mercoledì 14 giugno 2017

L'orda del vento - Alain Damasio


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I Contenuti

Questa è la storia di una terra circondata dai ghiacci e spazzata dal vento. Da un vento che cambia sempre forza, intensità e direzione. Ma non smette mai di soffiare. Costante e implacabile. Questa è la storia della 34a Orda, decisa a scoprire l'origine del vento. Un'impresa che dura da otto secoli. E delle 33 Orde precedenti si è persa ogni traccia. Però questa Orda è diversa. Ha già attraversato la città in cui scorre un fiume di vento. Si è già sottratta alla morte superando vortici e cicloni. È arrivata più in là di qualsiasi altra Orda. Questa è la storia di ventidue personaggi, ognuno con la propria voce e molto da raccontare. Caracollo, il trovatore, estroverso, misterioso, profondo, sognatore e veggente. Oroshi, l'aeromastra, che dedica tutta se stessa a scoprire la verità. Sov, lo scriba, insicuro e dubbioso, che osserva e giudica. Erg, il guerriero-protettore, coraggioso al limite della follia.… Questa è una storia che comincia a pagina 625 e finisce a pagina 0. Questo è un romanzo destinato a lasciare il segno. Questo e molto altro è L'Orda del vento.


La Recensione

L'Orda del vento, in originale "La Horde du Contrevent", è un romanzo fantasy del francese Alain Damasio pubblicato da La Volte nel 2004 e vincitore del Grand Prix de l'Imaginaire nel 2006. Si segnala che uno studio di produzione sta attualmente lavorando alla creazione di un lungometraggio in computer grafica dedicato all'opera. Un paio di curiosità sul libro sono: la numerazione delle pagine che avviene in ordine inverso, infatti il romanzo inizia a pagina 622 per finire nella pagina 0 e che l'autore ha inventato per il romanzo un sistema complesso per la notazione del vento; questo sistema utilizza la punteggiatura per descriverne il ritmo e la variazione.

La narrazione avviene a più voci: all'inizio di ogni paragrafo un simbolo mostra al lettore il personaggio narrante, ciascuno con il proprio modo di esprimere se stesso e il suo punto di vista sugli eventi. La storia viene narrata da tutti i componenti dell'Orda, in totale 23. Ognuna delle 34 orde partite alla volta dell'Estrema Vetta nei secoli precedenti è composta dallo stesso numero di componenti e ogni personaggio ha un suo ruolo preciso ed un simbolo che lo identifica:

Ω Golgoth - tracciatore, colui che guida l'orda
Π Pietro della Rocca - principe
) Sov Strochnis - scriba che tiene il resoconto della spedizione
¿’ Caracollo - trovatore
Δ Erg Machaon - guerriero e protettore dei membri dell'orda
¬ Talweg Archippe - geomastro
> Firost de Toroge - pilone
^ Astro, l'astoriere - uccellaio-cacciatore
‘, Steppa Forcide - fiorone
)- Arval Redhamaj - esploratore
ˇ• Darbon, il falconiere - uccellaio-cacciatore
∞ Horst e Karst Dubka - due gemelli identici, ali
χ Oroshi Melicerte - aeromastra
(•) Alma Capys - guaritrice
< > Aoi Nan - coglitrice e rabdomante
∫ Larco Scarsa - bracconiere del cielo
◊ Learca - artigiano del metallo
~ Calliroe Deicoon - focaia, cioè colei che ha il compito di accendere i fuochi
∂ Boscavo Silamfro - artigiano del legno
≈ Coriolis - crocco, ovvero chi trasporta le provviste. Il suo nome è chiaramente ispirato alla forza di Coriolis
√ Sveziest - crocco
]] Barbak - crocco

