lunedì 28 novembre 2016

Yellow Birds - Kevin Powers


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I Contenuti

Bartle ha promesso di riportare Murphy a casa intero. Non ce l'ha fatta. Questa è la sua colpa.
Il racconto straziante dell'amicizia fra due ragazzi, una storia sulla perdita dell'innocenza destinata a diventare un grande classico contemporaneo. Partiti a diciott'anni. Talmente impreparati, talmente ingenui da credere che insieme ce l'avrebbero fatta. Bartle è devastato dal senso di colpa. Per non avere impedito che Murphy morisse. Per non essere riuscito ad attenuare la brutalità e l'orrore della guerra. Ora che è tornato a casa, vede Murphy ovunque. Insieme alle altre immagini dell'Iraq: i cadaveri che bruciano nell'aria pungente del mattino, i proiettili che si conficcano nella sabbia, le acque del fiume che ha inghiottito il loro sogno. E il tormento per la promessa che non ha saputo mantenere non gli dà pace.


La Recensione

"Un uccello giallo
con un becco giallo,
era appollaiato su
il mio davanzale.
Io l'ho attirato
con un pezzo di pane
E poi ho rotto
la sua cazzo di testa... "

Yellow Birds, titolo lasciato in inglese anche nella versione italiana del libro, è il romanzo d'esordio dello scrittore americano e veterano della guerra in Iraq, Kevin Powers, proveniente da una famiglia con padre e nonno arruolati nei marines. E' stato eletto come uno dei cento libri più notevoli del "The New York Times" e finalista per il 2012 del National Book Award. Il libro sarà adattato sullo schermo nel 2017 da Alexandre Mori e interpretato Jack Huston , Alden Ehrenreich , Tye Sheridan e Jennifer Aniston.

Gran parte del romanzo attinge all'esperienza dell'autore, che ha servito un anno come mitragliere a Mosul e Tal Afar, in Iraq, dal febbraio 2004 a marzo 2005 dopo l'arruolamento nello esercito all'età di diciassette anni. Dopo il congedo, Powers si iscrive in Virginia all'università, dove si è laureato nel 2008 con una laurea in lingua inglese. Il romanzo è nato dopo quattro anni di scrittura e la trama è inventata, ma tra il protagonista dello stesso e l'autore c'è un allineamento preciso tra la sua vita emotiva e mentale.

Gran parte del romanzo si concentra sulla promessa di Bartle alla madre di Murph, un soldato come lui, di non lasciarlo morire in guerra. Bartle e Murph faranno anche un patto di non essere la vittima numero mille nella guerra, ma già da subito si scopre che Murph non farà ritorno a casa. Yellow Birds, non solo riporta le vicende che si svolgono in teatro di guerra, ma anche quello che i soldati provano al loro rientro in patria.

Uno dei principali temi del libro è la separazione tra il pubblico americano e soldati che combattono all'estero, che ha dominato gran parte della guerra in Iraq. In un episodio infatti si racconta che al ritorno di Bartle dalla guerra, il barista di un bar all'aeroporto vuole offrigli la birra che ha bevuto per esprimere la sua gratitudine per il suo servizio; lui tuttavia, trova questo gesto sbagliato e in malafede e si sente colpevole e non vuole essere ringraziato per la sua partecipazione a qualcosa che vede come immorale.

La struttura è quella di due piani temporali che si dipanano in parallelo fino a convergere nel finale. Questo è un libro molto forte, intenso, che descrive la distruzione, la morte, la crudeltà e le devastazioni fisiche e psicologiche dei soldati; è triste e profondo e fa capire l'assurdità e inutilità della guerra. La pecca è che ho trovato la scrittura in molti punti molto artificiosa e ricercata, non plausibile per un ragazzo di diciassette anni. I pensieri, le paure, gli stati d'animo del protagonista sono messi a nudo in maniera troppo ricercata e artefatta, con un linguaggio descrittivo troppo artificioso.

In definitiva questo libro mi è piaciuto ma avrei preferito una scrittura con meno orpelli che probabilmente poco si adattano alla crudeltà della guerra.


