martedì 4 luglio 2017

Il dolore è una cosa con le piume - Max Porter


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I Contenuti

Un uomo, studioso di Ted Hughes, è rimasto solo con i due figli, nella loro casa di Londra, dopo la morte della moglie. I tre devono fare i conti con un tempo che si è fermato, con un dolore ingombrante come una presenza. Fino alla visita inaspettata di uno strano personaggio che ha le piume e l’aspetto di un corvo. Un corvo dotato di un feroce senso dell’umorismo, un po’ baby-sitter, un po’ terapeuta, ma soprattutto amico. Un corvo che potrebbe aiutarli a venire a patti con la sofferenza e a dare un senso a un evento terribile. Sogno o realtà? Quello che è certo è che i ricordi feriscono, ma a poco a poco leniscono anche. E giorno dopo giorno il tempo ricomincia a scorrere.
Fiaba, romanzo, poesia, questo libro è una struggente storia sul dolore, sulla perdita, e sulla forza dell’immaginazione e delle parole che aiutano a vivere.

La Recensione

Il dolore è una cosa con le piume, titolo originale "Grief is the Thing with Feathers", è un romanzo del 2015 di narrativa dell'autore esordiente Max Porter, che è stato nominato dal Guardian First Book Award, dal Dylan Thomas Prize, dal Sunday Times/Peters Fraser e altri. il racconto è un po' fiaba, romanzo, poesia e tratta una struggente storia sul dolore, analizzando la perdita di una persona cara e come la forza dell'immaginazione e delle parole aiutano a vivere.

La trama è quella di un uomo, studioso di Ted Hughes, che è rimasto solo con i due figli, nella loro casa di Londra, dopo la morte della moglie. I tre devono fare i conti con un dolore ingombrante come una presenza. Fino alla visita inaspettata di uno strano personaggio che ha le piume e l'aspetto di un corvo. Sostanzialmente è una favola sull'elaborazione del lutto: la loro disperazione prende corpo in un grande corvo che vivrà a casa loro per il tempo necessario fino a che la loro disperazione lacerante e immobilizzante si trasformi in dolore sopportabile.

Tutta la narrazione è in prosa poetica ripartita per punti di vista: quelli del padre, dei bambini e del corvo; più che bello il libro mi sembra furbo, perchè va a toccare i nostri lutti famigliari, solleticando le nostre corde del dolore e in più riesce in poche pagine anche a ritagliare squarci sul futuro di questo nucleo, parlando anche a noi di un futuro possibile senza le persone da noi amate e scomparse.

Sinceramente ho letto di meglio, ma devo anche dire che la lettura non mi ha portato via molto tempo; l'idea del corvo, che è la parte "favoleggiante" e focale del racconto è brillante ma secondo me sviluppata in maniera pessima e la scrittura più che aiutare a entrare i sintonia con i personaggi, mi ha allontanato. Le uniche parti interessanti, coinvolgenti e ben scritte del libro sono quelle dei bambini. Secondo me l'autore qui ha centrato in maniera eccellente i sentimenti e l'elaborazione del lutto dal punto di vista infantile.

In ogni caso, una lettura superflua.


Voto: 1/5

    sabato 1 luglio 2017

    Il soldato dimenticato - Guy Sajer


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    I Contenuti

    Questo libro ricostruisce la seconda guerra mondiale sul fronte orientale, visto attraverso gli occhi di un soldato tedesco adolescente. In un primo momento un'avventura emozionante, la guerra di giovane Guy Sajer diventa nella vastità gelida dell'Ucraina, una semplice, disperata lotta per la sopravvivenza contro il freddo, la fame, e, soprattutto, l'artiglieria sovietica terrificante. In qualità di membro della divisione d'elite Gross Deutschland, ha combattuto in tutte le grandi battaglie da Kursk a Kharkov. Dal punto di vista del fante tedesco questo diventa un libro di memorie di guerra unico: Christian Science Monitor ha detto che "potrebbe essere il libro sulla Seconda Guerra Mondiale che è stato così a lungo atteso." Il libro contiene le foto di soldati che combattono attraverso la neve, il fango, villaggi bruciati, e le città divenute macerie che raffigurano i disagi e la distruttività della guerra. 

    La Recensione

    Il soldato dimenticato, in originale "Le soldat oublié", è un romanzo di guerra autobiografico del francese Guy Mouminoux, scritto con il nome tedesco (da parte di madre) Guy Sajer, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1976. Ha ricevuto il premio Deux Magots. L'autore come abitante dell'Alsazia a 16 anni viene arruolato nella Wehrmacht. Dal 1943 combatte sul fronte orientale come volontario nella divisione Grossdeutschland. Il libro è stato tradotto in 38 lingue e venduto in circa tre milioni di copie.

    La trama di questa storia ha inizio nel luglio 1942, mentre Guy Sajer non ha ancora diciassette anni. Francese da parte di padre e tedesco da parte di madre, cittadino Alsaziano, si arruola volontario nella Wehrmacht, dove dopo l'addestramento nei pressi di Varsavia si troverà nelle divisioni per la fornitura di truppe sul fronte orientale a Bialystok e Minsk e poi Gomel e Kiev. Nell'inverno del 1942, la progressione verso Romny è resa difficile dagli intensi attacchi di freddo e dai russi; la sua unità non raggiungerà mai Stalingrado. Fermato intorno Kharkov, l'unità ripiegherà al centro di smistamento di Kiev. A partire dal 1943, dopo aver riposato in congedo a Berlino e Magdeburgo, dove ha incontrato Paula, si è offre volontario nella divisione Grossdeutschland, una divisione speciale e così conoscerà il combattimento in prima linea, in particolare a Belgorod, durante la battaglia di Kursk . Costretti a ripiegare dal nemico fino a Dnieper conoscerà le condizioni peggiori, fino ad ammalarsi gravemente. Durante l'inverno del 1943, gli viene assegnato il suo secondo congedo, che non potrà usare per via degli attacchi continui dei sovietici, verrà rimandato in prima linea e a volte combatterà a fianco di unità delle SS. La primavera successiva, incontrerà ancora i suoi compagni sul Dnepr, anche qui incalzati dai russi che dopo molte battaglie, li faranno ripiegare a Reghin, nell'estate del 1944. Da qui sarà un continuo lottare senza speranza e in condizioni pietose lasciando terreno in Polonia, poi in Prussia orientale, fino a Memel, dove aiuterà i civili ad evacuare dalla città. Ci sarà ancora Danzica, Gotenhafen ed Hela, dove riuscirà ad imbarcarsi nell'aprile del 1945 per la Danimarca, fino a Kiel dove in battaglia contro gli anglo-americani si arrese senza combattere, nei pressi di Lauenburg. Sarà fatto prigioniero in Mannheim e rapidamente rilasciato a causa della sua origine francese. Tornerà a casa distrutto e malato gravemente, cercando di abituarsi ad una vita da civile che ormai non comprende neanche più.

