sabato 11 aprile 2015

Romanzi in tre righe - Félix Fénéon


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I Contenuti

La formula Fénéon secondo il suo inventore: una riga per l'ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l'epilogo a sorpresa. Leggere per credere.


La Recensione

La formula Fénéon secondo il suo inventore: una riga per l'ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l'epilogo a sorpresa.

Nel 1906 scrisse per il quotidiano "Matin", senza mai firmarli, 1500 romanzi, formati da tre righe ciascuno e ispirati prevalentemente a fatti di cronaca come spunti per una breve elaborazione dell'autore, di un gusto spesso cinico e ironico. Scorrendo il libro che ne raccoglie un centinaio dei millecinquecento scritti si rimane praticamente subito attratti della sintesi e dai toni ironici e taglienti: una mezz'ora di lettura diversa dal solito e molto rilassante. 

Sta di fatto che la prima cosa curiosa sta nella vita dell’autore: un tipo alquanto bizzarro che attraversa senza quasi mai apparire in prima persona quegli anni letterari, era stato funzionario ministeriale fino all'accusa, che lo portò al processo, di aver partecipato a un attentato dinamitardo di matrice anarchica.

Il bello di questo libricino è che ogni piccolo evento/romanzo si carica di significati che vanno ricercati e che non si esauriscono nelle tre righe scritte. Ognuno è una piccola particella di un atomo con infinite combinazioni che vengono lasciate tutte al lettore. Un piccolo esempio:

“A Clichy, un ragazzo piuttosto elegante si è buttato sotto una vettura di piazza, rialzandosi illeso. Un attimo dopo si è fatto investire da un camion, che lo ha ucciso”.

Un ragazzo che è in capace di suicidarsi, probabilmente abbiente, di buona famiglia (visto l'eleganza del vestito) a cui possiamo dare mille motivi per quel tragico gesto, magari è elegante perchè è un impostore, un ladro che sceglie proprio il suicidio per espiare le sue colpe; insomma la sua volontà di morire viene completamente annichilita dal fato che lo fa morire comunque ma lasciando a lui solo la modalità e la forma, un destino ingrato che sottrae al ragazzo quest’ultimo autonomo atto individuale, per essere prima deriso e poi accontentato ma sottomesso.

Sembra molto spesso di leggere una cronaca di giornale, ma che lascia aperte infinite porte che danno su universi paralleli dove la storia prosegue, finisce, riparte infinite volte e da cui si diramano in vie diverse intere storie tutte plausibili.

Un’opera “aperta”, insomma. Che lascia il campo aperto a qualunque tipo d’interpretazione. Costringendo a lavorare di fantasia. Come ogni storia che si rispetti.

Da avere e da conservare come un gioiellino.


Voto: 4/5

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