Voto: 3/5

    domenica 27 novembre 2016

    Il segreto del Bosco Vecchio - Dino Buzzati


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    I Contenuti

    "Bosco Vecchio - scrive Claudio Toscani nella sua introduzione a questo volume - è un mito: è la foresta sacra dove affondano le loro radici l'infanzia dello scrittore e quella dell'umanità, dimensione incontaminata che simbolizza la vita come forza gioiosa e gratuita, disinteressata ed eterna. Bosco Vecchio è abitato da un popolo di geni, custodi degli alberi, titolari della magica possibilità di trasformarsi a piacere in animali o in uomini, nonché di uscire dai loro domestici tronchi per vivere una vita del tutto uguale alla nostra. Un fantastico, questo di Buzzati, che ci fa credere nell'incredibile perché i suoi segreti, le sue magiche coincidenze, le sue rivelanti metamorfosi, i suoi suscitanti sortilegi sono un inverosimile che ci aiuta ad esaurire il verosimile".


    La Recensione

    "Fin che si è piccoli, non ci sono attenzioni che bastino; quando poi si è diventati grandi, si è faticato e si è stanchi, non c'è un cane che ci guardi."

    Il segreto del Bosco Vecchio, pubblicato nel 1935 a Milano, è il secondo breve romanzo scritto da Dino Buzzati. Dal romanzo è stato tratto l'omonimo film diretto, nel 1993, da Ermanno Olmi, con protagonista Paolo Villaggio. Le riprese per il Bosco Vecchio furono girate nella Foresta di Somadida, e la casa del cavalier Morro, e poi di Sebastiano Procolo fu fatta costruire apposta in mezzo al bosco sopra il Passo delle Tre Croci, e poi fu smantellata. Il romanzo di Buzzati è una storia semplice e fantastica, una sorta di inno all'infanzia, ricolma di metamorfosi, sortilegi, magiche coincidenze e metafora del rapporto paradossale che l’umanità adulta ha con la Natura. 

    Buzzati per me è diventato una garanzia di qualità assoluta e questo libro è meraviglioso. Siamo nel mezzo di una fiaba e di un racconto popolare, un romanzo di formazione e di miti nordici, con la visione di una natura ancestrale incantata e meravigliosa.

    La trama del romanzo ha come protagonista il colonnello Sebastiano Procolo, che eredita dallo zio parte delle tenute della Valle di Fondo, il cosiddetto "Bosco Vecchio", mentre il resto è stato lasciato al nipote dodicenne di Sebastiano, Benvenuto, che vive in un collegio non lontano da Fondo. Ben presto l'avidità del colonnello lo spingerà a desiderare l'intero bosco per poterne sfruttare appieno le risorse abbattendone gli alberi. I genii, custodi secolari degli alberi si opporranno alle sue intenzioni. 

    Buzzati in questo romanzo ha dato voce al bosco, agli animali e al vento con incredibile maestria. I veri personaggi del libro secondo me sono i genii, il vento Matteo (su tutti il migliore), la gazza guardiana, il bosco stesso: universo vivo e palpitante e non sfondo su cui si muovono i personaggi. Ne esce una storia che è come una fiaba che racconta della paura di mostrarsi davvero per ciò che si è e di quel magico periodo dell'infanzia che precede la caduta delle illusioni e dell'innocenza col passaggio ad un'altra età.

    "Poveretti anche loro, non ne avevano colpa. Avevano finito di essere bambini, non se l'immaginavano neppure. Il tempo era passato anche sopra di loro e non se n'erano affatto accorti. A quell'età si guarda avanti, non si pensa a quello che è stato. Ridevano spensieratamente come se nulla fosse successo, come se tutto un mondo non si fosse chiuso dietro a loro."

    Ritroviamo in questo breve romanzo le tematiche ricorrenti nella produzione di Buzzati: l'angosciosa ricerca di un senso della vita, l'irrazionale ossequio a una regola inconoscibile e tirannica, luoghi metafisici, immagini simbolo della solitudine e della impossibilità di sfuggire al proprio destino, l'inesorabilità dello scorrere del tempo; ma anche altre tematiche più particolari: la sacralità della natura, il passaggio dall'infanzia alla maturità, dalla fantasia alla razionalità, la caduta e la redenzione.

    Dino Buzzati è bravissimo, il romanzo, in cui il tempo sembra essere fisso, scorre velocemente in modo semplice, diretto, fantasioso ed è ricco di considerazioni di fondo sull'esistenza umana. Esce prepotentemente dalle sue parole una sorta di malinconia dell'infanzia, il periodo più fantastico e pieno di magia che un bambino può vivere nella sua intera vita.

