mercoledì 16 settembre 2015

Il reggimento parte all'alba - Dino Buzzati


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I Contenuti

Una serie di quadri, brevi squarci di vita, dominati dall'ineluttabilità della morte, che negli ultimi scritti di Dino Buzzati viene rappresentata con il simbolo del «reggimento in partenza». Tutti, ci ammonisce l'Autore, apparteniamo a uno degli innumerevoli reggimenti che prima o poi ricevono l'ordine di «partire». L'avviso a ciascuno è imprevedibile, può assumere infinite forme: c'è chi si ostina a non vederlo, ma prima o poi è costretto a prenderne atto. Queste metafore, come scrisse Guido Piovene nel suo commento al testo, rappresentano una sorta di sintesi dell'opera di Buzzati, per il quale «la morte diventava un atto da inserire in un codice di disciplina universale», da cui nessuno può esentarsi. Un piccolo gioiello della letteratura italiana contemporanea, denso e profondo nella sua scabra essenzialità.

La Recensione

"Il reggimento parte all'alba" è una raccolta di racconti di Dino Buzzati pubblicata postuma per la prima volta nel 1985. Alcuni degli scritti presenti apparvero in precedenza su giornali quotidiani nazionali. Gli ultimi racconti in particolare sono brevissimi, sono pensieri, riflessioni, piccoli istanti di vita e di morte.

La raccolta trae il titolo dal primo racconto e dall'importanza simbolica del "reggimento". Infatti l'unico filo conduttore dei racconti presenti, scritti durante gli ultimi mesi di vita di Buzzati, è la morte, un pensiero fisso che si ritrova anche in tutti i suoi scritti precedenti, ma che essendo ora imminente anche per l'autore, si fa più insistente. 

Tutti appartengono ad uno degli innumerevoli reggimenti che devono partire ma a nessuno è dato sapere quale sia il proprio e dove esso sia. Nessuno pensa mai che morirà, gli uomini credono sempre di essere immortali, ma la chiamata non risparmia nessuno, neanche i bambini. Ogni racconto pur avendo come trama lo stesso argomento, offre sempre nuovi spunti di riflessione.

Il racconto "Stefano Caberlot, scrittore", altri non è che lo stesso Buzzati, che si accorge che le bugie dette dal suo medico per nascondergli la sua morte imminente, sono le stesse che egli stesso aveva fatto dire ad un medico di un suo racconto. I dottori minimizzano la gravità della situazione, ma lui sa.

La scrittura di Buzzati è come sempre un misto di ritmo e musicalità con una punteggiatura sempre molto particolare (ad esempio l’omissione del punto esclamativo o l’uso inconsueto della parentesi) e lo studio davvero minuzioso e attento della sintassi, una scrittura che per me rimane irraggiungibile nel suo libro più famoso, ovvero "Il deserto dei tartari"; qui se devo essere sincero non mi ha entusiasmato non tanto lo stile e nemmeno la simbologia con tutte le storie narrate, ma forse la scelta del racconto breve, che personalmente non ho mai amato.

Consiglio la lettura, come corollario all'opera dell'autore.


Voto: 2/5

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