L'Orda del Vento ha la seguente trama: in un mondo dominato da venti e correnti fortissime, distruttive, abitato da popolazioni particolari, sopravvissute al caos e adattate loro malgrado alla pessima fauna scolpita dal Vento, un gruppo di uomini e donne appartenenti alla 34ª Orda è decisa a scoprire l'origine del vento. Un'impresa che dura da otto secoli. E delle 33 Orde precedenti si è persa ogni traccia. Però questa Orda è diversa. Ha già attraversato la città in cui scorre un fiume di vento. Si è già sottratta alla morte superando vortici e cicloni. È arrivata più in là di qualsiasi altra Orda. In balia dei Croni, particolari esseri semi senzienti che appaiono dopo il Fuorvento, la manifestazione piu' pericolosa fra quelle conosciute del Vento, questa squadra d'élite, addestrata fin dalla tenera età a compiere quest'impresa colossale e decisi a superare qualsiasi avversità, senza avvalersi di aiuti esterni e contrando senza sosta soltanto per mezzo del corpo e della propria forza di volontà. 

Tramite un sistema di narrazione a POV alternati, in cui per ciascun personaggio, ad inizio paragrafo, vi è un simbolo identificativo per consentire al lettore di comprendere quale dei membri dell'orda stia parlando in quel frangente, l'autore ci racconta la sua storia che però risente, sebbene di base ci sia un'idea davvero originale e ben congegnata, di troppe parti lente, prolisse, di termini tecnici inventati e di poco senso anche per un libro fantasy. Tutta la parte "mistica" è mal costruita e confusa: il lettore ci si perde facilmente.

Le prime duecento pagine sono veloci, benchè confuse , perchè si entra direttamente nel vivo della storia e l'ambiente, i personaggi, il mondo stesso, ci sono presentati solo tramite le azioni. Ma è solo l'inizio, purtroppo troppo presto arrivano capitoli prolissi e lenti e la lettura viene ulteriormente appesantita dal fatto che la storia viene narrata in parti più o meno lunghe secondo il punto di vista di ciascuno dei membri dell'Orda. Dopo metà romanzo ho smesso di "controllare" da quale punto di vista mi arrivava la descrizione dei fatti. Inutile infatti andare li' a verificare le "sfumature". Di personaggi ne salvo due: Golgoth e Caracollo. Gli unici veramente costruiti bene e originali.

Per quasi tutta la trama avviene che: si costruisce lentamente la storia, si arriva al suo evento culminante e lo si fa accadere in due righe senza riprenderlo piu' se non come fatto compiuto e accettato da tutti; si allunga il brodo all'esasperazione con pagine e pagine di descrizioni e racconti antecedenti e personaggi che devono essere aggiornati sui fatti sempre per poi chiudere il tutto con due righe.

Ma veniamo al finale, perchè malgrado tutto, vuoi sapere anche tu cosa c'è alla fine di tutto, e scopri che lo puoi dividere in tre momenti:

1. quello che che ti aspetti: scontato.
2. quello che non ti aspetti: buono ma, come sempre, troppo prolisso.
3. l'epilogo vero e proprio: vuoi che un qualsiasi vento ti strappi di mano questo libro.

Alla fine hai usato quasi settecento pagine per arrivare a dire che la vita altro non è che un cerchio, un reiterare continuo degli eventi, e che gli stessi eventi possono essere affrontati solo, e sempre, con la grinta, la rabbia e la forza di volontà. Bravo, di romanzi che me lo hanno detto ne ho letti a centinaia, molto più interessanti di questo; ripeto che secondo me eliminando molte delle parti "mistiche/filosofiche", alcuni personaggi del tutto inutili, concentrando il tutto più sull'azione che sulle seghe mentali, poteva venire fuori un grande Heroic Fantasy, come non se ne leggono da tempo al cui centro poteva starci Golgoth.

Ma quello che ti rimane in mano alla fine di questo romanzo è solo vento e neanche di quelli pià forti.


Voto: 2/5

    domenica 11 giugno 2017

    Il cavaliere svedese - Leo Perutz


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    I Contenuti

    Leo Perutz è riconosciuto maestro di una specie particolare del fantastico: quella che si insinua nella realtà come una goccia di veleno, e la trasforma dall’interno in un’avventura demoniaca, senza che ci sia bisogno di ricorrere a troppo evidenti apparati di prodigi. Ma l’effetto è ancora più inquietante. Nel Cavaliere svedese, sullo sfondo fosco di un’Europa di briganti, dragoni e locandieri all’inizio del Settecento, si racconta la storia di un ladro vagabondo che ruba l’identità a un giovane cavaliere svedese, diventando così egli stesso un potente che riesce ad attuare tutti i suoi sogni. Ma la potenza del «barone del malefizio» aleggia, palpabile e imprendibile, su questa vicenda. E il Diavolo sa riapparire sempre, per lo meno quando la partita giocata con lui si avvicina alla fine.