    La storia del Bosco Vecchio, con tutta la sua magia d’altri tempi, con tutta la sua dolcezza filtrata da una scrittura così semplice e sentita è di quelle che rimangono nel profondo del cuore e lo scaldano nei momenti più bui e freddi, con un finale meraviglioso. 

    Da leggere ai propri figli. Da regalare ad un amico.


    Voto: 5/5

      domenica 20 novembre 2016

      Buio a mezzogiorno - Arthur Koestler


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      I Contenuti

      Nell'Urss dei tardi anni Trenta, durante l'imperversare delle "purghe" staliniane, l'ex commissario del popolo e rivoluzionario della prima ora Rubasciov è rinchiuso in carcere in attesa di un processo per atti rivoluzionari. Si trova così ad essere vittima di un meccanismo che nella sua indefettibile fedeltà al Partito egli stesso ha infinite volte attivato, tradendo compagni e amici, rinnegando ogni principio morale, pur di eliminare ogni eventuale ostacolo alla sopravvivenza del comunismo. Di fronte agli estenuanti interrogatori cui è sottoposto, accusato di crimini mai commessi, si rende conto che ciò che gli inquisitori vogliono non è accertare la verità, ma semplicemente ottenere da lui una confessione che giustifichi una condanna già pronunciata. Scritto nel 1940, il romanzo è uno dei più lucidi e toccanti atti d'accusa contro i meccanismi perversi del totalitarismo e i guasti irreparabili dell'ideologia.


      La Recensione

      Buio a mezzogiorno, in originale "Darkness at Noon" è un romanzo scritto nel 1940 dello scrittore ungherese Arthur Koestler, pubblicato in lingua inglese nel 1941, a Londra e New York: descrive l'arresto, la detenzione, gli interrogatori e l'esecuzione di un importante membro del Partito comunista sovietico nel periodo delle grandi purghe staliniane.

      Il romanzo ambientato nel 1939, si rifà al processo e alla condanna a morte di Nikolaj Ivanovič Bukharin, svoltosi nel 1938, e a quelli di altri alti dirigenti comunisti che in quegli anni furono vittime di un'epurazione che caratterizzò l'epoca del Grande terrore. 

      La trama del romanzo: un alto funzionario del Partito sovietico, ex commissario del popolo, Nicola Salmanovič Rubashov, viene arrestato nella sua abitazione in piena notte, per attività controrivoluzionarie. Trasferito in cella, ricorda la propria vita di esponente di primo piano del Partito fin dalla Rivoluzione e le persone che egli stesso ha portato alla condanna e alla "liquidazione". All'epoca, soprattutto i funzionari che avevano svolto missioni all'estero, vennero accusati di cospirazioni con il capitalismo, di tradimenti della causa comunista che essi non concepivano nemmeno. Le confessioni estorte con la tortura venivano poi utilizzate contro l'imputato e il cerchio si chiudeva sia per il falso testimone, a sua volta accusato da altri, sia per l'imputato. Un incubo dal quale si usciva solo con la morte, inutile e liberatoria. Il ruolo contrapposto a Rubaschov sarà quello di Gletkin che lo interrogherà nel ruolo di magistrato indagatore, uno zelante e incolto funzionario della nuova generazione che incarna la dottrina più cieca, senza altri valori se non quelli del Partito e della sua politica.

      Nella Russia ai tempi di Stalin dove il comunismo non per una scelta ma una fede totale, come credo indiscutibile che non richiede e non vuole alcun libero arbitrio. Un paese dove lo stesso uso del pronome "Io" viene condannato e proibito come borghese e antirivoluzionario; una totale spersonalizzazione, dove si diventa numeri al servizio di un immaginario popolo che non esiste se non nella propaganda. La collettivizzazione imposta dal pasto quotidiano alle sedute dove vengono spiegate la disposizioni del potere e si procede ad una pubblica auto accusa magari solo per aver pensato in prima persona o essere entrati al lavoro con qualche minuto di ritardo, perché questo viene considerato sabotaggio e punibile anche con anni di internamento.

