sabato 27 febbraio 2016

Oblomov - Ivan Goncharov


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I Contenuti

Un provinciale idealista vive a Pietroburgo della rendita di una tenuta dimenticata, nella piú assoluta inerzia fisica e psichica. In una camera coperta di ragnatele e di libri ingialliti giace nella sua «normale posizione» su un emblematico divano, dormendo e sognando, stanco e insensibile ai rumori della vita. Specchio di un fatalismo storico, Oblomov è stato considerato dalla critica l'eroe immortale della pigrizia, prodotto di una generazione viziata e apatica, inerte e priva di volontà, che non ha saputo dedicarsi a quelle riforme di cui necessitava la società russa. 
Con ironia pungente e forza narrativa, Goncarov crea intorno al protagonista un'atmosfera ossessiva e a tratti morbosa che denuncia non solo l'arretratezza civile di una nazione ma soprattutto i conflitti interiori di ogni coscienza umana.


La Recensione

"Non avvicinarti, non avvicinarti: mi porti il freddo di fuori!"

Oblomov, in originale "Обло́мов" è un romanzo dello scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov, pubblicato nel 1859.

La trama del romanzo: Il'ja Il'ič Oblómov è un proprietario terriero, la sua tenuta di trecentocinquanta anime è chiamata Oblómovka e vive senza compiere alcuna attività particolare. Per la gran parte del tempo, giace su un divano o su un letto, circondato da poche persone, tra le quali il suo pigro, riottoso, ma fedele servitore Zachar, senza il quale non riesce neanche ad indossare le scarpe e gli stivali. Vive in una casa di San Pietroburgo, nel disordine e nella trascuratezza. Vive così della rendita che gli è garantita da Oblómovka ed ha pochissimi rapporti umani, tra cui l'adorato amico Andréj Ivanovič Stolz. Proprio quest'ultimo cerca di risvegliarlo dal suo torpore esistenziale e ci riesce, anche se per poco tempo, facendogli conoscere Ol'ga. Nel frattempo, a causa delle macchinazioni di quelli che reputa suoi amici si ritroverà presto schiacciato dai debiti. In seguito vedremo come la sua indole lo porterà a fare scelte particolari e insensate, e di come l'oblomovismo lo accompagnerà per sempre.

A proposito di Oblomov, Giorgio Manganelli scriveva: «Fortunatamente, è uno di quei libri che non è lecito recensire; o lo conoscete, e vi ha sedotto, e un recensore non può dirvi nulla; o non lo conoscete, e allora, per favore, non perdete altro tempo con queste fatue righe, ed andate a leggerlo». Non posso che concordare, è un libro molto complesso e difficile da recensire, ma ci proverò molto velocemente e senza tediarvi troppo.

I narratori russi non mi deludono mai: sono creatori di mondi e ogni volta che ne leggo uno non posso fare a meno di domandarmi che diavolo mangiassero in Russia nell'ottocento per sfornare romanzi come questi. Oblomov è un personaggio indimenticabile: è un uomo vinto, che si rovina da solo, conducendo un'esistenza vergognosa, ma da cui non vuole sottrarsi, se ne sta tutto il giorno senza far nulla, sdraiato su un divano e dorme, o ricorda l'infanzia vissuta nell'idillica tenuta paterna. Ma non è solo questo, lui è anche un puro di cuore, la cui anima cristallina non può sopportare di immischiarsi, intorbidarsi e mescolarsi alla vita comune che è fatta di lavoro, passioni, letture, viaggi e conoscenze.

Io ho visto Oblomov come un bambino: un'anima infantile, che non riesce ad opporsi alla malvagità del mondo dei grandi e si lascia vincere dalla vita allontanandosi da essa, disinteressandosene ed eclissandosi rifugiandosi come un eremita nella sua casa dove vive nella nostalgia di un paradiso perduto, l’infanzia, di cui resta solo il ricordo.

Lo stile di scrittura è piacevolmente ironico e scorrevole ed è attuale, questo romanzo lo si legge come se non fosse stato scritto più di centocinquanta anni fa; ovviamente tutto questo lo si può leggere anche in chiave critica rispetto alla società di allora (forse anche di quella attuale?) dove non cambia nulla, impantanati nell'oblomovismo così come se nulla fosse. E potremmo leggere questo romanzo anche sotto la lente della paura di vivere così attuale oggi, perchè forse Oblomov, in fondo, non è un depresso?

Ho trovato straordinarie la prima e l'ultima parte del libro, ho faticato un poco in alcune parti centrali per via delle lunghe descrizioni amorose dei protagonisti, ma ho voluto bene ad Oblomov e anche un poco a Zachar se devo dire la verità e anche se in fondo ognuno di noi è un po' Oblomov, dopo questa lettura lo sono un po' di più.