    Sicuramente è uno dei più "belli", anche se il termine stona parecchio, racconti di guerra da me letto e se riuscite a reperirlo lo consiglio come una lettura obbligata per comprendere quella che fu la seconda immane tragedia del novecento. E' un libro atroce, lancinante, spaventoso. Di un realismo in molti punti insostenibile: la cronaca asciutta, tragica, essenziale di un ragazzo che si trova coinvolto in una guerra spietata, allucinata, immane. Oltretutto la viviamo da un insolito punto di vista, quello del soldato tedesco, i perdenti. La storia è sempre stata scritta dai vincitori e qui abbiamo l'opportunità di cogliere anche il vissuto da chi è stato dall'altra parte, passaggio fondamentale per comprendere che, come dice l'autore stesso, il dolore non ha nazionalità.

    La sofferenza dei soldati è universale, così come il senso di appartenenza, il cameratismo e il sangue che viene sparso sui terreni di battaglia e che gronda da queste pagine come monito per tutti, che dovrebbe indurci a respingere qualsiasi forma di guerra, di violenza, di massacro. Ma la storia si ripete sempre, perchè gli uomini non riescono a concepire il concetto di pace e di amore universale.

    E' una lettura tragica, straziante in moltissimi tratti, che quasi ti fa vergognare di essere seduto in poltrona mentre il protagonista lotta disperatamente per conservare la sua umanità quando massacri, privazioni e sofferenze atroci lo metteranno ad un passo anche dal considerare il suicidio, strema razio davanti alle insensatezze della guerra.

    La storia dell'uomo passa anche da questi crocevia e sarebbe doveroso far leggere libri come questi nelle scuole insieme ai libri di storia, per comprendere davvero, per evitare che tutto questo possa riaccadere. Per elevare l'uomo al di sopra di miserie come queste.

    Imperdibile.

    Il dolore non ha nazionalità.


    Voto: 5/5

      mercoledì 14 giugno 2017

      L'orda del vento - Alain Damasio


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      I Contenuti

      Questa è la storia di una terra circondata dai ghiacci e spazzata dal vento. Da un vento che cambia sempre forza, intensità e direzione. Ma non smette mai di soffiare. Costante e implacabile. Questa è la storia della 34a Orda, decisa a scoprire l'origine del vento. Un'impresa che dura da otto secoli. E delle 33 Orde precedenti si è persa ogni traccia. Però questa Orda è diversa. Ha già attraversato la città in cui scorre un fiume di vento. Si è già sottratta alla morte superando vortici e cicloni. È arrivata più in là di qualsiasi altra Orda. Questa è la storia di ventidue personaggi, ognuno con la propria voce e molto da raccontare. Caracollo, il trovatore, estroverso, misterioso, profondo, sognatore e veggente. Oroshi, l'aeromastra, che dedica tutta se stessa a scoprire la verità. Sov, lo scriba, insicuro e dubbioso, che osserva e giudica. Erg, il guerriero-protettore, coraggioso al limite della follia.… Questa è una storia che comincia a pagina 625 e finisce a pagina 0. Questo è un romanzo destinato a lasciare il segno. Questo e molto altro è L'Orda del vento.


      La Recensione

      L'Orda del vento, in originale "La Horde du Contrevent", è un romanzo fantasy del francese Alain Damasio pubblicato da La Volte nel 2004 e vincitore del Grand Prix de l'Imaginaire nel 2006. Si segnala che uno studio di produzione sta attualmente lavorando alla creazione di un lungometraggio in computer grafica dedicato all'opera. Un paio di curiosità sul libro sono: la numerazione delle pagine che avviene in ordine inverso, infatti il romanzo inizia a pagina 622 per finire nella pagina 0 e che l'autore ha inventato per il romanzo un sistema complesso per la notazione del vento; questo sistema utilizza la punteggiatura per descriverne il ritmo e la variazione.

      La narrazione avviene a più voci: all'inizio di ogni paragrafo un simbolo mostra al lettore il personaggio narrante, ciascuno con il proprio modo di esprimere se stesso e il suo punto di vista sugli eventi. La storia viene narrata da tutti i componenti dell'Orda, in totale 23. Ognuna delle 34 orde partite alla volta dell'Estrema Vetta nei secoli precedenti è composta dallo stesso numero di componenti e ogni personaggio ha un suo ruolo preciso ed un simbolo che lo identifica:

      Ω Golgoth - tracciatore, colui che guida l'orda
      Π Pietro della Rocca - principe
      ) Sov Strochnis - scriba che tiene il resoconto della spedizione
      ¿’ Caracollo - trovatore
      Δ Erg Machaon - guerriero e protettore dei membri dell'orda
      ¬ Talweg Archippe - geomastro
      > Firost de Toroge - pilone
      ^ Astro, l'astoriere - uccellaio-cacciatore
      ‘, Steppa Forcide - fiorone
      )- Arval Redhamaj - esploratore
      ˇ• Darbon, il falconiere - uccellaio-cacciatore
      ∞ Horst e Karst Dubka - due gemelli identici, ali
      χ Oroshi Melicerte - aeromastra
      (•) Alma Capys - guaritrice
      < > Aoi Nan - coglitrice e rabdomante
      ∫ Larco Scarsa - bracconiere del cielo
      ◊ Learca - artigiano del metallo
      ~ Calliroe Deicoon - focaia, cioè colei che ha il compito di accendere i fuochi
      ∂ Boscavo Silamfro - artigiano del legno
      ≈ Coriolis - crocco, ovvero chi trasporta le provviste. Il suo nome è chiaramente ispirato alla forza di Coriolis
      √ Sveziest - crocco
      ]] Barbak - crocco

      L'Orda del Vento ha la seguente trama: in un mondo dominato da venti e correnti fortissime, distruttive, abitato da popolazioni particolari, sopravvissute al caos e adattate loro malgrado alla pessima fauna scolpita dal Vento, un gruppo di uomini e donne appartenenti alla 34ª Orda è decisa a scoprire l'origine del vento. Un'impresa che dura da otto secoli. E delle 33 Orde precedenti si è persa ogni traccia. Però questa Orda è diversa. Ha già attraversato la città in cui scorre un fiume di vento. Si è già sottratta alla morte superando vortici e cicloni. È arrivata più in là di qualsiasi altra Orda. In balia dei Croni, particolari esseri semi senzienti che appaiono dopo il Fuorvento, la manifestazione piu' pericolosa fra quelle conosciute del Vento, questa squadra d'élite, addestrata fin dalla tenera età a compiere quest'impresa colossale e decisi a superare qualsiasi avversità, senza avvalersi di aiuti esterni e contrando senza sosta soltanto per mezzo del corpo e della propria forza di volontà. 

      Tramite un sistema di narrazione a POV alternati, in cui per ciascun personaggio, ad inizio paragrafo, vi è un simbolo identificativo per consentire al lettore di comprendere quale dei membri dell'orda stia parlando in quel frangente, l'autore ci racconta la sua storia che però risente, sebbene di base ci sia un'idea davvero originale e ben congegnata, di troppe parti lente, prolisse, di termini tecnici inventati e di poco senso anche per un libro fantasy. Tutta la parte "mistica" è mal costruita e confusa: il lettore ci si perde facilmente.

