sabato 1 luglio 2017

Il soldato dimenticato - Guy Sajer


28415037

 

I Contenuti

Questo libro ricostruisce la seconda guerra mondiale sul fronte orientale, visto attraverso gli occhi di un soldato tedesco adolescente. In un primo momento un'avventura emozionante, la guerra di giovane Guy Sajer diventa nella vastità gelida dell'Ucraina, una semplice, disperata lotta per la sopravvivenza contro il freddo, la fame, e, soprattutto, l'artiglieria sovietica terrificante. In qualità di membro della divisione d'elite Gross Deutschland, ha combattuto in tutte le grandi battaglie da Kursk a Kharkov. Dal punto di vista del fante tedesco questo diventa un libro di memorie di guerra unico: Christian Science Monitor ha detto che "potrebbe essere il libro sulla Seconda Guerra Mondiale che è stato così a lungo atteso." Il libro contiene le foto di soldati che combattono attraverso la neve, il fango, villaggi bruciati, e le città divenute macerie che raffigurano i disagi e la distruttività della guerra. 

La Recensione

Il soldato dimenticato, in originale "Le soldat oublié", è un romanzo di guerra autobiografico del francese Guy Mouminoux, scritto con il nome tedesco (da parte di madre) Guy Sajer, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1976. Ha ricevuto il premio Deux Magots. L'autore come abitante dell'Alsazia a 16 anni viene arruolato nella Wehrmacht. Dal 1943 combatte sul fronte orientale come volontario nella divisione Grossdeutschland. Il libro è stato tradotto in 38 lingue e venduto in circa tre milioni di copie.

La trama di questa storia ha inizio nel luglio 1942, mentre Guy Sajer non ha ancora diciassette anni. Francese da parte di padre e tedesco da parte di madre, cittadino Alsaziano, si arruola volontario nella Wehrmacht, dove dopo l'addestramento nei pressi di Varsavia si troverà nelle divisioni per la fornitura di truppe sul fronte orientale a Bialystok e Minsk e poi Gomel e Kiev. Nell'inverno del 1942, la progressione verso Romny è resa difficile dagli intensi attacchi di freddo e dai russi; la sua unità non raggiungerà mai Stalingrado. Fermato intorno Kharkov, l'unità ripiegherà al centro di smistamento di Kiev. A partire dal 1943, dopo aver riposato in congedo a Berlino e Magdeburgo, dove ha incontrato Paula, si è offre volontario nella divisione Grossdeutschland, una divisione speciale e così conoscerà il combattimento in prima linea, in particolare a Belgorod, durante la battaglia di Kursk . Costretti a ripiegare dal nemico fino a Dnieper conoscerà le condizioni peggiori, fino ad ammalarsi gravemente. Durante l'inverno del 1943, gli viene assegnato il suo secondo congedo, che non potrà usare per via degli attacchi continui dei sovietici, verrà rimandato in prima linea e a volte combatterà a fianco di unità delle SS. La primavera successiva, incontrerà ancora i suoi compagni sul Dnepr, anche qui incalzati dai russi che dopo molte battaglie, li faranno ripiegare a Reghin, nell'estate del 1944. Da qui sarà un continuo lottare senza speranza e in condizioni pietose lasciando terreno in Polonia, poi in Prussia orientale, fino a Memel, dove aiuterà i civili ad evacuare dalla città. Ci sarà ancora Danzica, Gotenhafen ed Hela, dove riuscirà ad imbarcarsi nell'aprile del 1945 per la Danimarca, fino a Kiel dove in battaglia contro gli anglo-americani si arrese senza combattere, nei pressi di Lauenburg. Sarà fatto prigioniero in Mannheim e rapidamente rilasciato a causa della sua origine francese. Tornerà a casa distrutto e malato gravemente, cercando di abituarsi ad una vita da civile che ormai non comprende neanche più.

Sicuramente è uno dei più "belli", anche se il termine stona parecchio, racconti di guerra da me letto e se riuscite a reperirlo lo consiglio come una lettura obbligata per comprendere quella che fu la seconda immane tragedia del novecento. E' un libro atroce, lancinante, spaventoso. Di un realismo in molti punti insostenibile: la cronaca asciutta, tragica, essenziale di un ragazzo che si trova coinvolto in una guerra spietata, allucinata, immane. Oltretutto la viviamo da un insolito punto di vista, quello del soldato tedesco, i perdenti. La storia è sempre stata scritta dai vincitori e qui abbiamo l'opportunità di cogliere anche il vissuto da chi è stato dall'altra parte, passaggio fondamentale per comprendere che, come dice l'autore stesso, il dolore non ha nazionalità.

La sofferenza dei soldati è universale, così come il senso di appartenenza, il cameratismo e il sangue che viene sparso sui terreni di battaglia e che gronda da queste pagine come monito per tutti, che dovrebbe indurci a respingere qualsiasi forma di guerra, di violenza, di massacro. Ma la storia si ripete sempre, perchè gli uomini non riescono a concepire il concetto di pace e di amore universale.

E' una lettura tragica, straziante in moltissimi tratti, che quasi ti fa vergognare di essere seduto in poltrona mentre il protagonista lotta disperatamente per conservare la sua umanità quando massacri, privazioni e sofferenze atroci lo metteranno ad un passo anche dal considerare il suicidio, strema razio davanti alle insensatezze della guerra.

La storia dell'uomo passa anche da questi crocevia e sarebbe doveroso far leggere libri come questi nelle scuole insieme ai libri di storia, per comprendere davvero, per evitare che tutto questo possa riaccadere. Per elevare l'uomo al di sopra di miserie come queste.

Imperdibile.

Il dolore non ha nazionalità.


Voto: 5/5

    Nessun commento:

    Posta un commento