, qualsiasi possa essere. Un gioiello della narrativa underground, in tutti i sensi.” (Alan D. Altieri)

                        La Recensione

                        Zoom è il marchio editoriale digitale di Feltrinelli. Questi libri digitali sono proposte di letture, racconti, romanzi brevissimi, a volte estratti da libri già pubblicati che vogliono essere una nuova idea di libro: economico, veloce e maneggevole con costi ridottissimi. In Zoom si trovano libri che finora non si potevano pubblicare per via dei costi della carta stampata e di tutto il processo di pubblicazione.

                        In particolare questo "La peste dell'anno uno" è nella raccolta "Zoom Filtri" che racchiude un catalogo di racconti e romanzi gialli, rosa, di fantascienza, fantasy e horror. Per l'appunto questo da me letto rientra nella fascia "horror", anche se effettivamente di horror c'è molto poco; direi che rientra più nella fascia post-apocalittica con una trama molto ben congegnata e piena di attesa feroce che lascerà non poche bocche aperte nel finale.

                        Anche se con pochissime pagine la storia riesce a rendere perfettamente l'idea dell'angoscia del "dopo", della claustrofobia dopo un evento totale come una peste mondiale. Una bambina saprà narrare perfettamente anche se con un linguaggio semplice le sue vicende in un universo di follia isolazionista. Feroce, crudele, angosciante, claustrofobico: un allucinante frammento nel quale una ragazzina, voce narrante, ci conduce con il suo linguaggio sincero e alquanto sgrammaticato in un universo fatto di isolamento e di follia. Sarà un piccolo spiraglio in una siepe che aprirà i suoi occhi verso una verità indicibile.

                        Veloce e devastante.


                        Voto: 4/5

                          sabato 25 aprile 2015

                          Il barone Bagge - Alexander Lernet-Holenia


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                          I Contenuti

                          Fra crateri spenti, nebbie e pantani gelati, uno squadrone della cavalleria austriaca si addentra nell’ignoto. Sono centoventi uomini, vestiti e armati nello stile di un tempo ormai lontano, «come una schiera di fantasmi a cavallo» sperduti sul fronte orientale della prima guerra mondiale. Seguendo il loro scalpitare, varchiamo la soglia di un regno intermedio che è insieme dei vivi e dei morti, del sogno e della veglia perfetta. Di quel regno, in tutta la sua opera, Lernet-Holenia è stato un magistrale cronista. «I racconti più perfetti sono quelli che, pur potendo pretendere al massimo della verosimiglianza, raggiungono il grado supremo dell’irrealtà» egli scrisse una volta. Il barone Bagge, pubblicato per la prima volta nel 1936, applica questo proposito con precisione abbagliante – e al tempo stesso dimostra che lo si può rovesciare: perché qui ciò che più è irreale ha il massimo della verosimiglianza. Solo alla fine scopriremo che questo racconto, oltre che una delle ultime cronache della cavalleria, è un archetipo, una sfaccettatura intatta nella pietra di Amore e Morte.

                          La Recensione

                          Il barone Bagge è un romanzo del 1936, dell'autore Alexander Lernet-Holenia che è stato uno scrittore, drammaturgo, traduttore, poeta, saggista e sceneggiatore austriaco fra i più importanti, nel suo paese, del XX secolo. Autore di romanzi, raccolte di poesie, biografie, traduzioni nonché di alcuni drammi teatrali, radiofonici e televisivi e di numerosi soggetti per il cinema.

                          E' il racconto che si svolge all'ombra dei Carpazi, durante la prima guerra mondiale fra crateri spenti, nebbie e pantani di uno squadrone della cavalleria austriaca che parte in missione alla ricerca del nemico ma che si addentrerà nell'ignoto. Sono centoventi soldati sperduti sul fronte orientale della prima guerra mondiale. Seguendo il loro scalpitare, varcheremo la soglia di un regno intermedio che è l'insieme dei vivi e dei morti, del sogno e della realtà. 

                          Il protagonista è il Barone Bagge, giovane ufficiale della cavalleria austro-ungarica in guerra contro i russi nella pianura pannonica nel 1915. Ci sarà un attacco al galoppo e l'aprirsi di un varco temporale in cui il suo squadrone si stabilisce in un villaggio ungherese dove il ragazzo intreccia una relazione con una giovane ereditiera che sposerà in fretta e furia prima di riprendere il cammino verso un invisibile nemico di cui sembra non esserci più esistenza. Finirà tutto su un ponte dorato, un ponte che separa la vita dalla morte e la realtà dal sogno. Sembra banale dirlo, ma il libro non lo è affatto.