      Le prime duecento pagine sono veloci, benchè confuse , perchè si entra direttamente nel vivo della storia e l'ambiente, i personaggi, il mondo stesso, ci sono presentati solo tramite le azioni. Ma è solo l'inizio, purtroppo troppo presto arrivano capitoli prolissi e lenti e la lettura viene ulteriormente appesantita dal fatto che la storia viene narrata in parti più o meno lunghe secondo il punto di vista di ciascuno dei membri dell'Orda. Dopo metà romanzo ho smesso di "controllare" da quale punto di vista mi arrivava la descrizione dei fatti. Inutile infatti andare li' a verificare le "sfumature". Di personaggi ne salvo due: Golgoth e Caracollo. Gli unici veramente costruiti bene e originali.

      Per quasi tutta la trama avviene che: si costruisce lentamente la storia, si arriva al suo evento culminante e lo si fa accadere in due righe senza riprenderlo piu' se non come fatto compiuto e accettato da tutti; si allunga il brodo all'esasperazione con pagine e pagine di descrizioni e racconti antecedenti e personaggi che devono essere aggiornati sui fatti sempre per poi chiudere il tutto con due righe.

      Ma veniamo al finale, perchè malgrado tutto, vuoi sapere anche tu cosa c'è alla fine di tutto, e scopri che lo puoi dividere in tre momenti:

      1. quello che che ti aspetti: scontato.
      2. quello che non ti aspetti: buono ma, come sempre, troppo prolisso.
      3. l'epilogo vero e proprio: vuoi che un qualsiasi vento ti strappi di mano questo libro.

      Alla fine hai usato quasi settecento pagine per arrivare a dire che la vita altro non è che un cerchio, un reiterare continuo degli eventi, e che gli stessi eventi possono essere affrontati solo, e sempre, con la grinta, la rabbia e la forza di volontà. Bravo, di romanzi che me lo hanno detto ne ho letti a centinaia, molto più interessanti di questo; ripeto che secondo me eliminando molte delle parti "mistiche/filosofiche", alcuni personaggi del tutto inutili, concentrando il tutto più sull'azione che sulle seghe mentali, poteva venire fuori un grande Heroic Fantasy, come non se ne leggono da tempo al cui centro poteva starci Golgoth.

      Ma quello che ti rimane in mano alla fine di questo romanzo è solo vento e neanche di quelli pià forti.


      Voto: 2/5

        domenica 11 giugno 2017

        Il cavaliere svedese - Leo Perutz


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        I Contenuti

        Leo Perutz è riconosciuto maestro di una specie particolare del fantastico: quella che si insinua nella realtà come una goccia di veleno, e la trasforma dall’interno in un’avventura demoniaca, senza che ci sia bisogno di ricorrere a troppo evidenti apparati di prodigi. Ma l’effetto è ancora più inquietante. Nel Cavaliere svedese, sullo sfondo fosco di un’Europa di briganti, dragoni e locandieri all’inizio del Settecento, si racconta la storia di un ladro vagabondo che ruba l’identità a un giovane cavaliere svedese, diventando così egli stesso un potente che riesce ad attuare tutti i suoi sogni. Ma la potenza del «barone del malefizio» aleggia, palpabile e imprendibile, su questa vicenda. E il Diavolo sa riapparire sempre, per lo meno quando la partita giocata con lui si avvicina alla fine.


        La Recensione

        "Il cavaliere svedese", in originale "Der schwedische Reiter" è un romanzo d'avventura di Mohamedou Leo Perutz , edito nel 1936. L'autore è stato uno scrittore e drammaturgo ceco naturalizzato austriaco... i grandi narratori d'avventure sono rari e sicuramente Leo Perutz è tra questi, anche se morirà praticamente dimenticato, talmente dimenticato che quando muore, Ladislao Mittner nella prima edizione della sua Storia della letteratura tedesca non lo cita nemmeno nell' indice dei nomi dove invece ben figurava quell' Alexander Lernt-Holenia che di Perutz s'era proclamato allievo ed erede. 

        Tanto per descrivere brevemente l'autore si riporta un anedotto: Perutz è sulla trentina allo scoppio della prima guerra mondiale. Arruolato nell' esercito austro-ungarico, parte tra i primi per il fronte orientale, viene ferito quasi subito e rimpatriato. Gli devono togliere due costole. Rifiuta l' anestesia, stringe qualcosa tra i denti mentre il chirurgo affonda i ferri, e fruga. Quando l' operazione è finita, reclama le ossa e le getta al suo molosso che però, dopo averle annusate, s'allontana senza toccarle... Perutz è contento: "Ora so che il mio cane non è un cannibale", esclama.

        Il cavaliere svedese è mistero, superstizione, avventura, in un'atmosfera oscura, un po' fiabesca, sebbee realistica di una Europa d'inizio settecento: un ladro (soprannominato l'Acchiappagalli) e il giovane Christian Von Tornefeld (svedese, di nobili origini e disertore) in fuga dall'esercito cercano rifugio in un mulino abbandonato. L'edificio gode di dubbia fama a causa della leggenda che circonda il proprietario: un mugnaio suicidatosi per debiti che ora ripiana sorgendo dalla tomba e reclutando nuove braccia per le infernali fucine del suo creditore, il vescovo. Sbafato il cibo trovato sul tavolo del mulino i due fuggiaschi si ritrovano davanti il proprietario vivo e vegeto, ben intenzionato a far pagare ai due intrusi il loro pasto con il lavoro in fonderia. Con l'inganno il ladro riesce ad abbandonare il giovane Christian nelle mani del mugnaio e a sfuggire il suo destino di condannato spacciandosi per il nobile compagno e assumendone il nome. Il libro segue le avventure dell'Acchiappagalli fino alla loro conclusione, una dimostrazione di come non sia possibile ingannare il destino e che i debiti prima o poi vanno ripagati.

        L'autore è capace di costruire con immensa abilità d'artigiano e alta resa drammatica, una storia intorno a dei personaggi e a una trama abilmente calcolata. Sicuramente uno dei protagonisti principali è il ruolo giocato dal destino sullo sviluppo dei fatti e la vita dei personaggi di questo libro. Dunque avventure, misteri, superstizioni, giuramenti mancati e sensi di colpa, amore e odio, 
        vendette e perdoni e dialoghi perfetti. E su tutto il Destino che incombe inesorabile e minaccioso come minacciosi incombono sul paesaggio i forni e le ferriere dell’”ambasciatore del diavolo”. Inesorabile la rovina che, dopo tanta felicità conquistata a durissimo prezzo, si abbatterà sul protagonista trascinandolo nelle eterne tenebre. 

        Davvero bellissimo, uno di quei libri che finiscono troppo presto. Pochi romanzi del Novecento europeo possiedono tanta bellezza e valore esemplare. 