    La Recensione

    "Il cavaliere svedese", in originale "Der schwedische Reiter" è un romanzo d'avventura di Mohamedou Leo Perutz , edito nel 1936. L'autore è stato uno scrittore e drammaturgo ceco naturalizzato austriaco... i grandi narratori d'avventure sono rari e sicuramente Leo Perutz è tra questi, anche se morirà praticamente dimenticato, talmente dimenticato che quando muore, Ladislao Mittner nella prima edizione della sua Storia della letteratura tedesca non lo cita nemmeno nell' indice dei nomi dove invece ben figurava quell' Alexander Lernt-Holenia che di Perutz s'era proclamato allievo ed erede. 

    Tanto per descrivere brevemente l'autore si riporta un anedotto: Perutz è sulla trentina allo scoppio della prima guerra mondiale. Arruolato nell' esercito austro-ungarico, parte tra i primi per il fronte orientale, viene ferito quasi subito e rimpatriato. Gli devono togliere due costole. Rifiuta l' anestesia, stringe qualcosa tra i denti mentre il chirurgo affonda i ferri, e fruga. Quando l' operazione è finita, reclama le ossa e le getta al suo molosso che però, dopo averle annusate, s'allontana senza toccarle... Perutz è contento: "Ora so che il mio cane non è un cannibale", esclama.

    Il cavaliere svedese è mistero, superstizione, avventura, in un'atmosfera oscura, un po' fiabesca, sebbee realistica di una Europa d'inizio settecento: un ladro (soprannominato l'Acchiappagalli) e il giovane Christian Von Tornefeld (svedese, di nobili origini e disertore) in fuga dall'esercito cercano rifugio in un mulino abbandonato. L'edificio gode di dubbia fama a causa della leggenda che circonda il proprietario: un mugnaio suicidatosi per debiti che ora ripiana sorgendo dalla tomba e reclutando nuove braccia per le infernali fucine del suo creditore, il vescovo. Sbafato il cibo trovato sul tavolo del mulino i due fuggiaschi si ritrovano davanti il proprietario vivo e vegeto, ben intenzionato a far pagare ai due intrusi il loro pasto con il lavoro in fonderia. Con l'inganno il ladro riesce ad abbandonare il giovane Christian nelle mani del mugnaio e a sfuggire il suo destino di condannato spacciandosi per il nobile compagno e assumendone il nome. Il libro segue le avventure dell'Acchiappagalli fino alla loro conclusione, una dimostrazione di come non sia possibile ingannare il destino e che i debiti prima o poi vanno ripagati.

    L'autore è capace di costruire con immensa abilità d'artigiano e alta resa drammatica, una storia intorno a dei personaggi e a una trama abilmente calcolata. Sicuramente uno dei protagonisti principali è il ruolo giocato dal destino sullo sviluppo dei fatti e la vita dei personaggi di questo libro. Dunque avventure, misteri, superstizioni, giuramenti mancati e sensi di colpa, amore e odio, 
    vendette e perdoni e dialoghi perfetti. E su tutto il Destino che incombe inesorabile e minaccioso come minacciosi incombono sul paesaggio i forni e le ferriere dell’”ambasciatore del diavolo”. Inesorabile la rovina che, dopo tanta felicità conquistata a durissimo prezzo, si abbatterà sul protagonista trascinandolo nelle eterne tenebre. 

    Davvero bellissimo, uno di quei libri che finiscono troppo presto. Pochi romanzi del Novecento europeo possiedono tanta bellezza e valore esemplare. 

    Imperdibile!

    “...noi non siamo altro che una palla nelle mani della volubile fortuna, che ci lancia in alto per farci ancor più duramente ricadere..."


    Voto: 4/5