lunedì 7 novembre 2016

Non lasciarmi - Kazuo Ishiguro


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I Contenuti

Kathy, Ruth e Tommy sono cresciuti in un collegio immerso nella campagna della provincia inglese. Sono stati educati amorevolmente, protetti dal mondo esterno e convinti di essere speciali. Ma qual è, di fatto, il motivo per cui sono lì? E cosa li aspetta oltre il muro del collegio? Solo molti anni più tardi, Kathy, ora una donna di trentun anni, si permette di cedere agli appelli della memoria. Quello che segue è la perturbante storia di come Kathy, Ruth e Tommy si avvicinino a poco a poco alla verità della loro infanzia apparentemente felice, e al futuro cui sono destinati.


La Recensione

Non lasciarmi, in originale "Never Let Me Go" è un romanzo del 2005 del filone ucronico, opera dello scrittore britannico di origini giapponesi Kazuo Ishiguro. La storia è ambientata in un presente alternativo distopico ed è raccontata sotto forma di flashback dalla protagonista del libro, Kathy. Il titolo si riferisce ad una immaginaria canzone "Never Let Me Go" di un'altrettanto immaginaria cantante Judy Bridgewater che colpisce profondamente Kathy. Il Time ha giudicato quest'opera come il migliore romanzo del 2005 e l'ha inserito nella lista dei cento migliori romanzi in lingua inglese pubblicati dal 1923 al 2005. Nel 2010 dal romanzo è stato tratto un omonimo film diretto da Mark Romanek e con protagonisti Carey Mulligan, Keira Knightley e Andrew Garfield.

Il lettore viene avvolto da subito dal tono confidenziale, già conosciuto e apprezzato in "Quel che resta del giorno" (romanzo principale dell'autore) e si prepara ad assaporare una storia. Il luogo dove si svolge la vicenda narrata nel libro è per la maggior parte del testo in un collegio quasi celato nella campagna inglese nei tardi anni novanta, dove all'inizio sembra tutto idilliaco: bambini che giocano, litigano, stringono amicizie, si interrogano sui casi della vita, ridono e studiano, si arrabbiano, imparano a crescere. Ma fin da subito dalle pagine esce un'indefinito senso di inquietudine, un sottofondo stonato e serpeggiante che ti la lascia perplesso e quasi avverti un senso soffocante. L’atmosfera è cupa, quasi immobile, una cappa ricolma di ansia. Sembra il risvolto negativo di quanto dovrebbe essere la vita normale.

Il romanzo è diviso essenzialmente in tre parti e tutta la storia viene narrata da una voce femminile di nome Kathy che ripercorre la sua infanzia, la sua adolescenza e la sua vita attuale, presentando via via i pochi elementi su cui è basata tutta la vicenda: il suo lavoro, il suo passato, le sue amicizie, la sua educazione. In realtà questi elementi appaiono fin da subito fumosi, accennati, poco chiari e tutta la narrazione lentamente tende a dipanare il mistero di queste esistenze mentre se ne percorre la storia raccontata dalla protagonista. 

Kathy non racconta solo la sua storia, ma anche quella di altri due bambini provenienti dal collegio di Hallisham dove lei è cresciuta: Tommy e Ruth, la loro amicizia, il loro amore, i loro litigi, il loro perdersi e poi ritrovarsi. Li seguiamo durante tutto il loro percorso di crescita, durante la presa di consapevolezza di ciò che sono e ciò a cui sono destinati, durante la scoperta dei sentimenti e dei legami che indissolubilmente li legano. Mentre si percorre la vicenda ci si domanda cosa significhi essere "assistente", "donatore", quali siano i loro scopi finali. Nessun particolare viene offerto del quadro distopico proposto, tutto è taciuto e sottinteso, come se dovesse essere già conosciuto, Ishiguro man mano che le vicende si dipanano inserisce particolari che da nebulosi prenderanno forma fino ad essere svelati nella sua più chiara nitidezza.

Ad essere sincero, il libro non mi ha catturato immediatamente, ma più proseguivo nella lettura più mi rendevo conto che avevo davanti una grande storia narrata in modo superbo, tanto da stimolare l’inquietudine e, soprattutto la riflessione. Che non è venuta da subito, ma avuto bisogno di tempo per stratificarsi in me e farmi riflettere attentamente solo alla chiusura del libro stesso.

L'autore crea con questa opera di fantasia una distopia terrificante proprio perchè possibile; ci ricorda nitidamente la fredda capacità dell'uomo di disumanizzare sè stesso e la domanda che continuo a pormi è: avendo le conoscenze per farlo, saremo mai così egoisti da matterlo in pratica? E la risposta che mi spaventa e continua a farmi riflettere è: sì.

"Rimanemmo così, sulla sommità di quel capo, per quello che ci sembrò un tempo infinito, abbracciati senza dire una parola, mentre il vento non smetteva di soffiarci contro, e sembrava strapparci i vestiti di dosso; per un istante fu come se ci tenessimo stretti l'uno all'altra, perché quello era l'unico modo per non essere spazzati via nella notte."


Voto: 4/5

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