        Imperdibile!

        “...noi non siamo altro che una palla nelle mani della volubile fortuna, che ci lancia in alto per farci ancor più duramente ricadere..."


        Voto: 4/5

          lunedì 27 febbraio 2017

          12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente - Mohamedou Ould Slahi


          12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente

           

          I Contenuti

          Quando, nel 2002, Slahi viene mandato nel famigerato campo di detenzione di Guantánamo, è costretto a sopportare tutto il peggio che un carcere può offrire, compresi mesi di deprivazione sensoriale, tortura, violenze sessuali, minacce di ogni tipo, perfino ai suoi cari. Dopo tre anni di prigionia, ha cominciato a scrivere a mano la sua storia, in inglese, la lingua che ha imparato interagendo con i suoi carcerieri. Nel 2007 l'Fbi, la Cia e l'intelligence americana hanno stabilito che non ci sono elementi per collegare Slahi ad alcun atto di terrorismo. Non è mai stato accusato formalmente di alcun crimine. Nel 2010 un giudice federale ha ordinato la sua scarcerazione. Eppure resta a Guantánamo. Nonostante questa inimmaginabile ingiustizia, Slahi rimane tollerante, razionale, benevolo. La sua è una memoir intima e personale, spaventosa, pervasa da una grazia sorprendente. Il suo manoscritto è stato ora declassificato dal governo americano e le sue parole ispirate, percorse da un umorismo dark, comunque devastanti, sono finalmente a disposizione di tutti. Raccontano una storia scioccante, fondamentale, che ha il potere di modificare la considerazione di ciascuno e rappresenta un documento di immensa importanza storica. Il risultato è una lettura avvincente e rivelatrice, un racconto di perseveranza umana portata al limite, ma mai spezzata.


          La Recensione

          "12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente", in originale "Guantánamo Diary" è un romanzo/diario di prigionia di Mohamedou Ould Slahi, edito nel 2015. Slahi ha scritto questo libro di memorie mentre era ancora imprigionato, nel 2005, e noi lo possiamo leggere perché il governo degli Stati Uniti ha recentemente declassificato molto materiale al riguardo ma facendo numerose redazioni e cancellature (parte del libro presenta linee nere su frasi, nomi e paragrafi interi). Le quattrocentosessantasei pagine sono state scritte in inglese, una lingua che Slahi ha imparato a Guantánamo. 

          Il libro ha provocato molte reazioni ed è diventato un bestseller internazionale. Quando sono trapelate queste pagine l'autore si trovava ancora in stato di detenzione e infatti il libro si chiude con ancora il protagonista rinchiuso a Guantánamo. 

          Il libro fornisce i dettagli degli interrogatori subiti dal protagonista: è stato vittima del trattamento speciale riservato ai presunti terroristi e voluto da Donald Rumsfeld negli anni della presidenza Bush; torture sia psicologiche che fisiche, tra cui l'alimentazione forzata anche con acqua di mare, molestie sessuali da parte dei suoi inquisitori donne, sottoposto a una finta esecuzione e ripetutamente picchiato, preso a calci in faccia, privato del sono e costretto a stare in posizioni scomode per giorni interi, segregazioni in celle a bassissima temperatura, privato di tutto, dall'igiene personale, alla preghiera, dal possedere alcunché, alla preghiera... il tutto senza mai essere accusato formalmente di nulla. La vicenda giudiziaria di Slahi inizia nel 2000 quando, dopo aver trascorso oltre un decennio lavorando come ingegnere in Germania e in Canada, Slahi torna in Mauritania. Qui viene arrestato due volte, sotto richiesta degli Usa, e viene interrogato per il suo presunto coinvolgimento nel Millenium Plot, una serie di attentati progettati da Al Qaeda per l’inizio del nuovo millennio. Slahi viene rilasciato una prima volta, per essere poi nuovamente fermato nel settembre 2001 in Mauritania e interrogato dall’Fbi in patria. Viene nuovamente rilasciato, ma a novembre la polizia mauritana lo preleva ancora una volta per un nuovo interrogatorio: Slahi questa volta finisce su un volo segreto della Cia che lo porta in Giordania, dove sarà interrogato per sette mesi. Slahi è vittima di un’extraordinary rendition e nemmeno la famiglia ha più idea di dove si trovi. Non tornerà più a casa. Dalla Giordania, un altro volo segreto della Cia lo porta questa volta in Afghanistan, nella base Usa di Bagram. Siamo a luglio 2002 e i fatti narrati nel diario di Slahi hanno inizio qui, mentre la scrittura del testo ha inizio nel 2005. Ad agosto 2002, Slahi è trasportato in aereo a Guantanamo, a Cuba, da dove non uscirà più. In questi 14 anni a Slahi non sono state formalizzate accuse di alcun tipo: la sua vita è stata rapita e portata al di fuori di ogni legge e buttata nel limbo della lotta al terrorismo dell’America di Bush e Obama, dove i diritti umani possono essere sospesi sulla base di nessuna prova. Il coinvolgimento di Slahi nei fatti che lo hanno visto protagonista involontario sono legati alla sua effettiva affiliazione con i mujaheddin – elemento che Slahi non ha mai negato – nei primi anni ’90 quando Slahi andò in Afghanistan per unirsi alla guerra contro l’Unione sovietica e ricevere addestramento in un campo di Al Qaeda. Le ultime attività di Slahi e il gruppo risalgono però al 1992, periodo in cui Al Qaeda era considerata ancora un alleato dagli Usa nella lotta anti-Urss. Da quel momento, i legami di Slahi con Al Qaeda si interrompono completamente fatto salvo contatti personali con ex-compagni di militanza. Nel frattempo Slahi è in carcere a Cuba da sei anni e solo nel 2008, quando la Corte Suprema degli Usa stabilisce che i detenuti di Guantanamo possono ricorrere contro la loro detenzione, il suo caso viene riaperto per una revisione. Nel marzo 2010 una corte federale ordina la scarcerazione di Slahi per mancanza di prove, per l’effettiva non affiliazione con Al Qaeda al momento dell’arresto e perché alcune confessioni di Slahi erano state ottenuto con la tortura. L’amministrazione Obama ha ricorso in appello contro la decisione. La svolta nella situazione di Slahi è avvenuta la scorsa estate, quando la Periodic Review Board, che ripercorre i casi dei singoli detenuti, ha ribadito come Slahi non rappresentasse alcuna minaccia per gli Usa e andasse di conseguenza liberato. 

          Sappiamo ora che il 14 luglio del 2016 a Slahi è stato approvato il rilascio dalla detenzione e che il 17 ottobre è stato liberato e ha avuto permesso di tornare a casa in Mauritania. In totale quest'uomo è stato rinchiuso, e torturato, senza accusa per quasi 14 anni. 

