venerdì 7 ottobre 2016

Una pura formalità - Giuseppe Tornatore


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I Contenuti

In una notte buia e tempestosa un uomo corre trafelato per i boschi. Viene raccolto e trattenuto in una fatiscente stazione di polizia. Mentre la pioggia non accenna a diminuire, il commissario inizia un interrogatorio molto particolare. Pian piano si vengono a scoprire alcune cose: l'uomo, che soffre di amnesie, si chiama Onoff ed è un grande scrittore, ma soprattutto vicino a casa sua è stato commesso un assassinio. Cosa è successo quella notte? Perché Onoff fuggiva? La spiegazione sarà stupefacente.
Un film unico, superbo, ignorato da critica e pubblico, a malapena citato nelle filmografie di Giuseppe Tornatore, prende vita sotto forma di sceneggiatura.


La Recensione

Una pura formalità è innanzitutto un film del 1994 diretto da Giuseppe Tornatore, presentato in concorso al 47º Festival di Cannes. Il film, per motivi che mi sfuggono, e che mi sembrano incredibili, passò inosservato in Italia. Gli attori protagonisti sono Gérard Depardieu, Roman Polanski e Sergio Rubini. Come dice Tornatore stesso nell'introduzione di questo libro, che nient'altro è che la sceneggiatura del film, il film ha avuto una scarsissima diffusione, ma per lui è il migliore film che abbia girato e per me uno dei migliori che abbia visto. Aggiungo anche: ad impreziosire il tutto, la colonna sonora firmata da Ennio Morricone. E scusate se è poco.

Tutta la vicenda si svolge all'interno di un commissariato di polizia: un film atipico, innanzitutto nell'ambientazione, essendo girato quasi esclusivamente, tranne la scena iniziale, in una caserma spoglia, o meglio, dall'arredamento essenziale, e soprattutto una vicenda che si snoda nell'arco di una notte piovosa, fin quando le prime luci dell'alba sveleranno il mistero. In una notte di tempesta, in un bosco echeggia un colpo di pistola. Un uomo corre sotto la pioggia, fino a quando raggiunge una strada ed incontra alcuni gendarmi che gli chiedono i documenti. Frugandosi in tasca si rende conto che probabilmente li ha dimenticati in un'altra giacca. I gendarmi lo conducono quindi presso il loro avamposto. L'uomo si oppone ai militari che non vogliono lasciarlo andare e devono faticare per sedare la sua aggressività. All'arrivo del commissario, questi gli spiega che deve trattenersi solo per una formalità, spiegandogli poi che quella notte, nei dintorni, "è stata uccisa una persona"; cosa è veramente successo poche ore prima? Di chi è il cadavere trovato? E soprattutto, qual è il ruolo di Onoff nell'omicidio?

La pioggia continua a scendere in questa notte da lupi, la notte più assurda mai vissuta da Onoff, ma grazie alle domande incalzanti del commissario (che non esita a far usare la forza per farlo confessare), piano piano emergono dei particolari importantissimi, dei tasselli che permettono di ricostruire quanto accaduto la notte precedente, fino al sopraggiungere dell'alba, quando scopriremo tutto. Ed il finale è di quelli che spiazza, molto intenso, che dà una svolta radicale a quello che fino a poco prima sembrava un giallo.

"Una pura formalità" è senza dubbio uno dei migliori film in assoluto che abbia mai visto e la sua sceneggiatura che ho voluto leggere per amore del film è una vicenda kafkiana, che per quasi tutto il tempo ha tutta la struttura di un giallo, salvo poi giungere ad un finale sorprendente.

Una vicenda dai ritmi serrati e quasi claustrofobici, che ben si adatterebbe anche ad una rappresentazione teatrale, vista la sostanziale unità di tempo, di luogo e di azione. Se non volete cimentarvi nella lettura della sceneggiatura, il mio solo consiglio è: recuperatevi il film, è assolutamente da vedere.


Voto: 5/5

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