                          E' un delizioso romanzo breve di un autore di classe, scritto in maniera impeccabile con una raffinatissima prosa, perfetto nella sua breve costruzione. Non si potrebbe togliere nulla e nemmeno aggiungere, perché si andrebbe a rovinare quella perfezione che a volte si racchiude nei racconti brevi.

                          Perché in verità, per quanto sia alieno dalle fantasticherie, in fondo al mio animo il sogno è tuttora realtà, e la realtà davvero nulla più d’un sogno.

                          Tema eterno di tutte le letterature, quello del sogno e della vita che si scambiano reciprocamente i ruoli; se è un sogno la morte, anche la vita potrebbe essere solo un sogno e che tra questi due mondi corrano ponti in un senso e nell'altro, tanto che sarebbe difficile dire realmente cosa sia morte e cosa sia vita, e dove comincino e finiscano lo spazio e il tempo che le separano!

                          Lettura breve ma affascinante.


                          Voto: 3/5

                            sabato 18 aprile 2015

                            Gli occhi di Malrico - Mattia Conti



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                            I Contenuti

                            Malrico è miope, tanto miope da non riuscire a vedere niente che sia distante poco più del suo naso. Non possono aiutarlo nemmeno gli spessissimi occhiali che la madre, non senza fatica, gli ha regalato. Poi arriva Teresa. Lei invece vede solo da lontano e inspiegabilmente i due iniziano a frequentarsi, senza nessun altro motivo che questo loro completarsi a vicenda. Una saga che ci accompagna dalla preadolescenza fino alla vecchiaia del protagonista, una storia appesa a un filo ma che nella sua brevità riesce nell’intento di raccontare una vita.

                            La Recensione

                            Zoom è il marchio editoriale digitale di Feltrinelli. Questi libri digitali sono proposte di letture, racconti, romanzi brevissimi, a volte estratti da libri già pubblicati che vogliono essere una nuova idea di libro: economico, veloce e maneggevole con costi ridottissimi. In Zoom si trovano libri che finora non si potevano pubblicare per via dei costi della carta stampata e di tutto il processo di pubblicazione.

                            In particolare questo "Gli occhi di Malrico" è nella raccolta "Zoom Flash" che ha nel suo catalogo racconti, romanzi a puntate e saggi editi e inediti. Sono tutte storie brevi, per chi ha voglia di leggere qualcosa di veloce, magari in treno e poter iniziare e finire un'emozione in un breve lasso di tempo. Ho trovato questa collana come anche "Zoom Filtri", un'idea davvero azzeccata, anche perché i libri proposti sono vari, interessanti e si leggono magari tra un libro e l'altro, mentre si decide cosa affrontare di impegnativo nelle prossime letture.

                            In particolare questo libro di Mattia Conti ci racconta di una strana storia d'amore tra Malrico, miope come una talpa e Teresa che vede soltanto da lontano; i due si sapranno compensare a vicenda e nel giro di poche pagine li vedremo cresciuti e alle prese con la vita di tutti i giorni con il lavoro ed un figlio. Con la loro diversità di vedute sapranno conquistarsi l'obiettivo di pagarsi un'operazione agli occhi che gli consentirà di vedere come persone normali... ma scopriranno ben presto che il loro limite visivo era ciò che li legava più di ogni altra cosa.

                            Una lettura piacevole e veloce, niente di particolarmente eccezionale, ma per il tempo di lettura necessario a finirlo è ben ripagato.


                            Voto: 3/5

                              sabato 11 aprile 2015

                              Romanzi in tre righe - Félix Fénéon


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                              I Contenuti

                              La formula Fénéon secondo il suo inventore: una riga per l'ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l'epilogo a sorpresa. Leggere per credere.


                              La Recensione

                              La formula Fénéon secondo il suo inventore: una riga per l'ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l'epilogo a sorpresa.

                              Nel 1906 scrisse per il quotidiano "Matin", senza mai firmarli, 1500 romanzi, formati da tre righe ciascuno e ispirati prevalentemente a fatti di cronaca come spunti per una breve elaborazione dell'autore, di un gusto spesso cinico e ironico. Scorrendo il libro che ne raccoglie un centinaio dei millecinquecento scritti si rimane praticamente subito attratti della sintesi e dai toni ironici e taglienti: una mezz'ora di lettura diversa dal solito e molto rilassante. 