           La storia del diario è a sua volta incredibile: man mano che Slahi aggiungeva pagine alle sue memorie, queste venivano ritirate e poste sotto segreto: i legali e la famiglia di Slahi ha cercato per anni, senza successo, di ottenere il manoscritto di 466 pagne. Aclu, dopo un’estenuante battaglia legale a colpi di Freedom of Information Act, è riuscita a ottenere la desecretazione del testo, consegnato comunque pesantemente censurato. Il livello di cancellazione è tale che intere pagine del testo sono totalmente oscurate. 

          Credo che questo racconto scritto in prima persona sia un’opera irrinunciabile per comprendere la guerra al terrore di questi anni e i suoi abusi: pochi altri testi hanno una portata documentaristica e storica tale e possono offrire testimonianze dirette su alcune delle pagine più nere della storia recente degli Stati Uniti. 

          La lettura è complicata, difficile (per le molte note a corredo del testo che cercano di focalizzare gli avvenimenti storici a corredo), disturbante e ci vuole parecchio coraggio a leggere di uomini che applicano metodicamente e scientificamente la tortura verso altri uomini. Quello che ne emerge è la resistenza psicologia, più che fisica, di questo innocente che si è ritrovato rinchiuso e seviziato per quattordici anni della sua vita, senza praticamente nessun contatto umano se non quello dei suoi inquisitori e delle guardie che lo detenevano. 

          Due cose su tutte mi hanno profondamente colpito di questo libro: la prima è la grandissima e incrollabile umanità di questa persona e la sue fede che va al di là di qualsiasi punizione fisica e morale nonostante si sia ritrovato in balia e alla completa mercé dei suoi simili e la seconda è come la più grande potenza democratica al mondo possa aver concepito una simile barbarie come Guantánamo. 

          Una testimonianza che va al di là di qualsiasi parola.


          Voto: 3/5

            venerdì 17 febbraio 2017

            Quando il respiro si fa aria. Un medico, la sua malattia e il vero significato della vita - Paul Kalanithi


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            I Contenuti

            A 36 anni, appena conclusa la scuola di specializzazione in neurochirurgia e con una brillante carriera davanti a sé, Paul Kalanithi scopre di avere un cancro ai polmoni in stato avanzato. Improvvisamente, da medico che si prende cura degli altri, Paul si ritrova, in una posizione diametralmente opposta, a lottare per la propria vita. Il futuro che lui e sua moglie avevano immaginato insieme evapora in un istante. Questo struggente memoir è la cronaca della trasformazione di Kalanithi da giovane studente di medicina, alla continua ricerca di cosa renda una vita piena di significato, a neurochirurgo di Stanford che si occupa di cervello, a paziente che deve affrontare una malattia mortale. Cosa rende la vita degna di essere vissuta quando ci si confronta con la morte? Cosa fare quando il futuro davanti a noi si appiattisce in un eterno presente? Cosa significa avere un figlio, nutrire una nuova esistenza mentre la propria svanisce? Sono solo alcune delle domande che Kalanithi si pone in questo memoir intenso e di grande scrittura. Paul è scomparso il 15 marzo 2015 mentre stava lavorando a questo libro, ma le sue parole sopravvivono: una riflessione indimenticabile sulle sfide che la morte ci obbliga ad affrontare e sulla relazione tra medico e paziente, da un brillante scrittore che è stato entrambe le cose.


            La Recensione

            "Quando il respiro si fa aria. Un medico, la sua malattia e il vero significato della vita", in originale " When Breath Becomes Air" è un romanzo di memorie di Paul Kalanithi del 2016. E' stato in vetta alle classifiche saggistiche per molte settimane negli Stati Uniti e ha riscosso molto successo in tutti i paesi in cui è stato pubblicato.

            Paul Kalanithi è nato il 1° aprile 1977 e viveva a Westchester, New York . Era nato in una famiglia cattolica proveniente dallo stato meridionale indiano del Tamil Nadu, in India. Kalanithi ha frequentato la Stanford University , dove si è laureato con un "Bachelor of Arts" e un "Master of Arts" in letteratura inglese e un Corso di laurea in Biologia Umana nel 2000. Dopo Stanford, ha frequentato l'Università di Cambridge, dove si è laureato con un "Master of Arts" in Storia e filosofia della Scienza e Medicina. Anche se inizialmente ha considerato l'idea di perseguire un dottorato di ricerca in letteratura inglese, Kalanithi ha frequentato la "Yale School of Medicine", dove si è laureato nel 2007 con lode. A Yale, Kalanithi incontra Lucy Goddard, che sarebbe diventata la sua futura moglie. Dopo la laurea in medicina, Kalanithi torna a Stanford per completare la sua formazione in neurochirurgia e una borsa di studio post-dottorato in neuroscienze presso la Stanford University School of Medicine. Nel maggio 2013, gli viene diagnosticato un cancro ai polmoni. Paul è morto all'età di 37 anni, nel mese di marzo del 2015. Questo libro sono le sue memorie, con l'epilogo scritto da sua moglie Lucy.

            Un malato che è stato prima un dottore, un medico che si trasforma a 36 anni in paziente, chi indossa il camice bianco e cerca di salvare più vite umane possibile e cerca di arrivare con le parole là dove non si può arrivare con il bisturi, si ritrova ad indossare il camice verde, ad essere curato, sostenuto e consolato per affrontare una malattia senza scampo. Chi dovrebbe leggere questo libro? Tutti, nessuno escluso dovrebbe leggerlo. Ma per primi dovrebbero essere proprio i medici per capire cosa si prova ad essere dalla parte sbagliata del bisturi. Questo libro si interroga sul rapporto con la morte, e quindi con la vita.

            Paul, da sempre, si interroga sul significato della vita, sul destino che accomuna ogni organismo vivente che nasce, cresce e muore, cercando disperatamente di scoprire il punto di intersezione tra la biologia, l’etica, la letteratura e la filosofia. Come dire a chi sta morendo che sta morendo e come essere davvero certi di poterlo dire, perché la vita scappa dalle previsioni e dalle statistiche. Utilizzando la scrittura per comunicare, riesce ad aprire, senza autocommiserazione, una vera breccia profonda in chi legge le sue parole apportatrici di grandi e fondamentali spunti di riflessione sulla natura dell’uomo e il suo ciclo vitale.

            L’amore, il lavoro, il matrimonio, la semplice vita coniugale: bella e difficile, come quella di chiunque. La vita in generale, e poi inesorabile la malattia e la morte, quella fisica per Paul, quella sentimentale e spirituale per la sua famiglia, ma con la speranza di una vita nuova lasciata in eredità nella sua piccola bimba Cady, voluta e cercata quando era già malato, per dare continuità alla sua vita.

            Non è un libro facile. Bisogna sceglierlo con consapevolezza. Occorre ponderatezza per avvicinarsi a questa delicata e sofferta storia. Si legge piano e con rispetto, affianco a un uomo che aveva scelto la missione di medico chirurgo. L'entusiasmo, la dedizione, la fatica, il progetto umano e professionale, lasciano spazio alla malattia, alla sofferenza e alla morte. Morire a trentasette anni.