      Il libro di Koestler è un penetrante romanzo psicologico dai toni intensi e coinvolgenti, moderni, mai ripetitivo, con una velocità di lettura sorprendente che mi è davvero piaciuto tanto. Una lettura illuminante che getta una luce, provocando molte ombre, sulle purghe staliniane e sui processi farsa celebrati in URSS sul finire degli anni trenta. La narrazione della vicenda del protagonista si alterna a momenti di riflessione profonda sulla politica, sul totalitarismo, sull'umanità, sull'etica e sulla storia. 

      Consigliato.


      Voto: 4/5

        sabato 12 novembre 2016

        L'opera da tre soldi - Bertolt Brecht


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        I Contenuti

        Nella Londra del primo Novecento, in un universo brulicante di miserabili, furfanti e prostitute, lo strozzino Gionata Geremia Peachum cerca di consegnare al boia lo sgradito genero Mackie Messer. Vano tentativo, però: imprigionato dopo colpi di scena, tradimenti e fughe, Mackie già sulla forca e con il cappio al collo, vedrà ribaltarsi provvidamente il suo destino.


        La Recensione

        Ahimè, di cosa vive l'uomo? Solo assaltando
        gli uomini, torturando, depredando, sbranando.
        Nel mondo l'uomo è vivo solo ad un patto:
        se può scordar che a guisa d'uomo è fatto.

        L'opera da tre soldi, in originale "Die Dreigroschenoper" è un'opera teatrale di Bertolt Brecht. Si svolge nell'ambiente della malavita londinese e dei mendicanti, ma mette in scena, in realtà, il cinismo del mondo aristocratico con i suoi affari, i suoi interessi, i suoi intrighi.

        L'opera da tre soldi fu rappresentata per la prima volta nel 1928 nel teatro Schiffbauerdamm a Berlino. L'autore metteva in scena il mondo del sottoproletariato, dei banditi e dei derelitti, con intenzione provocatoria nei riguardi del pubblico borghese, che avrebbe dovuto scandalizzarsi di fronte all'ambiente, ai personaggi e al loro linguaggio. Il pubblico ideale per Brecht doveva essere il proletariato, infatti il titolo indicava provocatoriamente il prezzo del biglietto d'entrata, ma paradossalmente gli operai disertarono le rappresentazioni, mentre il pubblico borghese invece ne decretò il successo, con sorpresa e disappunto dell'autore.

        L'opera è ambientata nella Londra vittoriana. Il protagonista, nell'opera di Brecht è Macheath, noto criminale. Macheath sposa Polly Peachum. Il padre di Polly, che controlla tutti i mendicanti di Londra, è sgradevolmente sorpreso dall'avvenimento e tenta di far arrestare e impiccare Macheath. I suoi maneggi sono però complicati dal fatto che il capo della polizia, Tiger Brown, è un amico di gioventù di Macheath. Alla fine Peachum riesce a farlo condannare all'impiccagione, ma poco prima dell'esecuzione, Brecht fa apparire un messaggero a cavallo da parte della "Regina" che grazia Macheath e gli conferisce il titolo di baronetto, nella parodia di un lieto fine.

        Sicuramente il modo migliore è assistere all'opera sulla scena e non leggere il testo perchè ovviamente si perde il ritmo delle molte canzoni, l'effetto dei cartelloni scritti e il senso generale che mi sembra punti molto sull'atmosfera più che sulle parole. La critica ovviamente è tutta rivolta alla borghesia dell'epoca, che è ben rappresentata nelle azioni dei personaggi e sinceramente mi sembra anche per questo un'opera molto attuale anche se la borghesia di allora è diversa da quella dei giorni nostri.

        Brecht molto probabilmente non è da leggere, ma da vivere in teatro. Rimane comunque un'opera da cui non si può prescindere.


        Voto: 3/5

          lunedì 7 novembre 2016

          Non lasciarmi - Kazuo Ishiguro


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          I Contenuti

          Kathy, Ruth e Tommy sono cresciuti in un collegio immerso nella campagna della provincia inglese. Sono stati educati amorevolmente, protetti dal mondo esterno e convinti di essere speciali. Ma qual è, di fatto, il motivo per cui sono lì? E cosa li aspetta oltre il muro del collegio? Solo molti anni più tardi, Kathy, ora una donna di trentun anni, si permette di cedere agli appelli della memoria. Quello che segue è la perturbante storia di come Kathy, Ruth e Tommy si avvicinino a poco a poco alla verità della loro infanzia apparentemente felice, e al futuro cui sono destinati.