                              Sta di fatto che la prima cosa curiosa sta nella vita dell’autore: un tipo alquanto bizzarro che attraversa senza quasi mai apparire in prima persona quegli anni letterari, era stato funzionario ministeriale fino all'accusa, che lo portò al processo, di aver partecipato a un attentato dinamitardo di matrice anarchica.

                              Il bello di questo libricino è che ogni piccolo evento/romanzo si carica di significati che vanno ricercati e che non si esauriscono nelle tre righe scritte. Ognuno è una piccola particella di un atomo con infinite combinazioni che vengono lasciate tutte al lettore. Un piccolo esempio:

                              “A Clichy, un ragazzo piuttosto elegante si è buttato sotto una vettura di piazza, rialzandosi illeso. Un attimo dopo si è fatto investire da un camion, che lo ha ucciso”.

                              Un ragazzo che è in capace di suicidarsi, probabilmente abbiente, di buona famiglia (visto l'eleganza del vestito) a cui possiamo dare mille motivi per quel tragico gesto, magari è elegante perchè è un impostore, un ladro che sceglie proprio il suicidio per espiare le sue colpe; insomma la sua volontà di morire viene completamente annichilita dal fato che lo fa morire comunque ma lasciando a lui solo la modalità e la forma, un destino ingrato che sottrae al ragazzo quest’ultimo autonomo atto individuale, per essere prima deriso e poi accontentato ma sottomesso.

                              Sembra molto spesso di leggere una cronaca di giornale, ma che lascia aperte infinite porte che danno su universi paralleli dove la storia prosegue, finisce, riparte infinite volte e da cui si diramano in vie diverse intere storie tutte plausibili.

                              Un’opera “aperta”, insomma. Che lascia il campo aperto a qualunque tipo d’interpretazione. Costringendo a lavorare di fantasia. Come ogni storia che si rispetti.

                              Da avere e da conservare come un gioiellino.


                              Voto: 4/5

                                lunedì 16 marzo 2015

                                Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico - Luis Sepúlveda




                                 

                                I Contenuti

                                A Monaco, Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix, con cui ha raggiunto un legame molto profondo. Raggiunta l'indipendenza dai genitori, Max va a vivere da solo portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e perdendo la vista, è costretto a passare lunghe ore in solitudine. Ma un giorno senta provenire dei rumori dalla dispensa e intuisce che dev'esserci un topo...


                                La Recensione

                                Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico è un romanzo di Luis Sepúlveda del 2012 ambientato nella città tedesca di Monaco di Baviera. È il racconto di come un’amicizia possa essere instaurata e mantenuta a dispetto del pregiudizio e della diversità.
                                Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix creando con lui un legame profondo e sincero. Max, raggiunta la maturità, va a vivere da solo, portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e sta perdendo la vista, è costretto a passare lunghe giornate in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa di casa e intuisce che lì si nasconde un topo... 
                                Già l'incipit fa pregustare questa sottile storia e ti mette in pace con il mondo: "Potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene"; qui si coglie una prosa leggera e fiabesca caratterizzata da un anelito di uguaglianza e di libertà. In poche frasi c'è tutto.
                                E' davvero molto bella questa storia che si legge in poco meno di un'oretta, è  spontanea e decisamente scorrevole. Piacevolissima lettura, e si sente l'amore per i gatti come lo stesso Sepúlveda spiega al termine del racconto. E poi si è effettivamente ispirato per questa storia al gatto, che si chiamava effettivamente Mix, di suo figlio Max. Così come nel racconto "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", nel quale i protagonisti sono un gruppo di gatti che allevano una gabbianella, l'autore anche in questo caso vuole affermare i valori dell'amicizia, della lealtà e della solidarietà e il rifiuto di ogni forma di discriminazione del diverso e del nemico. 
                                Oltre alla storia in sé, l'autore si sofferma anche sui paesaggi, sull'alternarsi delle stagioni con le sue meraviglie, per ricordarci che tutto ciò è sotto ai nostri occhi e che dobbiamo fermarci a guardarle, magari con lo sguardo sapeiente ed enigmatico tipico dei gatti. 
                                Il libro è affiancato anche da illustrazioni, create sempre da Simona Mulazzani,che ti fanno capire subito di essere di fronte a un libro di Sepùlveda e che fanno pensare di nuovo anche al gatto Zorba.
                                Insomma da leggere tutti, piccoli e grandi, per ricordarsi il vero valore di uno dei sentimenti più belli e sinceri che si possono creare tra persone e tra persona e animale: l'amicizia.


                                Voto: 4/5