            Quello che se ne ricava, oltre a conoscere in maniera postuma una persona eccezionale, è l'insegnamento a non esitare: se hai qualcosa di importante da dire a qualcuno fallo e non rinviare; se hai qualcosa importante da fare: metti a fuoco, trova il coraggio. Decidi. 
            Non angustiarti e dolerti di ciò che non sia davvero essenziale intorno a te.

            Perchè ancora una volta la vita non ti aspetta. Vivila, ora.


            Voto: 4/5

              lunedì 6 febbraio 2017

              Endurance. L'incredibile viaggio di Shackleton - Alfred Lansing


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              I Contenuti

              Nell'agosto del 1914 il famoso esploratore Sir Ernest Shackleton e un equipaggio di 27 persone salparono per l'Antartide. Lo scopo dell'Imperiale Spedizione Transantartica era di attraversare via terra il Continente Antartico da ovest a est. A sole 80 miglia dalla destinazione la nave, l'Endurance, rimase intrappolata nei ghiacci del mare di Weddell. I partecipanti alla spedizione rimasero bloccati per 21 mesi durante i quali diedero prova di grande coraggio e incredibile resistenza e alla fine riuscirono a salvarsi tutti dopo un'incredibile odissea.


              La Recensione

              Endurance. L'incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud è un romanzo del 1959 di Alfred Lansing. Il libro racconta il fallimento dell'"Imperiale Trans-Antarctic Expedition" guidata da Sir Ernest Shackleton nel suo tentativo di attraversare il continente antartico nel 1914 e la conseguente lotta per la sopravvivenza sopportato dall'equipaggio per quasi due anni. Il titolo del libro si riferisce alla nave di Shackleton utilizzata per la spedizione, l'"Endurance".

              Per ottenere il racconto completo delle circostanze relative alla spedizione antartica di Shackleton, Alfred Lansing si è servito della testimonianza diretta di dieci dei membri dell’equipaggio sopravvissuti all’impresa. Il giornalista e saggista americano, inoltre, effettuò ricerche sui documenti di bordo e sui diari personali di altri otto imbarcati.

              L'Endurance salpa il 1°Agosto del 1914 da Londra dopo due anni di preparativi, una goletta a tre alberi di fabbricazione norvegese che negli intenti avrebbe dovuto doppiare il continente antartico. Nei mesi precedenti Ernest Shackleton aveva curato gli approvvigionamenti necessari all'impresa, selezionato il personale. Il 27 Ottobre del 1915, tra i ghiacci del pericolosissimo mare di Weddel, la nave rimane incagliata tra ghiacci. Incagliatasi la goletta, con l’aumentare della pressione dei ghiacci diventa pericoloso per i componenti della spedizione ripararsi all'interno di essa. L’equipaggio decide di approntare un accampamento di tende sulla banchisa. Dopo che l'Endurance si inabissa, si studiano soluzioni, si progetta il raggiungimento con barche d’emergenza di luoghi dove potersi mettere in salvo e dai quali far rientro in patria. Raggiunta l’inospitale Elephant Island, dopo quattro mesi di fame, freddo e disperazione, arriva la soluzione definitiva: Shackleton
              decide di raggiungere la Georgia del Sud (700 miglia da Elephant Island) con una scialuppa, accompagnato da cinque dei suoi compagni.

              Il libro è sicuramente ben scritto e ottimamente documentato, è scorrevole e avvincente al tempo stesso, offrendo al lettore anche parecchie immagini suggestive dei luoghi in cui gli eventi si svolgono. Io avrei preferito decisamente un taglio più "avventuroso" e meno da reportage, un po' più "romanzo" e meno taglio giornalistico, ma probabilmente l'intento era dare risalto proprio all'aspetto reale della storia.

              Il Polo Sud, rispetto a quello Nord ed al famoso passaggio a Nord-Ovest, è stato lo scenario di un minor numero di avventure esplorative, in compenso l'emozionante e tragica contesa tra Amudsen e Scott ha in un colpo riportato la saga del Sud a livello di quella del Nord. Subito dopo (anche cronologicamente) viene però questo incredibile viaggio di Shackleton, sfortunato ma epico nella sua sfortuna. 

              Sicuramente un classico da non perdere nella lettura delle avventure tra i ghiacci, e molto si apprende sul fatto di quanto l’uomo sia in grado di battere se stesso, le debolezze e le paure, e di quanto solo la volontà e nient’altro possa far vincere e superare qualsiasi ostacolo la vita imponga.

              In fondo, a essere protagonisti nell’opera di Lansing sono il grande spirito di avventura e di competizione dell’uomo nelle situazioni di estremo pericolo e la sua costante naturale capacità di adattarsi alle avversità della vita; questa avventura sembra lontana anni luce dalle esplorazioni attuali che avvengono con l'ausilio di tutta la tecnologia a disposizione oggi (radar, gps, mezzi). Probabilmente lo stesso esploratore la considererebbe solo una gita turistica a confronto della sua. Credo che un buon paragone, si possa fare tra l'esplorazione di Shackleton e quella di Gagarin, l'uomo che primo affrontò lo spazio in uno stato del tutto simile.

              Chissà se veramente, la nostra ultima frontiera oggi, sono le stelle.


              Voto: 3/5

                mercoledì 25 gennaio 2017

                Il ballo - Irène Némirovsky


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                I Contenuti

                Antoinette ha appena compiuto quattordici anni. Sogna di partecipare al grande ballo che i suoi genitori, i Kampf, stanno organizzando per far mostra con tutta Parigi della loro fortuna, recentemente conquistata a prezzo di duri sacrifici. Ma Rosine, la madre di Antoinette, è talmente determinata a guadagnare prestigio e accettazione sociale da non rendersi conto di quanto sia bruciante il desiderio della figlia: non solo le impedisce di partecipare al ballo, ma le confisca la sua stanza da letto e la confina in uno sgabuzzino. La vendetta di Antoinette è terribile come solo può esserlo quella di una bambina alle soglie dell’età adulta, ancora inconsapevole degli equilibri del mondo: un gesto spietato e spiazzante che finirà per rivelare il vero volto delle persone che le stanno intorno. Il ballo (1929) è uno dei primi racconti di Irène Némirovsky: nel difficile rapporto tra madre e figlia traspare in filigrana uno dei grandi nodi irrisolti della storia personale dell’autrice, che tornerà a riecheggiare nelle opere della maturità.


                La Recensione

                "Era l'attimo, l'istante impercettibile in cui si incrociano "sul cammino della vita": una stava per spiccare il volo, l'altra per sprofondare nell'ombra. Ma non lo sapevano."

                Il ballo è un romanzo breve, scritto nel 1928 e pubblicato nel 1930, da un'Irène Némirovsky venticinquenne, che si affacciava alla scena della brillante vita mondana di Parigi, dopo le peripezie della fuga dalla Russia bolscevica, attraverso Svezia e Finlandia. Erano gli Anni ruggenti, di lì a poco sarebbe arrivata, nel 1929, la Grande depressione. Il romanzo è stato anche adattato per il cinema nel 1931 da Wilhelm Thiele nel film "Le Bal" con una giovane e bellissima Danielle Darrieux.