- Dormivo...
- Perché mai?
- Per non rendermi conto dello scorrere del tempo.


E il ramo di lillà, aspetta lì, di essere colto. 
Ognuno di noi ha rami di lillà da cogliere. Da gettare e fare appassire o da rendere forti, belli e vigorosi.


Voto: 4/5

    giovedì 11 febbraio 2016

    L'Uomo di Marte - Andy Weir


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    I Contenuti

    Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il suo momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, sono fuggiti e hanno fatto ritorno sulla Terra. Ora Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo dei soccorsi. Nonostante tutto, con grande ostinazione Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze ingegneristiche e a una gran dose di ottimismo e caparbietà, affronterà un problema dopo l’altro e non si perderà d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili...

    La Recensione

    L'uomo di Marte, in originale "The Martian" è un romanzo di fantascienza, inizialmente autopubblicato come ebook nel 2011 e quindi in edizione cartacea nel 2014. E' il primo romanzo dell'autore statunitense Andy Weir; Sempre nel 2014 è stato tradotto in italiano, dal romanzo nel 2015 è stato tratto il film "Sopravvissuto - The Martian" diretto da Ridley Scott con Matt Damon nel ruolo del protagonista, che ha avuto un successo spaventoso.

    La trama è abbastanza articolata e complessa: appena sei giorni dopo l'inizio della missione su Marte, Ares3, i sei astronauti membri dell’equipaggio vengono travolti da una tempesta di sabbia con venti che sfiorano i 150 Km/h, troppi per il veicolo "MAV" che ha lo scopo di riportarli in orbita a fine missione dove li aspetta la navicella "Hermes" che li deve riportare a casa. Il comandante della spedizione e la NASA decidono di abortire la missione e si preparano a lasciare il pianeta rosso. Durante l'evacuazione, un membro dell’equipaggio, Mark Watney, ingegnere e botanico, rimane seriamente ferito e disperso sul suolo marziano, dopo un periodo breve di concitate ricerche il comandante, credendolo morto, da l'ordine di partire e la missione abbandona il pianeta; Mark si risveglierà a tempesta finita, ferito e nel mezzo dell'ambiente ostile di Marte: inizia in tal modo il singolare naufragio dell’astronauta in un ambiente alieno, dove dovrà affrontare le difficoltà dell'ambiente ostile marziano che ripetutamente minaccia di ucciderlo. Saranno la sua caparbietà e la sua competenza (oltre allo sua incredibile ottimismo) a tenerlo in vita e ad avvicinarlo sempre di più alla salvezza... ma tutto questo basterà a farlo tornare a casa?

    Ho scritto che la trama è complessa non tanto per la storia in sé, infatti se portiamo tutto al minimo comun demitatore non c'è niente di nuovo dal Robinson Crusoe e di altri libri simili, ad eccezione del contesto (qui fantascientifico): un uomo solo, "naufragato" in condizioni estremamente avverse in luogo completamente ostile, farà di tutto per tornare a casa; la complessità sta nelle trovate e in quello che escogiterà Mark di volta in volta per sopravvivere: il romanzo è infarcito di formule ed enunciati di chimica, fisica e meccanica e viene per esempio spiegato come ottenere l’acqua dall’anidride carbonica, come si separa l'idrogeno dall'aria, come ottenere esplosioni controllate, come i batteri sopravvivono in condizioni estreme, etc...

    Il libro è scritto in prima persona per molte parti della storia, infatti noi leggiamo il diario di missione che scrive Mark, anche se poi veniamo intervallati con la descrizione di quello che succede sulla Terra, con la NASA che cercherà in tutti i modi di salvarlo e con tutto il mondo che starà con il fiato sospeso a seguire il più grande salvataggio della storia spaziale.

    Malgrado la sua complessità e sebbene molto realistico nella sua finzione, la lettura è facile, coinvolgente, avvincente, molto divertente e fila via spedita come un satellite in orbita. Una delle sensazioni migliori che si ha nel leggere questo libro è che ti sembra impossibile che a tutt'oggi l'uomo non sai ancora atterrato su Marte, il tutto diventa così reale che alzi gli occhi dalle pagine e pensi che tutto è avvenuto davvero e si sta leggendo il resoconto dei fatti. Beh, quando succede questo, sei a cavallo del tuo rover marziano e hasta la vista, baby!

    Ne consiglio la lettura a tutti, per la sua impeccabile capacità di catalizzare l'attenzione del lettore fino all'ultima pagina, non si riesce a staccarsi dal romanzo e si fa il tifo per il naufrago spaziale per tutta la storia, rapiti dai dialoghi dell’eclettico Mark, dalle sue disavventure, dalla sua quotidianità. Ne godranno tutti, da chi è appassionato di scienza, chi di fantascienza e chi di semplice avventure che fanno sognare.

    Da leggere guardando le stelle.


    Voto: 5/5