lunedì 16 marzo 2015

Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico - Luis Sepúlveda




 

I Contenuti


A Monaco, Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix, con cui ha raggiunto un legame molto profondo. Raggiunta l'indipendenza dai genitori, Max va a vivere da solo portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e perdendo la vista, è costretto a passare lunghe ore in solitudine. Ma un giorno senta provenire dei rumori dalla dispensa e intuisce che dev'esserci un topo...

La Recensione

Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico è un romanzo di Luis Sepúlveda del 2012 ambientato nella città tedesca di Monaco di Baviera. È il racconto di come un’amicizia possa essere instaurata e mantenuta a dispetto del pregiudizio e della diversità.
Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix creando con lui un legame profondo e sincero. Max, raggiunta la maturità, va a vivere da solo, portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e sta perdendo la vista, è costretto a passare lunghe giornate in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa di casa e intuisce che lì si nasconde un topo... 
Già l'incipit fa pregustare questa sottile storia e ti mette in pace con il mondo: "Potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene"; qui si coglie una prosa leggera e fiabesca caratterizzata da un anelito di uguaglianza e di libertà. In poche frasi c'è tutto.
E' davvero molto bella questa storia che si legge in poco meno di un'oretta, è  spontanea e decisamente scorrevole. Piacevolissima lettura, e si sente l'amore per i gatti come lo stesso Sepúlveda spiega al termine del racconto. E poi si è effettivamente ispirato per questa storia al gatto, che si chiamava effettivamente Mix, di suo figlio Max. Così come nel racconto "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", nel quale i protagonisti sono un gruppo di gatti che allevano una gabbianella, l'autore anche in questo caso vuole affermare i valori dell'amicizia, della lealtà e della solidarietà e il rifiuto di ogni forma di discriminazione del diverso e del nemico. 
Oltre alla storia in sé, l'autore si sofferma anche sui paesaggi, sull'alternarsi delle stagioni con le sue meraviglie, per ricordarci che tutto ciò è sotto ai nostri occhi e che dobbiamo fermarci a guardarle, magari con lo sguardo sapeiente ed enigmatico tipico dei gatti. 
Il libro è affiancato anche da illustrazioni, create sempre da Simona Mulazzani,che ti fanno capire subito di essere di fronte a un libro di Sepùlveda e che fanno pensare di nuovo anche al gatto Zorba.
Insomma da leggere tutti, piccoli e grandi, per ricordarsi il vero valore di uno dei sentimenti più belli e sinceri che si possono creare tra persone e tra persona e animale: l'amicizia.


Voto: 4/5

    1Q84. Libro 1 e 2 aprile-settembre e libro 3 ottobre-dicembre - Haruki Murakami





    I Contenuti

    Tokyo, 1984. Aomame è un'assassina spietata e fragile. In minigonna e tacchi a spillo, vendica tutte le donne che subiscono violenza, con una tecnica micidiale e invisibile. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante, pericoloso come una profezia. Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quando Aomame vede sorgere in cielo una seconda luna, capisce che, forse, non potranno condividere neppure la stessa realtà...



    La Recensione

    1Q84 è un romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami, apparso originariamente in tre volumi: i primi due sono stati pubblicati nel maggio 2009 e solo nel primo mese è stato venduto più di un milione di copie. Il terzo volume è apparso nell'aprile 2010. Il titolo è un omaggio a 1984 dello scrittore inglese George Orwell; la lettera «Q» del titolo ha la stessa pronuncia del numero 9 (kyuu) in giapponese. La «Q» è anche un riferimento esplicito al "Question mark", in inglese “punto interrogativo”, come spiegato all'interno del libro.

    La sinossi è la seguente: Tokyo, 1984. Aomame è un'assassina spietata e fragile. In minigonna e tacchi a spillo, vendica tutte le donne che subiscono violenza, con una tecnica micidiale e invisibile. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante, pericoloso come una profezia. Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quando Aomame vede sorgere in cielo una seconda luna, capisce che, forse, non potranno condividere neppure la stessa realtà...