                Il tema è la grande solitudine dell'infanzia, nel momento del passaggio all'adolescenza. Ciò che questo libro racconta è la storia di una piccola crudeltà, sostenuta dal caustico umorismo della scrittrice, che tratta un tema doloroso: il rapporto con la madre Fanny, egoista e insensibile fino all'abbandono. Il racconto è venato di una corrente sotterranea di tenerezza.

                La trama del libro: i Kampf neo ricchi, arroganti e altezzosi, per confermare la loro improvvisa e splendente ascesa, decidono di organizzare una festa da ballo alla quale invitano tutte le persone "che contano". Antoinette, la quattordicenne figlia dei Kampf, delusa e arrabbiata per la crudele decisione della madre di escluderla dall'evento e lasciarla a dormire nel ripostiglio di casa metterà in atto in maniera istintiva e spietata una vendetta che stravolgerà tutti gli eventi.

                Il ballo, complice anche la sua brevità, è folgorante, un'opera tagliente, estremamente efficace e leggera: lo stile della Némirovsky è pulito e asciutto e porta il lettore nella casa dei Kampf catturandolo e trascinandolo in questa famiglia lacerata; il registro è ironico sebbene descriva una situazione drammatica, e per questo l'enfasi sulle figure descritte è ancora maggiore. La forza di questo stile risiede nei dialoghi, quelli fra marito e moglie e quelli da madre e figlia: sono così realistici e così azzeccati da rimanere vivi nella memoria.

                Il racconto è fortemente autobiografico (il racconto ripercorre il travagliato rapporto dell'autrice con la madre), e riporta tutti ai quattordici anni del lettore quando il mondo intero è il nemico, nessuno sembra capirci e ci si strugge nella disperata quanto inutile voglia di crescere per lacerare i ponti che legano gli adolescenti alle loro famiglie. Il tutto sottolineato dalla ricchezza più orrenda che esiste: quella improvvisata ed ostentata. L'autrice in poche pagine mette in mostra tutto il dramma di una donna che si è arricchita e ha perso poi tutto, sintetizza il ruolo di una figlia maltrattata che cerca vendetta, arriverà ad ottenerla senza provarne poi compassione.

                Un classico che non può mancare nella vostra biblioteca, una piccola perla assolutamente da leggere. 


                Voto: 3/5

                  domenica 22 gennaio 2017

                  La leggenda dei Drenai - David Gemmell


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                  I Contenuti

                  Druss dei Drenai, il Capitano dell’Ascia, è una leggenda tra gli uomini. Le storie sulle imprese dell’onnipotente guerriero si narrano in ogni angolo del mondo. Ma persino Druss può diventare vecchio. E decidere di voltare le spalle alla gloria, ritirandosi da solo tra le montagne, in attesa della sua antica e grande nemica: la morte. Schiere di truppe barbariche sono in marcia, guidate da un sovrano astuto e spietato che si accinge a conquistare i regni vicini per dimostrare al mondo la forza e il coraggio della sua gente. Solo Dros Delnoch, la possente fortezza voluta dal leggendario conte di Bronzo, blocca loro il cammino. E sulle sue mura si erge un guerriero che non ha mai perso una battaglia, un uomo che non ha mai tradito i propri principi: Druss, la Leggenda… 
                  Con questo romanzo, il primo della Saga dei Drenai, ciclo fra i piú popolari e amati della fantasy contemporanea, David Gemmell si è conquistato l’ammirazione dei lettori e dei colleghi. Harry Turtledove ha scritto: “La leggenda dei Drenai è un racconto esaltante, di grande purezza, una favolosa fusione tra Robert E. Howard e David Eddings”.



                  La Recensione

                  La leggenda dei Drenai, "Legend" in originale, è un romanzo fantasy di David Gemmell del 1984. È il primo volume pubblicato della Saga dei Drenai: la saga è composta da undici romanzi pubblicati nell'arco di vent'anni a partire dal 1984. Non è una saga vera e propria che segue gli stessi personaggi per un lasso temporale stabilito, ma si raccontano vicende di numerosi eroi del popolo Drenai in un arco di centinaia e centinaia d’anni. 

                  La leggenda dei Drenai di David Gemmel rientra a pieno titolo tra i grandi classici del fantasy. Non è un capostipite come "Il Signore degli Anelli" ma è comunque un opera molto apprezzata di un autore universalmente stimato. 

                  L’ordine di pubblicazione non segue quello cronologico ma non è un problema, perché, come detto, tra un evento e l’altro possono intercorrere anche secoli e quasi tutte sono storie auto-conclusive. Vi lascio qui sotto i due ordini di pubblicazione e quello cronologico:

                  - Ordine di pubblicazione -

                  La leggenda dei Drenai (Legend) (1984)
                  Le spade dei Drenai (The King Beyond the Gate) (1985)
                  Waylander dei Drenai (Waylander) (1986)
                  L'ultimo eroe dei Drenai (Quest for Lost Heroes) (1990)
                  Il lupo dei Drenai (In the Realm of the Wolf) (1992)
                  La leggenda di Druss (The First Chronicles of Druss the Legend) (1993)
                  L'impeto dei Drenai (The Legend of Deathwalker) (1996)
                  Guerrieri d'inverno (Winter Warriors) (1996)
                  L'eroe nell'ombra (Hero in the Shadows) (2000)
                  Il lupo bianco (White Wolf) (2003)
                  Le spade del giorno e della notte (The Sword of Night and Day) (2004)

                  - Ordine cronologico -

                  Waylander dei Drenai (Waylander) (1986)
                  Il lupo dei Drenai (In the Realm of the Wolf) (1992)
                  L'eroe nell'ombra (Hero in the Shadows) (2000)
                  La leggenda di Druss (The First Chronicles of Druss the Legend) (1993)
                  L'impeto dei Drenai (The Legend of Deathwalker) (1996)
                  Il lupo bianco (White Wolf) (2003)
                  La leggenda dei Drenai (Legend) (1984)
                  Le spade dei Drenai (The King Beyond the Gate) (1985)
                  L'ultimo eroe dei Drenai (Quest for Lost Heroes) (1990)
                  Guerrieri d'inverno (Winter Warriors) (1996)
                  Le spade del giorno e della notte (The Sword of Night and Day) (2004)

                  La storia ruota attorno all'assedio della fortezza di Dros Delnoch da parte delle legioni di Ulric delle Teste di Lupo, signore delle tribù Nadir. A difesa della fortezza c’è un ridottissimo contingente dell’impero Drenai che, a discapito dello svantaggio, deve resistere il più a lungo possibile per dar modo al resto dell’impero di organizzare le successive linee di difesa a contrasto dell’avanzata Nadir. L’armata di Dros Delnoch è comandata dal gan Orrin, un ufficiale poco competente che ha assunto tale ruolo perché nipote dell'imperatore Abalyn. Il conte Delnar, Guardiano del Nord, capisce dunque che per tentare questa impossibile impresa deve trovare soluzioni alternative ed estreme; chiama pertanto a sé "l’ordine dei Trenta" dei maghi templari e "Druss la Leggenda", una vera e propria leggenda vivente. Il compito di convocare i Trenta è affidato a Virae, la figlia del conte, che nel suo viaggio si imbatte in Rek, un ex guerriero e che, sentito dell’imminente invasione Nadir, sembra volersi allontanare il più possibile dalle zone di guerra. Ma, affascinato dalla bella e forte guerriera si ritroverà ad essere uno dei difensori di Dros Delnoch.

