lunedì 27 aprile 2015

La peste dell'anno uno - Andrea Tomaselli


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I Contenuti

“Il Mondo, M maiuscola, là fuori, è andato. Niente più telefoni cellulari, auto, internet, etc. Doveva accadere, un giorno o l’altro, e alla fine è accaduto. Niente più Homo sapiens sapiens. O qualsivoglia imitazione del medesimo. Apocalisse pandemica: ben oltre AIDS, SARS, Ebola e ben al di là di qualsiasi catastrofica escatologia. A tutti gli effetti, la Sesta Estinzione è già una realtà, forse lo è sempre stata.
Eppure qualcuno, rintanato tra meandri di tenebra, continua a combattere una guerra senza fine. Un padre duro come l’acciaio, una figlia incerta come il giunco. In questo rapporto inevitabilmente claustrofobico, intrinsecamente in bilico, non cessano di riflettersi tutte le contraddizioni della nostra (non)società. Una società che, semplicemente, ha cessato di esistere.
Almeno fino quando, in una feroce e ferale ossessione di sopravvivenza, attraverso una Gehenna tutta spirituale, specchio oscuro dell’apocalisse cosmica, non arriva a insinuarsi una diversa peste, molto più distruttiva, molto più letale. La peste del dubbio.
Un apologo allucinato e allucinatorio, nero come l’inferno sotterraneo che strangola i due protagonisti. La ricerca disperata di una via di uscita, qualsiasi possa essere. Un gioiello della narrativa underground, in tutti i sensi.” (Alan D. Altieri)

La Recensione

Zoom è il marchio editoriale digitale di Feltrinelli. Questi libri digitali sono proposte di letture, racconti, romanzi brevissimi, a volte estratti da libri già pubblicati che vogliono essere una nuova idea di libro: economico, veloce e maneggevole con costi ridottissimi. In Zoom si trovano libri che finora non si potevano pubblicare per via dei costi della carta stampata e di tutto il processo di pubblicazione.

In particolare questo "La peste dell'anno uno" è nella raccolta "Zoom Filtri" che racchiude un catalogo di racconti e romanzi gialli, rosa, di fantascienza, fantasy e horror. Per l'appunto questo da me letto rientra nella fascia "horror", anche se effettivamente di horror c'è molto poco; direi che rientra più nella fascia post-apocalittica con una trama molto ben congegnata e piena di attesa feroce che lascerà non poche bocche aperte nel finale.

Anche se con pochissime pagine la storia riesce a rendere perfettamente l'idea dell'angoscia del "dopo", della claustrofobia dopo un evento totale come una peste mondiale. Una bambina saprà narrare perfettamente anche se con un linguaggio semplice le sue vicende in un universo di follia isolazionista. Feroce, crudele, angosciante, claustrofobico: un allucinante frammento nel quale una ragazzina, voce narrante, ci conduce con il suo linguaggio sincero e alquanto sgrammaticato in un universo fatto di isolamento e di follia. Sarà un piccolo spiraglio in una siepe che aprirà i suoi occhi verso una verità indicibile.

Veloce e devastante.


Voto: 4/5

    sabato 25 aprile 2015

    Il barone Bagge - Alexander Lernet-Holenia


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    I Contenuti

    Fra crateri spenti, nebbie e pantani gelati, uno squadrone della cavalleria austriaca si addentra nell’ignoto. Sono centoventi uomini, vestiti e armati nello stile di un tempo ormai lontano, «come una schiera di fantasmi a cavallo» sperduti sul fronte orientale della prima guerra mondiale. Seguendo il loro scalpitare, varchiamo la soglia di un regno intermedio che è insieme dei vivi e dei morti, del sogno e della veglia perfetta. Di quel regno, in tutta la sua opera, Lernet-Holenia è stato un magistrale cronista. «I racconti più perfetti sono quelli che, pur potendo pretendere al massimo della verosimiglianza, raggiungono il grado supremo dell’irrealtà» egli scrisse una volta. Il barone Bagge, pubblicato per la prima volta nel 1936, applica questo proposito con precisione abbagliante – e al tempo stesso dimostra che lo si può rovesciare: perché qui ciò che più è irreale ha il massimo della verosimiglianza. Solo alla fine scopriremo che questo racconto, oltre che una delle ultime cronache della cavalleria, è un archetipo, una sfaccettatura intatta nella pietra di Amore e Morte.