    Il tema centrale di 1Q84 è infatti la storia d'amore tra Tengo e Aomame, vissuta prevalentemente nell'intrecciarsi e nel rincorrersi dei ricordi dei due protagonisti. Motivi come la lontananza, la sparizione e la ricerca sono tra loro strettamente interconnessi; tutti i personaggi principali si cercano, anche se tale quest avviene su diversi piani simbolici come il sogno, la premonizione, il ricordo. Altri temi sono: la morte, la storia, la religione, la violenza, la famiglia. La struttura narrativa si basa, come per molti romanzi di Murakami, su due plot che avanzano in parallelo, con rimandi e connessioni incrociate; spesso gli eventi di una trama hanno una ripercussione immediata nell'altra. 

    E dopo questa presentazione con un’analisi della struttura e dei contenuti andiamo alle considerazione personali: ho letto molto Murakami, apprezzando sempre e molto la sua parte "onirica" che sempre viene associata all'autore e non si può farne a meno leggendo molti dei suoi racconti, che siano brevi o siano romanzi. Nulla è cambiato neanche riguardo allo stile tipico di Murakami come sempre preciso nel descrivere gli stati d'animo e nel comunicarli al lettore, lo stile di scrittura è pieno e trascina il lettore in una stanza buia dove sullo schermo dell’immaginazione proietta la storia, i personaggi e le emozioni. Ma.

    Ma questo libro è una enorme cloaca a cielo aperto. Un immondezzaio puzzolente, una delusione. Direi che la metà delle pagine si possano eliminare, così senza battere ciglio, senza che la storia ne risenta minimamente, e un editor serio lo avrebbe fatto anche se davanti c’era Murakami. Anzi possiamo tranquillamente prendere spunto dal libro stesso e così come "Tengo" riscrive il libro a "Fukaeri", qualcuno doveva riscrivere il libro all'autore. Un totale di 1100 pagine di noia, di personaggi al limite del ridicolo come i “Little People” (che addirittura cantano Oh-oh-oh, come i sette nani di biancaneve) e vogliamo parlare di Gargamella/santone che stupra bambine/puffette? Vogliamo aggiungerci “mother”, “daughter”, “perciever”, “reciever”? I continui riassunti messi nelle pagine iniziali nei capitoli per ragguagliarci a che punto siamo nella storia? I personaggi sembrano usciti da un manga porno a sfondo sessuale, soprattutto quando indugia in gratuite e superflue descrizioni sessualmente esplicite (in ciò rivelandosi molto "giapponese" soprattutto per la morbosa attrazione che in tale cultura giocano le "lolite") che però e qui è davvero da ridere fa da contraltare all’amore assoluto nato a nove anni in una classe elementare dopo una stretta di mano tra due bambini; vogliamo metterci i continui riferimenti alla grande narrativa russa a cui spesso si fa riferimento ma che manca assolutamente della loro potenza morale? Spesso mi sono ritrovato a pensare che mancavano solo i marziani con le antennine verdi. Davvero ridicolo.

    Come sempre buona la difficile traduzione dal giapponese, un valore aggiunto per un libro davvero sciatto e privo di valore letterario. 

    Direi che siamo ai confini della genialità dove però sconfiniamo nella confusione: sembra una favola per bambini pruriginosi, banale, perché davvero i fatti non ci sono o non hanno senso alcuno, i colpi di scena tantomeno, le invenzioni narrative sono scontate. Leggerlo è come leggere una cosa di cui non ti interessa, ma lo fai per dovere all’autore che hai sempre apprezzato: “Aomame” quella che dovrebbe essere "un killer che in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e impalpabile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza, “Tengo” sembra una specie di “Rian Man” ma grosso come un lottatore, la vecchia signora ricca che sembra reclutata nella Spectre, la guardia del corpo gay che legge “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust, etc… etc… etc…

    In definitiva, secondo me, leggetevi “Norvegian Wood” o “After Dark”. Questa è stata solo una notevole fatica e perdita di tempo per arrivare in fondo.


    Voto: 1/5