                  Era da tempo immemore che non leggevo fantasy e ho voluto puntare su un cavallo vincente in virtù del fatto che era un genere da me abbandonato perchè sentivo che non riusciva più a trasmettermi le emozioni di un tempo; ciò detto posso ben capire che "La leggenda dei Drenai" sia considerato un capolavoro. Ma mi è piaciuto davvero?

                  No, non fino in fondo, sebbene l'ambientazione sia fantastica. La fortezza di "Dros Delnoch" è resa alla grande e sebbene in piccolo mi ha ricordato "Minas Tirith" e il suo assedio nel "Signore degli Anelli": protetta da sei cerchia di mura, ognuna spessa sei metri e alta diciotto, la prima delle quali lunga quasi quattrocento metri. Ogni muro ha un nome: il Muro Uno è denominato Eldibar, "esultanza", Il Muro Due è denominato Musif, "disperazione", il Muro Tre è denominato Kania, "speranza rinnovata", Il Muro Quattro è denominato Sumitos, "ardimento disperato", Il Muro Cinque è denominato Valteri, "serenità", Il Muro Sei è denominato Geddon, "morte".

                  Questo romanzo non è un romanzo “metaforico”. Legend è una storia che parla di eroismo e coraggio, orgoglio e disperazione, il cui punto di forza risiede nella caratterizzazione dei personaggi e nell'atmosfera che si respira a Dros Delnoch. Sono eccelse le ricostruzioni dell'assedio e delle varie battaglie, con tanto di tradimenti e intrighi, davvero ottime; quello che pecca sicuramente sono alcune trovate della storia: su tutto la storia d'amore tra Rek e Virae e un finale così penoso che mi veniva da piangere. 

                  Con questo non voglio dire che sia un brutto libro, per carità, tutt'altro: è una lettura che consiglio alla grande. Ma restano comunque molte cose che mi hanno fatto storcere il naso e, alla fine, mi hanno lasciato l’amaro in bocca.


                  Voto: 3/5

                    venerdì 6 gennaio 2017

                    Wcpedia - Aa.Vv.


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                    I Contenuti

                    Come diceva Platone, “So di non sapere”. O forse era Socrate? Il mondo del sapere è vastissimo, ma forse quello dell’ignoranza lo è ancora di più: ecco perché WCpedia è il libro che ognuno di noi dovrebbe avere in casa. O, meglio, proprio sul mobiletto del bagno, per goderci i nostri attimi di relax imparando ogni volta qualcosa di nuovo. Ci potremo perdere tra centinaia di curiosità, in un viaggio irresistibile tra lingua e filosofia, scienza e tecnologia, arte e storia, religione e antropologia, spettacolo e cucina, cinema e geografia, sport e le sempre spassosissime stranezze sugli animali. Lo sapevate che gli organi sessuali del polpo si trovano nella testa? Che un chicco di grandine raggiunge la velocità di 180km/h? Che Marilyn Monroe aveva sei dita dei piedi? Che Garibaldi è stato sposato con la seconda moglie per appena sei ore? Che un artista è davvero riuscito a trovare un ago nel pagliaio? Ciò che impareremo con WCpedia ci sarà prezioso in ogni circostanza: finalmente potremo dire addio agli imbarazzanti silenzi in ascensore o alle chiacchiere sul tempo. Tra una storiella sagace, un bizzarro aneddoto, un serio dato scientifico e una nuova scoperta archeologica spazieremo con disinvoltura su quasi tutto lo scibile umano, senza mai annoiarci o avvertire il “peso” della cultura, anzi spesso rideremo a crepapelle. Questo perché WCpedia non è soltanto un libro: è e sempre sarà il nostro migliore amico, quello intelligente, sveglio, sorprendente. E i veri amici, si sa, si vedono nel momento del bisogno. 


                    La Recensione

                    Wcpedia è un libro del 2016, edito da Rizzoli, che ho scovato in una libreria durante le vacanze natalizie e ha richiamato subito la mia attenzione sia per la copertina che richiama visivamente e al tatto l'interno di una qualsiasi toilette, sia per l'accostamento sonoro alla nota "Wikipedia".

                    Il libro vuole chiaramente essere una fonte di notizie curiose e strane, suddivise in vari argomenti che vuole essere prezioso in ogni circostanza, per vivacizzare le "chiacchiere da ascensore",e per stimolare il sapere di ognuno con delle pillole di notizie da immagazzinare e che possono essere richiamate in tante circostanze.

                    Devo dire che l'idea è parecchio carina e mi sono divertito parecchio a leggerlo, non tutte le parti riescono veramente a incuriosire sempre e alcune "nozioni" sono conosciute ai più smaliziati probabilmente, ma il libro sta in piedi e più di una volta vi sentirete nello spirito di prendere la persona che vi sta accanto e dirle "ehi, ma lo sapevi che..."

                    Di seguito riporto le varie sezioni del testo, con accanto una mia personale valutazione di quelle che mi sono piaciute di più:

                    I. Lo bello stile: lingua e letteratura - ****
                    II. Cronache mondane: cinema e costume - ***
                    III. Il Grand Tour: storia e archeologia - ***
                    IV. Orbis animalis: stranezze animali - **
                    V. Sopra i massimi sistemi: scienze e tecnologia - ***
                    VI. Gabinetto delle meraviglie: curiosità e mostruosità - ***
                    VII. Homo religiosus: antropologia e religioni - *
                    VIII. Ad mensa: specialità alimentari e culinarie - **
                    IX. Gymnasium: notizie sullo sport - **
                    X. Ragionar del mondo: filosofi e filosofia - ****
                    XI. Il globo terracqueo: il nostro pianeta e la sua geografia - ***
                    XII. Il giardino delle muse: storie d'arte e di musica - **

                    La sezione VII è quella che mi è piaciuta di meno, più che altro perchè rimango sempre davvero stupito (e parecchio sorpreso ed arrabbiato) di come l'uomo nella sua infinità intelligenza, quando viene a contatto con la religione, esprime le più infinite stupidità, regredendo allo stato animale.

                    E' un libro piacevole, che si presta facilmente ad essere regalato anche a chi a poca dimestichezza con i libri e che mi sento di consigliare a tutti i curiosi in generale.


                    Voto: 3/5