    La Recensione

    Il barone Bagge è un romanzo del 1936, dell'autore Alexander Lernet-Holenia che è stato uno scrittore, drammaturgo, traduttore, poeta, saggista e sceneggiatore austriaco fra i più importanti, nel suo paese, del XX secolo. Autore di romanzi, raccolte di poesie, biografie, traduzioni nonché di alcuni drammi teatrali, radiofonici e televisivi e di numerosi soggetti per il cinema.

    E' il racconto che si svolge all'ombra dei Carpazi, durante la prima guerra mondiale fra crateri spenti, nebbie e pantani di uno squadrone della cavalleria austriaca che parte in missione alla ricerca del nemico ma che si addentrerà nell'ignoto. Sono centoventi soldati sperduti sul fronte orientale della prima guerra mondiale. Seguendo il loro scalpitare, varcheremo la soglia di un regno intermedio che è l'insieme dei vivi e dei morti, del sogno e della realtà. 

    Il protagonista è il Barone Bagge, giovane ufficiale della cavalleria austro-ungarica in guerra contro i russi nella pianura pannonica nel 1915. Ci sarà un attacco al galoppo e l'aprirsi di un varco temporale in cui il suo squadrone si stabilisce in un villaggio ungherese dove il ragazzo intreccia una relazione con una giovane ereditiera che sposerà in fretta e furia prima di riprendere il cammino verso un invisibile nemico di cui sembra non esserci più esistenza. Finirà tutto su un ponte dorato, un ponte che separa la vita dalla morte e la realtà dal sogno. Sembra banale dirlo, ma il libro non lo è affatto.

    E' un delizioso romanzo breve di un autore di classe, scritto in maniera impeccabile con una raffinatissima prosa, perfetto nella sua breve costruzione. Non si potrebbe togliere nulla e nemmeno aggiungere, perché si andrebbe a rovinare quella perfezione che a volte si racchiude nei racconti brevi.

    Perché in verità, per quanto sia alieno dalle fantasticherie, in fondo al mio animo il sogno è tuttora realtà, e la realtà davvero nulla più d’un sogno.

    Tema eterno di tutte le letterature, quello del sogno e della vita che si scambiano reciprocamente i ruoli; se è un sogno la morte, anche la vita potrebbe essere solo un sogno e che tra questi due mondi corrano ponti in un senso e nell'altro, tanto che sarebbe difficile dire realmente cosa sia morte e cosa sia vita, e dove comincino e finiscano lo spazio e il tempo che le separano!

    Lettura breve ma affascinante.


    Voto: 3/5

      sabato 18 aprile 2015

      Gli occhi di Malrico - Mattia Conti



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      I Contenuti

      Malrico è miope, tanto miope da non riuscire a vedere niente che sia distante poco più del suo naso. Non possono aiutarlo nemmeno gli spessissimi occhiali che la madre, non senza fatica, gli ha regalato. Poi arriva Teresa. Lei invece vede solo da lontano e inspiegabilmente i due iniziano a frequentarsi, senza nessun altro motivo che questo loro completarsi a vicenda. Una saga che ci accompagna dalla preadolescenza fino alla vecchiaia del protagonista, una storia appesa a un filo ma che nella sua brevità riesce nell’intento di raccontare una vita.

      La Recensione

      Zoom è il marchio editoriale digitale di Feltrinelli. Questi libri digitali sono proposte di letture, racconti, romanzi brevissimi, a volte estratti da libri già pubblicati che vogliono essere una nuova idea di libro: economico, veloce e maneggevole con costi ridottissimi. In Zoom si trovano libri che finora non si potevano pubblicare per via dei costi della carta stampata e di tutto il processo di pubblicazione.

