lunedì 6 febbraio 2017

Endurance. L'incredibile viaggio di Shackleton - Alfred Lansing


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I Contenuti

Nell'agosto del 1914 il famoso esploratore Sir Ernest Shackleton e un equipaggio di 27 persone salparono per l'Antartide. Lo scopo dell'Imperiale Spedizione Transantartica era di attraversare via terra il Continente Antartico da ovest a est. A sole 80 miglia dalla destinazione la nave, l'Endurance, rimase intrappolata nei ghiacci del mare di Weddell. I partecipanti alla spedizione rimasero bloccati per 21 mesi durante i quali diedero prova di grande coraggio e incredibile resistenza e alla fine riuscirono a salvarsi tutti dopo un'incredibile odissea.


La Recensione

Endurance. L'incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud è un romanzo del 1959 di Alfred Lansing. Il libro racconta il fallimento dell'"Imperiale Trans-Antarctic Expedition" guidata da Sir Ernest Shackleton nel suo tentativo di attraversare il continente antartico nel 1914 e la conseguente lotta per la sopravvivenza sopportato dall'equipaggio per quasi due anni. Il titolo del libro si riferisce alla nave di Shackleton utilizzata per la spedizione, l'"Endurance".

Per ottenere il racconto completo delle circostanze relative alla spedizione antartica di Shackleton, Alfred Lansing si è servito della testimonianza diretta di dieci dei membri dell’equipaggio sopravvissuti all’impresa. Il giornalista e saggista americano, inoltre, effettuò ricerche sui documenti di bordo e sui diari personali di altri otto imbarcati.

L'Endurance salpa il 1°Agosto del 1914 da Londra dopo due anni di preparativi, una goletta a tre alberi di fabbricazione norvegese che negli intenti avrebbe dovuto doppiare il continente antartico. Nei mesi precedenti Ernest Shackleton aveva curato gli approvvigionamenti necessari all'impresa, selezionato il personale. Il 27 Ottobre del 1915, tra i ghiacci del pericolosissimo mare di Weddel, la nave rimane incagliata tra ghiacci. Incagliatasi la goletta, con l’aumentare della pressione dei ghiacci diventa pericoloso per i componenti della spedizione ripararsi all'interno di essa. L’equipaggio decide di approntare un accampamento di tende sulla banchisa. Dopo che l'Endurance si inabissa, si studiano soluzioni, si progetta il raggiungimento con barche d’emergenza di luoghi dove potersi mettere in salvo e dai quali far rientro in patria. Raggiunta l’inospitale Elephant Island, dopo quattro mesi di fame, freddo e disperazione, arriva la soluzione definitiva: Shackleton
decide di raggiungere la Georgia del Sud (700 miglia da Elephant Island) con una scialuppa, accompagnato da cinque dei suoi compagni.

Il libro è sicuramente ben scritto e ottimamente documentato, è scorrevole e avvincente al tempo stesso, offrendo al lettore anche parecchie immagini suggestive dei luoghi in cui gli eventi si svolgono. Io avrei preferito decisamente un taglio più "avventuroso" e meno da reportage, un po' più "romanzo" e meno taglio giornalistico, ma probabilmente l'intento era dare risalto proprio all'aspetto reale della storia.

Il Polo Sud, rispetto a quello Nord ed al famoso passaggio a Nord-Ovest, è stato lo scenario di un minor numero di avventure esplorative, in compenso l'emozionante e tragica contesa tra Amudsen e Scott ha in un colpo riportato la saga del Sud a livello di quella del Nord. Subito dopo (anche cronologicamente) viene però questo incredibile viaggio di Shackleton, sfortunato ma epico nella sua sfortuna. 

Sicuramente un classico da non perdere nella lettura delle avventure tra i ghiacci, e molto si apprende sul fatto di quanto l’uomo sia in grado di battere se stesso, le debolezze e le paure, e di quanto solo la volontà e nient’altro possa far vincere e superare qualsiasi ostacolo la vita imponga.

In fondo, a essere protagonisti nell’opera di Lansing sono il grande spirito di avventura e di competizione dell’uomo nelle situazioni di estremo pericolo e la sua costante naturale capacità di adattarsi alle avversità della vita; questa avventura sembra lontana anni luce dalle esplorazioni attuali che avvengono con l'ausilio di tutta la tecnologia a disposizione oggi (radar, gps, mezzi). Probabilmente lo stesso esploratore la considererebbe solo una gita turistica a confronto della sua. Credo che un buon paragone, si possa fare tra l'esplorazione di Shackleton e quella di Gagarin, l'uomo che primo affrontò lo spazio in uno stato del tutto simile.

Chissà se veramente, la nostra ultima frontiera oggi, sono le stelle.


Voto: 3/5

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