mercoledì 13 febbraio 2013

Finzioni - Jorge Luis Borges




 

I Contenuti

«Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un'enciclopedia. [...] Il fatto accadde un cinque anni fa. Bioy Casares, che quella sera aveva cenato da noi, stava parlando d'un suo progetto di romanzo in prima persona, il cui narratore, omettendo o deformando alcuni fatti, sarebbe incorso in varie contraddizioni, che avrebbero permesso ad alcuni lettori - a pochissimi lettori - di indovinare una realtà atroce o banale. Dal fondo remoto del corridoio lo specchio ci spiava». Uscito in Argentina nel 1944 e tradotto da Franco Lucentini nel 1955, Finzioni è il libro che ha rivelato Borges in Italia, e che da allora ha acquistato anche da noi la statura di un classico contemporaneo. Diviso in due parti - Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici - il volume è composto di racconti che di volta in volta sono fantastici, simbolisti, polizieschi, esoterici, tutti volti a creare una sorta di «enciclopedia illusoria» di cui Borges è il magistrale compilatore.


La Recensione

No, in effetti Sig. Borges, non ne sono affatto sicuro. Anzi, potrei tranquillamente affermare che non ho inteso quasi nulla, non so se per pigrizia mentale, se perché mi mancano le basi culturali o se perché mi ha parlato, attraverso questi racconti, nel momento sbagliato.

Finzioni (Ficciones) è una raccolta di racconti di Jorge Luis Borges, scritta tra 1935 e 1944, credo che siano di stampo "fantastico", ma non ne sono proprio sicurissimo, in effetti, si collocano decisamente in una branchia della letteratura che non saprei bene come definire: sembrano impostati come saggi ma che hanno anche la poesia e la magia della letteratura fantastica.

Nella premessa, Borges espone la sua onestissima dichiarazione d’intenti: «Delirio faticoso e avvilente quello del compilatore di grossi libri, del dispiegatore in cinquecento pagine d’un concetto la cui perfetta esposizione orale capirebbe in pochi minuti! Meglio fingere che questi libri esistano già, e presentarne un riassunto, un commentario. Così fecero Carlyle in “Sartor Resartus”, Butler in “The Fair Haven”: opere che hanno il difetto, tuttavia, di essere anch’esse dei libri, non meno tautologici degli altri. Più ragionevole, più inetto, più pigro, io ho preferito scrivere, su libri immaginari, articoli brevi».

In questa antologia si possono trovare una gran quantità di pseudobiblia, di libri inventati dall'autore semplicemente perché recensirli è più “facile” che scriverli! Si forse ce ne sono anche troppi e il libro bisogna tener presente consta di neanche un centinaio di pagine, questo esprime la giusta misura del mio tedio nell'aver portato avanti la lettura.

Dei quattordici racconti presenti, direi che mi sono piaciuti nell'ordine decrescente: 

La biblioteca di Babele (il migliore e l'unico che mi ha davvero entusiasmato e che ricorderò)
La lotteria a Babilonia
Le rovine circolari

un po' pochini, lo ammetto. Per tutti gli altri: ho capito poco, non mi sono sforzato abbastanza, la noia ha preso il sopravvento, mi sono addormentato, pensavo al prossimo libro da leggere.

Mi scuso Eccellentissimo Maestro, ma proprio non ho capito la sua favella.


Voto: 3/5

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