      In particolare questo "Gli occhi di Malrico" è nella raccolta "Zoom Flash" che ha nel suo catalogo racconti, romanzi a puntate e saggi editi e inediti. Sono tutte storie brevi, per chi ha voglia di leggere qualcosa di veloce, magari in treno e poter iniziare e finire un'emozione in un breve lasso di tempo. Ho trovato questa collana come anche "Zoom Filtri", un'idea davvero azzeccata, anche perché i libri proposti sono vari, interessanti e si leggono magari tra un libro e l'altro, mentre si decide cosa affrontare di impegnativo nelle prossime letture.

      In particolare questo libro di Mattia Conti ci racconta di una strana storia d'amore tra Malrico, miope come una talpa e Teresa che vede soltanto da lontano; i due si sapranno compensare a vicenda e nel giro di poche pagine li vedremo cresciuti e alle prese con la vita di tutti i giorni con il lavoro ed un figlio. Con la loro diversità di vedute sapranno conquistarsi l'obiettivo di pagarsi un'operazione agli occhi che gli consentirà di vedere come persone normali... ma scopriranno ben presto che il loro limite visivo era ciò che li legava più di ogni altra cosa.

      Una lettura piacevole e veloce, niente di particolarmente eccezionale, ma per il tempo di lettura necessario a finirlo è ben ripagato.


      Voto: 3/5

        sabato 11 aprile 2015

        Romanzi in tre righe - Félix Fénéon


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        I Contenuti

        La formula Fénéon secondo il suo inventore: una riga per l'ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l'epilogo a sorpresa. Leggere per credere.


        La Recensione

        La formula Fénéon secondo il suo inventore: una riga per l'ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l'epilogo a sorpresa.

        Nel 1906 scrisse per il quotidiano "Matin", senza mai firmarli, 1500 romanzi, formati da tre righe ciascuno e ispirati prevalentemente a fatti di cronaca come spunti per una breve elaborazione dell'autore, di un gusto spesso cinico e ironico. Scorrendo il libro che ne raccoglie un centinaio dei millecinquecento scritti si rimane praticamente subito attratti della sintesi e dai toni ironici e taglienti: una mezz'ora di lettura diversa dal solito e molto rilassante. 

        Sta di fatto che la prima cosa curiosa sta nella vita dell’autore: un tipo alquanto bizzarro che attraversa senza quasi mai apparire in prima persona quegli anni letterari, era stato funzionario ministeriale fino all'accusa, che lo portò al processo, di aver partecipato a un attentato dinamitardo di matrice anarchica.

        Il bello di questo libricino è che ogni piccolo evento/romanzo si carica di significati che vanno ricercati e che non si esauriscono nelle tre righe scritte. Ognuno è una piccola particella di un atomo con infinite combinazioni che vengono lasciate tutte al lettore. Un piccolo esempio:

        “A Clichy, un ragazzo piuttosto elegante si è buttato sotto una vettura di piazza, rialzandosi illeso. Un attimo dopo si è fatto investire da un camion, che lo ha ucciso”.

        Un ragazzo che è in capace di suicidarsi, probabilmente abbiente, di buona famiglia (visto l'eleganza del vestito) a cui possiamo dare mille motivi per quel tragico gesto, magari è elegante perchè è un impostore, un ladro che sceglie proprio il suicidio per espiare le sue colpe; insomma la sua volontà di morire viene completamente annichilita dal fato che lo fa morire comunque ma lasciando a lui solo la modalità e la forma, un destino ingrato che sottrae al ragazzo quest’ultimo autonomo atto individuale, per essere prima deriso e poi accontentato ma sottomesso.

        Sembra molto spesso di leggere una cronaca di giornale, ma che lascia aperte infinite porte che danno su universi paralleli dove la storia prosegue, finisce, riparte infinite volte e da cui si diramano in vie diverse intere storie tutte plausibili.

        Un’opera “aperta”, insomma. Che lascia il campo aperto a qualunque tipo d’interpretazione. Costringendo a lavorare di fantasia. Come ogni storia che si rispetti.

        Da avere e da conservare come un gioiellino.


        Voto: 4/5