          La Recensione

          Non lasciarmi, in originale "Never Let Me Go" è un romanzo del 2005 del filone ucronico, opera dello scrittore britannico di origini giapponesi Kazuo Ishiguro. La storia è ambientata in un presente alternativo distopico ed è raccontata sotto forma di flashback dalla protagonista del libro, Kathy. Il titolo si riferisce ad una immaginaria canzone "Never Let Me Go" di un'altrettanto immaginaria cantante Judy Bridgewater che colpisce profondamente Kathy. Il Time ha giudicato quest'opera come il migliore romanzo del 2005 e l'ha inserito nella lista dei cento migliori romanzi in lingua inglese pubblicati dal 1923 al 2005. Nel 2010 dal romanzo è stato tratto un omonimo film diretto da Mark Romanek e con protagonisti Carey Mulligan, Keira Knightley e Andrew Garfield.

          Il lettore viene avvolto da subito dal tono confidenziale, già conosciuto e apprezzato in "Quel che resta del giorno" (romanzo principale dell'autore) e si prepara ad assaporare una storia. Il luogo dove si svolge la vicenda narrata nel libro è per la maggior parte del testo in un collegio quasi celato nella campagna inglese nei tardi anni novanta, dove all'inizio sembra tutto idilliaco: bambini che giocano, litigano, stringono amicizie, si interrogano sui casi della vita, ridono e studiano, si arrabbiano, imparano a crescere. Ma fin da subito dalle pagine esce un'indefinito senso di inquietudine, un sottofondo stonato e serpeggiante che ti la lascia perplesso e quasi avverti un senso soffocante. L’atmosfera è cupa, quasi immobile, una cappa ricolma di ansia. Sembra il risvolto negativo di quanto dovrebbe essere la vita normale.

          Il romanzo è diviso essenzialmente in tre parti e tutta la storia viene narrata da una voce femminile di nome Kathy che ripercorre la sua infanzia, la sua adolescenza e la sua vita attuale, presentando via via i pochi elementi su cui è basata tutta la vicenda: il suo lavoro, il suo passato, le sue amicizie, la sua educazione. In realtà questi elementi appaiono fin da subito fumosi, accennati, poco chiari e tutta la narrazione lentamente tende a dipanare il mistero di queste esistenze mentre se ne percorre la storia raccontata dalla protagonista. 

          Kathy non racconta solo la sua storia, ma anche quella di altri due bambini provenienti dal collegio di Hallisham dove lei è cresciuta: Tommy e Ruth, la loro amicizia, il loro amore, i loro litigi, il loro perdersi e poi ritrovarsi. Li seguiamo durante tutto il loro percorso di crescita, durante la presa di consapevolezza di ciò che sono e ciò a cui sono destinati, durante la scoperta dei sentimenti e dei legami che indissolubilmente li legano. Mentre si percorre la vicenda ci si domanda cosa significhi essere "assistente", "donatore", quali siano i loro scopi finali. Nessun particolare viene offerto del quadro distopico proposto, tutto è taciuto e sottinteso, come se dovesse essere già conosciuto, Ishiguro man mano che le vicende si dipanano inserisce particolari che da nebulosi prenderanno forma fino ad essere svelati nella sua più chiara nitidezza.

          Ad essere sincero, il libro non mi ha catturato immediatamente, ma più proseguivo nella lettura più mi rendevo conto che avevo davanti una grande storia narrata in modo superbo, tanto da stimolare l’inquietudine e, soprattutto la riflessione. Che non è venuta da subito, ma avuto bisogno di tempo per stratificarsi in me e farmi riflettere attentamente solo alla chiusura del libro stesso.

          L'autore crea con questa opera di fantasia una distopia terrificante proprio perchè possibile; ci ricorda nitidamente la fredda capacità dell'uomo di disumanizzare sè stesso e la domanda che continuo a pormi è: avendo le conoscenze per farlo, saremo mai così egoisti da matterlo in pratica? E la risposta che mi spaventa e continua a farmi riflettere è: sì.

          "Rimanemmo così, sulla sommità di quel capo, per quello che ci sembrò un tempo infinito, abbracciati senza dire una parola, mentre il vento non smetteva di soffiarci contro, e sembrava strapparci i vestiti di dosso; per un istante fu come se ci tenessimo stretti l'uno all'altra, perché quello era l'unico modo per non essere spazzati via nella notte."


          Voto: 4/5